
LA FOTOSTORIA DELLA SACRA SINDONE
“Ecce Homo” a Benevento
Aprirà il 7 marzo e si concluderà il 4 aprile a Benevento, presso la sala del Crocifisso della Rocca dei Rettori, “Ecce Homo”, la mostra itinerante sulla Sacra Sindone, con la riproduzione a grandezza naturale del Sacro Lenzuolo.
Domenica 7 marzo alle 18 ci sarà la cerimonia ufficiale d’inaugurazione alla presenza dell’Arcivescovo Andrea Mugione, del Presidente della Provincia Aniello Cimitile, del Sindaco Fausto Pepe e del Rettore dell’Università del Sannio Filippo Bencardino.
“Ecce Homo” è una mostra di 22 pannelli che consente di compiere un percorso che affronta la storia della Sindone, la lettura delle impronte sul telo, le ricerche scientifiche principali e gli aspetti spirituali e pastorali.
L’evento, organizzato dall’associazione “La Conchiglia” e patrocinato dal Comune di Benevento, conta una folta schiera di collaborazioni: dall’Università degli Studi del Sannio all’Arcidiocesi di Benevento, dall’Ufficio Caritas e dalla Provincia di Benevento all’Ufficio Scolastico Provinciale, dal Centro Studi del Sannio al Movimento Testimoni del Risorto, dall’Unitalsi di Benevento all’U.S. Rugby Benevento, dall’Ufficio Diocesano Pastorale giovanile all’Ufficio Scuola diocesano. Durante la mostra, che resterà aperta sia nei giorni feriali che festivi, ci saranno una serie di incontri di studio a tema.
“La Sindone -spiega in una nota l’Arcidiocesi di Benevento- è un lenzuolo di lino delle dimensioni di circa m. 4,41 x 1,13, sul quale è visibile l’immagine di un uomo morto in seguito ad una serie di torture culminate con la crocefissione. La tradizione identifica l’uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgerne il corpo nel sepolcro. La mostra itinerante “Ecce Homo” rappresenta quindi, per chi non può recarsi direttamente a Torino, l’occasione migliore per comprendere a fondo il significato di quel misterioso lenzuolo che da molti è considerato la reliquia più preziosa della cristianità”.
L’Ostensione della Sacra Sindone si terrà a Torino in primavera, a distanza di dieci anni dall’Ostensione avvenuta nell’anno giubilare. La Sindone sarà nuovamente esposta nel Duomo di Torino dopo il “restauro” a cui è stata sottoposta nel 2002, che ha portato alla rimozione di lembi di tessuto bruciato nell’incendio di Chambéry del 1532 e ha stabilito il Sudario su un nuovo supporto. Si ricorda che in occasione dell’esposizione, l’Arcidiocesi di Benevento ha organizzato un pellegrinaggio a Torino dal 30 aprile al 2 maggio 2010.
Antonino Caffo
antonino.caffo@hotmail.it
LA CURIOSITA'
Nel Duomo di Benevento è conservato
un piccolo frammento della Sindone,
dono della casa Savoia a papa Orsini
Presso il Museo Diocesano di Benevento è custodito un prezioso reliquario, contenente tra l’altro un piccolo frammento della Sindone, dono della famiglia Savoia a papa Orsini, che fu vescovo della nostra città.
Di questa straordinaria presenza a Benevento stranamente si parla poco. Riproponiamo, pertanto, ai nostri lettori la scheda redatta dal compianto don Giovanni Giordano, pubblicata nel 1997 sul volume di Alessandro Perriello “Il Mistero della Sindone”, edito dalla nostra casa editrice.
“… Un Reliquario quadrato a due facce di oro finissimo lavorato a cisello, con teste de Cherubini, e fiorami d’oro al naturale, con Cornice di oro vagamente intagliata, con cristalli di Monte (rocca) quadrati, che racchiudono dentro un Ornato di oro cesellato, con entro le seguente Reliquie: Della Sindone (cm2x1,5 c.a.), Sudario, e veste di Nostro Signore Gesù Cristo; Un Dente di S.Domenico Confessore, e due pezzi di ossa di S.Vincenzo Ferrerio; Detto Reliquario è sostenuto da un Angelo d’Argento d’intera figura, abbellito nelle braccia, nel petto, e nelle ligature delle gambe da molte pietre preziose di grossi smiraldi, rubini, e zaffiri ligati in oro; l’Angelo poi posa sopra una Nuvola su piedestallo di argento centinato, guarnito con teste de cherubini colle arma di Sua Santità nel prospetto d’avanti, al di dietro con una Cifra, e ne’ lati con cartelle, ne quali è scolpito il millesimo Anno Domini 1726, essendo gli ornamenti tutti di oro, essendo la base fermata sul dorso di quattro cani d’argento, che con fiaccole d’oro in bocca giocano sopra Libri, per alludere allo Stemma dell’Ordine de’ Predicatori (i Domenicani)…
Costa scudi romani 1500;
che di Regno sono 2000/25.”
Questo preziosissimo reliquario fu portato in dono a papa Orsini dall’ambasciatore di Vittorio Amedeo II di Savoia presso la Santa Sede, lo scaltro Carlo Francesco Ferrero di Rosaio, marchese d’Ormea; il donativo rientrava in tutto un sottile piano psicologico finalizzato ad accattivarsi la benevolenza di Benedetto XIII e muoverlo a firmare il tanto controverso Concordato del 29 maggio 1727. Moralmente si collega questo “reliquario” con i famosi candelieri e croce d’argento del 1727, dono dello stesso Vittorio Amedeo II, portati via dagli occupanti Francesi nel Gennaio del 1799.
Il preziosissimo oggetto è conservato nel Museo Diocesano di Benevento. Esso viene offerto alla venerazione dei fedeli durante la Settimana Santa, nella Cattedrale di Benevento.
INTERVISTA CO GIANVITO BELLO, ASSESSORE
PROVINCIALE AI TRASPORTI E L'ENERGIA
«Solo il governo può bloccare la Luminosa»
Ben gli sta! Se i talk show saranno soppressi, il Pd deve recriminare se stesso. Infatti, la colpa è di chi, assurto ai vertici di questo partito, dopo aver ottenuto nelle primarie del 24 ottobre 2007 quattro milioni di voti, si era montato la testa, al punto da lasciare, con tre anni di anticipo, la guida del Comune di Roma, per andare a Palazzo Chigi, e da scegliere sia le persone da nominare deputati e senatori, sia gli alleati, per tentare, il 13 aprile 2008, il colpaccio. Pensò anche di farsi avvicendare in Campidoglio da un persona che è stata sconfitta da Alemanno, in quanto anche se era stato il primo cittadino per due Consiliature, non aveva lasciato ai romani un buon ricordo di sé.
Come partito alleato, il numero uno del Pd scelse così quello di Di Pietro, credendo che l’ex pm avrebbe mantenuto la parola di sciogliere il suo partito dopo le elezioni e di confluire nel gruppo del partito maggiore. Non volle, come alleati, né Rc, né il Pdci, né i socialisti di Boselli, né i verdi, perché, nel governo Prodi, erano stati troppo litigiosi, ma non avevano avuto la responsabilità di farlo cadere.
Oltre a decidere, alla maniera di Berlusconi e grazie alla legge elettorale da questi voluta, di portare ragazzi e ragazze in Parlamento, preferendo inoltre, a Ciriaco De Mita, Matteo Colaninno, il figlio del presidente della cordata voluta da Berlusconi alla guida della nuova Alitalia, l’allora capo del Pd ritenne utile anche che una decina di radicali venissero candidati nelle liste del suo partito in posizione di eleggibilità, pensando che la grande messe di voti che costoro sarebbero riusciti a convogliare sul nuovo soggetto politico, gli avrebbe assicurato l’accesso a Palazzo Chigi.
A parte il fatto che questa operazione è servita soltanto a far nominare parlamentari un decina di militanti del Pd in meno, la cosa più grave di quella presenza in Parlamento a spese del Pd è certamente costituita dal comportamento del radicale Marco Bertrandi, il quale, nominato da mamma sua a far parte della commissione di vigilanza della Rai, ha proposto la soppressione dei talk show durante la campagna elettorale, ottenendo, e non poteva essere altrimenti, il voto favorevole dei rappresentanti del Pdl, dal momento che la cosa non avrebbe riguardato i canali televisivi di Berlusconi. Ma, cosa inaudita, la sortita di Bertrandi ha avuto, nel corso di “Annozero” dell’11 febbraio, il placet della pasionaria radicale Emma Bonino, nella cui candidatura a presidente della regione Lazio, si riconosce anche il partito di Bersani, senza sapere che la scelta potrebbe non essere gradita dal considerevole elettorato cattolico del Pd.
A volte, quelli del Pd prendono le misure su come perdere le elezioni, e sembra che usino il linguaggio della vasellina quando debbono attaccare la maggioranza, in questo momento in grande difficoltà, dopo il varo del legittimo impedimento e il venir fuori del Bertolasogate.
Anche a Benevento il Pdl, dilaniato da lotte interne, è in grave difficoltà. Non riesce a riunire il coordinamento provinciale per individuare le candidature. Dodici consiglieri comunali di Benevento su quattordici, “eletti e non nominati”, alludendo chiaramente in un loro documento alla coordinatrice del Pdl, nominata deputata da Berlusconi, chiedevano che venisse candidato alle regionali un loro rappresentante, esigenza, questa, di cui si era reso interprete, prima di ripiegare su di un nome femminile, il sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli. Il quale, ad una cena di lavoro con costoro, allargata a Ricciardi e Molinaro che siedono alla Rocca dei Retttori, non avrebbe invitato Roberto Capezzone, da lui voluto come coordinatore vicario del Pdl ma che pare segua le orme di Verrillo, suo predecessore, ritenuto colpevole di essersi appiattito sulle posizioni della coordinatrice De Girolamo e di non aver rappresentato nel partito le esigenze degli ex aennini.
Rispetto a tutto ciò, la De Girolamo, ignara forse delle sortite che Berlusconi compie sulla testa dei suoi collaboratori (all’insediamento del Parlamento, nel 2006, sacrificò la cooptazione a deputato di Antonio Barbieri per favorire un esponente del MpA, pena il non appoggio in Senato, da parte di tale Movimento,alla candidatura di Andreotti a presidente), si è permessa anche di dare lezione di etica politica, allorché ha invitato il presidente Cimitile a non svendere la Provincia, di fronte al fatto che il Pd abbia preso in considerazione la richiesta dei “leali per Benevento”, che non hanno seguito Mastella a schierarsi con il Pdl, evitando, per contro, di far cadere l’amministrazione di centro sinistra al Comune di Benevento, di avere un assessorato alla Rocca dei Rettori. Costoro volevano visibilità alla Provincia, in quanto quattro di loro, candidati alle provinciali, sia pure sotto il simbolo dell’Udeur, avrebbero concorso con tremila voti, non determinanti, alla elezione di Cimitile.
Cimitile, però, quasi accogliendo l’invito della De Girolamo, ha detto che la Provincia non si presterà a giochi elettorali, atteso che tale gruppo aveva promesso di impegnarsi per il Pd e per il rispettivo candidato-presidente Nicola De Luca, impegno che comunque è stato ribadito anche dopo la levata di scudi del presidente, rimasto in sella, grazie a quanto messo in atto dal Pd per trovare nel Pdl due consiglieri che consentissero al centro sinistra di andare avanti, dopo che i quattro consiglieri dell’Udeur avevano seguito Mastella. L’amministrazione, però, alcuni mesi fa, ha recuperato uno di loro, Angelo Capobianco, che, per essere solidale con il consigliere regionale Fernando Errico, che aveva lasciato l’Udeur dopo essere stato coinvolto anche nella seconda vicenda giudiziaria riguardante i Mastella, né ha imitato il gesto..
L’operazione salvataggio, che il deputato Mario Pepe ha ricordato a Cimitile, quando questi cedette alle pressioni di Idv nel nominare assessore Nunzio Pacifico e revocando dall’esecutivo Augusto Simeone, precedentemente designato dai dipietristi, consentì al presidente della Provincia di chiamare a far parte della giunta, in via provvisoria, in attesa che decantasse la situazione, un sua collaboratrice, la dottoressa Anna Chiara Calmieri, al posto della udeurrina Maria Cirocco, rimasta fedele ai Mastella. Infatti, la Cirocco, dopo aver ricevuto l’invito dall’Udc di candidarsi nel partito di Casini, ha dichiarato di voler sostenere la signora Sandra Lonardo Mastella, sulla cui candidatura in un Udeur schierato con il centrodestra, il candidato-presidente Stefano Caldoro, ha rimosso il veto popsto dalla ministra Mara Carfagna.
Ma in politica, Niccolò Macchiavelli insegna quando dice, in contrasto con Socrate secondo cui la politica è ricerca del bene, che il fine giustifica i mezzi e che l’uomo politico deve parere e non essere.
Infatti, Francesco Rutelli, finito in ombra nel partito di cui era stato co-fondatore, ha preso a pretesto l’elezione di Bersani a segretario, per dire che il Pd si era spostato a sinistra e per ritenersi, di conseguenza, giustificato a creare un suo movimento che lo ponesse alla ribalta della scena politica. A questa formazione, l’Api, hanno, nel Sannio, aderito anche i socialisti di Borselli.
All’ing. Gianvito Bello, assessore provinciale ai trasporti e capo storico dello Sdi a Benevento, che si è candidato al Consiglio regionale nelle formazione di Rutelli, abbiamo chiesto:
Perché avete scelto l’Api?
“Perché è un soggetto laico, riformista, cattolico, con cui condividere anche il futuro del nostro partito. Basti pensare che, negli ultimi anni, il partito socialista era stato interessato da progetti politici diversi, soprattutto nelle campagne elettorali: la rosa nel pugno, per arrivare poi a fare un discorso con “Sinistra e libertà”. Si erano cioè cercate sempre associazioni che si erano spinte troppo a sinistra nel panorama politico, svilendo un poco la tradizione laica, riformista e moderata del partito socialista (che è nato storicamente a sinistra –ndr). Così, tutto il partito socialista di Benevento continua la propria azione politica con un altro soggetto politico, plurale, molto aperto e ancorato al centro sinistra”.
Il problema delle alleanze per i socialisti di Boselli è stato determinato, non tanto da una omogeneità politica con le forze con cui andava a fare causa comune, quanto piuttosto per affrontare e superare il problema dei vari sbarramenti elettorali. Addirittura, nel ’96, i socialisti di Boselli si allearono con Dini, uscito forte da un governo di transizione guidato da lui. I socialisti hanno dimostrato di essere il partito più laico della sinistra, a cominciare da quando non hanno votato l’art. 7 della Costituzione, votato invece dai comunisti, i quali poi hanno subito l’iniziativa di socialisti liberali e radicali sulla conquista del divorzio e della “194”. Rutelli non sembra un soggetto laico: in Parlamento, distinguendosi dal resto del partito e schierandosi con la gerarchia d’oltre Tevere, si è sempre posto problemi di coscienza su tutto ciò che riguardava le questioni di natura etica. Ma l’Api, poi, dove pensa di andare, dal momento che i sondaggi lo accreditano sullo 0,4%?
“Guarda, se noi ragionassimo in questi termini nel dibattito che riguarda la laicità impiegheremmo ore di discussione. Noi partiamo da una constatazione secondo cui il bipolarismo in Italia, falso e incompleto, è rappresentato male da due contenitori: il Pd, da una parte, dove convivono la Binetti (che se ne è andata – ndr), D’Alema e Fassino, il Pdl, dall’altra, le cui azioni verticistiche di mettere insieme la Lega con Fini e con Forza Italia, stanno creando non pochi problemi nel Sannio. Noi siamo convinti che, nel futuro, ci sarà bisogno di un nuovo assestamento del quadro politico. La percentuale non ci spaventa, nella maniera più assoluta, e lo vedremo nel prossimo spoglio regionale. Il dato dei sondaggi rappresenta la posizione di partenza di questo movimento. Devi pensare che, solo in Campania, nelle ultime ore, oltre ad aver aderito i deputati, i senatori e i consiglieri regionali di Napoli che sappiamo, è venuto nell’Api il sindaco di Caserta con metà giunta. Insomma, ogni giorno le adesioni aumentano”.
Non pensate che dei socialisti dello Sdi possano votare per Stefano Caldoro, essendo questi figlio di Antonio Caldoro, un ex ferroviere socialista, sindacalista della Cgil e infine deputato schierato nella corrente nenniana?
“Assolutamente no, perché la totalità dei socialisti del Sannio ha condiviso questo nuovo percorso politico, un percorso di continuità e di coerenza. Caldoro (alter ego di Cosentino – ndr) è stato con me nella federazione giovanile socialista per tantissimi anni. Ma dal 1994 in poi, la diaspora del Psi ha collocato i socialisti in tutti gli schieramenti, anche in An. Noi, rimasti ancorati al progetto politico del centro sinistra, riteniamo che i socialisti, che con Craxi hanno condiviso tante battaglie, non possano essere alleati dei fascisti”.
In che misura siete accreditati in Campania, in termini di voti?
“Questo non lo so dire. Sicuramente, partendo da tutti quelli che hanno aderito in Campania, l’obiettivo di ottenere due consiglieri regionali è alla nostra portata”.
Benevento in che misura può concorrere in questa affermazione dell’Api?
“Benevento rappresenta, in campo regionale, la novità più forte, perché solo qui si è avuta un’adesione così massiccia di un partito ben rappresentato nel capoluogo e nella provincia. Ma anche l’adesione di altre tradizioni cattoliche rafforzeranno il nostro risultato elettorale”.
Manca un anno alle elezioni comunali di Benevento. Pensi che un bilancio politico si possa già trarre, se in quest’ultimo anno bisogna passare dalla programmazione alla realizzazione degli interventi? Finora, l’amministrazione si è distinta per aver varato provvedimenti abbastanza impopolari, come l’aumento dell’addizionale allo 0,8% sostenendo che il ricavato (1.600.000 euro) sarebbe servito a fronteggiare i debiti lasciati dalla precedente amministrazione, mentre l’opposizione faceva notare che questi soldi sarebbero stati utilizzati per finanziare le attività ludiche; come l’aumento della Tarsu, relativamente all’anno 2008, per compensare in parte il mancato introito dell’Ici sulla prima casa, e relativamente all’anno 2009, ancora da notificare ai cittadini, in forza di una legge secondo cui la spesa sullo smaltimento dei rifiuti deve gravare totalmente sugli utenti, senza che però si sappia come l’Asia spende i soldi dalle Tarsu.
“Tutti questi meccanismi finanziari sono conseguenza non solo della gestione, non proprio oculata, del pubblico denaro da parte della precedente amministrazione centro destra, ma soprattutto della scelta federale dello Stato che ha penalizzato non poco gli enti locali. Noi vediamo che i comuni soffrono tantissimo per la riduzione dei trasferimenti sui conti correnti delle casse comunali. I fondi compensativi sono arrivati, ma non sono ancora stati accreditati. Volevo poi dirti, per tracciare un bilancio dell’amministrazione comunale di Benevento, che sicuramente grandi passi avanti, in termini di programmazione e progettualità, sono stati fatti. Non dimentichiamo l’attivazione di tutti i fondi europei, e tutta una serie di attività propedeutiche e necessarie alla vigilia dell’agenda 2007-2013 che questa giunta e il sindaco sono stati in grado di mettere in piedi. E’ evidente che, allo stesso modo, bisogna passare alla concretezza, all’apertura cioè dei cantieri, cosa che certamente in questo anno sarà fatta”.
Parliamo della vicenda Luminosa che ha a che fare con il tuo assessorato. Gabriele Corona, di “Altrabenevento”, lamenta il fatto che la Provincia, oltre ad aver manifestato una protesta e una opposizione all’insediamento della centrale elettrica, non si sia mobilitata più di tanto. A Flumeri non sarà insediata una analoga centrale, perché le istituzioni hanno mobilito i cittadini, dice Corona. Ma come mai, mentre il Consiglio regionale all’unanimità decide di non insediare la Luminosa a Benevento, due funzionari della Regione ritengono che la Luminosa debba essere insediata?
“Guarda, se Gabriele Corona ha fatto questa affermazione, ha detto una grande bugia. La Provincia di Benevento ha dichiarato la propria opposizione, forte sostanziale formale, in qualunque sede, lasciando pareri e delibere negativi all’insediamento della Luminosa, fin dal primo momento. Anche su questa vicenda bisogna fare chiarezza. La competenza, per il rilascio delle autorizzazioni relative all’insediamento delle grandi centrali di produzione di energia, non è della Provincia, ma, in deroga a tutti gli strumenti urbanistici locali, è del Ministero dello sviluppo economico del governo di centro destra, che promuove la conferenza dei servizi”.
Che funzione ha la Regione?
“La Regione, territorialmente competente, ha, come dire, la funzione di rilasciare l’intesa finale con il Ministero dello sviluppo economico. L’unica amministrazione che, in questo momento, sia in grado di rallentare o bloccare, mettersi contro il discorso della centrale in modo serio, è la Regione Campania, che, in sede di rilascio di intesa, può dire no. Ma qui, in questa materia, la politica c’entra ben poco, anche perché i settori funzionali sono quelli chiamati nelle conferenze di servizi. Noi abbiamo denunciato l’atteggiamento altalenante e poco chiaro dei funzionari della Regione.. Poi vedremo se, in sede di intesa, che è un documento politico oltre che tecnico, la Regione rilascerà, e lo deve fare in giunta, l’ok per la installazione di questa centrale”.
Qui si assiste al fatto, dice l’assessore Aceto, che gli esponenti sanniti del Pdl, mentre fanno i nuclearisti a Roma, si dimostrano ecologisti a Benevento, nell’opporsi all’installazione della predetta centrale elettrica, quando invece ci sono, in funzione di tale insediamento, pareri favorevoli dei ministri Scaiola e Bondi. Fino a che punto riuscite a fare emergere questa contraddizione nel Pdl?
“Il silenzio tombale che gli esponenti del Pdl hanno su questa vicenda della Luminosa la dice lunga. Per quale motivo non ci spiegano perché il procedimento non viene bloccato dal Ministero per lo sviluppo economico? Perché non dicono che il Ministero per lo sviluppo economico non ha bloccato la conferenza dei servizi, ma dicono invece che la colpa è della Provincia di Benevento? La provincia di Benevento non ha nessuna possibilità di bloccare la centrale. Quello che potevamo fare lo abbiamo fatto. L’insediamento della Luminosa può essere impedito dal governo di centro destra e dal Ministero dello sviluppo economico”.
Giuseppe Di Gioia
pedigio@tele2.it