CALCIO

Il Benevento ritorna a sperare

…. A memoria d’uomo! Certamente però non la mia poiché se c’ero ero ancora in fasce…! Secondo gli storiografi (Franco Santo in prima fila) l’ultima vittoria del Benevento ad Avellino risale a ben 58 anni fa.
Bello ed impossibile strilla la Nannini e tale è stato in queste due ultime gare il Benevento. In pratica della stalle alle stelle. Due gare dalle quali Colletto e compagni hanno tirato fuori l’impensabile e l’incredibile.
Incredibile la vittoria di sette giorni prima contro la Sambenedettese, con quella rimonta contro una squadra quadrata ma che ha avuto solo il torto di cercare di tenere il vantaggio, pur potendo arrotondare il risultato con occasioni sprecate malissimo. Il Benevento ci ha creduto fino alla fine riuscendo a ribaltare il risultato proprio sul fischio finale con un rigore ineccepibile trasformato da Molino.
Poi il tripudio giallorosso dopo 58 anni, contro un avversario che mira ancora oggi alla vetta del campionato, contro una tradizione più che sfavorevole, contro un pronostico che li dava per spacciati ed infine con la chicca dell’assenza di un ex con il "veleno" ai piedi: Molino. Forse per lui una vittoria giallorossa con un pizzico d’amarezza per non esserci stato.
Ma quel che conta è la vittoria, costruita con merito in dieci minuti, voluta con caparbietà e soprattutto senza alcun timore reverenziale di fronte ai quasi… primi della classe.
Sergio ha azzeccato tutte le mosse giuste, compresa quella di un innesto a rischio quale quello di Thangai fermo oramai da due mesi, preferendo un collaudato, nel suo modulo di gioco, De Palma e De Paula. Poi un sannita doc ed un ex d’eccezione hanno compiuto il miracolo: Imbriani e Colletto i marcatori in tabellino. Al primo l’onore di aver fino ad ora contribuito non poco a risollevare la caratura tecnica ed agonistica della squadra, al secondo l’onore di aver suggellato da capitano un gol per contribuire ad alimentare la legge dell’ex.
Un Benevento che in tre partite impossibili, di cui due già disputate, sognava di incamerare almeno quattro punti se ne ritrova, dovendo disputare ancora la terza ben sei punti in carniere, e già si ricomincia a sognare.
Ma domenica c’è al S. Colomba il Napoli. Quello visto a Chieti è più che abbordabile. E’ cinico poiché i giocatori a sua disposizione fanno del cinismo la loro arma migliore, è imprevedibile in contropiede, ma ancora fin troppo debole a centrocampo e spesso va a spasso in difesa.
Non sarà facile, ma l’impossibile è dietro la porta!

Pregi


DENTRO E FUORI IL S.COLOMBA

A cura di Tonino Micco

Tra un sospiro,
uno sbadiglio
e una pernacchia

Il Benevento, inteso come la squadra di calcio cittadina, non ha una sua precisa identità se è vero, come è vero, che gli stessi calciatori, quando vengono intervistati, dicono sempre che la prossima partita, quella da giocare, è la partita decisiva per sapere di che pasta è fatta la squadra. Non sanno cioè nemmeno loro, gli attori principali, quale parte recitano o dovranno recitare in questo campionato.
Allo stato, così come stanno ancora le cose, nessuno sa se il Benevento si salva direttamente, se andrà a fare i play off o addirittura i play out (anche se la vittoria con l’Avellino ha riportato la speranza).
Proprio come per dire: non sa né di carne né di pesce!
Il Presidente Spatola non è da meno. Neanche lui sa che farà a fine campionato. Andrà via? Rimarrà? Se rimarrà come lo farà? Con quali soldi o con quale obbiettivo? Insomma l’incertezza regna assoluta così come fanno i tifosi la domenica quando il Benevento gioca in casa.
L’unica costante fissa è che si vedono qua e là un sospiro (per chi spera ancora), uno sbadiglio (per chi è scocciato per il gioco espresso) e una pernacchia (per chi non ne può più per l’andazzo, per le pagliacciate, per gli errori commessi e per le promesse che si sa non potranno essere mantenute).
Insomma, non resta che goderci il derby di domenica e che Dio ce la mandi buona! A pagare e a morire ci sta sempre tempo. Forza Bene!

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

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