OSSERVATORIO

Circoscrizioni, "laboratori":
sempre di "poltrone" si tratta

Due gli argomenti di questo appuntamento quattordicinale: i congressi in via di "consumazione" nei vari partiti ed i laboratori di quartiere proposti dall’assessore Palumbo in città.
Parto da quest’ultimo punto ricordando a me stesso ed a quanti lo ricordano che lo Statuto dell’Ente Comune di Benevento non parla di Laboratori ma all’articolo testualmente recita:
"ll Comune di Benevento istituisce le Circoscrizioni di decentramento, quali organismi di partecipazione, consultazione e gestione di servizi di base, nonché di esercizio di funzioni delegate. Sono organi delle Circoscrizioni il Consiglio circoscrizionale ed il presidente della Circoscrizione.
Numero, estensione territoriale, organizzazione, funzionamento e scioglimento delle Circoscrizioni, poteri di iniziativa nei confronti del Consiglio comunale e controlli sono disciplinati dai regolamenti"
Approvato con delibera di c.c. n. 85 del 25 luglio 1991 modificato ed integrato con delibera di c.c. n. 55 del 15 luglio 1995; delibera commissariale n. 150 del 20 settembre 1996; delibera di c.c. n. 20 dell’11 febbraio 1997 e delibera di c.c. n. 46 del 25 luglio 2002.
In questi sedici anni, anche le precedenti Amministrazioni, non hanno mai visto di buon occhio questo strumento partecipativo. Se n’è sempre parlato, per qualche anno sono stati anche nominati componenti e presidente di pseudo circoscrizioni, ma sempre con pochi poteri e sempre senza neanche una "lira" (l’euro non era ancora nato).
E trovandomi a spulciare lo Statuto ho anche letto "del difensore civico" figura invisa ai politici del centrodestra, in ossequioso silenzio anche nel centrosinistra.
Tornando ai Laboratori non riesco a comprendere lo sforzo politico dell’Assessore, non riesco a comprendere del perché di questa scelta e soprattutto dei momenti "poco democratici" sicuramente "sinistroidi" del modo rappresentativo di quanti dovranno poi gestire questo strumento.
Una scelta politica fatta a tavolino ha sottolineato un’assemblea dei Comitati esistenti sul territorio. Qualche mugugno anche dal Depistaggio che com’è noto è anche vicino all’assessore.
Ed allora perché i laboratori e non le Circoscrizioni i cui componenti tra l’altro sarebbero eletti unitamente al rinnovo del Consiglio comunale.
Si dirà una sovraesposizione elettorale per uno strumento che una piccola città non può permettersi. Ed allora perché i "poco" democratici Laboratori? Non basta un assessorato dedicato alle contrade? Non basta un assessorato dedicato alla vivibilità?
Siamo alle solite: piazzare su poltrone più o meno importanti amici e parenti, trombati elettorali, e soprattutto cercare poi di tenerli buoni.
Le Circoscrizioni sono un rischio, i Laboratori un angolo di salvezza per dire di far partecipare "il popolo" al quale comunque per l’ennesima volta si gira il gesto di quello strumento che ci preserva spesso (quando non è rotto) dalla pioggia. Non me ne voglia l’assessore Palumbo: "Ma tant’è, così è se vi pare". (Pirandello).
Vado ora a spulciare nei partiti impegnati nell’agone congressuale. L’UDC la scorsa settimana ha riunito un’assemblea solo per eleggere i delegati al congresso nazionale, Ma anche qui qualche attacco interno alla gestione del partito che viene condotto secondo la triade di Palazzo Mosti in modo "familiare" penalizzando quanti operano sul territorio.
Il congresso di AN sembra una barzelletta. Qualcuno ha detto meglio tacere e parlare in conclave, manco quella componente politica fosse instaurata in Vaticano. Alla fine attenderemo la funata bianca per habemus presidente? E da quale caminetto poi dovrebbe uscire quella fumata?
I congressi si fanno confrontando tesi ed opinioni, si celebrano per un confronto interno tra uomini. Ma già in AN oggi come nel MSI ieri, erano più botte da orbi che palme della pace: visto che sembra che il congresso provinciale dovrà celebrarsi proprio nella domenica che precede la Pasqua.
C’è poi il congresso dei DS. Qui dalle prime avvisaglie sembra che Fassino-Bassolino e Boffa si siano avviati verso l’emplaine. In molte assemblee dei centri minori quella mozione ha rasentato l’80%, mentre per Angius e Nardone i voti non sono arrivati all’8% e per Mussi suona una di quelle marce funebri tremende.
Eppure per queste due tesi congressuali in città ed in provincia sono in campo personaggi notevoli. Ma tant’è domenica prossima 25 marzo c’è la conta definitiva dei voti e degli eletti.
Sarà forse l’ennesima filiera istituzionale anche di partito con la speranza che questa non si inceppi nel capoluogo di Regione sulla questione dei rifiuti.
I rifiuti e la mia ultima annotazione. Il Consiglio non senza qualche problema ha licenziato la nuova normativa in materia. La Presidente Lonardo immediatamente ha richiamato Bertolaso ha rispettare i dettati dei nuovi articoli, a prenderne atto ed aggiungo anche "ad andare via il più presto possibile" (questo è il mio pensiero dominante!)
La protezione civile per il futuro potrà guardare agli immigrati sbarcati a Milazzo, guarderà allo Stromboli o magari all’Etna, con la speranza che non debba intervenire per il Vesuvio, dove però ha già messo mano la linea rossa.
Certamente sui rifiuti più che protezione la Campania, ed il Sannio in particolare, hanno dovuto subire di tutto un po’. A partire dai Cdr che dovevano sfornare balle di combustibile ed invece hanno impacchettato tutto e di più. In barba a Leggi e divieti, opportunamente accantonati, sono state ripristinate discariche a cielo aperto, invase cave inerti, ma non già quella di Dugenta, attiva.
Se i rifiuti dovevano essere merce di scambio per produrre energia certamente in Campania non si è riusciti. La ricchezza è servita solo a pochi; quei miliardi di euro solo per invadere territori ameni e non già per risolvere il problema.
Ed allora costruiamoci il nostro bel termovalorizzatore, o magari un bel degassificatore, iniziamo a fare una differenziata seria. A pensare nel nostro piccolo cercando di tenere lontano la "monnezza" altrui. Ne abbiamo fin sopra i… capelli.

Geppino Presta
giuseppe.presta3@tin.it


PENNA GRAFFIANTE

A cura di Antonio Micco

Benevento: l’eterna incompiuta

Questo titolo non vuole essere un richiamo alla musica di Beethoven e né tantomeno alla biennale di Venezia, esso vuole semplicemente richiamare l’attenzione sulle tante, troppe opere, pubbliche o private, che infestano la nostra città che, per un verso o l’altro, giacciono incompiute né si vede quando il loro stato di letargo possa terminare.
Tra le opere private che hanno fatto e tuttora fanno parlare di sé, proprio perché incompiute, ce ne sono tantissime ma tre in particolare meritano di essere citate. Ci riferiamo all’edificio di via Nenni (di fronte al GS), a quello del viale Atlantici e a quelli sul ponte Sabato (CONCA) ormai da troppo tempo bloccati da provvedimenti giudiziari.
A vedere quegli enormi fabbricati, già quasi del tutto completati nelle loro strutture, fermi e impaccottati alla men peggio, fa rabbia e delusione.
Sarà certamente vero che tutti hanno avuto e forse avranno ancora dissidi con la giustizia o con l’amministrazione comunale perché realizzati troppo… "allegramente" e forse con il beneplacito di qualche assessore compiacente, ma sarebbe ora di finirla con queste pagliacciate.
La gente è perplessa, non riesce a darsi pace sul come possono succedere certe cose, sul come cioè vengono rilasciate licenze edilizie fin troppo facili e poi, sulla iniziativa di qualcuno che probabilmente non ha potuto sedersi al tavolo comune per mangiare anch’egli una fetta di torta, i lavori vengono bloccati.
Quello che dà maggiormente fastidio è che i costruttori iniziano regolarmente i lavori, innalzano piani, gettano solai, ricoprono i tetti e quando si sta per completare l’opera, accade l’arcano.
Perché i controlli e le verifiche avvengono sempre dopo che i lavori edili si sono protratti per tanto tempo?
Spiegatelo ai cittadini i quali —e ve lo assicuriamo- oggi non sono più fessi.
Il fatto è che non possono intervenire fattivamente, perché non legittimati o perché non interessati direttamente, ma resta il fatto che la città si riempie di scheletri di fabbricati per anni ed anni né si sa quando ci sarà la fine.
I controlli, signori amministratori o funzionari addetti, perché non si fanno a tempo debito prima cioè che l’opera venga quasi ultimata e poi fermata con gravissimo dispendio economico per le ditte, per gli aspiranti acquirenti, per gli stessi operai che sono costretti ad andare a casa disoccupati?
Intanto la città langue sotto tutti i punti di vista.
Questa è l’edilizia privata, ma quella pubblica, direte Voi, come va?
Male, signori, sempre male, e vi spieghiamo il perchè.
Elenchiamo semplicemente talune opere pubbliche perennemente ferme o bloccate.
In primis mettiamo l’edificio di piazza Duomo. Sì proprio quello che fu bloccato dalla Magistratura e sembrava che tutti gli amministratori o quasi dovessero andare in
galera.
Il fabbricato è stato realizzato nello scheletro ma sta piangendo i suoi santi giorni.
Di recente abbiamo appreso che tutti gli indagati sono stati prosciolti dalle accuse loro mosse.
Qua, due sono le cose: o ci siete o lo fate.
A noi sembra una perenne barzelletta. Di certo la città soffre tale stato di cose.
C’è poi la famigerata galleria a tre piani di via Avellino: quanti soldi gettati al vento, quante lacrime versate, quante tasse o sacrifici hanno dovuto sopportare i cittadini!
Il risultato? Le gallerie appena accennate sono diventate ricettacoli di immondizia di ogni genere e luoghi sicuri per chi si va a drogare.
C’è il ponte che dallo stadio di Santa Colomba porta a via Avellino, quasi del tutto realizzato. Perché non si è portato a termine? E perché non si completa?
C’è poi il ponte, pure questo già realizzato, che si trova in via Lungo Calore che mena a contrada Cellarulo. Di quest’opera, costata centinaia e centinaia di milioni di vecchie lire, nessuno ne parla più: tanto è l’abbandono e la vergogna in cui si trova!
C’è poi la Galleria Avellola, sempre in difficoltà e per questo quasi sempre chiusa al traffico. Ormai è quasi un anno che è stata transennata perché pericolante e nessuno fa niente.
Il cittadino mugugna. Perché tanto tempo? Perché non si completano le opere iniziate e bloccate?
C’è inoltre il mercato principale, quello di via Rummo che porta la bandiera: sono quasi trenta anni, se non andiamo errati, che è stato chiuso alla cittadinanza e malgrado le promesse di tanti politici succedutisi nel tempo, è sempre fermo. Usque ad tantum? dicevano i Romani, che tradotto vuol dire, fino a quando volete abusare della pazienza dei beneventani?
Di certo le cose così non vanno.
Ma vivaddio, Voi che vi proponente di risolvere i problemi cittadini e andate per le case a chiedere i voti, non vi mettete vergogna?
E mi riferisco naturalmente a tutti i politici o politicanti e non solo a quelli di destra o di sinistra. Tanto questi o quelli per me pari sono.
Non vorremmo infierire più di tanto, ma vorremmo almeno che nel leggere la nostra voce libera del Sannio, qualcosa resti nelle menti e negli animi di chi ha l’ardire o l’arroganza di amministrarci.
Penna graffiante dixit.


L’OBIETTIVO È DARE VOCE AI CITTADINI E AGLI ENTI MINORI

Benevento, via al Piano di Comunicazione 2007

Si è svolta il 9 marzo, nella sala consiliare di Palazzo Mosti, la conferenza stampa promossa dal Comune di Benevento per elencare le linee guida della disciplinare per il Piano di Comunicazione 2007.
"Un documento —ha affermato il sindaco di Benevento, Fausto Pepe— che si pone l’obiettivo di inaugurare un diverso modo di fare e concepire la comunicazione di ogni ente pubblico rispetto a quanto è avvenuto in passato. In particolare, abbiamo l’obbligo di essere in grado nei prossimi mesi di sviluppare una rete concreta ed efficiente di comunicazione non solo verso l’esterno, ma soprattutto interna. Una necessita, questa, che è mancata completamente fino ad oggi. I vari settori dell’ente non possono essere più una sorta di contenitori a tenuta stagna. Molti uffici, ancora oggi, non riescono a mettere in rete le loro informazioni e conseguentemente rendono meno immediato e sempre più legato alla burocrazia, il compito di chi vuole reperire informazioni su competenze o pratiche che investono più uffici. Siccome la nostra vuole essere una pubblica amministrazione moderna, non è ammissibile questa totale mancanza di raccordo. Sarà questa la vera rivoluzione da attuare nella funzionalità del Comune di Benevento. Investire in questo progetto vorrà dire migliorare la comunicazione e attivare dinamiche per avvicinare i cittadini alle attività dell’amministrazione. Una battaglia, quella della comunicazione, che sono certo vinceremo attraverso l’entusiasmo derivante dall’essere consapevoli che cambiare la comunicazione del Comune significa partecipare alla rinascita della sua immagine e di un diverso modo di percepire e amministrare gli enti".
Il problema della comunicazione tra il Comune e i cittadini è sempre vivo. Gli sviluppi in ogni settore della vita sociale hanno posto una necessità fondamentale: rinnovare per partecipare. Una necessità, quella di investire nei processi di comunicazione, che è stata sottolineata anche durante l’intervento dell’assessore alla Partecipazione, Italo Palumbo. "Il tema centrale della comunicazione —ha sottolineato- è fortemente legato a quello della partecipazione. Per avere un sistema di comunicazione che si possa dire efficiente significa aumentare la puntualità degli interventi della complessa macchina amministrativa. E’ solo attraverso un efficace ascolto dei cittadini, infatti, che si rende possibile a chi amministra la città, di avere una visione globale e un quadro esatto delle necessità avvertite nelle varie zone. Per rendere ciò reale vi è il bisogno, in questo contesto, di potenziare non soltanto la comunicazione interna tra i settori dell’ente, ma rinnovare e potenziare l’Ufficio relazioni con il pubblico. Un ufficio che deve fungere da front office, che deve essere in grado di fornire tempestivamente aiuto, supporto ed informazioni ai cittadini. Per il Piano di Comunicazione 2007 sono molte le iniziative, da questo punto di vista, che stiamo studiando. In particolare pensiamo di realizzare a breve un sito dedicato alle segnalazioni dei cittadini. Un luogo aperto a tutti, dove ogni cittadino può evidenziare guasti e malfunzionamenti, ricevendo risposta nell’arco di quarantotto ore. Ci auguriamo che un’amministrazione che voglia affrontare in maniera consapevole il tema del disagio, non può ché cominciare dal prendere spunto dalle esigenze e dalle osservazioni dei cittadini. Per questo, individueremo un responsabile della comunicazione in ogni settore, in modo da poter sapere in maniera certa chi avrà il compito di diffondere le informazioni a tutti i cittadini del Comune e della Provincia".
Di certo, quella del rinnovamento comunicativo rappresenta un sfida non da poco per un Comune che sta cercando di adattarsi ai tempi, rincorrendo tipologie di comunicazione già attive in altri capoluoghi italiani, come ad esempio un sito internet efficiente, esaustivo ed aggiornato. Nelle mani del primo cittadino il compito di piazzare gli uomini giusti al posto giusto. Perché la comunicazione è un fatto serio, servono idee e forze giovani, Sindaco.

Antonino Caffo
antonino.caffo@hotmail.it

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