OSSERVATORIO

La politica finisce in tribunale

“…Mio Dio, come sono caduta in basso” rifletteva Laura Antonelli in un famoso film degli anni ‘70. Nel nuovo secolo, da queste parti, quell’esclamazione la potremmo benssimo mettere in bocca alla “signora politica” che allo stato sembra essere trattata peggio di quell’attrice.
Non vorrei sembrare troppo antico, ma calco da anni (decenni?!?) il palcoscenico di Palazzo di Città, sia esso a Palazzo Paolo V (a quando il ritorno in sede?), che a Palazzo Mosti, ma la degenerazione verbale e scritta non era mai arrivata a questi infimi livelli e, soprattutto, non aveva mai raggiunto le stanze della Giustizia.
I protagonisti di oggi invece sembrano farlo per mestiere: prima le minacce, poi i fatti. In questo bailamme salvo solo il buon assessore alla Mobilità, ma per i soliti fatti personali… tutto il resto è riprovevole se non addirittura nefasto per la politica e i suoi personaggi “tragicomici”; e si badi bene sono sullo stesso piano querelanti e querelati. Questi ultimi per non aver comunque tenuto conto delle figure “istituzionali”, i primi per non averli saputi mettere a tacere con le risposte quegli attori, purtroppo orfani del potere e non “adusi” a fare opposizione.
Anche se debbo ribadire che i primi a far calcare le aule dei tribunali agli sconfitti di oggi sono stati proprio gli attuali amministratori. Ma su questo argomento, al di là delle parti in causa, ne esce sconfitta la logica, la verità, la città. Tanto per fare un solo esempio in questo caos e ricordare una pietra lanciata nello stagno della Tarsu: ma quello che ha scritto e detto l’ex general manager sull’avanzo di “cassa” tra introiti e costo del servizio (pare circa due milioni e mezzo di euro…) è cosa vera o falsa? La risposta tra quelle carte giudiziarie non l’ho letta, in aula non l’ho sentita.
Ma quello che succede a Palazzo Mosti è in definitiva lo specchio di quel che accade nello scenario politico nazionale, dove nessuno crede a quello che dice l’altro e spesso si deridono a vicenda. Signori, ma purtroppo scrivo al vento, tutto questo è deleterio per le parti in causa. Ed ecco perché alla fine Casini (ribadisco con la C maiuscola) sembra aver ragione… l’alternanza finisce in gloria, anzi non a male parole, vituperi e alzate di scudi… e purtroppo finisce con andare… a puttane… Laura Antoneli, di cui sopra, docet.
Mi soffermo solo per qualche attimo sulle candidature alle regionali. Definito il candidato del centrosinistra, per il sindaco-deputato on.le Vincenzo De Luca, c’è da conquistare il voto dei suoi per poter fare alzare i sondaggi. La Jervolino pare abbia detto sì, Bassolino è ancora alla ricerca di un “suo candidato”, Di Pietro ha chiamato a congresso i suoi ed ha fatto approvare l’alleanza campana col PD, ma De Magistris continua a storcere il naso. L’Udc torna a destra e spiazza i suoi soprattutto nel Sannio. Nelle altre realtà campane governa con il Pdl, in città Santamaria aspirava all’assessorato con Pepe, Rubano e compagni hanno piazzato Barbieri alla vicepresidenza della Rocca e si sono dichiarati… casiniani provocando forse un… casino politico.
Col centrodestra alle regionali che credibilità avranno nel presentarsi ai loro elettori per chiedere il voto? Ma forse domenica e martedì prossimo si contempla la festa di Carnevale, ma qui non sembra dover valere ogni scherzo.
Vorrei solo soffermarmi per un attimo sulla questione dei rifiuti e della discarica di Sant’Arcangelo Trimonte. Questa se in conferimento andranno solo 200 tonnellate di rifiuti potrà avere vita fino al 2015 o poco oltre. Il passaggio alle province dello smaltimento e della gestione dei relativi impianti di stoccaggio (ma non di distruzione con impianti ad hoc) dovrebbe avvenire a breve: ma le “fosse per i rifiuti” non erano state vietate anche da decisione europee? Si continua a parlare di discariche ma la termodistruzione, l’incenerimento, le biomasse che fine hanno fatto? Le ecoballe stivate sul territorio sannita permarranno in quei luoghi? E le discariche dismesse saranno bonificate alla stregua di Piano Borea? Certo siamo in tempo di Carnevale e quindi in attesa di ulteriori sviluppi ci goderemo una sfilata non solo di carri ma anche di maschere e burattini, gustando quattro “chiacchiere” di quelle fritte, un pezzo di pizza piena ed una fetta di lasagna fatta in casa, e magari, nell’intervallo, assistendo anche “ad un giorno in Pretura” in diretta dal Palazzaccio, con la speranza che il tutto non finisca in gloria e che qualcuno il giorno appresso si cosparga con le ceneri del mea culpa.

Geppino Presta


E’ SOLTANTO UN’OPINIONE
A cura di Pietro Di Lorenzo

Basta con i finanziamenti a pioggia

Il 2010 che inizia così: il Governo annuncia di voler (forse) ripristinare gli incentivi sulla rottamazione, chiedendo di non licenziare ma continuando a produrre e la Fiat che dichiara di voler fare a meno degli aiuti di stato, invocando una seria politica industriale. A questo aggiungete che anche i ministri dichiarano che, per avere salari più pesanti, bisogna ridurre la tassazione, ed ecco che qualche barlume di speranza si comincia a vedere.
Gli aiuti che non aiutano. Fino a qualche tempo fa la regola era chiara: «Gli incentivi vanno introdotti, non annunciati».
Come tutti gli interventi che interferiscono sulla libera dinamica del mercato, infatti, alterano l’andamento della domanda, accelerandola o rallentandola. Questa volta la situazione è un po’ diversa, più ingarbugliata. La fine dei precedenti ecoincentivi (31 dicembre), sommata al quasi certo arrivo dei nuovi, ha fatto bruscamente frenare le vendite di auto. Le consegne vanno ancora bene (ci sono i vecchi contratti da evadere), ma gli ordini sono crollati: meno 10% rispetto al disastroso gennaio 2009, ma quasi la metà rispetto alla media dei precedenti gennaio (in questo mese di solito gli italiani hanno sempre acquistato oltre 200mila vetture, quest’anno appena 125mila).
La Fiat ha annunciato che i propri ordini sono scesi addirittura scesi del 50% rispetto alla media dell’ultimo trimestre del 2009 e di conseguenza scatteranno due settimane di cassa integrazione per tutte le proprie fabbriche. La situazione non si sblocca, è in fase di stallo. Anche perché gli aiuti al mercato, che dovrebbero alimentare un settore strategico per l’economia del paese (il comparto auto vale il 12% del Pil), sono stati un po’ stranamente legati alla produzione di Fiat nel nostro paese e, in particolare, all’annunciata chiusura dell’impianto di Termini Imerese.
Ma torniamo al titolo di queste brevi considerazioni. Non c’è bisogno di polemizzare e continuare a tenere sul banco degli imputati la grande industria, non serve a nessuno. Prendersela poi con i politici è quasi fiato sprecato. La politica sembra infatti precipitata in un pantano, c’è un immobilismo incredibile che invece di spingere verso una doverosa autocritica, alimenta soltanto un vergognoso scaricabarile.
Forse è veramente il momento di voltare pagina. Ed allora l’occasione è storica.
La crisi ha fatto aprire gli occhi sulla realtà, ma è contemporaneamente l’occasione per  scoprire le grandi potenzialità dei nostri territori, essi devono esprimere una classe dirigente sia nel mondo produttivo che nella politica, in grado di affrontare, finalmente, la complessità dei problemi sul tappeto. Associazioni di categoria, sindacati, istituzioni, devono finalmente promuovere una nuova politica industriale, mettendo al centro il lavoro ed effettuando una seria verifica dei risultati conseguiti.
Soltanto allora il mezzogiorno, la Campania ed il Sannio riusciranno ad agganciare la tanto sospirata ripresa economica.
Ah, dimenticavo: occorre fare in fretta, perché il tempo, a quanto pare, è quasi scaduto.


IL CENTRO SATELLITARE DELLA PROVINCIA E' STATO SCELTO
PER FORNIRE ALLA NATO LE IMMAGINI DEL DISASTRO
Terremoto ad Haiti, il Marsec
rinasce al momento giusto

A seguito del devastante terremoto che ha colpito Haiti il 12 gennaio scorso, anche il Marsec, la Stazione di monitoraggio satellitare della Provincia di Benevento, è sceso in campo per supportare le azioni di soccorso internazionali.
Attraverso l’integrazione di rilievi provenienti dagli altri gestori satellitari nel mondo, tutti attivati nell’operazione tecnologica all’insegna della solidarietà, è stato possibile fornire tempestivamente una quantità di dati che, sia pure in presenza della devastazione delle infrastrutture logistiche primarie, si sono rivelati utili nelle prime drammatiche ore dopo il terremoto per un coordinamento dei soccorsi.
Il Marsec ha messo a disposizione le foto e le elaborazioni del satellite ottico ad altissima risoluzione EROS B (Imagesat intl), mentre l’Italia ha schierato anche la costellazione Cosmo-Skymed per effettuare i rilievi radar.
Il primo ringraziamento ufficiale al Marsec è pervenuto da Piero Boccardo del Politecnico di Torino, presidente di Ithaca - Information Technology for Humanitarian Assistance Cooperation and Action, che sta operando per conto delle Nazioni Unite nella creazione di mappe tematiche utili per la gestione della fase di emergenza umanitaria sul luogo del disastro.
“Sono positivamente colpito –ha affermato il Presidente della Provincia di Benevento Aniello Cimitile- dal fatto che i servizi di avanguardia della nostra piccola provincia siano stati apprezzati nelle sedi scientifiche appropriate e soprattutto siano stati in qualche misura utili ad alleviare le sofferenze terribili di una parte almeno della popolazione del Paese caraibico. Al Marsec e ai suoi tecnici va il mio sincero ringraziamento per aver in concreto dimostrato, sia pure a migliaia di chilometri di distanza, una grande sensibilità e forte solidarietà umana nei confronti di chi ha perso tutto, oltre che, ancora una volta, la loro riconosciuta professionalità”.
Orgolgioso del lavoro del centro satellitare, Giovanni De Gennaro, Presidente del Consiglio di Amministrazione del Marsec, che esprime la soddisfazione per ciò che l’Agenzia Satellitare Sannita rappresenta, soprattutto in questi momenti di emergenza, a livello mondiale nel settore del telerilevamento, capace di attivarsi utilmente quando occorre. “Ringrazio per questo –ha sottolineato- i tecnici della struttura che hanno operato giorno e notte per contribuire a raggiungere l’obiettivo di aiutare le vittime di questo immane disastro”.

Antonino Caffo
antonino.caffo@hotmail.it


LE "BUONE PRATICHE"
Bike Sharing a Benevento? Perché no!

È Milano la città più attiva nell’adozione di misure di mobilità alternativa.
In un solo anno, tra le 23 città italiane che si sono, ad oggi, dotate di un sistema di bike sharing elettronico (con tessera magnetica) o meccanico (con la più classica chiave), ovvero di un sistema comunale di biciclette condivise, gli utenti milanesi sono quasi quadruplicati – così come a Roma, anche se la capitale meneghina conta un parco di 1400 biciclette a fronte delle 150 romane (Parigi, per citare una capitale europea ne ha ben 10.600).
Secondo il terzo rapporto di Euromobility sulla mobilità sostenibile in 50 città italiane, patrocinato dal Ministero dell’Ambiente, almeno un italiano su cinque conosce questo tipo di servizio mentre almeno uno su quattro si dichiara disposto ad usufruirne qualora divenisse disponibile nella propria città – anche se, come spesso accade, il quadro complessivo del rapporto mostra un paese a due velocità, con un Centro-Nord più innovativo e ricettivo rispetto ai trend europei ed un Sud più arretrato (Bari, in assoluta controtendenza, si piazza al nono posto, unica città del Mezzogiorno tra le prime dieci).
Pare insomma che i sistemi di “trasporto intermodale” siano ormai largamente diffusi – soprattutto in realtà con estesi e vitali centri storici, ma ormai anche in grandi metropoli statunitensi contagiate da questa “novità tutta europea” – dando così la possibilità ai cittadini di risolvere il cosiddetto problema dell’ultimo miglio, ovvero il primo (o ultimo) tratto dopo aver lasciato (o prima di riprendere) il proprio mezzo di trasporto o un mezzo di trasporto pubblico ed offrendo ai turisti un’alternativa cui sono, spesso, abituati.
Una rete di “terminal”, solitamente dislocati presso Stazioni ferroviarie o presso i terminal dei trasporti extraurbani su gomma, presso i parcheggi, ma anche nel cuore dei centri cittadini presso municipi e questure e una chiave personale (o una tessera magnetica) per inquinare meno e tenersi un po’ più in forma – sembra, secondo uno studio della Seconda Università di Napoli, che la Campania abbia il maggior numero di adolescenti a rischio obesità.
Il fatto che esistano fondi strutturali europei per il bike sharing, che di esempi di progetti andati a buon fine ne esistano numerosi in Italia ed in Europa e che i costi di gestione siano solitamente coperti dagli introiti provenienti dalla pubblicità, dovrebbe bastare a fugare i dubbi e le perplessità delle amministrazioni più scettiche.

Massimo Iazzetti

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, PROVINCIA, SPORT

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