CALCIO

È l’ora di Sergio

Il calcio si sa non è scienza esatta, si appoggia alla matematica per la classifica ed alla geometria per l’assetto tattico, ma nulla di più. Il calcio è per il tifoso l’essenza della vita alla stregua di un "amaro". Ma talvolta è proprio amaro, con un retrogusto piacevole.
Questo panegirico per sottolineare le vicissitudini in casa giallorossa. In sette giorni è successo di tutto un po’.
E’ arrivata la sconfitta casalinga contro il Martina, è arrivata la "rescissione" contrattuale tra Benedetti e la Società, è arrivato Marcos De Paula a "rinforzare" la squadra, che nel frattempo era stata affidata al D.S. Raffaele Sergio.
Ed è stata questa forse la novità che ha quel retrogusto piacevole. Il DS prestato alla panchina non ci ha messo molto del suo, ha sfruttato, forse perché ha guardato dall’alto la squadra per molte settimane, qualche piccola novità ed ha tirato fuori dal cilindro una vittoria scaccia crisi e che è servita a riappacificare tifosi e squadra… ma non ad assolvere del tutto il Presidente Spatola.
Sergio piazzando in modo geometricamente diverso Giugliano, rischiando la scelta di Mastrolilli ed approfittando della splendida condizione di Imbriani e De Liguori ha finito con il ritrovarsi tra le mani una squadra, uno spogliatoio e tre punti che fanno classifica.
E’ bastato poco a Sergio quindi, avendo tra l’altro gli stessi uomini messi a disposizione di Benedetti.
Ma l’allenatore giallorosso ha chiesto sempre a Giugliano anche di impostare e non solo interdire, ha sempre rifiutato come spalla di Molino Mastrolilli, finendo proprio con il mettere alla berlina due giocatori contrattualizzati. Giugliano non ha le caratteristiche di Maschio, Mastrolilli non era e, soprattutto, non è il sostituto di Molino, questo su queste colonne più volte l’ho scritto, più volte l’ho sottolineato. I giocatori vanno impiegati per le loro caratteristiche "naturali" e non si può mandarli allo sbaraglio, sempre e costantemente, rischiando com’è accaduto per i due, figuracce e fischi da tutte le parti.
Col il rientro di Maschio dopo l’infortunio ed il recupero di Nocerino la cui squalifica è terminata domenica scorsa, ma il giocatore sarà utilizzabile solo domenica 27 febbraio contro la Sambenedettese, dovendo scontare una giornata di squalifica rimediata nei play off a Crotone. Due rientri importanti e che potrebbero alla fine mettere in sicurezza il Benevento, al di là di come andrà a finire la vicenda allenatore e, soprattutto, in attesa del… nuovo Pantalone!

Pregi


DENTRO E FUORI IL S.COLOMBA

A cura di Tonino Micco

Rien ne va plus?

I giochi del Benevento sembrano fatti e rien ne va plus, come si usa dire fra giocatori di casinò.
Come volevasi dimostrare la navicella giallorossa è finita in uno tsunami senza fine e rischia la bancarotta.
Altro che play off, qui c’è da pararsi il sedere.
Tifosi, voi certamente lo avete capito e ne siete ben consci; di questo passo il Benevento, se è fortunato, va a fare i play out.
La frittata è fatta ed era anche facilmente intuibile che accadesse.
Ora anche Spatola lo sa bene e non può piu’ nascondersi.
I tifosi, poveretti, sono l’ultimo baluardo per salvare la squadra da un cataclisma senza fine.
Non lo vorremmo pensare, ma come cronisti abbiamo il dovere di… relazionare e sottolineare.
Che fine farà lo Sporting alla fine del torneo?
Spatola, che piange sempre ma che si dichiara primo tifoso, di soldi da spendere per la squadra non ne ha o forse non li vuole cacciare. Ha torto o ha ragione?
Noi non vogliamo dare giudizi affrettati. A questo ci penseranno i tifosi che sono stati ingannati e presi per i fondelli.
Inutile promettere, reclamizzare, illudere.
I tifosi volevano e vogliono solo chiarezza.
Mica sono tutti scemi che non hanno capito che per fare una buona serie C1 occorrono una montagna di soldi e per fare il salto alla B ci vuole un Berlusconi o un De Laurentis.
La chiarezza e basta. I sogni illusori non possono durare in eterno, prima o poi ti accorgi che un Benedetti non era all’altezza della situazione, che un Molino è demotivato, che un Di Nardo preferisce la fuga, che un Bruno —scientemente e consapevolmente- non ha insistito per tornare nella sua Benevento preferendo fare l’emigrante e via discorrendo.
Con queste premesse e con gli stipendi che tardano ad arrivare, la conclusione è facile per tutti.
Speriamo almeno di salvarci senza la lotteria degli spareggi. Sarebbe come il 53 veneziano! O no?
Comunque forza Benevento.

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

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