
UNO STRUMENTO INSOSTITUIBILE
DI STUDIO E DI CIVILTÀ
Un
appello per far rivivere "Samnium"
Fu nel 1928
che Alfredo Zazo prese liniziativa di fondare una nuova rivista
storica dal titolo "Samnium". La rivista non nasceva, potremmo
dire, dal nulla, ma sulla linea di una tradizione che si era già
inaugurata da un quindicennio. Era, infatti, il 1914 che Antonio Mellusi,
allora direttore dellArchivio Storico della Provincia di Benevento,
fondò la prima rivista di studi storici locali, dal titolo "Rivista
Storica del Sannio". Ad essa ben presto ne seguì una seconda.
Nel 1922, con la fondazione della Società Storica del Sannio, presieduta
da Enrico Cocchia, nacquero anche gli "Atti della Società
Storica del Sannio", diretti da Antonio Iamalio. Alfredo Zazo le
conosceva bene queste due riviste, anche perché, allora, giovane
studioso trentenne pubblicò suoi saggi su entrambe le testate.
Nel 1925, con la morte di Antonio Mellusi, fu proprio Zazo a prendere
lincarico della direzione dellArchivio Storico della Provincia
di Benevento. Ma decise di non tenere in vita la "Rivista Storica
del Sannio". Il motivo è facile da comprendere. La rivista
del Mellusi era di taglio un po datato, e soprattutto non era improntata
a quei criteri di scientificità che invece si ritrovavano negli
"Atti della Società Storica del Sannio". Zazo fece passare
qualche anno e decise di inaugurare, al posto della "Rivista Storica
del Sannio", una nuova testata, che in un certo qual senso entrasse
in diretta concorrenza con gli "Atti". Nacque così "Samnium".
La rivista ha avuto una vita gloriosa. Soprattutto perché su di
essa ha scritto Alfredo Zazo, che è stato sicuramente lo studioso
più prolifico tra gli storici beneventani del 900, ma anche
perché ha visto la collaborazione di una nutritissima schiera di
studiosi, non solo italiani. Tantissimi nomi, oltre 300, hanno firmato
saggi e ricerche pubblicate sulla rivista, che ben presto ha finito per
travalicare i confini prettamente municipalistici per divenire punto di
riferimento per lintera Italia meridionale. Descrivere il contenuto
della rivista è quasi impossibile. La ricchezza di notizie, informazioni,
dati, ricavati tutti da documenti inediti è così strabiliante
che la rivista rappresenta un crocevia indispensabile, oggi, per qualsiasi
studioso, ricercatore o anche solo appassionato di storia beneventana
e sannita.
La rivista ha avuto vita ininterrotta dalla data della sua fondazione
ad oggi. Neppure durante la seconda guerra mondiale sospese le pubblicazioni.
Una delle cause della sua lunga vita è stata sicuramente la longevità
del suo fondatore. Alfredo Zazo è infatti scomparso nel 1987 alletà
di novantanove anni. E fino allultimo egli rimase direttore della
rivista, continuando a pubblicarvi i suoi ultimi sforzi di una intera
vita dedicata alla storia di Benevento. Poi la rivista passò alla
direzione di Salvatore Basile, già direttore della Biblioteca Provinciale,
scomparso, come ricordavamo nello scorso numero, pochi giorni fa.
Oggi è difficile immaginare quale sarà il futuro di questa
testata che, ma forse solo gli addetti ai lavori possono intenderlo, è
un monumento alla nostra cultura. Certo, negli ultimi anni, Benevento
ha vissuto una progressiva disaffezione nei confronti delle attività
culturali in genere, e in particolare nei confronti delle discipline storiografiche.
Ma lasciar morire Samnium sarebbe davvero un peccato. La nostra città,
e tutto il territorio provinciale, ha ancora bisogno di una tale rivista,
magari aggiornata e potenziata anche con le moderne tecnologie digitali
e divulgative quali Internet. Ed è per questo che ci sentiamo di
lanciare un appello, in particolare allAmministrazione Provinciale
di Benevento e al suo presidente on. Carmine Nardone. Samnium nacque soprattutto
per la sensibilità di illustri amministratori provinciali, nonché
uomini di altissima cultura quali Almerico Meomartini, anchegli
presidente della Provincia, che seppero dare alla città strutture
quali il Museo del Sannio e la Biblioteca Provinciale, nonché ad
uomini quali Antonio Mellusi, Antonio Iamalio ed Alfredo Zazo la possibilità
di studiare, pubblicare e non far morire la nostra civiltà beneventana.
Affinché il loro sforzo non rimanga vano, sarebbe davvero opportuno
che lattuale amministrazione provinciale attui tutte le iniziative
per consentire a questa rivista di ritornare il grande punto di riferimento
della storiografia locale, da sempre proiettata in una dimensione che
è, oggi ancor di più, sovranazionale ed europea.
Francesco
Morante
fmorante@aruba.it
LE
CATTIVE LEGGI PRODUCONO PERICOLOSE E COSTOSE DISTORSIONI
I
castelli di carta e la mensa di Pantalone
La
488 utilizzata come veicolo di malaffare?
Correva lanno
1992. Lanno delle tangenti. La fogna che esplode. Lera dei
ventilatori di formichiana memoria.
A succedere alla negativa esperienza della Cassa per il Mezzogiorno, sotto
la voce investimenti industriali, ecco apparire allorizzonte unaltra
meteora: la legge 488 (del 1992) per contributi in conto impianti da destinare
a nuove iniziative industriali.
Nei "buoni" propositi del legislatore, ma in piena epoca di
tangentopoli - il riferimento storico è dobbligo per capire
la natura della portata del provvedimento e della ipotizzabile "festa
apparecchiata" che qualche politico ha subito individuato -, cera
quello di aiutare lo sviluppo industriale delle aree svantaggiate del
mezzogiorno c.d. "Obiettivo 1" (Campania, Basilicata, Puglia,
Calabria e Sicilia).
È comprovato che una fabbrica nasce non per legge ma perché
lo richiede il mercato.
Il prodotto deve trovare collocazione soddisfacente e il prezzo deve essere
remunerativo e, contemporaneamente, competitivo altrimenti risulta invendibile.
Solo lequilibrio, così costituito, può garantire la
riuscita delliniziativa industriale e la permanenza sul mercato
dellazienda e della relativa occupazione delle maestranze.
Cade lequilibrio, cade lazienda.
Dunque, resistono solo quelle che hanno mercato (possibilmente non drogato
dalla politica).
Un dettaglio da non sottovalutare per gli investimenti industriali.
Nel nostro paese (quindi non solo al Sud) abbiamo le bollette più
care dEuropa, le infrastrutture inesistenti (costi più alti
per le consegne delle merci), il più alto costo della mano dopera,
assenza di mano dopera specializzata, inadeguatezze logistiche e
organizzative, le banche disorganizzate per competere sul mercato economico
e finanziario.
Tutti fattori negativi che farebbero desistere qualsiasi accorto imprenditore
nellinvestire nel Sud (Melfi è stata solo sovvenzione di
Stato per 7 mila miliardi), e nel Sannio in particolare, fattori che incidono,
in misura massiccia e seriamente, sia sui costi di produzione sia sul
prezzo finale del prodotto (credo poco nello studio recentissimo del Kpmg
fatto a tavolino che invita ad investire su Napoli).
In dieci anni, non ce ne vogliano i pubblici amministratori ma sono dati
ufficiali, Benevento e il Sannio hanno conquistato il penultimo posto
in classifica sulla qualità della vita e si è dovuto registrare
un 6,6% in meno sul dato occupazionale.
In Campania resistono 1,5 milioni di lavoratori in nero e ledilizia
presenta, nonostante i vincolanti controlli, un 30% di sommerso.
La legge 327/2000, da me sollecitata e approvata nel settembre 2000 dal
Parlamento rimane tuttora stranamente inapplicata (obbligo di dichiarare
il costo della mano dopera nei lavori pubblici, servizi e forniture).
Già da questi dati disponibili si capisce che la 488 è fallita
in partenza basandosi sullo stesso principio della "pioggia",
principio sul quale era basata la politica industriale ma fallimentare
della ex Cassa per il Mezzogiorno.
La 488 è stata partorita dal legislatore del tempo con le idee
di quel tempo. È quindi desumibile che i risultati non potevano
che rispecchiare i risultati di quel tempo: pessimi, per essere indulgenti.
Lo snodo cruciale dei finanziamenti è stato imperniato sulle banche
concessionarie che sono autorizzate a verificare le domande, a seguire
tutto liter e disporre i finanziamenti.
La 488 prevede contributi fino al 50% del capitale investito e per le
spese ammissibili richiedendo la disponibilità dellulteriore
50% allimprenditore.
La banca, dunque, avrebbe dovuto accertare e certificare il possesso del
50% dellinvestimento da parte dellimprenditore: quota parte,
logica avrebbe voluto, che fosse immediatamente disponibile e in contanti
per il pagamento delle spese occorrenti.
Il manifestarsi, invece, di ipotizzabili fenomeni degenerativi nelle procedure
(vedi caso Rosiello e Barretta, allo stato sospettati di irregolarità
procedurali e con accuse di utilizzo di fatture per spese non effettivamente
sostenute) fa capire che la norma emanata dal legislatore ha lasciato
ampi spazi per i citati fenomeni distorsivi di cui poi se ne approfitta
per incrementare il contributo ricevuto dallo Stato e decrementare la
propria quota di investimento.
Ovvero il presupposto di tutta loperazione 488 non è stato
quello di garantire la funzionalità dellazienda e la stabilità
della piena occupazione, centralità del prodotto, della vendita
e dei ricavi, ma quella di costruire un qualcosa che poteva generare fonte
di ricavi illegittimi e illeciti arricchimenti a danno della comunità
e a scapito dei contribuenti.
Infatti, come mi suggerisce il direttore Biele, la zona Pip di Ponte,
di cui il nostro periodico si è ampiamente interessato, è
piena di capannoni di nuova costruzione ma, in gran parte, chiusi e improduttivi.
Si sono prodotti, insomma, illeciti guadagni, deturpato lambiente
e nessun posto di lavoro aggiuntivo è stato creato. Anzi ne abbiamo
perduto il 6,6%, come innanzi ricordato.
Allora cè da porsi la domanda classica: il punto debole è
la legge 488 o sono state le banche che coi controlli hanno avuto manica
larga o, ancora, la malafede degli imprenditori che hanno approfittato
delle larghe maglie lasciate intenzionalmente larghe?
E il primo passo rimane sempre la verifica bancaria per accertare la consistenza
patrimoniale effettiva dellinvestitore allatto della domanda
di finanziamento, in considerazione del fatto che le spese ammesse al
finanziamento sono solo quelle operate successivamente alla data di richiesta
del finanziamento.
Se gli inquirenti riescono a decifrare il fenomeno e analizzare correttamente
le procedure avranno in mano la soluzione del caso e la possibile intuizione
della vastità e della portata del fenomeno degenerativo, ovvero
linteresse (o lintenzione) che ogni singolo imprenditore poteva
e può ipoteticamente avere a collezionare fatture false sulle spese
per mutare lequilibrio del 50% o, per estremo eccesso, nulla interessando
la finalità ultima dellinvestimento. Viceversa non resta
che una verifica a tappeto, azienda per azienda, per acclarare e certificare
la bontà sia degli investimenti finanziati sia sullimprenditore
che ha investito del suo con lo scopo di ricavare utili e dare lavoro,
che è la finalità unica della legge.
Insomma, una specie di par condicio di giustizia.
Perché la morale della favola è la seguente e permettetemi
la divagazione.
Vero è che il generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Cerciello,
ha patteggiato una pena di 5 anni contro una di 16 inflitta in prima istanza
e per tangenti ma è pur vero che pensionati (volontari) della stessa
arma se ne vanno in giro in Mercedes tranquillamente, con casa al mare
e con cospicui patrimoni immobiliari accatastati e floridi conti bancari
a disposizione (
i risparmi di una vita
).
Non sappiamo se questo sia un torto al Cerciello, pescato con le mani
nella marmellata, o un torto ai tanti uomini della Guardia di Finanza
che con abnegazione e scrupolo svolgono il proprio lavoro indefessamente
e ai quali va il nostro umile ringraziamento quotidiano, o una palese
ingiustizia.
Facciamo in modo, però, che non si ripeta tale ingiustizia solo
nei confronti dei Rosiello o dei Barretta e si vada a fondo di tutta la
questione. Per sgombrare il campo da ogni dubbio e preconcetto e per accertare
che il legislatore ha fatto il possibile per evitare imbrogli. Nel 1992.
Germano Presta
germanopresta@tin.it
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