CALCIO

Il Benevento si allontana dalla vetta

Un punto in tre partite per un Benevento che non riesce a ritrovarsi. E quel punto rimediato a Pagani, dove domenica scorsa il Gallipoli alla fine ha prevalso.
E’ il momento no dei giallorossi certamente in debito d’ossigeno, sicuramente in stato psicofisico confusionale. Bisognerà mettere ordine al più presto sotto questo aspetto. Ma ordine bisognerà dare anche in difesa e a centrocampo, dove le amnesie sono troppo spesso evidenziate da azioni pericolose e realizzazioni da parte degli avversari.
Contro il Crotone, partita big, il Benevento nel primo tempo è rimasto negli spogliatoi, solo poi una ventina di minuti per cercare di raddrizzare quello che alla fine si è dimostrato irreparabile. Da recriminare solo quel palo di Clemente, ed il tiraccio di Cejas finito fuori proprio di un nulla.
A Terni la squadra è scesa ancora una volta in campo in piena apnea e solo nel finale di primo tempo ha trovato il gol che dimezzava le distanze.
Ma la voglia di riscatto, la forza di rimontare la gara non si è concretizzata ed a Terni il Benevento ha lasciato sul terreno tre punti preziosi ed ha visto allontanarsi ancora Crotone e Gallipoli. E dire che dopo Pagani c’era solo un punto di differenza con i pugliesi del Principe Giannini.
Non tutto è perduto per il Benevento. La classifica seppur parla di play off resta di vertice, c’è solo da recuperare fiducia nei propri mezzi, di riassemblare una difesa che in questi ultimi mesi non è stata impeccabile e… magari anche trovare metodi alternativi, magari più offensivi per mettere in difficoltà gli avversari e non subire le loro iniziative e, soprattutto, scendere in campo senza timori riverenziali, ma con la consapevolezza dei propri mezzi.
E’ pur vero che è un periodo nero, è per vero che la classifica è deficitaria in questi giorni. Ma com’è noto la palla è rotonda, gli avversari tutti sono alla portata del Benevento e quindi non bisogna demordere e lasciarsi andare allo sconforto. Occorre sì una sterzata, ma senza traumi senza scossoni che potrebbero alla fine rompere il giocattolo.
Occorre calma e gesso e magari pensare a mettere su un bell’albero… di Pasqua? Perché non provare?... tentare non nuoce, soprattutto al S.Colomba che con la Pasqua ha un feeling….

Pregi

ROSSO FERRARI

A cura di Giuseppe Russo

BREVE STORIA DI UNA LEGGENDA DELL’AUTOMOBILISMO

Targa Florio: orgoglio meridionale

Quando si parla di eccellenze dell’automobilismo si pensa alla Germania, all’Inghilterra, alla Francia oppure agli USA. Ovviamente si pensa anche all’Italia ma soprattutto al suo settentrione. Tuttavia anche il Sud ha avuto ed ha ancora oggi un ruolo non del tutto marginale nella storia dell’auto. Il simbolo della sempre presente passione motoristica meridionale è, senza dubbio, la Targa Florio.
Nel 1906 Vincenzo Florio, ricco industriale palermitano ed appassionato del neonato mezzo di locomozione, ne organizzò e finanziò la prima edizione. La competizione si svolgeva sulle strade montane delle Madonie. La lunghezza del primo circuito era di circa 150 km e la gara si svolgeva su un totale di 3 giri. Questo tracciato fu utilizzato dal 1906 al 1911 e vide gareggiare vetture Fiat, Itala, Isotta Fraschini, SPA o SCAT. Nel 1912 la Targa Florio fu inclusa nel Giro di Sicilia, la lunghezza della competizione aumentò raggiungendo poco più di 1000 km percorsi "d’un fiato", senza tappe. Il Giro di Sicilia si corse fino al 1914, applicando anche 2 frazionamenti. Tra il 1915 ed 1918 la gara non venne disputata a causa della Grande Guerra. Nel 1919 la Targa Florio venne ripresa. Si ritornò al circuito iniziale ma con una lunghezza ridotta a circa 100 km per 4 giri. Tale organizzazione fu mantenuta fino al 1930. In questi anni la competizione siciliana acquisì fama internazionale, anche grazie alla spinta fascista. Oltre a Fiat ed Alfa Romeo vi partecipavano anche case estere come Mercedes, Peugeot e Bugatti, quest’ultima la più vincente. Nel 1931 la gara di disputò sul circuito originario del 1906, edizione vinta da un certo Tazio Nuvolari su Alfa Romeo 8C. L’anno successivo il circuito venne ulteriormente ridotto a 72 km ma i giri divennero 8. Le case partecipanti aumentarono includendo Lancia e Maserati. Dal 1937 al 1940 la gara si svolse all’interno del Parco della Favorita di Palermo: circa 5 km per 60 giri (più tardi 40). La Seconda Guerra Mondiale interruppe il ciclo fino al ‘47. Tra il 1948 ed il 1950 venne ripreso il Giro di Sicilia ed infine, dal 1951 al 1977, la Targa Florio tornò sulle strade delle Madonie in versione "72 km".
In questo periodo comparvero anche Ferrari e Porsche (detentrice del record assoluto di vittorie) e fu riconosciuta valida per alcuni campionati internazionali. Durante l’edizione del 1977 la Osella-BMW di Cuti uscì di strada causando 2 morti e diversi feriti. Come per la concorrente "Mille Miglia" l’incidente fu la fine della Targa Florio. La competizione venne mutata in rally ed esclusa dai campionati internazionali. Anche con tali caratteristiche la gara non perse il suo antico fascino grazie ad auto vittoriose come Lancia Stratos e Delta fino alle odierne Lancer Evo o Impreza.
La Targa Florio è una storia meridionale ed è stata una dei pilastri dell’automobilismo mondiale. Così come le migliaia di emigranti meridionali i quali, nel silenzio, con determinazione e con passione, hanno partecipato attivamente, in particolare, al successo dei marchi del gruppo Fiat, Ferrari compresa. Proprio quest’ultima ha voluto la Sicilia come sfondo per la recente presentazione della nuova California, ponendo l’accento sulle bellezze e sulle capacità del Sud Italia troppo spesso dimenticate.

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

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