OSSERVATORIO
Dopo il voto il redde rationem
Che c’azzecca l’intervento sulla transgenica patata, autorizzata ad essere coltivata in ambito UE, della coordinatrice provinciale del Pdl, in pieno caos elettorale. Quella patata, non commestibile, ad uso alimentare o per “fare carta” certamente avrà le sue problematiche, sicuramente avrà i suoi effetti negativi nell’ambito di quel sistema della natura che serve all’impollinazione, ma alla fine di questi tempi, credo sia meglio parlare di programmi, sia meglio presenziare a manifestazioni e presentazioni dei candidati. Tutto quello che è accaduto fino a pochi minuti prima della scadenza della presentazione delle liste dei candidati non può essere ne sottaciuto né enfatizzato. Alla fine comunque il Pdl da questa occasione elettorale uscirà sconfitto perché comunque nella querelle ci sarà una parte che soccomberà, sia essa quella statutaria o quella dei ribelli, a seconda se sarà o meno una messe di voti.
Sarà proprio il risultato a fare giustizia all’interno di un partito che non ha saputo dare all’esterno una univocità di intenti, ma più che ritrovarsi nelle segrete stanze ha preferito conferenze stampa, interviste giornalistiche, televisive ed emanazioni di proclami ed editti. E rimpiango i tempi in cui nelle segrete stanze delle segreterie dei partiti volavano sedie ed epiteti, ma poi si usciva fuori e tutti erano a braccetto.
Nella mia non breve vita giornalistica una sola volta ho assistito ad uno schiaffo, eufemisticamente parlando, e fu quello dato da De Mita, segretario della DC, alla classe politica democristiana sannita definita dell’irpino ”provinciale”. Tornando al Pdl, ha già dato segni di incoerenza gestionale nelle vicende di Roma e Milano; da queste parti sicuramente il dopo voto sarà un redde rationem, credo con feriti, e forse anche qualche cadavere (politicamente parlando… ovviamente). Non sarà un bel spettacolo. Fino alle votazioni bisognerà comunque andare avanti nella campagna elettorale quantomeno per dimostrare attaccamento ai colori… partitici.
Scritto di quanto accaduto in casa Pdl c’è poco da evidenziare sulle candidature e soprattutto su quegli interventi che si basano sul “familismo mastelliano” non guardando in casa propria e quelli che da garantisti per sé alla fine sembrano giustizialisti a prescindere per gli avversari. Ancora una volta sono stati lasciati fuori la porta programmi e buone intenzioni. Si parla nei vari interventi di cariatidi della politica, non guardando magari al proprio iter politico-dipendente. Si parla di occupazione del potere senza guardare nel proprio orto, magari… consortile. Quello di sparlare degli avversari è una facile arte oratoria, là dove sarebbe più opportuno parlare dei problemi e delle relative soluzioni. Ma si sa, le campagne elettorali sono fatti per mettere in piazza i 6x3 (gigantografie… infestanti… inquinanti e costosissime..) che, in questo periodo di magra pecuniaria e tanti cassintegrati in giro, sembrano uno schiaffo all’intelligenza dell’elettore. Sarebbe più opportuno essere parsimoniosi, relegando il manifesto selvaggio in soffitta, e magari occupando solo gli spazi sui tabelloni.
Chiudo questa parentesi quattordicinale con un piccolo richiamo a quello precedente là dove per un lapsus avevo indicato come reato imputato alla Presidente del Consiglio regionale della Campania la tentata corruzione. Si tratta invece di tentata concussione. E per quanto riguarda Sandra Lonardo, vorrei solo sottolineare che sembra sproporzionato l’esilio mazziniano, rispetto a quest’altro filone d’inchiesta dove tutto sembra ridursi ad un abuso d’ufficio, sproporzionato soprattutto rispetto a restrizioni meno gravi comminate a truffatori, ladri e spacciatori. Nulla quaestio nel merito… non sono un mastelliano… ma neanche un giustizialista: scrivo e dico di quello che so e su questa vicenda sviscerata agli estremi, il tutto sembra (scrivo sembra) paradossalmente italico.
Geppino Presta
E
SOLTANTO UNOPINIONE
A cura di
Pietro Di Lorenzo
TRA CORRUZIONE E DEGRADO
I ritardi della politica
Il Governo pensava di fare centro, ancora una volta, con l’annuncio delle norme anti corruzione. Contemporaneamente però, si chiudevano le liste per le elezioni regionali e tutti hanno potuto toccare con mano l’amara realtà: la corruzione non si fermerà. Suonano ancora nelle orecchie i proclami delle grandi battaglie sulla questione morale ed è attuale anche il famoso discorso di Craxi, quando chiamò (inutilmente) i parlamentari a negare di essere a conoscenza dell’illegale sistema di finanziamento dei partiti. Adesso non dovrebbe essere più così! I partiti sono generosamente finanziati con i rimborsi pubblici elettorali, sono diventate (dopo la cosiddetta tangentopoli) delle vere e proprie aziende, anzi, per la verità, sono le poche attività che sembrano non conoscere crisi.
Il piano nazionale contro la corruzione, con la costituzione dell’ennesimo osservatorio sarà una concreta opportunità per vedere finalmente sconfitto il cancro della società italiana? Di corruzione si può effettivamente morire, diceva qualcuno, che riteneva questo modo di agire talmente diffuso e ramificato, da essere di fatto indistruttibile.
Piccole e grandi corruzioni sono state sempre indicate come un male necessario, forse il segno dei tempi. Ma le ultime inchieste giudiziarie ed i segnali che giungono dalla classe politica sono estremamente preoccupanti.
Nel vicino comune di Telese Terme, i cittadini sono chiamati a votare a meno di un anno dal rinnovo dell’amministrazione comunale perchè il sindaco e gran parte delle imprese che eseguivano appalti pubblici, sono stati coinvolti in un grosso giro di corruzione e gare truccate.
Basta fare un giro negli altri comuni e verificare chi vince gli appalti per opere pubbliche, per scoprire che forse il “metodo Telese” è più applicato di quanto si dice. Una sensazione di impunità sembra avvolgere alcuni amministratori senza scrupoli. Ma può essere tutto lasciato all’iniziativa giudiziaria? La politica deve continuare ad aspettare? Il famoso codice etico dei partiti e la tanto invocata moralità della politica, che fine hanno fatto?
Si dice: chi ruba oggi è semplicemente un mariuolo e non ci sarebbe una nuova tangentopoli. Significando che se il politico è corrotto, egli lo fa per se stesso e non certo per il partito, perché c’è il finanziamento pubblico. Ma forse non è così. La tangentopoli c’è perché ormai è un sistema: con la politica e la cattiva amministrazione posso ostacolarti nell’ottenere questa o quella licenza, questo o quell’appalto; allora se tu vuoi avere tutto più velocemente mi devi pagare! È questa la motivazione che spinge ad una corruzione così diffusa e capillare. E poi con i soldi si può fare carriera in politica e nella società, perché chi decide le candidatura e le elezioni è soltanto il “dio denaro”.
Si è rotto il legame tra candidato e territorio, poi al sud, dove l’economia è fortemente condizionata dai finanziamenti pubblici, le prospettive sono ancora più nere.
Ma mi raccomando: andiamo comunque a votare scegliendo il meglio che c’è nelle liste. E che Dio ce la mandi buona!
IL PUNTO
Avremo 5 consiglieri regionali?
Mentre nel Pdl c’è stata ressa di candidature, pressappoco per gli stessi motivi che hanno creato problemi alla lista di questo partito a Roma, nel Pd, invece, c’è stata una corsa all’autoesclusione da parte di chi non se la sentiva di essere in lista solo per testimoniare la presenza della propria corrente.
Nel Pdl, dal momento che bisognava ricandidare gli uscenti Mario Ascierto Della Ratta, di provenienza aennina, e Luca Colasanto, di provenienza berlusconiana, c’era poco spazio per soddisfare le tante aspirazioni, anche perché il terzo posto in lista doveva essere occupato, per legge, da una donna. Ma proprio sulla individuazione della donna, il sottosegretario Pasquale Viespoli e il senatore Mino Izzo, non potendo imporre un nome maschile, dopo che la messa in discussione della ricandidatura degli uscenti appariva perdente, avevano dato battaglia alla deputata Nunzia De Girolamo, coordinatrice provinciale del partito, per far entrare in lista una donna di Benevento al posto di Marcella Sorrentino, che la De Girolamo aveva designato, anche per applicare il rapporto di forza (70% ex Fi e 30% ex An) stabilito, nel partito, dallo statuto e non da un congresso.
Cosi, qualche aspirazione ha trovato spazio nella lista del presidente Caldoro che, non potendo mietere voti tra i socialisti, sia perché quelli dello Sdi hanno migrato nell’Api di Rutelli, sia perché la diaspora è finita, sarà costretta a spigolare in quel 50% ottenuto dal Pdl sia alle politiche del 2008 che alle europee del 2009, quando i socialisti del nuovo Psi non erano in competizione. Ma non era in competizione neanche l’Udeur di Mastella, tant’è che, alle provinciali del 2008, quando l’Udeur aveva suoi candidati, quel 50% si ridusse al 37%, una percentuale, questa, che assicura un quoziente pieno, con un piccolo resto, insignificante in sede regionale, nei resti di un grosso partito, per l’assegnazione di un altro seggio.
Probabilmente, quindi, uno dei due uscenti resterà uscente. Potrebbe avere delle chance la Sorrentino, se la De Girolamo, che dimostra di avere il controllo del partito, riuscirà a far scrivere due nomi sulla scheda, consentendo così, grosso modo, alla candidata donna, per la quale la preferenza è obbligatoria (in omaggio alla pari opportunità) qualora se ne esprimeranno due, di avere il doppio dei voti ottenuti singolarmente da due uomini. Per il modo come è stato concepito il sistema elettorale in Campania, si deve ritenere, quindi, che, per non fare avvantaggiare la donna, un po’ in tutte le liste, comparirà sulla scheda, anche per volontà della stessa donna che teme la concorrenza degli uomini, una sola preferenza, fatti salvi i casi in cui la donna non costituisce un “pericolo”.
Nel Pd, dove, come dicevano, non c’è stata corsa alla candidatura, dopo i molti tentennamenti di Aniello Troiano, dell’ala Bersani, solo l’ultimo giorno il giovane Francesco Nardone, figlio del precedente presidente della Provincia di Benevento, Carmine, ha deciso di entrare in lista, previo l’intervento nei suoi confronti del segretario regionale del partito, il bersaniano Amendola. La presenza femminile è rappresentata da Giulia Abbate, figlia di Michele, ex magistrato e deputato dell’ex Ppi. L’altro candidato maschio è il più quotato Umberto Del Basso De Caro, impegnato in politica da sempre. E’ stato infatti consigliere comunale di Benevento da ’74 al ’93 e dal 2001 al 2006, nonché deputato dal ’92 al ’94 e presidente dell’Iacp dall’inizio del 2007 all’inizio del 2009. Attualmente è solo coordinatore provinciale del Pd, avendo lasciato un anno fa la presidente dell’Iacp, detenuta per soli due anni, nel corso dei quali, a giudizio del segretario della Uil, Fioravante Bosco, avrebbe risanato l’ente.
Tuttavia, la deputata De Girolamo, per respingere gli attacchi mossi nei suoi confronti, sulle candidature, dai menzionati Viespoli e Izzo, in un’intervista al Mattino ha detto: “Quando vedo che nessuno dice nulla sullo strapotere del segretario del Pd, i dubbi sono legittimi”, quasi che i due parlamentari avrebbero dovuto interferire nella vita interna di un altro partito o nell’Ordine degli avvocati, di cui Del Basso De Caro, fino a due mesi fa, è stato presidente (una carica non politica) per la seconda volta.
Ma la De Girolamo non si può lamentare più di tanto. Infatti, a dire qualcosa nei confronti di Del Basso De Caro, guarda caso, sono stati proprio quei consiglieri comunali di Benevento a lei tutt’altro che simpatici. Costoro hanno fatto sentire la loro voce allorché sono sorti problemi tecnici in ordine alla realizzazione, da parte dell’Iacp, dei 300 alloggi di edilizia agevolata, problemi che l’assessore all’urbanistica, Angelo Miceli, pensa di risolvere con il varo di una variante al piano di zona di località Capodimonte, anche se, per l’esistenza di criticità (presenza, per esempio, di tralicci dell’alta tensione) la Regione dovrebbe rilasciare la valutazione ambientale strategica che richiede tempo, il programma abitativo sarà ridimensionato, garantendo comunque, dice l’assessore, un numero di alloggi superiore ai 72, per i quali esiste il contributo regionale (per gli altri 228, l’Iacp avrebbe premuto per ottenerlo).
Ma il tutto si è bloccato, anche e soprattutto perché, in seguito alle pressioni di detti consiglieri, secondo cui con il rinnovo nel 2008 del Consiglio provinciale andava rinnovata anche la presidenza dell’Iacp, Del Basso De Caro si è dovuto dimettere poco dopo aver presentato a Palazzo Paolo V il piano dei 300 alloggi, anche se era stato nominato con più di 3 anni di ritardo, rispetto all’insediamento del precedente Consiglio provinciale.
Lo strano, però, è che detti rilievi vengano sollevati da chi ha la responsabilità, quando era alla guida della città, di aver fatto venire da Napoli a Benevento, la Conca, i cui imprenditori, per realizzare, in via Giuseppe Maria Galanti, lo stesso tipo di alloggi, hanno raccolto anche due prenotazioni, è il caso del lotto C e D, per uno stesso alloggio, e prenotazioni per alloggi ancora da costruire senza che esistano i suoli. Hanno fatto lievitare i costi, al punto che il Comune ha dovuto attivare la procedura per rilevare il cantiere, e per molti alloggi non esisterebbe il contributo regionale.
Non pare che gli stessi consiglieri abbiano denunciato questa situazione, che ha più di un risvolto giudiziario, così come si sono erti a difesa di chi, prenotando la casa, ha versato all’Iacp acconti che l’ente pubblico avrebbe restituito nella misura in cui non si realizzeranno gli alloggi.
Questi consiglieri avevano chiesto la presenza di uno di loro nella del Pdl, sacrificando uno degli uscenti, la cui ricandidatura non sarebbe stata un dogma, secondo il loro sostenitore Pasquale Viespoli, il quale, per aver guidato, assieme a Izzo, la rivolta contro la De Girolamo, aveva indotto la parlamentare europea, Ermina Mazzoni, a dire che “l’avversario sta dall’altra parte”.
Viespoli ha poi avvertito difficoltà, quando gli è stato fatto rilevare che in Campania il codice etico lanciato da Berlusconi è andato a farsi benedire. Infatti, ha dovuto ammettere che la candidatura del consigliere regionale uscente Roberto Conte, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, in una lista “fai da te” (Alleanza di popolo) collegata a Caldoro, era impresentabile. Evidentemente, Stefano Caldoro, per tentare di avere la meglio sul sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, non ha voluto lasciare nulla di intentato. Figuriamoci se, essendo l’Udeur più forte di Alleanza di popolo, poteva fare a meno della signora Sandra Lonardo Mastella, la quale, accusata di reati minori, dopo il primo rinvio a giudizio del 26 ottobre 2009, per tentata concussione, attende il 29 marzo prossimo, ad elezioni in corso, un altro pronunciamento del Gip, per il caso Arpac, quello che la obbliga a dimorare fuori dalla Campania.
Intanto, fa campagna elettorale in video-conferenza. Ma se il presidente Napolitano, peraltro dimostratosi magnanimo anche con Berlusconi che non perde occasioni per attaccarlo, non dovesse anzitempo revocare l’”esilio” alla signora Sandra, vorrà dire che lei tornerà tra la gente che ha nel cuore, da rieletta consigliere regionale. Anche Giuseppe Di Vittorio, candidato dal Psi nel 1921 mentre era rinchiuso per reati politici nel carcere di Lucera, ne uscì da deputato, accolto da una folla festante che lo condusse in carrozza fino a Bari.
Sappiamo che, essendo candidata anche a Napoli, oltre che a Benevento, la signora Sandra di sicuro sarà eletta. Infatti, anche se l’Udeur ha subito un crollo anche in Campania, certamente avrà almeno un quoziente nella circoscrizione di Napoli; e se il forte resto che otterrà a Benevento gli consentirà di avere un seggio anche qui, ci sarà spazio anche per Annio Majatico, in quanto sicuramente la signora Sandra opterebbe per Napoli, non potendo fare un torto al segretario provinciale del suo partito.
Insomma, considerato che, dopo il Pdl, anche il Pd avrà nella nostra provincia un quoziente pieno, dal momento che il numero di voti validi, 150 o 160 mila, in applicazione della proporzionale corretta, sarà diviso per quattro (3+1), e che anche Gennaro Santamaria dell’Udc e Gianvito Bello dell’Api, con i loro resti sperano, dovremmo avere cinque consiglieri regionali. Un po’ difficile, ma ce lo auguriamo.
Giuseppe Di Gioia
PROTOCOLLO D'INTESA TRA ASIA E AGESCI
Per la raccolta differenziata
scendono in campo gli scouts
L’Asia Benevento S.p.A. e l’Agesci “Samnium” hanno sottoscritto un protocollo d’intesa, illustrato presso la sede dell’Asia dal presidente Lucio Lonardo, dall’assessore comunale all’Ambiente Enrico Castiello e dai responsabili beneventani dell’associazione scoutistica Antonella Zollo e Vincenzo Russo.
L’Agesci, in concomitanza con l’avvio del “porta a porta” ha inteso promuovere tra i propri iscritti proposte a favore di un corretto approccio ai rifiuti in alcuni quartieri della città – quelli nei quali è già partito il nuovo sistema di raccolta. L’interesse comune è di educare i cittadini al corretto conferimento dei rifiuti. In pratica, l’Agesci si proporrà come riferimento per la distribuzione di presidi per la raccolta differenziata ad anziani e soggetti diversamente abili, svolgendo anche funzioni di informatori e sentinelle ambientali, segnalando disservizi o criticità. L’Asia provvederà a fornire il supporto tecnico, informatico e logistico necessario per il raggiungimento degli obiettivi comuni.
“Sono lieto della collaborazione intrapresa –ha commentato il presidente Lonardo- e sono convinto che possa produrre risultati proficui. I giovani sono protagonisti di questa iniziativa e rappresentano la parte più sana della nostra società. Attraverso questo protocollo d’intesa, vogliamo fornire un ulteriore supporto ai cittadini in questa prima fase del nuovo sistema di raccolta “porta a porta” in cui potrebbero presentarsi delle difficoltà. Inoltre, siamo sempre pronti e disponibili ad attuare correttivi, in base alle diverse problematiche, per migliorare la situazione attuale”.
“Non posso che plaudire a questa iniziativa che mira a facilitare il compito dei cittadini nella differenziazione dei rifiuti –ha affermato l’assessore Castello-. La città risponde bene alle nuove politiche ambientali in atto, dimostrando di volersi risollevare”. Castiello ha poi annunciato che nel prossimo mese di aprile, l’11 e il 25 si terranno due giornate ecologiche, proprio in seguito ad un’intesa con l’Agesci.
La responsabile di zona, Antonella Zollo, ha spiegato come in questo caso “l’attenzione è partita direttamente dai ragazzi che si sentono coinvolti in prima persona e che si offrono di dare una mano. Guardandoci intorno abbiamo capito che c’era bisogno del nostro aiuto”. Della stessa idea Vincenzo Russo: “Tutto nasce dal nostro percorso di crescita, di amore e di responsabilità verso l’ambiente che ci circonda”.