PONTE VERSO LE ELEZIONI

Continua, attraverso le nostre colonne, il dibattito sul futuro amministrativo di Ponte, in vista delle elezioni amministrative del prossimo giugno.
Dopo l’intervento di Giacomo de Angelis, pubblicato sullo scorso numero, questa volta ospitiamo quello di Armando Capobianco,che è stato capogruppo di maggioranza al Comune ed attualmente riveste la carica di Assessore.
Con la certezza di rendere un utile servizio alla collettività pontese, rinnoviamo l’appello a tutti i cittadini a partecipare a questo civile confronto, inviando sintetiche riflessioni e proposte.

Armando Capobianco:
"La politica del fare"

Prima di qualunque cosa, vorrei ringraziare vivamente il direttore editoriale Achille Biele per aver voluto ospitare gentilmente alcuni miei pensieri sulle pagine del quattordicinale "Benevento".
Ritengo assolutamente innegabile che la strategia, la politica del fare, inaugurata da questa Amministrazione, abbia in questo quinquennio determinato condizioni decisive di sviluppo e di crescita economica, civile e sociale per tutta la comunità pontese. Il programma elettorale presentato ai cittadini nel giugno 1999 è stato in larga parte realizzato.
L’intervento del Sindaco Mario Meola sull’operato amministrativo è stato chiaro, preciso e puntuale già qualche settimana fa sulle pagine di questo giornale ed è al suo esporre che io vorrei idealmente collegarmi. Non credo ci sia bisogno di esplicitare ancora per iscritto quello che i cittadini pontesi possono osservare con i loro occhi: la rinascita ed il rifiorire di un paese, di una comunità che stava perdendo la funzione di guida del comprensorio e che adesso ritrova la sua dignità tra i comuni limitrofi.
Il fatto è che questa Amministrazione ha saputo svolgere bene il proprio compito perché è stata in grado di recepire ed applicare nella realtà quotidiana, valori fondamentali del vivere civile: prima fra tutte l’idea che i diritti sono realmente tali se riconosciuti sostanzialmente innanzitutto alle categorie più deboli e quindi maggiormente bisognose di tutela ovvero gli anziani e i giovani, il passato ed il futuro. Non è possibile, difatti, che una comunità vivifichi nel presente la propria identità senza solide radici nel passato e senza un orizzonte sempre in movimento verso i nuovi traguardi del futuro.
Appunto, i nuovi traguardi del futuro. Questa Amministrazione ha saputo essere anche ambiziosa nella maniera giusta poiché non si è fermata nella propria attività all’ordinarietà ma è riuscita a programmare seriamente, a cogliere l’importanza di prospettive di sviluppo del territorio che pochissime altre realtà comunali hanno saputo comprendere: pensiamo solamente all’idea, unica nel Sannio ad eccezione del comune capoluogo, di approntare la progettazione per la realizzazione di una società di trasformazione urbana (STU) allo scopo di riqualificare ampie zone attualmente fatiscenti del rione Stazione e così non essere in ritardo con le nuove prospettive di crescita che il raddoppio della Benevento —Caianello inevitabilmente condurrà.
La lista di quanto realizzato (e di quanto si intende portare a termine) potrebbe essere lunghissima ma era mia intenzione, in questo intervento, semplicemente mettere in risalto quanto l’"idea del fare" e non quella del chiacchiericcio sterile e distruttivo sia stato è sarà un criterio metodologico vincente per Ponte; paradigma, questo, che il Sindaco e tutta l’Amministrazione Comunale hanno fatto proprio durante tutto il loro mandato.
Vorrei chiudere auspicando che la imminente campagna elettorale sia veramente un momento dialettico di confronto sui programmi e non di scontro personale come magari qualcuno si augura, evidentemente perché a corto di progetti concreti per Ponte. In una comunità come la nostra, di grandi tradizioni liberali, vorrei citare, per chiudere, il pensiero di un grande maestro di libertà, un vero "uomo del fare", il primo Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, il quale affermava risoluto che "il conflitto, il confronto solo se costruttivi sono fecondi per lo sviluppo delle idee".

Armando Capobianco


PAUPISI

Don Giovanni Rossi è il neo vicario parrocchiale

Affiancherà Mons. Boscaino

Meglio di così Sua eccellenza l’arcivescovo di Benevento Mons. Serafino Sprovieri e il nuovo vicario parrocchiale, don Giovanni Rossi non potevano essere accolti. Un’accoglienza, nella parrocchia Santa Maria del Bosco di Paupisi invidiabile da altre realtà parrocchiali. Una chiesa zeppa in ogni angolo di fedeli, quando sono arrivati l’arcivescovo e don Giovanni che sono stati salutati da un forte applauso. "Ringrazio Sua eccellenza -ha detto monsignor Tommaso Boscaino- per avermi mandato‚ un aiuto per poter continuare la mia missione. Un aiuto questo che sicuramente porterà ottimi risultati. Ringrazio ancora -ha concluso- tutte le autorità intervenute e in particolar modo i giovani e tutti coloro che si sono dati da fare per organizzare il tutto".
In prima fila non poteva di certo mancare il sindaco di Paupisi Luigi Polcino, il primo cittadino di Torrecuso Domenico Mortaruolo e il comandante della stazione dei carabinieri di Paupisi Giuseppe Schirinzi, sempre presente e disponibile con i colleghi ad ogni occasione e manifestazione. "Saluto con un forte benvenuto l’Arcivescovo -ha detto il sindaco Polcino- per averci mandato un giovane sacerdote che insieme alla tanta esperienza di don Tommasino otterranno tanti frutti maturi della fede religiosa. Don Tommaso ha visto davanti a sé numerose generazioni, è stato davvero un maestro di vita e- ha concluso il primo cittadino- prego il Signore affinché lo conservi ancora per molto tempo tra noi".
Una Santa Messa celebrata da Sua eccellenza ed animata dalla locale Schola Cantorum che come sempre si distingue per la bravura, l’impegno e la capacità di far ascoltare alla gente meravigliosi canti.
"Da anni monsignor Tommasino -ha detto l’arcivescovo Sprovieri- veniva da me a dirmi che non ce la faceva più a portare avanti i tanti impegni parrocchiali e io ho sempre insistito che doveva rimanere. Un’insistenza questa -ha continuato- frutto della tanta fiducia che ho in lui perché in don Tommasino c’è l’esperienza, la bontà e la saggezza. Ho deciso poi -ha affermato- di mettergli al fianco un giovane sacerdote come aiuto e sono sicuro che insieme -ha concluso Monsignor Sprovieri- si potranno continuare ad ottenere ottimi risultati".
Un forte applauso ha fatto da cornice al discorso di sua eccellenza. Dopo l’offerta dei doni non poteva di certo mancare la voce dei giovani di Paupisi. "Grazie don Tommaso -ha detto un rappresentante dei giovani- per i momenti trascorsi insieme e ci auguriamo tutti che possiate continuare ancora a stare insieme a noi. Ringrazio poi l’arcivescovo per la sua presenza e mi auguro che in futuro verrà più spesso nella nostra comunità parrocchiale. Benvenuto don Giovanni -ha continuato- vorremmo che divenisse per noi un esempio da seguire, da imitare e un nostro punto di riferimento".
Poi alla fine è stato fatto una sorte di "resoconto" di don Tommaso in questi suoi 60 anni di permanenza a Paupisi, dall’11 marzo del 1944: ha battezzato 1973 bambini, ha sposato 957 coppie e ha ricongiunto con Dio 1474 anime. E‚ stato ed è tutt’ora davvero il ponte stabile‚ di cinque generazioni. Al neo vicario è stato offerto anche un calice da parte dei catechisti e non è mancato un saluto fatto dal gruppo di preghiera. La conclusione di tutto è stata affidata a don Giovanni, "sono contento -ha dichiarato- che l’arcivescovo ha deciso di farmi trascorrere questi miei primi anni di sacerdozio nella comunità parrocchiale di Paupisi e lo ringrazio, perché Paupisi ha avuto e ha come pastore un grande maestro. Saluto anche le comunità di Tufara Valle, mio paese natio e quella di Torrecuso che mi ha ospitato per qualche mese prima di giungere in mezzo a voi".
Una comunità, questa di Paupisi, che sicuramente tratterà il nuovo vicario parrocchiale con tanto calore e tanta disponibilità. Quindi, a don Tommaso e a don Giovanni giungano i migliori auguri e un forte "buon lavoro".

Antonio Iesce


Paupisi in lutto per l’improvvisa
scomparsa del prof. Nicola Zotti

All’alba del 16 marzo, una giornata di sole ad anticipare la incipiente primavera, un improvviso malore ha stroncato la vita dell’amatissimo Prof Nicola Zotti in quiescenza dopo oltre un quarantennio dedicato all’insegnamento.
Al tonfo mortale accorsero la moglie Signora Maria, pure in quiescenza, e il figlio Pasqualino che con grida, soffocate dallo smarrimento, richiamarono gente che nulla poté fare per riportare in vita lo stimatissimo scomparso. Quando giunsero al capezzale dell’estinto gli altri figliuoli: dott/ssa Maria Gioconda, il rag. Francesco e il radiologo Fabrizio la disperazione fece eco nella intera comunità.
Il prof Nicola Zotti, durante gli anni di quiescenza ha continuato a diffondere la naturale socievolezza tra il popolo e, ancor più, tra la gioventù che cresce in un’epoca poco felice per l’intera umanità.
Nicola era l’amico sincero e, sempre, il suo pensiero si esprimeva nel significato del bene, della verità e del civile vivere insieme. La sua voce tonante era un lieto richiamo a un discorso di comprensione e di fratellanza priva di odio.
La sua piazza Roma, della quale era l’anima e l’animatore, lo rimpiangerà con i sani felici ricordi dei tempi passati quando la solidarietà e l’amore reciproco erano i valori essenziali dell’esistenza: discorsi, comunioni felici tese all’armonia del bene.
Carissimo Nicola, il mattino del 17 marzo attesi alla finestra, con le lacrime, il transito del tuo feretro preceduto dai tanti omaggi floreali, dagli alunni in rappresentanza della Scuola e poi, a seguirti, con passo incerto e consumate lacrime i tuoi cari tutti, i parenti, gli amici, i colleghi e un popolo che gremì la Chiesa Madre per il rito funebre, poi, l’ultimo viaggio verso la pace eterna ove: Pinuccio, Michelangelo, Girolamo, Tullio, Antonietta e Fiorillo ti attendevano. Ti assicuro Nicola che caro sarà il tuo ricordo e che non sarai mai morto perché vivrai nel cuore di chi resta.

Nicolino Polcino

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, SPORT

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