PAGO
VEIANO
Un
Comune che fa
acqua da tutte le parti
Il maltempo
della prima settimana di febbraio mette in ginocchio Pago Veiano e,
nello specifico, la zona dove si estende il lungo rettilineo, denominato
localmente "rettifilo", della strada provinciale Via Piane.
Inconvenienti di varia natura si sono verificati per labbondante
acqua piovana: incidenti stradali, zone destinate alle coltivazioni
agricole trasformate in grandi acquitrini ed abitazioni allagate.
Sono passate due settimane dalle ultime precipitazioni atmosferiche
ed oggi, 17 febbraio 2003, esistono ancora gravi difficoltà
per alcuni abitanti della zona: i piani interrati di alcune case riportano
ancora allagamenti. Alcune abitazioni, dopo numerosi interventi dei
Vigili del Fuoco, hanno ancora il garage totalmente allagato, tanto
che ai proprietari delle case in questione sorge un dubbio circa lorigine
dellacqua. Questi ultimi sostengono che limpianto fognario,
che si articola nel terreno circostante la propria casa, non sia adeguatamente
funzionante e che il maltempo degli ultimi giorni abbia messo in evidenza
questa inefficienza. Gli abitanti del luogo sostengono che le pompe
dellimpianto in questione, installate specificatamente per far
defluire regolarmente i liquami allinterno delle condutture
fognarie, non sono assolutamente in funzione e di conseguenza hanno
creato non solo un danno alle abitazioni, ma anche allambiente
circostante. Le perizie dei tecnici, consultati dai cittadini lesi,
mettono in evidenza che le tubature presentano difetti, esistenti
soprattutto in corrispondenza di alcuni punti di giuntura, causando
così la fuoriuscita di acque scure, ovviamente malsane. Se
così fosse, considerato che la zona interessata è in
aperta campagna, i danni ambientali, ed in particolare quelli delle
aree destinate alla coltivazione in prossimità dellimpianto
fognario, sarebbero di un certo rilievo.
Il tecnico del Comune di Pago Veiano, Fernando Gagliarde, risponde
ai dubbi dei cittadini danneggiati, attribuendo tutti questi inconvenienti
esclusivamente alle eccessive precipitazioni dellultimo periodo.
Egli sostiene che, a seguito di propri sopralluoghi, lacqua
che ha invaso i locali delle case danneggiate sia pura e che le fognature
in questione e le sue relative giunture siano estremamente efficienti.
Il Gagliarde specifica, inoltre, che il materiale con cui è
stato realizzato limpianto sia estremamente affidabile e, dunque,
esclude probabili perdite dacqua.
Il verbale redatto dai Vigili del Fuoco di Benevento, in occasione
del loro primo intervento presso le case allagate, riporta che la
causa degli allagamenti va ricercata non solo nellabbondante
pioggia caduta negli ultimi tempi, ma anche in una probabile perdita
delle condutture fognarie.
Il Comune di Pago Veiano, ad ogni modo, ha predisposto una "ordinanza"
con la quale intende impegnarsi, insieme ai tecnici designati dai
cittadini danneggiati, per accertare le cause di tali disagi.
Altre cause di allagamento, secondo altri cittadini danneggiati, sarebbero
attribuibili al mancato incanalamento delle acque piovane nelle apposite
cunette stradali. E il caso della via comunale che da Via Colle
Iesi si immette in Via Piane: le sue "zanelle", costruite
appositamente per incanalare lacqua piovana, in occasione delle
abbondanti precipitazioni non hanno funzionato perché piene
di terra e di erbacce. In conseguenza, inoltre, della pendenza piuttosto
accentuata di questa via, lacqua pluviale si è riversata
tutta sulla strada provinciale, allagando le abitazioni vicine ad
essa.
Le cause di tutti i predetti eventi e disagi ai cittadini di Pago
Veiano sono, dunque, ancora da accertare. Resta comunque il fatto
che attualmente alcune famiglie sono costrette ad affrontare situazioni
molto difficili, ivi compresi aspetti sanitari molto precari. Bonificare
immediatamente la zona interessata, oltre ad adottare, eventualmente,
urgenti interventi sulla rete fognaria, è sicuramente il primo
passo fondamentale da compiere per tutelare, quantomeno, la salute
pubblica.
Italo
Antonino
TORRECUSO
Ce
bisogno di idee nuove
Lo sviluppo
di Torrecuso è un problema che esiste da sempre, ed è
una delle grandi questioni mai risolte. Nessuno discute del futuro
del paese, non cè un confronto approfondito per capire
quale strada bisogna battere. Occorre invece che si apra una discussione,
tra un anno ci saranno le elezioni amministrative, tutti coloro che
si presenteranno per accedere agli incarichi di Sindaco e di consigliere,
dovranno capire che per amministrare questo paese bisognerà
mettere in campo idee nuove che consentano un disperato bisogno di
rinnovamento. Purtroppo, le trattative procedono con ritardo, nonostante
le certezze sbandierate dai soliti sostenitori del centro-destra.
Anche lo schieramento che fa capo al Sindaco uscente Mortaruolo, è
costretto ad aspettare lesito burrascoso del negoziato tra gli
avversari. Non mancano scambi di idee, di programmi, date, appuntamenti,
qualche nome da mettere in lista.
Va salvato con viva soddisfazione il fatto che il centro-destra si
sia deciso a scendere in capo per lamministrazione del paese.
Per troppo tempo si è stati a guardare illudendosi di poter
fare a meno di sporcarsi le mani con la politica. È proprio
quando un gruppo di giovani aprì nel paese un confronto senza
precedenti sulle scelte che si progettavano per il futuro di Torrecuso,
si aggregò anche quella voglia di cambiamento che ha trovato
dibattito sui periodici locali che si sono misurati sulla capacità
di proposta, nella lotta per restituire dignità al centro storico,
o per ridare slancio ad una sagra del vino ormai decaduta. Se oggi
a Torrecuso esiste una vera opposizione lo si deve proprio a loro,
a quei giovani, alle loro idee innovative, che gli hanno consentito
di opporsi a tutto e a tutti, senza riverenza, senza la ricerca di
compromessi convinti che le loro battaglie fossero giuste. Per tanti
anni, ciascuno ha finito per ritagliarsi il proprio spazio professionale,
talvolta lontano dal paese, ma sempre con una grande pena nel cuore,
vedere Torrecuso ormai sullorlo di un baratro.
La politica, quella vera sembrava accantonata, i progetti e i programmi
sempre gli stessi, al posto del confronto demagogia. Poi, Improvvisamente,
quel filo che sembrava disperso, interrotto, spezzato ha ricominciato
a vivere nella gente comune, nelle emozioni di quelle persone che
non hanno mai avuto nulla, nella voglia di cambiamento che ha caratterizzato
questi ultimi anni. I problemi di Torrecuso sono sempre i soliti,
quelli dellordinaria noia. La necessità di uno sviluppo
produttivo fatto di iniziativa imprenditoriale, il bisogno di organizzare
e regolare le attività artigianali e agricole, per dar vita
a strutture che favoriscano la crescita e il confronto delle giovani
generazioni sono solo state delle chimere. Non sono mai state utilizzate,
ad esempio, fonti di ricchezza come la sagra del vino dal punto di
vista commerciale, e il nostro patrimonio storico-culturale dal punto
di vista turistico. Veniamo da una amministrazione frutto di logiche
spartitorie tra gruppi di potere composti dai soliti personaggi, con
una gestione del potere mai collegiale, ma incentrata esclusivamente
sulla figura del Sindaco e dei suoi assessori.
Ognuno di noi ha la sua fetta di responsabilità, anche se nessuno
in particolare. Tutti però disperiamo che gli amministratori
di Torrecuso accrescano il proprio senso di responsabilità.
Trovare nelle liste nomi di persone che non si pronunciano, che danno
limpressione di non capire i problemi del paese, non ci incoraggerebbe
a votarli. Esigeremmo, invece, onestà, competenza, coraggio,
determinazione da parte dei candidati. Manca ancora un anno, ma il
tempo è sufficiente per portare alla gente una serie di proposte
che poi saranno trasformate in realtà da chi avrà il
diritto di amministrare.
Carmine
Pannella
RICEVIAMO
E PUBBLICHIAMO
Una
doverosa precisazione sulle Chiese di Morcone
Egregio
Direttore,
nel numero 3 del suo quattordicinale è stato pubblicato un
articolo a firma di Angelo Gaudio avente come titolo: "Le chiese
di Morcone: un problema nero"; il pezzo ha destato molto interesse
nella nostra cittadina e parecchie perplessità in chi conosce
effettivamente come si sono svolti i fatti; molti lettori morconesi
hanno trovato di cattivo gusto quel richiamo al problema nero tenendo
presente che lultimo parroco citato dallarticolista: quel
don Gaetano "giovanile, snello, dallaspetto accattivante
e sprovveduto a fronte dei costumi locali" è un sacerdote
di colore nativo del Congo.
Per inquadrare correttamente lintera vicenda occorre ricordare
che oggi nemmeno un parroco può permettersi di prendere da
solo certe decisioni - popolari o impopolari che siano - e la celebrazione
della Messa della domenica mattina a san Bernardino è frutto
di una delibera del Consiglio Pastorale che affianca il sacerdote
nella sua opera pastorale. A tal proposito riporto una dichiarazione
della segretaria del Consiglio Pastorale Parrocchiale - prof.ssa Candida
Albertazzi - che chiarisce tutto il percorso che ha portato a tale
decisione:
" E necessario risalire ai tempi di don Lupo Palladino
quando già si parlava della probabilità di unificare
le due parrocchie: San Marco ed il Santuario della Madonna della Pace
proprio per la necessità di servire meglio lintera popolazione.
Il discorso fu ripreso in modo più eclatante da don Nicola
Gigante che con maggiore vivacità ripropose la risoluzione
del problema, poi accantonata dal momento che fu trasferito per ragioni
di salute.
Lattuale parroco don Gaetano, dunque, non è stato affatto
sprovveduto o lunico ideatore nellaffrontare la scottante
determinazione di una messa festiva comunitaria da celebrarsi al mattino
allauditorium San Bernardino, come proclamato anche da don Nicola
proprio per non protrarre ad oltranza lo spiccato senso di campanilismo
delle due parrocchie. Lauditorium San Bernardino, essendo situato
al centro storico di Morcone, avrebbe potuto soddisfare lafflusso
della popolazione sia quella sita nella parte alta come quella a valle
del paese.
Il condizionale è dobbligo dal momento che - allatto
della decisione - fu stabilito di fare un tentativo di prova per un
mese e nello stesso tempo di trovare alternative più soddisfacenti
per tutti.
A fronte di tutto questo è da ribadire che don Gaetano, fin
dallinizio del suo insediamento, ha evidenziato le difficoltà
con cui doveva spostarsi la domenica mattina, nello spazio di poco
più di due ore, da Torre a San Marco e quindi al Santuario
della Madonna della Pace per riuscire a celebrare le tre messe senza
dare alcuna priorità ad altre competenze del Parroco (confessioni,
ascolto delle diverse richieste da parte dei fedeli, trascrizione
di atti, di messe per i defunti ecc.) proprio perché la maggior
parte della popolazione si reca in chiesa solo la Domenica.
La soluzione a dette problematiche è stata già rappresentata
da don Gaetano alla Curia di Benevento invocando dalla stessa la collaborazione
nei giorni festivi o di particolare rilievo religioso, di un altro
sacerdote al fine di accogliere i bisogni dellintera comunità
nella loro varia sfaccettatura.
Al silenzio della Curia ha fatto riscontro invece una palese solerzia
da parte di don Gaetano cercandosi il richiesto aiuto non nellambito
zonale bensì nella cerchia delle sue amicizie a Roma ed a proprie
spese. Detta iniziativa è stata posta in essere perché
in loco sono scarse le disponibilità agli appelli di aiuto
(ogni sacerdote, in genere, è superimpegnato nella mattinata
dei giorni festivi).
Quanto detto ci fa pensare che in presenza di risorse umane disponibili
la comunità morconese, per il futuro, vedrà soddisfatte
le esigenze di una spiritualità vissuta nel modo più
consono alle proprie abitudini nonché alle proprie necessità.
Tutto, perciò, ci induce a ben sperare..."
Mi permetta ancora, egregio Direttore, di chiarire la questione della
proprietà di San Bernardino che i lettori del suo giornale
sicuramente non conoscono e che non viene ben evidenziata dal signor
Gaudio.
San Bernardino era chiesa civica, costruita cioè con i soldi
della cittadinanza, quindi di proprietà comunale da sempre;
le vicende del suo degrado sono ben ricostruite dallarticolo
in oggetto che però non chiarisce la posizione della Curia
la quale - fino a quando ledificio era un rudere - ha sempre
dichiarato di non accampare pretese proprietà e lo testimonia
una lettera del 17/2/1967 nella quale il Vicario Generale mons. Ferrara
inviava per conoscenza al Sindaco una risposta ad una segnalazione
del signor Nicola Caviasca che aveva informato la Curia della pericolosità
per la sua abitazione di un muro cadente dellex chiesa.
Testualmente monsignor Ferrara scriveva: "In riscontro alla sua
nota del 13/2/1967 corre lobbligo avvertirla che la chiesa in
oggetto è di proprietà del Comune di Morcone. E, pertanto,
dipende dallordinario diocesano solo per il funzionamento delle
celebrazioni di culto.
Ad essa segue unattestazione datata 12/1/1972 - a firma dello
stesso mons. Ferrara - che così recita: "l Ordine
diocesano dellArcidiocesi di Benevento attesta che la chiesa
sotto il titolo di San Bernardino sita nel Comune di Morcone non è
di proprietà di alcun Ente Ecclesiastico. Si rilascia il presente
attestato a richiesta del Comune di Morcone per tutti gli usi consentiti
dalla legge".
Il Comune recuperò lo stabile adibendolo ad Auditorium e circa
un anno dopo la sua inaugurazione (12 luglio 1988), la Curia diffida
il Sindaco "dal disporre o dallusare o dalloccupare
in qualsiasi modo la Chiesa di San Bernardino, sita in Morcone. Il
Comune di Morcone non ha alcun diritto di poter mutare la destinazione
a Chiesa (ma di una mia proprietà non posso fare ciò
che voglio? n.d.r.) ciò facendo incorrerà in gravi illeciti
di ordini civile e penale. Invito, pertanto, la S.V. a togliere dalla
predetta Chiesa materiale di proprietà del Comune.In presenza
di atti contrari al carattere sacro della Chiesa il sottoscritto sarà
costretto ad agire per vie legali".
Seguì una la protesta della popolazione, costituzione di Comitati,
raccolta di firme e finalmente dopo qualche anno si giunse ad un accordo:
la Curia riconosceva al Comune la proprietà di san Bernardino
ed il Comune dava il permesso di celebrarvi messa nelle più
importanti ricorrenze religiose.... Poi la celebrazione è diventata
unabitudine domenicale... e si arriva così allattuale
vicenda così ben chiarita dallintervento della prof.ssa
Albertazzi.
Mi auguro che quanto scrivo - in qualità di membro del Consiglio
pastorale di San Marco e come membro del Comitato che si occupò
della raccolta di firme per la polifunzionalità dellAuditorium
- serva a chiarire una situazione che, comunque, proprio in questi
giorni ha trovato la sua ottimale soluzione avendo la Curia affiancato
a don Gaetano un altro sacerdote che lo aiuterà nelle celebrazioni
del sabato e della domenica; per cui dal 2 marzo le due parrocchie
avranno la Messa domenicale al mattino mentre la messa vespertina
sarà celebrata allAuditorium che è e resta edificio
polifunzionale.
La ringrazio per la pubblicazione e la saluto cordialmente.
Bruno
La Marra