S.GIORGIO
DEL SANNIO: A COLLOQUIO CON UCCI,
PRESIDENTE DEL S. GIORGIO CALCIO
"Sogniamo
traguardi importanti"
E
un uomo elegante, dal portamento eretto, sguardo penetrante e fermo,
a riprova della ferrea volontà che lo caratterizza. E
un noto imprenditore edile, le cui splendide costruzioni, autentici
gioielli di architettura edilizia residenziale, arricchiscono Benevento
e San Giorgio del Sannio. Ma è anche il Presidente dellAssociazione
Calcio S. Giorgio del Sannio. Si chiama Ucci Pellegrino. Lo incontriamo
al campo di calcio, ancora trepidante per i suoi ragazzi, al termine
di una partita. Gli incontri ufficiali li segue dalla panchina, da
cui il suo staff non gli permette di allontanarsi in quanto lo considera
un vero portafortuna. Aspettiamo quindi che ci raggiunga, lasciamo
che la folla defluisca dai cancelli duscita e iniziamo la nostra
intervista.
Presidente ci spiega perchè è considerato un portafortuna
da tenere in panchina?
Sorride sornione inseguendo mentalmente qualche piacevole pensiero,
ma poi inizia ad interloquire.
"La convinzione che io porti fortuna è nata dalla vittoria
riportata da una partita disputata fuori casa vinta per tre ad uno,
alla quale per la prima volta assistetti dalla panchina. Alla stessa
ne sono seguite tante altre con le medesime modalità. Da qui
la convinzione dei miei ragazzi che io sia un portafortuna, con la
conseguente pretesa di farmi seguire tutti gli incontri dalla panchina.
Ritengo comunque che più che di portafortuna, si tratti di
una maggiore spinta motivazionale che i calciatori e lo staff tecnico,
ricevono dalla mia presenza in campo".
Da quanto tempo è Presidente del S. Giorgio Calcio?
"Rivesto questo incarico per la terza stagione calcistica consecutiva".
In questi anni cosa è cambiato?
" Premetto che la mia filosofia calcistica è protesa essenzialmente
alla realizzazione di momenti di divertimento e di aggregazione sociale
per salvaguardare i giovani dalle insidie della strada. Pertanto unitamente
ai miei più stretti collaboratori, cerco costantemente di migliorare
la caratura tecnica della squadra e conseguire così le finalità
prefissate".
Questanno la sua è una squadra forte, che intimorisce
gli avversari.
"Ritengo che sia stato allestito un buon organico calcistico,
con la massiccia presenza di giovani locali ed i risultati finora
sono abbastanza confortanti, tanto da farci sognare traguardi importanti".
Un augurio per il futuro.
"La mia aspirazione per il S. Giorgio Calcio, attualmente in
Promozione, è che guadagni posizioni di maggiore prestigio,
per meglio sintonizzarsi con limportanza che la cittadina di
San Giorgio riveste nellambito provinciale".
Patrizia
Bravi
A S.CROCE
DEL SANNIO SABATO 25 E DOMENICA 26 FEBBRAIO
Torneo
equestre tra cristiani e saraceni
Sabato
25 e domenica 26 febbraio ritorna a S.Croce del Sannio il tradizionale
torneo equestre in costume medievale, che rievoca i tempi delle invasioni
saracente nel nostro territorio.
La leggenda racconta che il duca cristiano, feudatario del paese,
indisse un torneo equestre aperto ai soli cavalieri cristiani per
scegliere lo sposo della giovane figlia Maribella.
Dalla competizione furono esclusi i saraceni, accampati nei vicini
territori, pertanto Seudan, che capeggiava le orde saracene, inasprito
dallesclusione, decise di assediare il territorio santacrocese
e sfidare personalmente il duca cristiano.
Il duello, sembrò avviarsi ad un tragico epilogo, ma grazie
al provvidenziale intervento della giovane Maribella, che si prestò
disposta a sposare il temerario Seudan, convertito al cristianesimo
da un misterioso saggio, lintera vicenda si concluse con la
pace.
Ed è appunto in ricordo di quellepilogo che, a partire
dal 1785, ogni anno a S.Croce si tiene la ormai rinomata giostra in
costume.
Si tratta, quindi, di una occasione da non perdere per conoscere questo
bel paese beneventano, ubicato ai confini con il Molise, ed apprezzarne
i genuini prodotti gastronomici.
G.B.
PIETRADEFUSI
(AV)
Ricordata
la figura
di Padre Acernese
Con le
suore francescane in prima fila, Pietradefusi ha ricordato a 90 anni
dalla morte un illustre suo figlio che segnò profondamente
la storia della chiesa beneventana tra la fine del XIX secolo e linizio
del XX.
Nato il 14 aprile 1835 a Pietradefusi dove si spense il 16 febbraio
1916, padre Ludovico Acernese (al secolo Antonio) già fanciullo
rivelò peculiari doti di mente e di cuore. Nel 1849 entrò
nel seminario diocesano di Benevento, retto allora dai Gesuiti dai
quali ricevette una solida formazione filosofica. Ultimato il liceo,
nel 1855 approfondì gli studi giuridici ad Avellino. Lanno
successivo fu ammesso fra i Cappuccini di Napoli, divenendo sacerdote
nel 1859.
Scrittore e poeta, fisolofo e teologo, conferenziere e predicatore,
padre Ludovico spese la sua esistenza a servizio della Chiesa e della
società: avvertì la necessità di riqualificare
la vita religiosa, incrementò lassociazionismo cattolico,
si adoperò per alfabetizzare le classi più povere. Uomo
dalla fede granitica, intrapendente e dinamico, -a dirla con larcivescovo
Francesco Toppi- "tradusse ogni intuizione in attività
apostolica superando non poche difficoltà a causa delle turbolenze
del Risorgimento e dellUnità dItalia".
Alla Vergine, che amava con amore filiare, padre Acernese volle offrire
in omaggio perenne la Congregazione delle Suore francescane immacolatine
chiamate ad essere "un faro di luce, ardente di preghiera e riparazione,
che collega il cielo alla terra". A fondamento della congregazione
pose Teresa Manganiello, la "monachella santa" di Montefusco,
di cui era confessore e direttore spirituale. Particolarmente con
lei si era trovato in "simbiosi di pensiero e vedute" fin
dal loro primo incontro nel Convento di Sant Egidio.
Commemorando a Pietradefusi padre Acernese, ne hanno ripecorso la
figura e le opere larcivescovo Serafino Sprovieri e il cappuccino
Nunzio Giugliano in due solenni liturgie eucaristiche celebrate nella
chiesa "Maria SS. Annunziata".
Vincenzo
Di Pinto
DENUNCIA
DELLA LIPU
La
strage di poiane
Purtroppo
anche questanno si è confermata la strage di uccelli
protetti abbattuti durante il periodo della caccia. Volendo considerare
solo il periodo che va dal 10 gennaio al 4 febbraio alla sezione LIPU
del Sannio Beneventano sono state consegnate dal Corpo Forestale dello
Stato e da privati cittadini 5 esemplari di poiana (Buteo buteo),
uccelli protetti dalla Legge 157/92. Quattro dei grandi uccelli rapaci
sono stati trasportati al Centro Recupero Fauna Selvatica della LIPU
a Casacalenda in provincia di Campobasso, uno non è stato possibile
trasferirlo perché, consegnato la sera alla sezione locale
dalla LIPU, è morto durante la notte, avendo avuto ferite da
arma da fuoco al petto, alla zona addominale e allala destra
come ha dimostrato lesame autoptico effettuato dallIstituto
Zooprofilattico.
Clamoroso è il caso dellultima poiana ferita che è
pervenuta alla LIPU beneventana, infatti al Centro Recupero LIPU in
Molise è stato riscontrato, dopo un esame radiografico, la
presenza di ben 16 pallini di piombo sparati da un fucile da caccia
che si erano conficcati nel petto, nelle ali, nella coda e anche uno
nel collo, inoltre cosa ancora più grave e che questi sono
stati la causa di ben tre fratture, una per ala e la terza ad una
delle zampe.
Proprio a riguardo della cruenta e illegale pratica di abbattere,
durante la stagione della caccia, gli uccelli protetti dalla legge,
la LIPU nazionale ha diramato sconvolgenti dati: su più di
200 uccelli ricoverati negli "ospedali" LIPU per ferite
da arma da fuoco, ben più della metà erano protetti,
tra cui 113 rapaci. Tra questi ultimi la specie più sfortunata
è stata la poiana (41 esemplari abbattuti), poi il gheppio
(33) e lo sparviere (24), ma tra i rapaci sparati ci sono anche specie
rare come il biancone, il falco pellegrino e laquila minore.
Nel mirino dei cacciatori sono finiti, però, anche i fenicotteri,
i picchi (verde e rosso maggiore) e gli eleganti aironi. In totale
su 47 specie di uccelli giunti nei Centri LIPU, ben 36 erano protette.