
IPOTESI SUI
NUOVI SCENARI
La
storia si ripete?
Un governo,
con Rifondazione comunista alla sua sinistra, e Mastella e Dini alla
sua destra, non poteva durare. Era come mettere insieme il diavolo e
lacqua santa. Prodi ha dovuto avere molta pazienza, in questi
20 mesi, per tenere a bada i ricatti e le minacce di crisi, da una parte,
e le richieste di applicazione del programma, per quel che riguardava
le attese del mondo del lavoro, dallaltra.
Il governo era molto eterogeneo e, per giunta, non contava su di una
maggioranza rassicurante al Senato, che lo tenesse al riparo di quelle
minacce che poi lo hanno fatto cadere. I quattro gatti dellUdeur
e i quattro gatti del gruppo di Dini (si fa per dire, perché
in effetti i gatti, per entrambi, sono tre) non sono stati compatti,
tuttavia, nel dire no a Prodi in Senato, dove il Presidente del Consiglio,
non pago delle dichiarazioni di sfiducia rilasciate dai capi di questi
gruppetti, li aveva trascinati perché proclamassero il loro voto,
un voto che, per chi era stato nominato senatore dalla Margherita grazie
alla "porcata" firmata da Calderoli ma voluta da Berlusconi,
avrebbe avuto il senso del tradimento.
Infatti, del gruppo di Mastella, Cusumano ha votato sì, mentre,
nel gruppo di Dini, solo il capo ha votato no (DAmico ha votato
sì e Stadera si è astenuto). Lo stesso Fisichella, nominato
anche lui senatore dalla Margherita, imbarazzato probabilmente a pronunciare
il no che poi ha dichiarato nella seduta del Senato, era andato prima
a Palazzo Chigi per manifestare la sua sfiducia direttamente a Prodi,
nellintento di convincerlo a non presentarsi al Senato, rimanendo
successivamente indeciso, di fronte alla determinazione del premier
nel volere il pronunciamento del Senato, se essere presente o meno,
al momento della votazione, nellaula.
La caduta del governo, come ha osservato il numero uno della Cgil, Guglielmo
Epifani, lascia appesi molti problemi avviati con la concertazione.
Ma, ovviamente, di ciò se ne infischia chi, subito dopo non aver
avuto partita vinta dalla Corte Costituzionale rispetto alle sue denunce
di brogli nelle elezioni, ha cominciato a chiedere, in forza di sondaggi
a lui favorevoli, la rivincita attraverso convocazione di nuove elezioni,
anche mettendo in atto manovre poco
politiche, per favorire il
passaggio di senatori dellUnione verso il suo schieramento.
È bastato che si abbattesse un tornado sullUdeur della
Campania, perché il disegno di questo signore (parliamo di Berlusconi)
si realizzasse. Mastella, infatti, ha girato le spalle allUnione,
come se nella vicenda giudiziaria che ha coinvolto la sua famiglia e
il suo partito ci fosse stato lo zampino della coalizione di cui faceva
parte. Ma non siamo al giustizialismo di 15 anni fa, quando il Pds soffiava
su "Mani Pulite", pensando che, dalla liquidazione di una
classe politica, avrebbe ricavato vantaggio, un vantaggio che ha favorito
allora il nascente partito di Berlusconi, costringendo i post-comunisti
a non crescere politicamente e a trovare infine rimedio, per non essere
secondi a Forza Italia, nella fusione con un altro partito.
Limpazienza di Berlusconi di permettersi la rivincita era durata
già troppo. Infatti, venerdi 25 gennaio, il giorno dopo il voto
di sfiducia del Senato e la conseguente immediata presentazione delle
dimissioni da parte di Prodi, quando il Capo della Stato non aveva ancora
iniziato le consultazioni, il capo di Forza Italia, è entrato
subito in campagna elettorale a Napoli, promettendo leliminazione
dellIci, cosa a cui il governo dimissionario aveva in larga parte
già provveduto relativamente alla prima casa, e delle intercettazioni
telefoniche, una promessa, quellultima, che può rappresentare
anche unarma a doppio taglio, poiché i cittadini che non
hanno nulla da temere, sono assetati di giustizia.
Tutta colpa dei sondaggi, che darebbero perdente il centro sinistra,
se Forza Italia, An e Lega hanno chiesto subito le elezioni, costringendo
poi anche Casini, inizialmente favorevole a un governo istituzionale,
ad accodarsi, pena la esclusione dallo schieramento di centro destra,
dal momento che lattuale legge elettorale, voluta da chi ha un
proprio concetto della libertà (quello che impedisce ai cittadini
di scegliere i propri rappresentanti), non consente, di fatto, che un
partito possa correre da solo, in quanto si vince anche per un voto,
ottenendo pure il premio di maggioranza.
Ma per Berlusconi vale il voto virtuale non quello reale. Due anni fa,
in previsione delle elezioni politiche, i sondaggi, davano in vantaggio
di 10 punti lUnione, e poi dalle urne è uscito un voto
di quasi parità. Alle ultime presidenziali americane, Bush era
considerato perdente dai sondaggi. Attualmente, nella disputa tra Ilary
e Obama, il pronunciamento dei democratici nelle primarie smentisce
quasi sempre le previsioni. Lasciamo che a credere nei sondaggi sia
Bruno Vespa, il quale sarà probabilmente favorevole al ritorno
del padrone della "Mondadori" a Palazzo Chigi, dato che da
due anni in qua, trattando nel suo talk show argomenti discreditanti
per il centro sinistra, incalza sempre i rispettivi rappresentanti,
omettendo spesso di trattare gli "infortuni" di Berlusconi.
Non parliamo poi di quando il magnate di Arcore governava!
A "Uno mattina" del 31 gennaio, un sondaggio di Piepoli diceva
che solo il 35% degli italiani vuole le elezioni subito e che appena
il 9% si sposterebbe da un polo allaltro, con un leggero vantaggio
tra chi dal centro sinistra si sposta verso il centro destra.
A parte il dramma della spazzatura di Napoli, che grava come un macigno
su chi non ha voluto i termovalorizzatori, e di cui Bassolino è
responsabile proprio per aver lasciato la situazione cosi come laveva
trovata, il problema è che si vuole impedire che si vedano gli
effetti della cura Prodi, considerato che di un governo il giudizio
va dato alla fine del suo mandato, quando lopera è terminata,
in quanto è possibile che lungo il quinquennio vada incontro
a momenti di impopolarità. Tale giudizio era di Ciampi, assertore,
ahinoi!, del maggioritario e dellalternanza, ancor prima di divenire
Presidente della Repubblica. E, per questo, Ciampi ottenne, nel 99,
anche il voto di Fini e di Berlusconi per la più alta carica
dello Stato.
Certo, bisogna pure dire che, in alcuni momenti, al governo Prodi è
mancato, vuoi anche per la sua eterogeneità, il coraggio di avere
coraggio, come, per esempio, nelle liberalizzazioni, quando la protesta
dei taxisti venne indecorosamente strumentalizzata dal centro destra,
e come nellevitare il crescere del divario tra ricchi e poveri.
Una cosa che si poteva fare subito era quella di destinare tutto il
famoso tesoretto a vantaggio dei meno abbienti. Invece, nella misura
in cui anche gli industriali, non paghi di aver avuto la riduzione del
cuneo fiscale, volevano anche loro una parte del tesoretto, Fassino,
in un "Porta a Porta", non ebbe il coraggio di dire a Colaninno,
presente alla trasmissione, di non mettere le mani su quei soldi.
Una speranza che si faccia non solo una nuova legge elettorale ma che
si favorisca la crescita di salari, stipendi e pensioni, è riposta
nella possibilità che avrà Marini di costituire un governo,
per affrontare queste emergenze. Una possibilità che potrebbe
essere favorita da Tabacci, e soprattutto da Baccini al Senato, i quali,
interessati anche a prendere tempo per costituire la loro formazione
politica, non hanno seguito Casini (il parolaio bianco, per noi, come
Bertinotti è il parolaio rosso, per Giampaolo Pansa) nel cambiamento
di posizione. Si spera pure in un ripensamento da parte di Dini, di
Fisichella, di Stadera, come pure nella presenza, e nel rispettivo voto
favorevole a Marini, di chi, come Andreotti, era assente la sera di
giovedì 24 gennaio, nellaula di Palazzo Madama.
Sul piano locale, e anche regionale, per dare un giudizio sui riflessi
della crisi di governo, bisogna aspettare che decanti la situazione
innescata dalluscita di Mastella dal governo Prodi. Intanto, il
segretario regionale del Pd, Iannuzzi, ha proposto di cacciare i mastelliani
dalla giunta regionale, per cui anche la presidente de Consiglio regionale,
la signora Sandra Mastella, animata di buona lena nel rimettersi a lavorare
dopo la revoca degli arresti domiciliari, potrebbe perdere la sua alta
carica. Una mossa, quella di Iannuzzi, giudicata intempestiva dal segretario
regionale dellUdeur, Fantini: "Il Pd ha la palla di vetro?
Sa già che non entriamo in un governo Marini? Se entriamo, il
documento (del Pd ndr) vale? Se entriamo Bassolino procederà
al rimpasto senza di noi? La nota di Iannuzzi è spocchiosa, arrogante,
intempestiva". Quando Fantini fa queste considerazioni, pubblicate
sul Mattino del 31 gennaio ma rese al giornale quanto meno il giorno
precedente, dimostra di non sapere che lindomani, cioè
il 31 gennaio, Mastella dirà no a Marini.
La situazione, quindi, è destinata a precipitare anche a Benevento,
dove, come minacciato "provocatoriamente" una volta da Mastella
di fronte al perdurare della crisi a Palazzo Mosti, si potrebbe votare,
nella prossima primavera, anche per le comunali, oltre che per le provinciali,
per le quali ultime la convocazione rientra nella scadenza del quinquennio.
Sembrerebbe oltremodo illogico che lUdeur, mentre sul piano nazionale
non è più alleato del centro sinistra, sul piano locale
e regionale lo sia ancora, tenuto conto poi che la situazione sarebbe
aggravata dal fatto che Mastella, defilandosi dallUnione, ha fatto
cadere il governo.
Si dice che i rapporti, sul piano locale, tra lUdeur e An, per
la velenosità dei loro scontri politici, si siano deteriorati.
Ma la politica è larte del possibile. Nel dicembre 93,
infatti, quando Pasquale Viespoli divenne sindaco di Benevento con il
73% dei voti ma senza avere una maggioranza in Consiglio, i rapporti
tra Mastella e il supervotato candidato sindaco erano peggiori, anche
e soprattutto perché la campagna elettorale, da parte dellattuale
senatore aennino, era stata vittoriosamente condotta contro la privatizzazione
dellacqua, anche se poi la struttura privata di gestione dellacquedotto
verrà adottata dalla nuova amministrazione, e contro il patto
Mastella-Del Basso De Caro, che altro non era che la trasposizione a
Palazzo Mosti del quadro politico nazionale, in un momento in cui era
ancora in piedi la prima Repubblica.
In seguito poi, di lì a un mese, dello scioglimento delle Camere,
in quanto i giustizialisti sostenevano che nel Parlamento vi era un
centinaio di persone, tra inquisiti e destinatari di avvisi di garanzia
(oggi si sostiene che si è innocenti fino al giudizio di terzo
grado), il partito di Mastella, allora la Vela, nato dalle ceneri della
ex Dc, entrato a far parte dello schieramento di centro destra, non
trovava nulla in contrario a sostenere Viespoli, anche se i rapporti
tra questultimo e Mastella non sembravano essere migliorati.
La storia, quindi, sembrerebbe destinata a ripetersi. E la seconda volta
si ripete sempre sotto forma di farsa.
Se questa ipotesi si realizzerà, mentre a Napoli il centro sinistra
potrebbe andare avanti, a Benevento verrebbe relegato allopposizione,
salvo significativi voltafaccia a Mastella da parte del suo elettorato.
A parte i boselliani, che hanno un loro partito ben rappresentato ai
vari livelli locali e capace di riconfermare la sua forza (per cui la
loro adesione al Coordinamento avrà avuto solo il fine di assecondare
il disegno del presidente della Provincia, Nardone, di creare problemi
al Pd), i pattisti dovrebbero essere gli unici interessati a non volere
lo scioglimento del Consiglio, in quanto difficilmente, in termini di
voti, i Verdi potrebbero riconfermare Lisi, Ficociello e Guerra, come
altrettanto difficilmente i dipietristi potrebbero riconfermare DAronzo
e De Nigris, mentre i riformisti coraggiosi, Zarro, Velleca e Miceli,
che non hanno un partito, dovrebbero essere meno duri nel trattare ladesione
al Pd, se vogliono una candidatura.
Si dice: mentre il partito democratico ha 5 assessori, rispetto a 5
consiglieri, il Coordinamento, che ha 10 consiglieri, non toglie niente
a nessuno, se chiede 2 assessori, oltre alla copertura in giunta del
posto lasciato da Principe (entrato nei Verdi, dopo aver lasciato i
Ds) e oltre allassessorato alle finanze coperto dal boselliano
Luigi Boccalone. Ma, a parte i boselliani che sono stati eletti dal
loro partito e che stanno nel Coordinamento per i motivi già
esposti, il "partito" degli altri 8 è stato costituito
con i voti di Ds e Margherita.
Con le dimissioni di Medici, nominato assessore, per diritto di tribuna,
in rappresentanza di una lista (Rc e dipietristi) che per qualche voto
non ebbe un consigliere, la situazione si sarebbe facilitata. Ma, siccome
i pattisti insistono nella suddetta loro richiesta, la maggioranza di
Palazzo Mosti, se resta in piedi, potrebbe fare a meno dellaltro
assessore che, chiamato in giunta in rappresentanza della lista Pdci-Verdi,
forte di 483 voti, oggi rappresenterebbe un centinaio di voti del Pdci
(troppo pochi per conservare il diritto di tribuna), dal momento che
i Verdi, avendo costituito un gruppo a spese dei Ds, non si riconoscono
più in lui, nella misura in cui chiedono una loro presenza nellesecutivo,
e dal momento che Salvatore De Toma se ne è uscito dal Pdci,
dopo che era stato defenestrato, secondo lui, in malo modo dalla giunta,
nella quale era stato nominato in un primo momento, in forza della sue
94 preferenza, che in quella lista lo fecero risultare il più
votato.
Continuare il discorso sui posti da togliere ad alcuni per darli ad
altri, significa continuare a dare una immagine poco edificante verso
la gente, non solo dellamministrazione come espressione politica,
ma degli uomini che la compongono, considerato che, se lUdeur
esce dalla maggioranza della Regione, non si capisce perché Mastella
dovrebbe continuare ad essere alleato, dove lui è forte, con
i partiti che lo hanno cacciato dalla Regione.
Giuseppe
Di Gioia
pedigio@tele2.it