PADULI: NO ALLA CENTRALE TERMOELETTRICA

Una minaccia all’ambiente e alla salute

Cresce da più parti l’attenzione per la costruzione di centrali termoelettriche nel Sannio. Il Consiglio Provinciale del 22 gennaio scorso avevo espresso la volontà di escludere la realizzazione delle centrali sul territorio sannita mentre il Forum Ambientalista denunciava a piena voce l’enorme impatto inquinante di tali insediamenti.
La Giunta Comunale di Benevento con una delibera espresse parere negativo alla realizzazione dell’impianto in contrada Roseto, ritenendo opportuno farla altrove e avanzando l’ipotesi di Paduli.
Nel paese alle porte di Benevento si è costituito un comitato, presieduto da Francesco Mandato, per dire ‘no’ alla centrale di contrada Saglieta, dove l’Ansaldo Energia spa procede con le verifiche per il possibile insediamento dopo aver chiesto l’accesso ai fondi del Prusst. Il comitato cittadino di Paduli è sorto il 20 dicembre scorso in seguito al consiglio comunale del 18 dicembre quando si verificò che ad una precisa interrogazione della minoranza, circa la centrale di contrada Saglieta, non venne data alcuna risposta.
—I cittadini di Paduli chiedono maggiore informazione e trasparenza- ha detto il presidente Mandato a cui resta un’incognita: cosa si decise nel corso di una conferenza di servizi che si tenne a settembre a cui parteciparono anche la Provincia e il Comune di Benevento, i Comuni di Paduli e Pietrelcina e la Regione Campania? Perché ad oggi, si chiede Mandato, sembra che alcuni non ne sappiano nulla?
Dalla Provincia l’assessore Giuseppe Lamparelli si pronuncia dicendo che non è possibile autorizzare alcun impianto che produca nuove emissioni di gas-serra in atmosfera, perché ciò contrasterebbe con gli impegni internazionali assunti dal nostro Paese. Il problema dell’approvvigionamento energetico, fa sapere Lamparelli, andrebbe risolto puntando sulle fonti rinnovabili, a partire dal fotovoltaico, per continuare con l’eolico, l’idroelettrico, le biomasse ed incentivando il risparmio dei consumi energetici.
Attualmente si ha l’impressione che il coro di voci contrarie alla centrale termoelettrica sia ‘stonato’ed incapace di risultati concreti.
L’eventuale autorizzazione all’ apertura di una centrale termoelettrica è, in base all’attuale normativa, di esclusiva competenza ministeriale. Lo stesso coordinatore del Prusst Calidone (il Programma di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio), Franco Terracciano, ha tenuto a precisare che la realizzazione di una centrale è disciplinata da norme nazionali che prevedono il rilascio dell’autorizzazione unica da parte del ministero delle Attività produttive previa la procedura di valutazione impatto ambientale a cura del ministero dell’ambiente.
Ettore Martini, un componente della Giunta Regionale Cofapi , parla di -attenzione strabica, perché tre centrali hanno chiesto di insediarsi su Paduli anche se l’attenzione attualmente è focalizzata sull’unica società, l’Ansaldo, che ha richiesto la collaborazione con il territorio per arrivare all’insediamento, e attraverso il Prusst si è sottoposta ad un protocollo per ottenere il finanziamento- Le altre due società, che sono interessate allo stesso sito di Paduli, sarebbero l’Energia spa, che ha già attivato la procedura di via, e la Rwe. Martini ritiene sia il caso, visto che gli enti locali non hanno competenza, spostare l’attenzione, dal ‘no’ alla centrale, a che tipo di centrale dobbiamo subire e quindi vedere quali potrebbero essere i benefit economici sul territorio.
Intanto a Paduli i cittadini sottoscrivono una petizione per evitare la costruzione della centrale termoelettrica a ciclo combinato gas-vapore da 800 Mwe della società Ansaldo Energia spa. Tra le ragioni che si leggono nel documento, non solo quelle legate all’inquinamento. Difatti la centrale non porterà occupazione diretta o da indotto, scoraggerà nuovi insediamenti di piccole e medie imprese industriali nell’area del PIP (Piano Insediamento Produttivo) a causa dei significativi livelli di inquinamento. La tradizionale vocazione agricola del territorio potrà subire seri danni e allo stesso modo si ostacolerà un possibile sviluppo turistico del territorio.
Gli attuali proprietari del terreno di contrada Saglieta, su cui dovrebbe sorgere la centrale, sono avviliti all’idea di dover abbandonare la loro principale attività, e allo stesso tempo costringere i propri figli a crescere in un ambiente insalubre.

Angela Del Grosso


PIETRELCINA: UN PROGETTO PER UN "PARCO CANILE"

Il randagismo ha i giorni contati

Pietrelcina soffre da qualche tempo di un grave problema, che dilaga tuttora nelle strade del paese: il randagismo.
Sto parlando di cani d’ogni taglia che girano indisturbati per la strada, portatori, in alcuni casi, di malattie tipiche di questa specie animale. Essi entrano ed escono senza alcun timore dai negozi, dai bar, dalle chiese. Sembrerà paradossale, ma gli animali in questione, possono essere definiti i "veri padroni della piazza": provate a passeggiare per il paese nelle ore meno attive, come in primo pomeriggio o in tarda serata, e di sicuro vi imbatterete in branchi di cani che vi osservano minacciosi, impedendovi di entrare nelle vostre abitazioni, o che si azzuffano tra loro in lotte furiose.
Oltre a costituire una minaccia per i residenti, il randagismo risulta inconveniente anche per le migliaia di turisti in visita per San Pio. Il Comune di Pietrelcina, pertanto, conscio del grave problema, si è attivato dando luogo ad un progetto denominato "Parco Canile".
La legge regionale 24/11/2001, n.16, che detta precise norme concernenti i cosiddetti "Animali d’Affezione", all’art. 7 invita le Province e i Comuni della Campania a realizzare rifugi municipali per cani ed a riqualificare quelli già esistenti.
Pietrelcina, che attualmente non dispone di canili e che finora si è appoggiata ad altri Comuni della provincia di Benevento, sopportando spese non indifferenti, da origine ad un progetto che vede l’inserimento di un Parco Canile nel verde della campagna.
Il Dott. Giancarlo Paga, consigliere comunale e promotore principale di questa particolare iniziativa, spiega che non si tratta del solito canile comunale, ma di una sorta di parco naturale mirante ad attirare, non solo l’attenzione dei cittadini, ma in particolar modo quella delle scolaresche e dei turisti. Il Parco Canile, oltre a dare un alloggiamento ai cani, avrà uno scopo educativo, dando la possibilità di compiere passeggiate ecologiche, in pieno relax. Pietrelcina ha così la possibilità di rilanciare un corretto rapporto uomo-animale-ambiente, perseguendo l’obbiettivo espresso nell’art. 1 della suddetta legge. Un altro scopo, non meno importante, è quello di dare la possibilità di adottare i cani, dopo averli sottoposti a tutte le procedure sanitarie vigenti. A questo proposito il progetto prevede anche l’insediamento, all’interno del parco, di un presidio veterinario e di una fossa cimiteriale per lo smaltimento delle spoglie animali.
Al momento il Comune non dispone di finanziamenti pubblici sufficienti. Unico dato tecnico è che l’installazione d’ ogni singolo box necessita di una spesa di circa centocinquanta euro. Maggiori investimenti sono richiesti per creare locali obbligatori dove accogliere le cucciolate e gli animali in quarantena. L’Amministrazione Comunale, ad ogni modo, non rimane inerte e, per garantire un parco canile pienamente efficiente, sta consultando esperti etologi ed associazioni competenti in materia.
I pietrelcinesi ed i turisti si sono mostrati favorevoli a tale iniziativa e ciò si evince dai risultati del sondaggio pubblicato nel sito internet ufficiale del Comune di Pietrelcina.
Il progetto del Comune è una risposta a tutte quelle persone che, di propria iniziativa ed in buona fede, hanno accudito, fin ad oggi, ai cani randagi utilizzando i locali del campo sportivo di Pietrelcina, violando ogni norma sanitaria tutelante la salute del cittadino e degli animali stessi.
Ci vorranno ancora due anni, prima che il Comune acquisisca il suolo dove stabilire le prime recinzioni. Nel frattempo, non rimane che attendere e sperare che i cani rimangano i migliori amici dell’uomo.

Italo Antonino


LE CHIESE DI MORCONE

Un problema nero

Morcone ha 13 chiese e un solo parroco. Da alcuni anni il parroco ha cercato di riunire la messa della domenica con una funzione in una sola chiesa. Il numero delle chiese rivela, invece, la posizione del paese, diviso in rioni, porte, contrade con un esagerato attaccamento al proprio luogo di nascita e di vita, come tendenza dei cittadini a distinguersi da zona a zona ed aver propri santi e feste in campo ecclesiastico, che ha influenzato nei secoli successivi lo sviluppo dell’intera collettività.
Negli ultimi tempi la parte alta confluiva nel "santuario Madonna della Pace" e la parte bassa nella chiesa di "S.Marco", "S.Martino" e "il Convento dei padri cappuccini".
Don Lupo si è adeguato con un’opera di intenso apostolato a mantenere inalterate le esigenze locali fino al suo improvviso inspiegabile trasferimento.
Don Nicola comprese la difficile soluzione del problema, ponendo le basi alla riunione della funzione domenicale in un’unica chiesa. Le avversità latenti della popolazione e le cattive condizioni di salute fecero desistere il parroco, che preferì essere assegnato ad altra parrocchia.
Ci voleva un parroco giovanile, snello, dall’aspetto accattivante e sprovveduto a fronte dei costumi locali. A questo punto le autorità ecclesiastiche nominarono parroco don Gaetano.
Infatti il parroco ha risolto in modo affrettato il problema dell’unità delle chiese, portando la celebrazione della funzione festiva all’auditorium "San Bernardino", locale, che si trova al centro di Morcone.
Tale decisione è del tutto antipopolare. L’auditorium "San Bernardino" era una chiesa ed i lavori iniziarono il 1515 e terminarono il 1608. E’ stata sempre un vanto ed un orgoglio della cittadinanza. Ha rappresentato nei secoli il fiore all’occhiello di Morcone con cerimonie religiose celebri, magnifica testimonianza di grandezza, di bellezza e di funzionalità.
Nella notte tra il 26/27 maggio 1917 l’edificio prese fuoco. Le fiamme lo avvolsero e lo distrussero completamente, lasciando in piedi i muri perimetrali. Divenne, così, un rudere. Ha subìto l’incuria del clero e degli uomini per 70 anni.
Nell’anno 1987 l’edificio è ritornato all’antico splendore, ma come "Auditorium" per volontà dell’amministrazione comunale, che aveva provveduto all’intero restauro. La scelta avvenne con una deliberazione di un consiglio comunale aperto, che si svolse nella piazza antistante l’edificio e sotto la presidenza del sindaco Ruggiero Castaldi.
Come bene comunale l’auditorium è lasciato alla libera esplicazione delle attività cittadine con le proiezioni di cinema, l’esecuzione di scuole di danze, le presentazioni librarie e la celebrazione della messa cattolica.
La macchia nera, che avvolse San Bernardino, continua a perdurare oggi. E’ incurante della risoluzione del problema l’attuale amministrazione comunale, capeggiata da Rosario Spatafora, che lascia deteriorare una proprietà comunale, non reclamandola.
Lo è ancora di più la curia, che fa permettere la celebrazione della messa in un edificio sconsacrato.
La risoluzione del problema nero deve essere radicale. La curia, stante l’incuria dell’amministrazione comunale, deve reclamare in modo definitivo la proprietà della struttura di San Bernardino, attrezzarla come chiesa, anche con i contributi dei morconesi, adeguandola alle funzioni religiose.
In caso contrario, la curia deve rigettare ogni minima idea di funzioni religiose, espletate accanto a funzioni civili e non soltanto tali.

Angelo Gaudio


SAN LORENZELLO

Ritorna "Striscia la Notizia"

Secondo Blitz di Striscia la Notizia a San Lorenzello. Jimmy Ghione torna all’ex museo della ceramica e dal sindaco Lavorgna che si dice disponibile a riportare le ceramiche a San Lorenzello ma vuole l’ufficio di rappresentanza e vuole essere risarcito dei danni alla struttura e dei presunti fitti non liquidati.
La troupe guidata da Ghione è tornata all’ex museo constatando l’ottimo stato dei locali e la pulizia che regna nell’intero immobile per il quale erano stati chiesti circa 26mila euro di risarcimento danni e per la quale cosa pende anche una causa in giudizio. Complessivamente alla magistratura il sindaco Lavorgna ha chiesto un risarcimento pari ad 85mila euro.
Dopo aver ascoltato il presidente della ‘Giustiniani’ Guido Barbieri, il direttore dell’ex museo Masotta e gli altri ceramisti presenti, Ghione si è diretto al palazzo comunale dal primo cittadino Antimo Lavorgna che, tra le altre cose, riveste anche la carica di consigliere provinciale.
Nell’ambito dell’incontro con il sindaco Lavorgna Ghione ha rivolte domande ben precise al capo dell’esecutivo locale, compresa la richiesta di chiarimenti sul risarcimento di danni alla struttura che effettivam e nte non sussistono. Lavorgna è parso molto evasivo nelle sue risposte, contestando a Ghione il fondamento di tutta la storia che a suo dire "ha preso anche carattere politico". Alla domanda del risarcimento ingiustificato per i presunti danni alla struttura il sindaco si è limitato a riferire davanti alle telecamere di Canale5 : "manco dal museo da tre anni, per cui non so..." Come avrà fatto quindi ad immaginare dei danni strutturali questo resta un mistero anche per le blasonate telecamere Mediaset. Relativamente al museo il sindaco si è detto disponibile a risolvere la questione e a riportare le ceramiche a San Lorenzello a patto che la ‘Giustiniani’ collabori con l’amministrazione comunale per la costituzione di un museo civico comunale e che nel luogo venga anche ricavato un ufficio di rappresentanza per il primo cittadino.
Il sindaco ha poi ribadito circa un progetto di finanziamento della regione Campania in fase conclusiva che riguarda proprio la costituzione del nuovo museo, come anche la volontà dell’amministrazione provinciale a prendere a cuore la situazione.
Ghione ha constatato durante ilo colloquio che non si è fatto alcun riferimento alla prestigiosa associazione di ceramisti che con grande sacrificio hanno portato avanti per anni il muso e le relative rassegne nazionali annuali, come non si è fatto alcuno accenno all’altra materia in causa di giudizio: il fitto dell’immobile, per il quale non è mai stata stipulato alcun accordo scritto tra l’amminsitrazione e l’associazione ma che ora il primo cittadino ne pretende la liquidazione.
Impegno o meno a ricucire lo strappo, tra qualche giorno vi sarà l’udienza presso il tribunale di Benevento che vede proprio contro il sindaco e l’associazione ‘Giustiniani’ guidata dal maestro ceramista Guido Barbieri.
Il viaggio di Ghione però non è terminato a San Lorenzello, infatti dopo aver lasciato la cittadina titernina si è recato con le telecamere in località Matachiusi alle porte del paese dove è collocata una discarica a cielo aperto di amianto ed altri materiali cancerogeni. Ricordiamo che una legge dello stato, la 257/92 ha messo al bando la ‘fibra assassina’, ma pare che a San Lorenzello questa disposizione legislativa non sia mai giunta.
A conclusione del suo giro, Ghione ha visitato una parte del museo Laurentino allestito nel parco termale a Telese Terme, e l’altra parte conservata a Cerreto Sannita presso i locali dell’ex palazzo ducale.

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