PONTELANDOLFO
Il senso della memoria tra celebrazioni e mancanze
Lo scorso 15 febbraio, presso la sala “Papa Giovanni Paolo II” si è celebrata la Festa dell’emigrante” voluta ed organizzata dall’Amministrazione Comunale di Pontelandolfo. Una bella manifestazione di grande intensità emotiva e di altrettanta valenza storica e culturale. Questi richiami della memoria sono molto importanti e vanno al di là di ogni posizione, anche la più intransigente. Vuoi perché le nuove generazioni possano sapere e capire il perché dei nostri fratelli abbandonarono la loro terra d’origine per inseguire la fortuna altrove, conservando intatto il senso delle proprie radici e l’amore per la propria cultura.
La presenza di Antonio Rubbo , Presidente della Comunità di Pontelandolfo a Waterbury nel Connecticut (USA), del Dr. Carlo Falato Assessore al Turismo della Provincia di Benevento e del regista Pino Tordiglione hanno contribuito a dare spessore a questa manifestazione. Complimenti al Sindaco Testa e alla Amministrazione da lui guidata, per avere preso questa iniziativa. La volontà di intensificare i rapporti con i nostri emigrati nel mondo è lodevole inoppugnabilmente, perché si ricollegano quei pezzi di cuore che sino sparsi ovunque nel mondo. E’ come la rete virtuale creata da internet che ti consente di dialogare con chiunque, di scambiare ogni pensiero, di trapassare i ricordi, la cultura in ogni angolo, dove il massiccio esodo ha confinato pezzi della nostra Comunità.
Già l’iniziativa della Provincia dell’allora Presidente Nardone, aveva cominciato ad intessere questi rapporti, fino alla recente creazione della scuola di italiano per le nuove generazioni di italiani all’estero. Dare continuità a questi progetti, è un dovere per la dignità e la storia di un popolo. Sicuramente ce ne saranno di analoghe iniziative anche negli altri comuni della nostra terra, visto che il fenomeno migrativo ha riguardato gran parte delle comunità del Meridione d’Italia.
La cosa che più ci ha gratificato nel contesto della manifestazione, non sono state le tante nostalgie respirate per bocca dei nostri fratelli d’Oltreoceano, quanto la presenza degli alunni delle scuole che hanno potuto vedere il film “Lontani dal cuore-Loro scoprirono l’America” del regista Tordiglione, dove sono stati narrati i sacrifici che i loro antenati hanno fatto per avere una vita meno avara. Il senso del messaggio è stato quello di sapere del passato per apprezzare il presente e progettare meglio il futuro.
Dicendo questo, il lettore attento, avrà trovato il senso dei nostri interventi passati, ma per onestà intellettuale, dobbiamo dire che non sappiamo se certe nostre posizioni siano state assorbite o ispiratrici di tanto. Se è accaduto ne siamo felici. Ma non ci piace autocelebrarci, perciò preferiamo credere che il tutto sia avvenuto per un sentimento comune che aleggia nelle nostre comunità.
E col medesimo spirito col quale esprimiamo il nostro riconoscimento all’Amministrazione Comunale, ci consentiamo di esternare un richiamo, che a proposito di memoria, riteniamo una mancanza. Qualche giorno precedente la manifestazione, Pontelandolfo ha registrato il decesso di Rocco Boccaccino. Con la sua dipartita un altro pezzo di storia se ne andato. Uno di quei personaggi che hanno alimentato la memoria collettiva. Premiato col Landolfo d’Oro quest’estate per la sua secolare attività di oreficeria,tanto che i suoi ori sono tuttora molto richiesti ed usati nelle comunità di pontelandolfesi all’estero, non è stato ricordato nemmeno con un manifesto dall’Amministrazione. La gravità sta nel fatto che Rocco Boccaccino è stato Vice-Sindaco nella giunta Lombardi ed Assessore nella giunta Perugini, quindi a cavallo degli anni 60 e 70. Diciamo che è stato una mancanza di memoria.
Nicola De Michele
SAN LORENZO
MAGGIORE
Parla con Pedro
“Parla con Pedro” segna l’esordio narrativo di Gioconda Fappiano, autrice cerretese, già vincitrice del premio “Città di Montesarchio” con il racconto Lili Marleene.
Il libro, presentato lo scorso ottobre a Cerreto Sannita si compone di dodici racconti, tutti legati tra loro da un filo invisibile che si dipana sottile dalla prima all’ultima pagina: è la contrapposizione tra la città e il paese e il conflitto che ne deriva in termini di scelte di vita.
La metropoli che spersonalizza, che rende nevrotici, inquieti e ansiosi ma che dà mille opportunità di vita e il paese che invece ti mette al sicuro come una chioccia con i suoi pulcini ma che altresì rende schiavi delle sue consuetudini, dei suoi rituali, delle sue manie.
Il racconto L’abito da sposa è il fulcro del libro, perché, più che mai, è stridente questo contrasto. La protagonista, infatti, una ragazza d’origini italiane a Londra, resta per così dire appesa a una decisione importante che può determinare la sua vita in un modo o nell’altro.
“Parla con Pedro” ricorda per certi versi il miglior Andrea De Carlo (Treno di panna, Uccelli da gabbia e da voliera, Due di due), con i suoi protagonisti che rifiutano di inserirsi nei binari prestabiliti della vita di tutti i giorni.
“Parla con Pedro” è un libro che invita a meditare sulla caducità delle cose, sull’importanza dei valori come l’amicizia, sulla rilevanza delle tradizioni in un mondo che va sempre troppo di fretta, il “manifesto” di una generazione un po’ “impegnata”, un po’ “Peter Pan”.
Rosario Longo
AGRITURISMO
NEL SANNIO
A Cerreto c’è Barile
L’agriturismo “Barile” si trova a Cerreto Sannita, in contrada Madonna della Libera, località famosa per la sagra degli asparagi, che si tiene ogni anno, in estate.
La stradina per arrivarci, si inerpica per la montagna e dopo un paio di chilometri dal centro di Cerreto, giunge al casolare in pietra dell’azienda, sapientemente ristrutturato.
I menù proposti dall’azienda, semplici e variegati, variano dai 20 ai 35 euro, mentre la ricettività prevede prezzi da 28,50 euro per pensione e prima colazione, 45 euro per la mezza pensione e 57 euro per la pensione completa.
Davvero poco se si considera il valore aggiunto dell’agriturismo, che è essenzialmente l’aria fina di montagna e il panorama che si scorge dal casolare.
Le tre camere, con sei posti letto, sono dotate di riscaldamento e televisore.
Per le attività ricreative e culturali, è possibile fare delle passeggiate o escursioni in montagna oppure partecipare alle attività agricole aziendali.
L’azienda effettua anche la vendita diretta dei propri prodotti, come vino, olio, ortaggi, carni, cereali e frutta.
Non lontano dall’agriturismo, a ridosso del Monte Cigno, c’è la bella chiesetta dedicata alla Madonna della Libera, che si festeggia ogni anno, nel mese di luglio.
Rosario Longo
LE "BUONE PRATICHE"
Eco-shoppers a S.Salvatore Telesino
Il Bangladesh è stato il primo ad abolirli nel 2002. Il Sud Africa nel 2003. Eritrea, Somalia e Ruanda nel 2005. La Tanzania nel 2006, Kenia e Uganda nel 2007. Negli Stati Uniti la prima è stata San Francisco, nel 2007, poi tutta la California, mentre in Asia la prima è stata Taiwan, nel 2003 – Mumbai, in India, già dal 2000.
E in Europa?
In Europa una legge comunitaria ne prevede l’abolizione entro il 2010.
In realtà, l’uso dei sacchetti in plastiche non biodegradabili rappresenta ancora una consolidata abitudine.
Abitudine che accomuna più o meno indistintamente tutti i cittadini dell’Unione ad eccezione dei “virtuosi” irlandesi presso i quali già da tempo l’introduzione di una tassa ha contribuito a rendere “socialmente inaccettabili”, oltre che costosi, i vecchi sacchetti in polietilene.
Gli inglesi utilizzano per i loro acquisti circa 10 miliardi di buste in plastica, i francesi 13, gli italiani 15. Per una media pro capite che oscilla tra i 200 e i 500 sacchetti all’anno. (Fonte: Coldiretti)
Un minuto per nascere, venti per vivere e circa trecento anni per morire. Questo, grosso modo, il ciclo di vita di un sacchetto in plastica – come si diceva in un precedente appuntamento di questa rubrica.
Ma, mentre lì ci si vedeva costretti a lamentare una sostanziale assenza di buone prassi in materia – ed anzi a giudicare la mancanza di un decreto attuativo e di conseguenti sanzioni come la mancanza di un “incentivo” indispensabile al rispetto di una legge comunitaria nel Bel Paese – è invece possibile ora citare l’esempio di San Salvatore Telesino.
Nel piccolo centro del Sannio l’attenzione a temi di interesse globale è stata felicemente coniugata all’azione locale attraverso un fattivo coinvolgimento delle fasce più giovani della cittadinanza.
La campagna di sensibilizzazione avviata dall’amministrazione guidata dal sindaco Pasquale Izzo ha insomma saputo fare perno, in un percorso di virtuoso adeguamento alle norme comunitarie, su quelle che sono, sempre, le forze più vive di un territorio e, spesso, i più efficaci “portatori” di sane abitudini.
Agli alunni della scuola primaria e secondaria è stata infatti affidata, attraverso un concorso i cui vincitori sono stati premiati alla presenza dell’assessore provinciale all’Ambiente, Gianluca Aceto, la realizzazione del logo che verrà stampato sulle buste in iuta, canapa, o cotone che andranno a sostituire i sacchetti in plastica ormai “fuorilegge” e dello slogan che ne accompagnerà l’introduzione.
Un piccolo passo, dunque, per una realtà in evidente controtendenza rispetto ad un Sannio sempre più “riciclone” – la raccolta differenziata non supera, a San Salvatore, la soglia del 23% a fronte di medie ben più alte e punte del 75% – ma un importante esempio (facilmente replicabile) di come rispetto delle leggi, sensibilità verso l’ambiente e partecipazione attiva dei giovani alla vita della comunità possano essere efficacemente coniugate a costi sostenibili.
Massimo Iazzetti
ARPAIA
Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata dal dott. Di Guida al Sindaco Fucci
Intitoliamo una strada al tenente Frascadore
Sono anni che il dott. Vittorio Di Guida cerca di ottenere l’intitolazione di una strada del comune di Arpaia in memoria di suo zio, il Tenente Pilota Mario Frascadore, ufficiale della Regia Aeronautica, disperso nel dicembre 1940 durante la campagna di Grecia.
Per sensibilizzare maggiormente l’amministrazione comunale del centro sannita, ci ha chiesto di rendere pubblica la lettera inviata al sindaco Fucci, nella quale si ribadiscono le motivazioni della richiesta di onorare un militare che ha eroicamente servito la patria durante l’ultima guerra mondiale.
Certi che gli amministratori comunali di Arpaia prenderanno nella dovuta considerazione la richiesta dei familiari di Mario Frascadore, pubblichiamo di seguito la lettera del dott. Di Guida.
Egregio Dottore Fucci,
Le scrivo perché per molti anni la mia famiglia ha cercato di avere notizie circa la scomparsa di mio zio, Mario Frascadore, nato ad Arpaia nel 1917 e disperso nel dicembre 1940 durante la campagna di Grecia. Fino al 2008 le ricerche sono state infruttuose: solo recentemente, leggendo dei libri sulla storia della Campagna di Grecia, ho scoperto che mio zio Mario Frascadore è stato abbattuto in occasione di un violento scontro aereo ed è morto con grandissimo onore, benché non vi sia la possibilità di sapere con certezza se il suo corpo sia mai stato recuperato. Scrivo così perché attualmente il nominativo risulta presso il Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari, ma a tale nominativo non corrisponde un corpo che sia stato identificato, per cui oggi noi familiari ci troviamo nell’impossibilità di avere una salma da seppellire privatamente.
Le dirò più oltre dei dati storici che ho recuperato, vengo alla mia richiesta:
considerato il valore dell’uomo, e dell’aviatore, in ragione dell’abnegazione dimostrata e dell’estremo sacrificio della vita, Le chiedo di titolare una strada della città di Arpaia al Tenente Mario Frascadore.
So bene che le urgenze di un’Amministrazione Comunale sono ben altre, tuttavia mi permetto inoltrarLe questa mia richiesta perché ritengo che restituire alla memoria collettiva il nome e l’esempio di Mario Frascadore sia un gesto di grande civiltà. Oltretutto mi si racconta che Mario Frascadore era estremamente legato,oltre che alla propria famiglia di origine, alla propria terra.
Le informazioni sulle gesta belliche del Tenente Mario Frascadore sono tratte dal volume “Air War for Yugoslavia, Greece and Crete” scritto da Nicola Malizia, Christopher Shores e Brian Cull. Alcune notazioni vengono da Nicola Malizia, storico, autore ed Ufficiale dell’Aeronautica Militare Italiana che sta curando l’edizione di un nuovo volume: “La Regia Aronautica nella II Guerra Mondiale”. Le informazioni sulla vita privata provengono invece dai racconti della mia nonna Clara Frascadore (sorella di Mario), che ha vissuto tutta la vita senza avere a disposizione i potenti mezzi (internet) che mi hanno successivamente consentito di ricostruire quanto riporto in calce.
Mario Frascadore è nato ad Arpaia nel 1917 e giovanissimo decise di arruolarsi nella Regia Aeronautica partendo volontario per la Guerra di Spagna. A soli 21 anni è già pilota di caccia nell’Aviazione Legionaria, XVI Gruppo Caccia “La Cucaracha” (3° Stormo, 26 a Squadriglia). Nel Marzo del 1939 viene ferito al durante un combattimento aereo: il proiettile della mitragliatrice di un caccia nemico gli ha perforato una coscia, ma egli riesce a rientrare alla base. Ne segue un breve periodo di congedo: rientra in Italia presso la propria famiglia e, prima ancora di essere completamente guarito, decide di unirsi ai propri colleghi chiamati sul fronte greco. E’ il 1940, Mario Frascadore è nominato Ufficiale Pilota con il grado di Tenente, ha 23 anni. Viene assegnato alla 394 a Squariglia del 160° Gruppo Caccia della Regia Aeronautica. Del periodo precedente alla sua morte sappiamo (da libri di storia) che si distinse nel combattimento aereo del 30/10/1940 sui cieli di Koritza (Grecia): da solo si lancia all’inseguimento di tre velivoli nemici (un Henschels He 126, e due Mira dell’aviazione greca) riuscendo ad accodarli per fare fuoco. Sfortunata circostanza vuole che la mitragliatrice del FIAT CR42 si inceppi, cosicché non riesca ad abbattere i velivoli nemici, che trovano riparo in un banco di nubi. Successivamente la pattuglia italiana accorsa in supporto a Frascadore e guidata dal Ten.Col. Zanni riesce ad abbattere i nemici. I Piloti abbattuti rispondono ai nomi di Evangelos Yannaris, Lazarios Papamichael e Costantinos Gemnetris.Altro combattimento aereo in cui il Ten. Frascadore si distingue è quello dell’attacco al suolo sulle basi di Florina e Castoria, condotto dal Cap. Pilota Luigi Morelli in data 31/10/1940. In questa terribile giornata di battaglia la Regia aeronautica perde due velivoli FIAT CR32: uno dei Piloti (M.llo Pilota Marcello Lui) si lancia prima di precipitare atterrando in territorio albanese, ma riuscendo a rientrare alla base; l’altro Pilota, Ten. Dino Ciarlo si lancia, ma vienecatturato e fatto prigioniero.
Il 01/11/1940 il Tenente Frascadore, in missione sul costruendo porto di Corinto, attacca in solitaria quattro caccia nemici (si tratta di due Breuget XIX e due Mira), abbattendone due.
L’ultimo combattimento è quello in cui Frascadore, è quello che è valso al Tenente Pilota Frascadore una delle due Medaglie d’Argento al Valor Militare, anche se a costo della vita. Erano le 10.30 del 21/12/1940 quando dieci aerei inglesi (Gloster Gladiators II dell’80th Squadron) partono in ricognizione offensiva dalla propria base. Primi ad attirare le sgradite attenzioni degli inglesi sono tre bombardieri italiani in volo su Argirocastro diretti ad attaccare concentramentia Shimprentia. Poco distante volano sei velivoli italiani provenienti da Grottaglie, che vengono subito attaccati dagli inglesi (con un immediato abbattimento). In quel momento giunge la Pattuglia di Frascadore che, diretta a Yanina, decide di difendere i bombardieri in difficoltà. La battaglia dura 25 minuti (un’enormità per un duello aereo) durante i quali molti aerei inglesi vengono abbattuti e per parte italiana si registrano le perdite dei Tenenti Mario Frascadore e Mario Gaetano Carancini: il capopattuglia, Magg. Oscar Molinari, al rientro al campo base riceve la medaglia d’Argento al Valor Militare.
Termina qui la storia del Pilota Mario Frascadore. Null’altro conosciamo, benché attualmente si attendano dettagli da parte del Ministero della Difesa. A noi sono rimaste le foto inviate ai genitori ed ai fratelli durante la guerra, le lettere di qualche fidanzata, pochi bottoni della divisa, il libretto di volo della Guerra di Spagna e la sciabola d’ordinanza. Purtoppo termina qui anche la vita di Mario Frascadore, che da volontario a 23 anni trovò una gloriosa morte nei cieli di Grecia per amore della sua Patria.Benché siano trascorsi più di sessanta anni dalla morte del mio congiunto, non avendo null’altro da celebrare che la sua memoria, Le chiedo di conferire il giusto riconoscimento ad un Suo valoroso concittadino.
In attesa di un suo cortese riscontro mi rendo disponibile ad ogni informazione o chiarimento ritenesse necessario. Ringraziando anticipatamente per l’interessamento che sono certo non vorrà far mancare ad una causa nobile come questa, l’occasione mi è gradita per porgerLe Distinti Saluti.
Vittorio Di Guida