CASALDUNI
Politica
e immondizia
Non
tutti saranno daccordo, ma alla fine limpianto CDR di
Casalduni, dove finiranno i rifiuti dellintero Sannio si farà.
La Regione Campania ha sfidato le proteste: lopera sarà
pronta in pochi mesi, prevedendo il risanamento della zona con un
grande parco. Non è però questa realizzazione concreta
di un impianto CDR il risultato più significativo delle lotte
tra maggioranza ed opposizione allinterno del Consiglio Comunale
di Casalduni. Conflitto avvelenato dalle vistose polemiche locali
e cavalcate spesso da esponenti politici in modo non del tutto responsabile,
pensando più alle prossime elezioni politiche che ai rifiuti.
Gli esiti più rivelanti sono due: uno politico e laltro
a livello di politica ambientale. Dal punto di vista politico la vicenda
di Casalduni è stata esemplare.
Dopo "tira e molla", tentativi di rinvio, tentazioni al
papocchio, ha prevalso una regola semplice, eppure esemplare per la
democrazia. LEnte Provincia sè decisa a compiere
il proprio dovere di guida, correndo i rischi del dissenso interno
e accettando anche limpopolarità, come prezzo del governo.
Chi si oppone allimpianto, invece, ha fatto valere le sue ragioni,
rinunciando, fino ad ora, a manifestazioni violente. A livello ambientale,
anche se sembra un paradosso, limpianto rappresenterà
lo spunto per ottenere interventi di recupero e di risanamento. E
in questo senso hanno avuto il loro peso le rimostranze delle popolazioni
e dei sindaci dei paesi limitrofi. Ma è fuori dubbio che qualcosa
sta cambiando. Non si può imporre soltanto per decreto o cercare
il consenso a tutti i costi. Ci vuole una politica ambientale complessiva.
Lo ha compreso anche la Regione.
Nei giorni scorsi politici ed istituzioni hanno ricevuto lettere di
protesta. I firmatari sono alcuni membri del comitato che si oppone
alla costruzione dellimpianto.
Hanno chiesto di poter parlare con le massime autorità dello
Stato per spiegare il grande disagio che si sta vivendo in questi
giorni a Casalduni. Ma prima di ottenere risposta, la gente ha saputo
del parere degli organi competenti: in nome dellemergenza rifiuti
limpianto si deve fare, anzi il Sottosegretario allinterno
Nello Di Nardo, venuto a sapere delle alterne vicende e delle vibranti
proteste ha invitato lo Stato alla linea dura. Anche se la gente prova
rabbia e disgusto contro queste affermazioni, un po tutti ce
laspettavamo: politici ed amministratori hanno dimostrato incapacità
nellaffrontare un problema vero ed urgente.
È stata una scelta contro tutto e tutti. Ma soprattutto contro
gli abitanti dei paesi della zona. I quali hanno fondato un comitato
di lotta che sta dando battaglia. E non sul terreno della protesta
campanilistica ("fatelo dove vi pare, purché sia da unaltra
parte"), ma su quello delle analisi geologiche, delle cifre agronomiche,
della presenza di una grossa azienda di funghi. Tutti concordi nellaffermare
che questo è lultimo posto dove piazzare un impianto
del genere. Tutto è partito dalla decisione della Regione Campania
di costruire cinque complessi CDR per lo smaltimento dei rifiuti.
Contemporaneamente è stato predisposto un piano che dovrebbe
abolire tutte le discariche esistenti. È questo probabilmente
uno dei più gravi problemi ambientali che da tempo aspetta
soluzione.
Molti fiumi, vallate e periferie urbane sono diventate cloache a cielo
aperto dove ogni giorno vengono scaricate tonnellate di rifiuti che
inquinano lambiente e rendono laria irrespirabile. Circa
due anni fa la giunta della Regione Campania decise in merito alla
delocalizzazione di alcuni impianti CDR sul territorio, individuandone
uno sul territorio di Casalduni.
Visto che la fase progettuale relativa alla localizzazione era stata
già approvata dagli organi preposti, mentre la parte riguardante
listituto dellesproprio seguiva di qualche mese, proprio
allora occorreva far sentire la voce popolare. La gente, invece, un
po assuefatta al problema, in quel momento non fece sentire
la sua voce, e neanche i partiti e i politici locali presenti sul
territorio sembravano intenzionati a dare battaglia sullargomento.
Anche lAmministrazione Comunale di Casalduni con un proprio
deliberato confortato dallintero Consiglio Comunale, avrebbe
dovuto esprimere, invece, quantomeno il diniego allopera di
devastazione del territorio. Purtroppo le petizioni, le manifestazioni,
le barricate, i ricorsi al TAR sono giunti in ritardo. Ancora una
volta, senza eccezione per alcuna forza politica, si è dovuto
constatare che lemergenza ambientale, di cui i partiti avevano
fatto un cavallo di battaglia del programma politico, si è
rilevato un nuovo espediente con cui ammalliare gli elettori, dal
momento che i sindaci ed amministratori, hanno dimostrato superficialità,
incompetenza, inaffidabilità.
Occupazione? Solo fantasie. Nel corso dei lavori di realizzazione
dellimpianto, le ditte si servirebbero solo di manodopera specializzata,
lasciando ai disoccupati della zona pochi spazi lavorativi, peraltro
limitati alla sola fase iniziale.
Ambiente e territorio? Limpatto ambientale e le conseguenze
sul territorio sarebbero veramente catastrofici. Non sorgerà
una struttura di modeste dimensioni, sulla linea di impianti simili
già sperimentati in altri paesi europei, che da anni preferiscono
contenere tali impianti sotto una capacità di 10.000 tonnellate
lanno. Sorgerà, invece, un impianto ciclopico con un
immenso deposito di stoccaggio provvisorio, una linea di compattatori,
un sistema di trattamento, e uno di inertizzazione. Totale 100.000
tonnellate lanno. Ben più del doppio della quantità
di materiale trattato negli impianti esistenti. Per trovare il posto
giusto dove collocare un colosso del genere, che dovrebbe poggiare
su una piattaforma di cemento di alcuni ettari quadrati, una commissione
di esperti aveva lavorato per due anni. Fino a stabilire che la località
doveva essere al di sotto della zona morenica, soggetta a fenomeni
sismici, e al di sopra delle zone sorgive. In ossequio a una legge
ben precisa, un impianto del genere avrebbe dovuto essere piazzato
in una zona già rovinata sotto il profilo paesaggistico e ambientale.
Ecco dunque a cosa serve il piano di recupero. La realizzazione di
un impianto sgradevole e accompagnato da un progetto di recupero ambientale.
E invece cosa combina Regione e Provincia? Viste le reazioni bellicose
degli altri paesi prescelti, scarta le indicazioni degli esperti e
punta su Casalduni.
Tutto questo perché Sindaco e Giunta hanno fatto sapere informalmente
di essere daccordo. Tanto è vero che poco dopo passerà
la delibera in Consiglio Comunale. Certo, la motivazione è
solo politica: mica facile, in queste faccende, trovare giunte comunali
disponibili. Anche se in ritardo la gente del posto, ma anche i sindaci
dei comuni della zona hanno cominciato le proteste, dando mandato
ad esperti di compiere analisi tecniche che forse nessuno ha mai fatto
sulla località prescelta. Analisi che parte da una banalissima
constatazione: il luogo dove dovrebbe sorgere limpianto risulta
essere una delle più belle realtà geografiche della
provincia di Benevento, ricco di vegetazione e di sorgive rimaste
miracolosamente intatte. Non mancano altre coltivazioni: uliveti e
vitigni sono solo alcune preziosità del territorio di Casalduni.
Eppure in questo paradiso agreste ancora intatto e incontaminato ci
si piazzerà una immensa pattumiera. Le istituzioni però,
sono sorde a tutto. Ai nuovi politici che si candidano alla guida
del paese, vada un augurio affinché possano chiedere il consenso,
al cittadino elettore e non al cliente elettore, sulla base di un
forte impegno teso alla risoluzione dei problemi del rapporto tra
uomo e natura in una visione di rispetto per lambiente esistente.
Carmine
Pannella
PONTELANDOLFO
Una
ostinazione incomprensibile
È
la prima riflessione che emerge quando ci si sofferma sui fatti politici
della vita pontelandolfese. Da un lato, cè sempre qualcuno
che tende la mano allaltro nel tentativo di ricominciare in
un "unum sentire", per il bene comune, per ripartire; mentre
altrove ci si racchiude a riccio, in una ostinata personalizzazione.
Ci viene in mente unaforisma pronunciato dal settimanale umoristico
tedesco Fligende Blatter: "Lostinazione è lenergia
della stupidità", che crediamo possa fungere da monito
per i protagonisti presenti, passati e, perché no, futuri della
scena politica. Eppure mai come in questo caso, la soluzione è
chiara ed evidente, ma forse costa troppo in termini di umiltà
e di orgoglio, anche se per il bene di tutti sarebbe auspicabile.
Se ci si pone lobiettivo di lavorare per la propria comunità,
bisogna sfruttare tutti i mezzi e le risorse politiche disponibili,
collaborando e non snobbando per non dare vantaggi personali. Non
siamo eterni e gli eroi muoiono giovani, le medaglie, le prebende
possono essere raccolte anche insieme.
Questi riferimenti provengono dallanalisi degli ultimi fatti.
Se Pontelandolfo, dopo molti lustri ha avuto "la fortuna"
e non certo la capacità di avere un consigliere provinciale,
sarebbe opportuno sfruttare loccasione indipendentemente dal
colore politico o dalla sua collocazione amministrativa.
Quando cè da raccogliere per lo sviluppo del paese, non
dovrebbe esserci alcuna divisione che tenga. La disponibilità
deve essere chiaramente manifestata, in quanto il popolo degli elettori
è in grado di comprendere il fine e attribuisce i giusti meriti
a chi collabora e non ostacola. Ma veniamo ai fatti che per la verità
sono tanti.
A giudicare dalla quantità e dalla qualità delle iniziative,
ritroviamo il Consigliere Provinciale, nonché consigliere comunale
di minoranza e consigliere della Comunità Montana del Titerno,
Dr. Testa, in grande forma fisica e politica. Linfaticabile
dottore qualche mese fa, coinvolgendo anche altri consiglieri provinciali
esponenti di diversi partiti a supporto, ha preso liniziativa
di coinvolgere lEnte montano e le amministrazioni comunali interessate,
nella richiesta di provincializzare le strade comunali che collegano
Cerreto Sannita con Pontelandolfo, nella località montana Alente
Piana.
Questo passo consentirebbe il miglioramento dei collegamenti con la
confinante Pietraroja, destinata ad avere un notevole sviluppo turistico-archeologico
grazie al parco geopaleontologico con lormai mitico Scipionix.
Il che si sposerebbe con lambizioso progetto di valorizzazione
del monte Calvello già adottato da qualche lustro dal Comune
di Pontelandolfo.
Altra iniziativa presa dal Consigliere Provinciale è stata
quella di chiedere al Sindaco Palladino la disponibilità a
cedere o a fittare ledificio scolastico che ospitava lIstituto
Professionale "Marco Polo", alla Provincia, in quanto utilizzabile
per diversi usi, quali un Museo dellartigianato tessile e dellarte
contadina che andrebbe a completarsi con quello del costume già
esistente per iniziativa del GTF Ri Ualanegli e finanziato dalla Regione
Campania. O, in subordine, iniziative di ordine formativo e professionale
o anche istituti di ricerca universitaria.
Negli ultimi giorni, invece, il Dr. Testa ha ricevuto delega dal Presidente
Nardone, di revisionare il progetto degli schemi idrici e fognature,
in quanto la richiesta formulata dallAmministrazione Comunale
potrebbe non essere finanziata per intero. La pianificazione andrebbe
ridiscussa, stabilendo delle priorità in funzione delle zone
più densamente popolate e loccasione ripropone anche
lannosa problematica del depuratore, ormai obsoleto e antieconomico.
Argomento, questultimo che non finisce di attrarre lattenzione,
specie in questi giorni, nei quali sono state recapitate nelle case
della gente, le bollette.
Proprio il canone della depurazione che viene puntualmente riscosso
dallEnte municipale, diventa motivo di tensione, in quanto per
un depuratore non funzionante, la legge richiede che le somme riscosse
siano accantonate in un fondo vincolato e che secondo il Dr. Testa,
nella qualità di consigliere comunale questa volta, non se
ne conosce ancora lammontare né gli eventuali interessi
maturati, in quanto una sua interrogazione in materia è stata
glissata con un semplice "sono ancora in riscossione", mentre
dei precedenti nulla ancora è dato sapere. Intanto, il previsto
incontro tra Enti non è ancora avvenuto, preferendo ricorrere
direttamente al Presidente, in segno di snobismo politico.
Nel campo dei trasporti, Testa ha ottenuto dal neo-assessore provinciale
Antonino, lintervento per ridefinire gli orari delle corse della
Cerella tra Pontelandolfo e Morcone, onde renderli compatibili con
le esigenze scolastiche degli studenti frequentanti lo Scientifico
di Morcone.
Lultimo impegno, in ordine di tempo, al quale si è dedicato
il consigliere del PPI è stato un intervento epistolare indirizzato
allonorevole Valiante, Vice-Presidente della G.R. della Campania,
al quale, insieme a tutti i consiglieri della minoranza, ha chiesto
un sostanzioso contributo per il completamento degli impianti sportivi
ai sensi della L. 42/79 "
Non importa che poi il Sindaco
Palladino, iscritto a Forza Italia, possa vantarsi per aver ottenuto
un così grande ed inatteso contributo".
Tutto questo corrisponde agli impegni presi in occasione del Carnevale
con la delegazione dei pontelandolfesi dAmerica, con i quali
avevano disegnato la possibilità di riporto dello spirito di
club che anima i nostri conterranei oltreoceano, cominciano con il
completamento degli impianti sportivi polifunzionali che sorgono a
lato dellimponente viale dingresso al paese.
Ed a questo proposito ci ritornano due argomentazioni, che a nostro
sommesso parere, sono diventati necessari: il ridisegno della toponomastica
del viale dellImpero e di Piazza Roma, in quanto obsoleti ed
antistorici rispetto alla vocazione del territorio, mentre è
indispensabile riallacciare le traverse parallele al predetto viale,
per creare un ingresso alternativo a quello principale, sede di tante
manifestazioni tradizionali e non, come la ruzzola o le festività
estive.
Su questi temi ritorneremo sino a quando non vi sarà un preciso
impegno delle fazioni politiche.
Nicola
De Michele
SAN
MARCO DEI CAVOTI
Fortore,
Sud e
politici
Linteresse,
la passione, la disponibilità per i problemi del Fortore sono
esplosi come dincanto: tutti ne parlano, ne discutono, dichiarano
il loro impegno. I partiti politici, poi, si confrontano su una realtà
antica almeno quanto letà dei loro più anziani
rappresentanti in attività di "carriera". E scommettono
sul loro "interssamento" diretto a porre fine al poliennale
isolamento e allatavica emarginazione. Tra questi i più
"impegnati" sono i PPI ed i DS.
I primi hanno aperto una sorta di caccia alle streghe, una lotta contro
i mulini a vento, criticando e censurando le cause del ritardo civile
del nostro territorio, dimentichi (è costume DC!) del fatto
che essi sono stati i veri artefici del regresso fortorino in quanto
da sempre depositari e gestori del governo della cosa pubblica e,
perciò, del potere decisionale. I DS, dal canto loro, si autocriticano
a causa del pregresso disinteresse del loro partito per i problemi
dellalto Sannio ma promettono "mirabilia" e rapidità
di intervento in un futuro immediato, foriero di "latte e miele"
fino al punto da eliminare "volti vecchi" dalle liste per
"far largo" ad uomini "specializzati" nella risoluzione
di siffatti problemi.
In reiterati incontri, più o meno ravvicinati, convegni, assisi
provinciali, zonali e locali, si riparla della "Fortorina",
dellospedale di S.Bartolomeo in Galdo, della viabilità
interna, degli insediamenti produttivi, invocando il pubblico intervento,
anche attraverso i fantasmi dellIRI e dellENI, magari
per costruire una centrale nucleare o a carbone, per portare lUniversità
nel Fortore e
tante altre belle cose.
Ciò che desta meraviglia e stupore non è la "faccia
tosta" esibita dai venditori di fumo quanto la ingenua credulità
della gente che persevera nel premiare e talvolta esaltare cotali
personaggi. Essi sono i guardasigilli e non gli oppositori di centotrentanni
di errori, di discriminazione tra Nord e Sud, di speculazioni, di
meridionalismo utopistico e strumentale. Ed ora i meridionali, credo,
sono stufi delle grette visioni della classe politica verso il Sud,
eredità ancora intesa del grettismo degli eredi di Cavour,
che videro lItalia "bassa" come espressione di bassa
civiltà e si comportarono di conseguenza trovando proseliti
negli speculatori, negli industriali, nella Destra storica, fino alla
DC e, nella sinistra da Garibaldi a Craxi. Oggi si invoca un altro
Cialdini per combattere il banditismo da Napoli a Palermo, banditismo
che si chiama camorra, mafia, ndrangheta ma che è più
esatto chiamarlo delinquenza organizzata, simile a quella di altre
aree del Paese anche se nel meridione si manifesta con aspetti più
truci.
Reggio Calabria non aveva una tradizione mafiosa o camorrista. La
situazione nel capoluogo calabrese si è enormemente deteriorata
dopo il fallimento della rivolta per il capoluogo e le delusioni che
ne seguirono per le promesse di sviluppo non mantenute da parte del
governo. La delinquenza si organizza sempre di più, ma i politicanti
sembrano allunisono agire a danno delle regioni ad alto tasso
delinquenziale. Se si potesse organizzare tra Nord e Sud un incontro
in cui discutere rispettosamente e correttamente circa le responsabilità,
si dovrebbe ricordare che il fascismo fu imposto dal Nord con le sue
terribili conseguenze. Ma chi dovrebbero essere gli interlocutori?
I leghisti del Nord ed i galantuomini del Sud? Sarebbe veramente una
perdita di tempo. Oppure ricordare la più grande emigrazione
interna della storia europea che coinvolse 13 milioni di italiani
partiti dal Sud e dalle isole verso il triangolo industriale e verso
altri paesi europei per la loro ricostruzione e rinascita economica?
Il vuoto incolmabile lasciato da questo biblico esodo, con tutto il
disastro economico che esso comportò per il Meridione, fu e
continua ad essere riempito dalla perenne, immodificabile ed erronea
scelta politica di inviare al Sud (ma quanto ne è arrivato
veramente?) un fiume di denaro che ha formato un mare di clientelismo,
di assistenzialismo e di permissivismo con la conseguente morte delleconomia
di mercato, lemarginazione dei migliori e lo strangolamento
della nostra civiltà. Si è trattato di scelte volute
dai gruppi dominanti, oppure di cretinismo politico?
Lipotesi netta è la prima, ed è anche una condanna
senza appello agli esponenti politici meridionali, sanniti compresi,
che colpevolmente non hanno saputo o voluto reagire o agire. La Cassa
per il Mezzogiorno è stata una manna per le aziende del Nord
ed unelemosina costosa per il Sud, per sottrarlo alla condizione
di colonia, di riserva di cervelli e di braccia. La rinascita della
mafia ha fatto comodo, tanto comodo per anni a tutte le maggiori forze
politiche. I vari capi e capetti locali hanno assicurato clientele,
hanno tenuto buone le masse, garantendo, in fondo, il sistema politico.
Fin quando la mafia, perdute le vecchie caratteristiche, è
diventata una potenza delinquenziale non più disposta a servire
ma a servirsi della complicità dellapparato politico
locale.
Si arriverà nel prossimo futuro alla resa dei conti, cioè
a creare le condizioni per una seria politica di sviluppo per il Meridione?
Ne dubitiamo, a meno che non intervengano fattori esterni, cioè
comunitari, forze che capiscono che la California dEuropa comincia
a Napoli. Sullattuale classe politica ed imprenditoriale non
si può contare. Cè troppa indifferenza, soggezione
e troppa cecità di visione. Tutti, crediamo, sono daccordo,
allora, ad inviare truppe cialdinesche al Sud, ma le truppe già
ci sono e potrebbero essere sufficienti se bene organizzate e guidate.
Necessaria, urgente ed indispensabile è invece una "task
force" di Rutelli, di Agnelli, di Berlusconi, di Mediobanca,
non come promanazione di verbosità oziosa dei nostri politicanti
ma come frutto di un preciso disegno in cui siano privilegiate prioritariamente
le zone ad altissimo "tasso" di emarginazione e tra, questi,
innanzitutto, il nostro Fortore.
Antonio
Perrotta
FRASSO TELESINO
Presentazione
del libro su Nicola Calandro
Venerdì 23 marzo 2001
alle ore 17.00, presso la Biblioteca Provinciale di Benevento, a cura
dellAssociazione Culturale "Terra Fraxi" di Frasso Telesino,
in collaborazione con la Provincia di Benevento e lIstituto di
Bibliografia Musicale di Roma, sarà presentato il libro "Nicola
Calandro detto Frascia, un Maestro di Cappella napoletano del Settecento".
Il libro, scritto dagli studiosi frassesi Adriano Amore e Vincenzo Simone,
recuperando e riordinando cronologicamente documenti inediti quali manoscritti
musicali, lettere, atti sacerdotali, atti notarili e testimonianze dellepoca,
offre un contributo fondamentale per la riscoperta e la valorizzazione
di questo musicista, fino ad oggi, sconosciuto.
E-mail: redazione@beneventogiornale.com
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