TORRECUSO
In
pericolo il centro storico
Lo
stato di degrado e fatiscenza che ha raggiunto il centro storico di
Torrecuso, non è più tollerabile.
Non si giustifica latteggiamento "distratto" degli amministratori
che dovrebbero rivolgervi le loro attenzioni e le risorse economiche.
Alcuni anni fa si prospettò un concreto piano di recupero, tanto
che sembrò che le coscienze degli amministratori locali sembravano
essere state scosse, quale ideale preludio per la rinascita del vecchio
centro. Invece le illusioni svanirono dopo i primi contatti con la realtà:
allabbandono allusura degli anni e alla scarsa manutenzione,
si aggiunse il disprezzo della gente comune per la tradizione, per tutto
ciò che appartiene al passato, nel ribaltamento dei valori della
nostra esistenza, del nostro vivere quotidiano.
Scoperti con il tempo gli atteggiamenti reali dei nostri amministratori,
si è avuta la riprova che nessuno vuol mettere mano ad un sostanziale
recupero, nessuno si è impegnato per la rimozione del vasto degrado
ambientale che prospera in questa zona del paese che sconta errori di
impostazione architettonica e sociale. Daltro canto si deve aggiungere
che oggi a Torrecuso, nel ribaltamento dei valori del nostro vivere
quotidiano, vi è laffermazione dellarbitrio che si
estrinseca nellegoismo più sfrenato, nella caccia a tutto
ciò che si traduce in denaro. Per sindaco ed amministratori ciò
che conta è lespansione del paese grazie ai sempre nuovi
interventi di edilizia pubblica e popolare, senza mai prevedere la realizzazione
delle opere di urbanizzazione nonché le relative infrastrutture.
Come è dunque possibile, in un simile stato di cose, pensare
a tutelare il centro storico per non confonderlo con le colate di cemento
che hanno stravolto la tipicità del paese?
Questa situazione ha prodotto in molti cittadini di Torrecuso la consapevolezza
del proprio stato di disagio, soprattutto di chi abitava ancora in case
fatiscenti con la flebile speranza delleventuale intervento delle
istituzioni. Proprio dopo le elezioni amministrative, i nuovi consiglieri
avevano promesso il loro massimo interessamento ed invece, cambiati
i suonatori la musica è sempre la stessa: i nuovi amministratori
hanno dimenticato le loro promesse per giungere ad un concreto recupero
della zona.
Diamo un esempio pratico. Nel cuore del centro storico si eleva la chiesa
"DellAnnunziata". Restaurata più volte in seguito
ad alterne vicende servì come cimitero. La chiesa si può
raggiungere tramite una stradina il cui tracciato lascia a desiderare,
perché stretto e tortuoso. Ad inizio secolo la chiesa era raggiungibile
attraverso una strada a "gradoni", che conduceva gli abitanti
e i fedeli in uno spiazzo in salita in fondo al quale si erge la chiesa.
Lo spiazzale a gradoni era in origine in muratura mista, lalzata
in pietra lavorata e la pedana a ciottoli. Gli abitanti delle contrade
che giungevano in paese, ogni qualvolta che attraversavano questo piazzale
dovevano, per forza maggiore, passare davanti alla chiesa in quanto
le loro abitazioni si trovavano e si trovano tuttoggi, intorno
ad essa.
Tutte le chiese in passato, venivano costruite sulle strade per permettere
ai fedeli di raggiungerle con facilità. Negli anni dopo il terremoto
dellOttanta la chiesa, date le sue condizioni di degrado, venne
restaurata, ma in tale circostanza tutte le strade che portavano alla
chiesa e lo spiazzale, che con tanta maestria era stato creato, grazie
al progresso è stato modificato, mutando così lo stato
dei luoghi, subendo un vero attentato al patrimonio storico. È
stato deturpato il paesaggio, annullando i gradoni, che potevano essere
restaurati perché non in buono stato di conservazione, cospargendo
il tutto con una colata selvaggia di asfalto e cemento. Tale episodio,
ancora vivo nel ricordo, suscitò nei cittadini di Torrecuso un
forte malcontento e sdegno verso coloro che con grande superficialità
hanno annullato quanto cera di caratteristico.
Ritornando al discorso, crediamo tutti ne siamo convinti, il centro
storico dovrebbe essere il luogo in cui fosse possibile e qualificante
vivere e lavorare, dove larte e le bellezze architettoniche fossero
fruibili non solo in occasione della "sagra del vino" ma anche
per gli stessi abitanti del paese. Tuttavia non è chiaro come
si possa iniziare questo processo di riscatto e di chi siano le responsabilità
perché ciò non sia ancora avvenuto. Certamente non sono
ipotizzabili finanziamenti dello Stato, di cui si conoscono le scarse
disponibilità economiche. Dalla parte della CEE nessuna disponibilità
se si pensa che dal 2006 non saranno elargiti più contributi;
praticamente non esistono più i tempi tecnici.
Ecco dunque la soluzione: deve intervenire il capitale privato. Le condizioni
perché ciò avvenga sono: regole certe e remunerabilità
dellinvestimento. Bisogna fare dunque presto e bene e non perdere
ulteriore tempo, come è avvenuto fino a questo momento, perché
per scelta o per impotenza non si è provveduto a stabilire ciò
che sul piano urbanistico si poteva o era vietato fare.
Il restauro degli edifici del vecchio centro, dovrà consentire
necessariamente delle modifiche per la funzionalità delle strutture
e per leconomicità dellintervento, pur nel vincolo
dellarchitettura generale, delle facciate, della cubatura esistente.
Il tutto naturalmente, sotto il controllo della soprintendenza. Le capacità
imprenditoriali e la voglia di fare esistono e lo dimostrano aggregazioni
di imprese o singole aziende edili che già hanno operato nel
settore del recupero e quindi qualificate per eseguire interventi mirati
sui centri storici. Tutto questo porterà una ricaduta occupazionale
per tanti giovani ancora senza lavoro.
È necessario, dunque un intervento a tappeto, sulla base di un
progetto unico e lungimirante che contempli losservanza degli
standard edilizi di vivibilità prestabiliti e che comprenda tutti
gli interventi sugli stabili di pregio storico. Speriamo che gli amministratori
si convincano che la rinascita di Torrecuso si realizza attraverso la
collaborazione di tutti ma soprattutto con il contributo degli imprenditori
che possono finanziare le opere di riqualificazione, così da
attuare un programma integrato di recupero, in breve tempo e con le
migliori intenzioni.
La sfida è ben lungi dallessere vinta, e solo un impegno
proficuo, da parte di tutti, può aiutare un processo difficile
e delicato che, se portato a termine, getterà le basi per la
rinascita di Torrecuso che, allattualità, affronta, giorno
dopo giorno, i rivoli di un presente di cartapesta, sacrificandosi alla
contingenza sistematica e limitante.
Carmine
Pannella
PONTELANDOLFO
Il
"Pentolo" della Politica
Mentre
la maggioranza amministrativa è stata impegnata nel sostegno
alle manifestazioni carnevalesche, gli unici sussulti politici sono
venuti dalla minoranza. In effetti, il riuscito programma del Carnevale
pontelandolfese, uno dei pochi autentici esistenti nella nostra provincia,
che si rifà alla tradizione, alla storia e alla cultura è
proprio quello celebrato dalla "gente zampittara". Non vuole
essere uno spunto polemico, ma va da sé che, in questa corsa
ai festeggiamenti di importazione, diventa quasi necessario ritagliare
il giusto spazio a quelle manifestazioni che rappresentano lo spirito
e la vocazionalità del nostro territorio. Bene ha fatto il Sindaco
e lintera maggioranza a sostenere in toto gli sforzi organizzativi
messi in piedi per loccasione.
Chi, invece, ha fatto sentire la propria voce anche oltre le vibrazioni
festivaliere è stata la minoranza, a mezzo del consigliere provinciale
Testa a ricezione dei modelli rituali per lattribuzione del cosiddetto
gettone di presenza, o meglio indennità di funzione. In un atto
di grande coerenza, il dr. Testa ha dichiarato la propria rinuncia al
beneficio economico. E da esperto qual è, ha esternato la propria
volontà con una lettera inoltrata allattenzione del Sindaco
e del segretario comunale. Il gesto è stato supportato con un
intervento dai toni e dai contenuti di grande presa, benché possa
far pensare a temi già scontati e ripetitivi, ma che se usati
nella giusta direzione possono provocare effetti devastanti ancorché
già metabolizzati.
Il dr. Testa non poteva mancare unoccasione così ghiotta
per ribadire "larbitrio" commesso nella disciplina per
laccesso agli atti amministrativi e che aveva già prodotto
il risultato della deliberata "non partecipazione" alle sedute
consiliari. E la dose viene rincarata con laccusa di incoerenza
ad un Sindaco e alla sua formazione politica aderenti ad un partito
come Forza Italia, che si pronuncia democratico e altamente libertario.
Il contraddittorio, in effetti, è fin troppo spinto verso la
personalizzazione, tantè che nonostante il capo dellopposizione
paghi regolarmente gli oneri di urbanizzazione, non può beneficiare
di un palo della pubblica illuminazione forse perché "illuminerebbe
la sua abitazione e il suo studio professionale" che peraltro viene
spostata ad una discarica di materiali di risulta depositati su demanio
comunale e, che pur essendo state date assicurazioni circa la rimozione,
nulla è stato fatto. Insomma pare di essere di fronte ad un caso
di "infantilismo politico" che pratica la strategia dei dispettucci.
Di elementi di riflessione, quindi, il dr. Testa ne ha dati in misura
più che sufficiente.
Dalla
ruzzola ai Longobardi: ovvero cultura ed ospitalità
È
vero! Siamo fuori dal carnevale e il periodo quaresimale, preparatorio
per i cristiani alla Passione e Resurrezione di Cristo, invita a stanziare
nella riflessione più autentica ed obiettiva degli avvenimenti;
al di là di bilanci inutili ancorché computati allinsegna
di risultati brillanti. Lannullo speciale predisposto dalle Poste
Italiane, la presenza dei "giuocatori" pontelandolfesi giunti
dal Nuovo Mondo, lorganizzazione di un convegno sulla nostra storia,
il proliferare di pubblicazioni su una tradizione secolare e linsospettabile
interesse mostrato da tante testate locali sullargomento, hanno
onorato alla grande il gioco della ruzzola del formaggio. Aspetti che
talvolta possono essere tralasciati perché rientranti nel DNA
culturale e sociale della nostra gente; ma altre volte meritano di essere
evidenziati. Un annullo postale speciale non è cosa da poco,
perché è un esplicito riconoscimento di valori e di importanza.
La stessa rilevanza assunta nella stampa locale, non sempre ricettiva
con lintensità dimostrata questanno, perché
in fondo il gioco carnevalesco della ruzzola non è una scoperta
recente e non si presta al pettegolezzo. Eppoi il proliferare di pubblicazioni,
che va oltre ogni giudizio di merito, in quanto testimonianze autentiche
fin troppo spesso affidate alla tradizione orale. E poi ci piace ricordarne
una su tutte, visto che le altre finiscono per riferirsi a questa: "IL
CARNEVALE SPECIALE DI PONTELANDOLFO", edita dal Meridiano Sud e
scritto a piene mani da uno dei protagonisti politici del paese: quel
Giuseppe Perugini che, nel bene o nel male, ha fatto la storia civica
di molti lustri pontelandolfesi. Se alla politica attiva vi ha rinunciato,
ne ha guadagnato la cultura, visto il suo impegno pubblicistico.
Dai pochi passi che abbiamo avuto il piacere di leggere emerge un approccio
poetico e passionale dellargomento, con i continui riferimenti
alla storia economica e sociale delle nostre popolazioni che segnano
il ritmo della narrazione, tracciando dei veri e propri acquerelli che
danno limmagine del vissuto e non del "raccolto altrove".
Lo stesso Perugini non poteva lasciarsi sfuggire loccasione del
convegno proòosso dalla locale Pro-loco sui riti longobardi e
che hanno avuto quale relatore deccezione lo scrittore Alessandro
Barbero, Premio Strega 96. Lex-sindaco di Pontelandolfo
ha voluto raccontare la leggenda del principe Landolfo e del suo amore
pontelandolfese, accentuando in un passaggio che in questo territorio
si vive rispettando la tradizione e il passato ma che non necessariamente
si configurano con la paura del futuro, anzi è da quella che
parte il futuro, in un continuum riferimento alla vocazionalità
del territorio. Barbero, dal canto suo, ha tracciato degli affreschi
storici di grande valenza. I mascheramenti carnevaleschi, i giochi,
le abbuffate, le feste primaverili, laccostamento della festa
dei morti al consumismo di Halloween e per finire al noce di Benevento.
Per una volta agomentazioni concrete che non hanno mai deluso le attese,
né tantomeno sono sfociate nella banalità e nellovvietà.
In definitiva è stato proprio un carnevale speciale quello trascorso
per Pontelandolfo e che speriamo non resti lunico, visto che la
direzione imboccata sembra essere quella giusta. La costanza, il coraggio,
limpegno e la passione possono fare il resto
N.D.M.
EMERGENZA
ANCHE NEL SANNIO
S.O.S.
Rifiuti
Tra
le proteste, sit-in e la mancanza di una seria politica dinterventi,
lemergenza rifiuti incalza. Rifiuti, quei maleodoranti sacchetti
che invadono città e discariche e che nessuno sa dove metterli
e come distruggerli.
Le soluzioni prospettate che prevedono la realizzazione di impianti
di vagliatura, compost e di Cdr, sono fortemente avversate da cittadini,
sindaci ed ecologisti.
Il Sannio, come gran parte della Campania, subisce seri contraccolpi
da questa emergenza. Per presunte violazioni delle norme ambientali,
la ormai satura discarica "Santa Lucia bassa" di Apice è
posta sotto sequestro dai Carabinieri di Benevento. La discarica di
Piano Borea non vive momenti migliori. Anchessa satura, serve
ancora lutenza grazie ad un susseguirsi di proroghe.
Nella Valle del Tammaro, monta la protesta dei sindaci di Fragneto Monforte,
Campolattaro e Pontelandolfo, avverso la realizzazione dellimpianto
di Cdr a Casalduni, ed i cittadini presidiano gli accessi allarea
destinata a tale impianto, per evitare che possano essere avviati i
previsti lavori.
Una situazione difficile da gestire, che scatena anche le ire del WWF
sannio, che non solo pubblicamente si schiera a favore di coloro che
contestano limpianto di Casalduni, ma denuncia con toni forti
inerzie e ritardi da parte delle autorità comptenti.
Ma il problema è da considerare anche sotto il profilo igienico-sanitario.
A lungo andare si profila il diffondersi di vere e proprie epidemie.
I pericoli per la salute pubblica dunque sono reali. Quali i rimedi?
Si dovrebbero meglio contemperare le necessità dei cittadini,
con i problemi legati allevoluzione della specie. Ed allora ben
vengano i suggerimenti degli ecologisti tesi alla salvaguardia dellecosistema.
Daltra parte non si può negare che scelte politiche sbagliate
hanno portato ad un inarrestabile processo di degrado del territorio.
Per lincolumità di tutti sarebbe il momento di invertire
la rotta.
Ma al di là di polemiche e relative mancate soluzioni, una cosa
è certa. Alle future generazioni lasceremo in eredità
unItalia ricca di puzzolente immondizia. Altro che beni artistici
di inestimabile valore!
Patrizia
Bravi
SAN
MARCO DEI CAVOTI
Una
realtà in movimento
Si
sostiene con la forza da più parti che con la fine del secondo
millennio e con linizio del terzo, la scuola diverrà lindustria
più importante, quella che fornirà alleconomia le
fonti indispensabili della produzione. La terza rivoluzione, quella
del lavoro terziario, della creatività e dellinventiva
è, pertanto, già iniziata. Ciò che sembra uno slogan
pubblicitario sarà una realtà: le idee diventeranno materie
prime.
Alla luce di questi principi che la scuola potrà dare delle risposte
concrete ed efficaci alle domande della società, nel senso che
la scuola, prendendo lavvio dalla realtà, formerà
il giovane al fine di immetterlo veramente nella società. Ciò
comporta la consapevolezza che la scuola non è la depositaria
esclusiva della funzione educativa ma che, aperta alle istanze della
cultura e della società, libera da ingerenze strumentali, riconosca
la sua centralità nel processo formativo dellalunno, che
ha il diritto di sviluppare la personalità secondo le proprie
capacità attitudinali e le potenzialità creative, nel
"mare magnum" del sapere, inteso, come dice il ministro De
Mauro, come "fatto problematico" e cioè come formazione,
confronto, ricerca e "libera conquista di libertà".
Il liceo classico di S.Marco dei Cavoti ha intuito questa verità
percorrendo i tempi della riforma e della sua attuazione, con la direzione
della preside Orietta Fantechi per non correre il rischio che lazione
educativa si riduca a meno condizionamento socio-culturale, dispenda
il "sapere" come itinerario transdisciplinare avere come finalità
lunità del sapere medesimo e quella del processo educatico.
Questa strategia comporta che la scuola non respinge la realtà
ma laccetta analiticamente, criticalmente razionalmente, in positivo
e in negativo, senza rifugiarsi nel mito del passato o sentirsi inerme
dinnanzi ad una dirompente informazione. Essa, pertanto, è passata
da una fase prevalentemente informativa ad una metodologica informativa
che significa unire lanalisi alla riflessione, porsi degli obiettivi,
adottarne i metodi ed i contenuti e verificarne lefficacia.
In tale contesto listituto ha promosso attività formative
(invito alla lettura, progetto giovani, protezione civile, sperimentazione
avanzata come linformatica ed il bilinguismo, apertura pomeridiana
dellistituto per non curare lo spazio musicale, artistico ed incontri
di confronto e di verifica ecologica, ricerca, convegni, gite distruzione
in siti di confronto storico-culturale
) creando un nuovo rapporto
docente-discente, rapporto creativo ma insieme critico delle discipline
come contenuti, liberandosi dal concetto rigido di materia per pervenire
alla logica esplorativa propria del sapere, intende creare spazi alle
attività integrative (studio del patrimonio storico ed ambientale
e sua salvaguardia, itinerari paesaggistici, ricerca e studio dei reperti
locali, confronto con le realtà produttive). Esse, però,
non si pongono come sovrastrutture o come elemento estraneo complementare
ma si inseriscono nei programmi classici come componente di essenzialità
e di arricchimento nel processo educativo e formativo, verificandone
lefficacia con lapprovazione o il rifiuto.
Posta in tale contesto, la programmazione non si configura come una
astrazione pedagogica ma viene chiarita, trovando la sua giusta collocazione
in una strategia di interventi organizzativi che si concretizzano nella
partecipazione responsabile, ciascuna nelle specificità del ruolo,
di tutte le componenti della scuola. Le riforme scolastiche, più
che le leggi e i regolamenti, secondo noi, le attuano i capi di istituto
con la collaborazione di tutti gli operatori scolastici. Ma, ahimè,
anche per il liceo allavanguardia, si presentano notevoli difficoltà:
difficoltà di comunicazione con i centri urbani più attrezzati
e con i paesi del bacino dutenza risultato della precaria viabilità,
delle carenze di trasporti pubblici e della oggettiva posizione geografica
del territorio. Tutto ciò ostacola i ragazzi in alcune esperienze
tipiche della loro età, come la pratica completa dello sport
e la fruizione di spettacoli teatrali, cinematografici e musicali, anche
se gli allievi immersi in questa realtà sono essi stessi portatori
di messaggi culturali che certamente li diversificano dai coetanei dei
centri urbani e conurbani.
Non può essere sottaciuta la precarietà delledificio
scolastico che ospita il liceo: carenza di aule, di aule speciali, con
infrastrutture al limite della fatiscenza e servizi igienici pressoché
impraticabili. Causa la scarsa "predisposizione" degli amministratori
comunali per siffatto indirizzo scolastico.
Ma il problema maggiore nasce dal fatto che non possediamo i mezzi espressivo-linguistici
atti ad estrinsecarli.
Lesigenza di arricchire le abilità linguistiche è
molto forte in questambiente, ove, purtroppo, il codice comune
è il frutto di una scarsa familiarità con la lingua colta,
forse di una eccessiva fruizione del mezzo televisivo e della presenza
del dialetto di cui non si possiede più la ricchezza delle forme
che è impedimento della memoria storica locale.
Anche in questo caso listituto sta sperando su due fronti: quello
dellarricchimento linguistico, per fornire gli strumenti atti
ad affrontare le più varie esperienze intellettuali e sociali,
ed in secondo luogo quello della salvaguardia del dialetto e della identità
culturale.
Antonio
Perrotta