L'OSSERVATORIO

Acquisti e cessioni

Non vorrei parlare di elezioni, candidature e quanto altro legato al 13 maggio prossimo. Ma poi eventi e, soprattutto, interventi e sproloqui finiscono con il coinvolgere anche il più pacato (con la "C") giornalista (sic!).
Le elezioni. Quelli del Polo, o meglio della Casa delle Libertà, pare abbiano sottoscritto a livello nazionale un "patto antiribaltone". A meno che non siano cambiali con cifre da sei zeri in su valgono come quelle cose dette in campagna elettorale.
Poiché credo che qualsiasi patto che possa mandare a casa un partito o un deputato o un senatore in nome di un "patto d’impegno" sia costituzionalmente nullo. L’eletto è e rimane tale "senza vincolo di mandato" e perciò libero di ribaltarsi dove e comunque vuole, in qualsiasi momento.
Sarebbe stato meglio far sottoscrivere a tutti, primi tra tutti i sottoscrittori del "patto" nell’ambito della Casa delle Libertà, delle belle cambiali con parecchi zeri, magari a setto o otto cifre.
Praticamente l’inverso di quanto sembra sia stato fatto nelle aule parlamentari per acquisire deputati e senatori ai propri gruppi. Un impegno "sostanziale" a pagare prima delle elezioni per evitare che si possa poi incassare a posteriori un ribaltone.
Ed a proposito c’è in atto una vera e propria campagna acquisti nell’ambito della politica di casa nostra inspiegabile, assurda, quanto inaudita, soprattutto atteso il non certo elevato tasso politico dei soggetti in gara.
È ovvio che non mi va di fare nomi, ma rimango esterrefatto quando per un acquisto si dice tutto "il bene del mondo" e di una "cessione", magari che non era manco iscritto al partito.
Ciò non capita neanche nella maggiori squadre di calcio all’esonero di un allenatore o a un taglio di un giocatore.
Ma si sa che la politica è tutt’altra cosa e perciò si differenzia spesso dalle cose terrene, entrando spesso e volentieri nell’assurdo.
E per la politica si cavalca la tigre della protesta, si sale sul sacchetto dell’immondizia per arringare il popolo protestante, magari esaltarlo e racimolare qualche voto, soprattutto poi se tolto ad un amico di qualche tempo fa ed un "nemico" giurato di adesso.
Si sale su quel sacchetto nefasto in modo " qualunquista" direbbe un politico socialista dei tempi andati, senza alternative, lanciando invettive, proponendo di adire tutte le vie giurisdizionali e giuridiche possibili.
Ma alla fine quel sacchetto dove lo metto? Qualcuno me lo dirà pure.
Chiudo la parentesi politica con una annotazione di carattere "sentimentale".
Pasquale Viespoli ha perduto per strada quello che poteva essere il suo naturale successore a Palazzo Mosti: Roberto Prozzo.
Ora le cronache politiche lo danno per candidato a sindaco di Morcone. Sarà pure il suo paese di origine, ma Benevento, credo fosse tutta un’altra cosa.
Forse quella candidatura racchiude anche una risposta ad An, alla politica del Polo, alla burocrazia del Palazzo?
Ma di assurdo da queste parti c’è anche il mondo del lavoro che non riesce a decollare, ad incrementare l’occupazione e, come in uno dei più bei soliloqui di Massimo Troisi, a levarsi da vicino un aggettivo.
Lavoro nero, part time, lavoretto e via di questo passo sembrano comunque appartenere tutti ad una stessa origine quella dell’imprenditoria meridionalistica, furba, ripetitiva, ma soprattutto con poca fortuna.
Il lavoro delle industrie è quello che è, gli artigiani insediatisi nei Pip non decollano immediatamente. Hanno i loro bravi problemi burocratici ed economici.
In città invece sfonda il terziario, con grandi concentrazioni, soprattutto negli alimentari, in attesa del maxinsediamento in via Valfortore, o via Paga, che dir si voglia.
Un decollo ed una sopravvivenza, fatta di mille ed uno espedienti, ma anche spesso di sottrazioni non troppo esatte, ma soprattutto poco controllabili, dalle buste paghe.
Sono sempre più numerosi i datori di lavoro che preferiscono "rischiare" pagando in contanti i loro dipendenti, non accettando accrediti in c/c postali o bancari degli stipendi dovuti.
E in nome del lavoro ciò, se vero, è sicuramente amaro e triste.
Credo che il lavoro non debba essere aggettivato, né tantomeno derubato. Credo che si possa trovare il modo affinché soprattutto i lavoratori siano tutelati da quelle vessazioni ricattatorie, perché è bene evidenziare che se "l’imprenditore" ci mette i soldi, il lavoratore ci mette comunque il sudore della sua fronte, spesso la sua dignità.
Ed allora iniziamo a comprendere che per tirare avanti la "barca" di un’azienda, di una economia occorre il concorso di tutti con lealtà, prendendo a volo tutte le opportunità, ma sicuramente non togliendo il dovuto a chi porta avanti con sudore e fatica il suo lavoro che poi serve anche a preservare il capitale investito.
Allora cerchiamo di tenere in debito conto anche le braccia, magari anche a costo di una rinuncia alla macchina status symbol: è inaccettabile che si possa pensare di scorazzare a duecento e passa a l’ora sulla pelle dei propri collaboratori.
Il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione, tutto il resto è reato.

Geppino Presta


COSI’ NON VA
Rubrica di Antonio Micco

Il sindaco perduto e l’Arco ritrovato

Signori, Viespoli si è dimesso! Non sappiamo se ridere o piangere per la… grave perdita.
Tuttavia prima di farlo, ha voluto tirarla fino all’ultimo, forse consapevole che da oggi in poi anche lui è un semplice cittadino come tanti che probabilmente si lamenterà delle innumerevoli cose che non vanno a Benevento. Probabilmente anche per lui stare un po’ dall’altra parte può giovargli.
In ogni caso e malgrado tutto, anche da noi da queste colonne, sentiamo il dovere… di ringraziare Pasquale Viespoli per quello che ha tentato di fare (ma non ha fatto) per la città.
Di lui ricorderemo certamente che è stato il primo sindaco dell’estrema destra di Benevento, eletto per tutta una serie di circostanze fortuite per lui e per il suo partito. Lo ricorderemo, altresì, di essere stato il primo Sindaco beneventano a rilasciare interviste in mutande, alias in costume da bagno; così come lo ricorderemo di essere stato un avversario e nemico giurato dell’altro galletto del nostro pollaio, mi riferisco a Clemente Mastella; lo ricorderemo ancora per aver sistemato convenientemente quelli della sua area di partito nominandoli City Manager, Assessori, Direttori Generali ecc. Lo ricorderemo ancora per aver voluto rinnovare a tutti i costi, l’impegno a Maurizio Costanzo per la conduzione di Città Spettacolo, che di spettacolo non c’è rimasto che il… nome.
Ma tant’è.
Certo lo dobbiamo ringraziare per averci lasciato una città peggio di prima. La gente dice ancora che si stava meglio… quando si stava peggio!
Quel famoso salto di qualità, quel progresso tanto conclamato in campagna elettorale, quel grandioso programma fatti di centinaia di punti dove sta?
La nostra personalissima impressione è che Viespoli -come Sindaco- finì nel momento in cui venne abbandonato dal suo fido scudiero e consigliori, avv. Prozzo. Può darsi che ci sbagliamo, ma è opinione comune che il de profundis fu cantato in quel preciso momento politico.
Malgrado tutto, dicevamo, ricorderemo il nostro ex Sindaco anche perché sempre presente al S. Colomba, (in verità, molte volte pure in trasferta) per seguire le sorti del Benevento Calcio. E poi? Poi, niente!
Certo Egli è stato un abile stratega delle sue fortune politiche, si è saputo gestire per trarre maggiori vantaggi. E ciò fino all’ultimo. Pensate, non si è voluto dimettere neanche un giorno primo, non per la preoccupazione di lasciare la città senza guida, ma semplicemente per quella insopprimibile voglia di rimanere ancora a galla sfruttando la venuta a Benevento del ministro Melandri in occasione della restituzione dell’Arco Traiano alla cittadinanza.
Non ha mancato, per l’occasione, di indossare l’abito più bello, con tanto di fascia tricolore, e apparire in TV al fianco del Ministro.
Viespoli ci ha fatto così l’ultimo regalo di se stesso!
Ad ogni buon conto noi lo salutiamo con affetto, augurandogli altre e più importanti fortune politiche. Ma altrove!
Per un Sindaco perduto, un Arco ritrovato.
Signori, finalmente dopo decenni, se non andiamo errati, ci è stato restituito quello che è il vero simbolo di Benevento, quell’Arco di Traiano che, per la sua bellezza e purezza, ci è invidiato da tutto il mondo e finanche da Roma Caput mundi.
Ance se, come afferma il nostro collaboratore Francesco Morante in altra pagina del giornale, l’Arco non è stato restaurato al meglio, resta comunque bellissimo! Speriamo che i cittadini imparino a rispettarlo e soprattutto che chi sarà chiamato a dirigere la nostra navicella politica se ne renda conto e lo tenga in debita considerazione.
L’Arco di Traiano dovrà essere per noi beneventani un veicolo indispensabile per il rilancio della nostra derelitta economia, mettendo in cantiere una valida ed efficace politica di incremento turistico.
Abbiamo l’Arco di Traiano, l’Anfiteatro Romano, la zona di Cellarulo, il Ponte Leproso (a proposito: è veramente conciato male) abbiamo altri reperti importantissimi come il Teatro Romano, il porto fluviale, le Mura Longobarde, Rocca dei Rettori, S.Sofia con l’annesso chiostro, abbiamo gli ultimi scavi in piazza S.Sofia, abbiamo, ecc. eccetera.
Insomma, Signori politici (o politicanti?), Voi che andrete a governarci, tenete ben presente che Benevento è questa e solo questa, alla quale bisogna aggiungere, il dono immenso che ci ha fatto il Padreterno, e cioè Padre Pio. Solo tutto questo può essere la nostra salvezza e non certamente le discariche, i rifiuti, l’immondizia di cui tanto si parla in questi giorni, o no?
Comunque, per ora un grazie a Pasquale Viespoli, il Sindaco perduto, e un bentornato a… Traiano, l’Arco ritrovato!


Ambiente e sviluppo economico

Le recenti sentenze sull’inquinamento elettromagnetico hanno riproposto il problema dello sviluppo sostenibile e della ecocompatibilità degli insediamenti industriali.
L’ENEA, l’Ente preposto per l’energia, ha deciso di promuovere una indagine per riuscire ad avere un indice di riferimento tra il grado di industrializzazione e il degrado ambientale di tutte le province italiane.
Dell’indagine è stato incaricato l’Istituto Tagliacarne appartenente al sistema delle Camere di Commercio.
Lo scorso 14 di febbraio l’istituto Tagliacarne ha presentato ufficialmente i risultati dell’indagine.
I dati prodotti evidenziano una situazione molto varia nell’intero paese, che fa però emergere un evidente divario tra le regioni del Nord e Centro, a rivelante concentrazione industriale, e quello del Sud e delle Isole.
Il valore numerico risultato dell’indagine vede Milano con un valore massimo di circa 3 e Cosenza che è bassissimo.
Le sorprese sono a Napoli e a Roma che seguono immediatamente Milano e Trieste al vertice della graduatoria. Napoli e Roma devono il loro degrado principalmente ad una eccezionale estensione di veicoli circolanti, agli incendi boschivi, all’abusivismo edilizio e ad altri fenomeni di congestione, tipici delle grandi aree metropolitane.
Tra le città con ottima vivibilità ambientale troviamo oltre a Cosenza, a cui spetta il miglior punteggio, Benevento che è penultima con un punteggio di meno 1,179.
La realizzazione del rapporto è stato frutto di una ricerca svoltasi durante lo scorso anno, si basa sull’individuazione di un indice numerico di pressione ambientale ricavato dalla elaborazione di 16 indicatori: incremento delle costruzioni, disponibilità di risorse idriche, concentrazione delle attività produttive, incendi forestali, abusivismo, aziende a rischio, produzione di energia, consumi di energia, riscaldamento nelle abitazioni ed altri.
Il dato dovrebbe inorgoglirci visto che tutti i rapporti economici penalizzano sempre Benevento come una città dove la vivibilità è inadeguata ed il reddito molto basso.
È evidente che tutto dipende dalla scelta degli indicatori di riferimento. Il nostro ambiente è ancora buono solo perché non abbiamo industrie però è proprio la mancanza delle industrie che determina il tenore di vita al di sotto della media nazionale.
Certamente c’è poco da essere soddisfatti; sembrerebbe che se vogliamo vivere in un ambiente sano dobbiamo rinunciare alle comodità derivanti da un reddito adeguato.
Le grandi città del Nord sono vittime di una industrializzazione selvaggia degli anni sessanta e settanta ma la nostra Provincia, con la conoscenza degli errori commessi, potrebbe riuscire a promuovere insediamenti produttivi rispettosi dell’ambiente.
Non è vero che l’industria porta sempre degrado.
Bisogna solo avere il coraggio di selezionare gli investimenti e favorire quelli che si spostano con la cultura della popolazione e siano coerenti con gli usi e costumi del territorio.

Pierino Bruno


NELLA CHIESA DI S.MARIA DI COSTANTINOPOLI

Commemorato il ƒondatore dei Fatebenefratelli

Anche Benevento festeggia il fondatore dei Fatebenefratelli, San Giovanni di Dio, nato verso il 1492 presso Lisbona e morto a Granada l’8 marzo 1550. Lo festeggia con particolare venerazione, perché il Santo è celeste patrono della città. Niente fuochi pirotecnici notturni, però, e neppure luminarie per le strade. Attraversano la ricorrenza ben altri motivi, di gran lunga più significativi rispetto a quelli connessi al luna park o alle bancarelle. Motivi che affondano le radici in una cospicua fetta di storia locale. E infatti, quando nel 1614 giunsero a Benevento, i Fatebenefratelli si inserirono facilmente nella vita cittadina, guadagnandosi presto l’unanime simpatia per la dedizione ai malati nel "venerabile Hospidale di S.Deodato" e nell’ospizio per i pellegrini di S.Bartolomeo.
In segno di gratitudine, fin dal 1696, il Consiglio dei "magnifici consoli" volle designare il loro fondatore quale protettore speciale di Benevento. Da lì, molto probabilmente, scaturisce quell’antico e sempre nuovo omaggio al Santo: i ceri votivi offerti dal primo cittadino. Perciò, l’8 marzo, in mattinata, nella chiesa parrocchiale "S.Maria di Costantinopoli" al Viale Principe di Napoli, ancora una volta il sindaco Pasquale Viepoli ha ripetuto quel rito, così semplice e suggestivo, durante la Concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo metropolita Serafino Sprovieri.
In serata, invece, una serie di funzioni religiose presso l’ospedale "S.Cuore di Gesù", dove operano i Fatebenefratelli dall’ormai lontano 1894. A chiudere la liturgia, poi, il tradizionale bacio alla reliquia del Santo.
"La solenne ricorrenza —spiega il priore fra Alberto Angeletti— confluisce questa volta nell’Anno del Discepolato, promosso e organizzato dalla Chiesa beneventana in onore di San Bartolomeo apostolo. Si vuol ricordare, con questo ideale gemelaggio, quella valida testimonianza di presenza che i figli di San Giovanni di Dio seppero dare, circa quattro secoli fa, nell’ospizio di S.Bartolomeo".

Vincenzo Di Pinto

E-mail: redazione@beneventogiornale.com

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