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OSSERVATORIO
Campo
Hobbit: io cero!
Vorrei soffermarmi
su alcune recenti vicende di vita vissuta.
La prima è legata senza ombra di dubbio a quel "Signore degli
anelli" che ha riportato in auge la trilogia di Tolkien ed aperto
un dibattito nella destra.
Qui si rincorrono dichiarazioni "cochon" di personaggi in cerca
di potere e di poltrone che oggi si dicono pronti ad iscriversi alla "Compagnia
dellanello", finendo con il travisare quel messaggio lanciato
da quel geniale scrittore.
Loro non sono hobbit, loro non abitano mentalmente quelle foreste, per
loro non è neanche il regno degli Elfi, loro, generazionalmente,
figli di Sauron (il signore del male): figli grati al Signore degli agnelli
(grazie Achille per il magnifico accoppiamento!)
Alla fine avrebbero fatto meglio a stare in silenzio ad ammettere la crassa
ignoranza che fa imbestialire chi allepoca aveva compreso quel messaggio,
chi allepoca si sentiva un hobbit emarginato, chi cercava quellanello
da difendere a tutti i costi.
Ma anche qui cè da dire che "i giovani hobbit"
della destra italiana non hanno fatto sicuramente a gara a dire che cerano
allora, che avevano in quel piccolo Frodo il loro credo, in quel piccolo
"anello" il loro ideale.
Sì, forse il modo di comprendere le cose della vita e soprattutto
della politica oggi per molti giovani degli anni 70 è stato forse
più facile.
Ma quanti di quei giovani presenti nei giorni del Campo Hobbit di Montesarchio
hanno avuto il coraggio di dire "cero anchio".
Quanti giovani di allora, oggi seduti sui vari scanni dei palazzi di Città
hanno potuto ricordare
Tutta "quella polvere" ingoiata per giorni su quello sterrato
campo sportivo di Montesarchio?
Solo Pasquale Viespoli ha parlato di quel campo tra laltro su di
una testata giornalistica nazionale, il Corsera, nella edizione del Mezzogiorno.
Per il resto assessori e consiglieri figli di quel "campo" sono
rimasti in silenzio. Eppure cerano, eppure ramazzarono quelle idee,
vissero quella realtà.
Posso, e chiudo, dire con un po di nostalgia (ma solo per gli anni
del silenzio, non trascorsi invano, comunque) che io cero e non
lo rinnego. Ho vissuto le tre ore della durata della proiezione del film
entrando in quelle urla e quelle battaglie che tra quella polvere erano
grida di battaglia, voglia di venir fuori, voglia di far vincere il bene
sul male.
Idee, utopie, sogni? No, in nome di quegli ideali la destra è andata
avanti, è riuscita a conquistare il potere ma a non sconfiggere
il male. Sauron è ancora lì, la realtà sempre più
"cattiva" dellimmaginazione.
Ora basta con i ricordi e gli ideali, anche se cè da sottolineare
che quel film non ha una fine, lanciando allo spettatore un appuntamento
alla seconda parte. Ma già la prima
basta e supera, almeno
per quanto mi riguarda: troppi gli interventi al computer, troppe le scene
create con i software e non già girate con ciak e cineprese.
Ma si dirà che il cinema doggi è anche quello: contenti
voi!
Passando da una foresta allaltra cè da sottolineare
che anche Benevento, ha dovuto dopo qualche decennio "sopportare"
una domenica senza auto.
Non è che la cosa mi abbia sconvolto più di tanto, non è
che abbia scoperto la bellezza di andare a piedi (cosa che faccio tutte
le mattine ed il pomeriggio), non che alla fine abbia sofferto: sì,
ho sofferto solo per la riduzione del mio libero arbitrio.
È pur vero che in società moderna quella libertà
è molto ristretta, ma quel che accade a Milano, Torino, Piacenza,
Mantova, Pavia etc.etc.etc. in questo periodo di desertificazione non
fa sicuramente il paio con la nostra realtà.
Lì non hanno avuto piogge, né neve, ma solo tanta nebbia,
che credo non abbia offuscato loro idee e intasato centraline di rilevazione
dellatmosfera.
Qui invece dopo un mese circa di convivenza con piogge, neve è
arrivato tout court il blocco del traffico per la presenza di biossido
dazoto, sui livelli dallarme, rilevati dalle due centraline
al Corso Garibaldi e alla Pacevecchia: entrambe poste in prossimità
di fermate di autobus urbani.
Avrei capito se quel biossido si fosse trovato a Via dei Mulini o delle
Puglie, nellultimo tratto di via del Pomerio (Ponte Calore), o magari
a Via Napoli e soprattutto al Viale Principe di Napoli. Rimango sorpreso,
perplesso e stupito (
ma non stupido) per quella decisione e per
quante altre in avvenire di simile portata.
Il danno di immagine alla città su quel problema ambientale si
completa. Perché è forse quello lunico dato positivo
che possiamo dare ai turisti (sic!), oltre ai luoghi ameni (sic
.sic):
laria pulita.
Se bariamo pure su quella perderemmo forse lunico e solo punto di
una classifica sulla vivibilità ambientale non inquinata da smog
di ciminiere di industrie, non inquinata da petrolchimici o acciaierie.
Non vorrei che per qualche "marmitta" non catalitica di qualche
autobus urbano la città venisse indicata come città inquinata
dallo smog: possiamo e dobbiamo offrire una immagine daria pura
di questa città e pertanto ben vengano anche iniziative tese a
rendere più credibili certe rilevazioni.
Infine mi va di chiudere con una battuta: mentre la Mussolini e Fini litigano
sulla valenza storica del nonno Benito, la DC rinasce per mano del Duce.
Non vi sembra un po troppo?
Geppino Presta
COSI
NON VA
Rubrica a cura
di Antonio Micco
Via
Luigi Intorcia e via Iannassi: due strade pericolosissime
Molti lettori
ci hanno telefonato per segnalarci alcuni casi di viabilità precaria
ove a farla da padrone è la stupidità di chi le ha progettate
e linerzia di chi le amministra. Ci hanno segnalato infatti la pericolosità
di entrambe le strade in questione e quindi la loro inefficienza.
Cominciamo da Via Luigi Intorcia di Benevento.
Per chi non lo sapesse questa strada è stata intitolata ad un famoso
fotografo beneventano che ha lasciato la sua impronta positiva in Benevento
e in ognuna delle nostre famiglie. Ebbene tale omaggio non vorremmo che
si trasformasse in maledizione e improperi per lillustre concittadino
e spieghiamo il perché.
Innanzitutto via Luigi Intorcia è una strada creata ex novo, di
recente, ed è quella che collega la zona dellOspedale Civile
di Benevento con via Avellola nei pressi dellimbocco della omonima
galleria.
Detta strada si presenta bella per la sua panoramicità essendo
da un lato costeggiata da nuove villette e dallaltra da una balconata
come
Via Partenope di Napoli. Ma ahimè la bella strada è
posta in una ripida discesa, piena di curve, molto stretta ed è
anche percorribile in entrambi i sensi di marcia.
Ci siamo avventurati con la nostra vettura, dopo la segnalazione dei nostri
lettori, e abbiamo dovuto affidare lanima al buon Dio!
Altro che via Partenope, Santa Lucia e via Veneto: questa è una
strada che fa schifo, tanto è insidiosa e infida!
Gli automobilisti, forse pensando di fare il rally di Montecarlo, la percorrono
ad alta velocità con la conseguenza che spesso si vanno a schiantare
contro gli alti muri di cemento.
Se le cose finissero lì, potrebbero anche essere
accettate,
-tanto la colpa è anche degli automobilisti- ma le conseguenze
spesso sono più gravi e le debbono subire proprio gli abitanti
della nuova zona.
Lungo questo pendio sono state realizzate, naturalmente con tanto di licenze
edilizie, numerose ridenti villette che si affacciano direttamente sulla
strada: vi abitano professionisti e industriali di Benevento che hanno
speso fior di quattrini per realizzarle. Sono tutte ben rifinite, accoglienti,
colorate ed hanno dato un nuovo look alla città.
Però, però, lapparenza non basta. Invero la strada,
come dicevamo, è molto stretta per ospitare i due sensi di marcia;
i marciapiedi sono quasi inesistenti (sono strettissimi ed occupati anche
dai pali della linea elettrica) ragion per cui un bambino, un anziano,
una donna che distrattamente esce dal rispettivo cancello rischia di trovarsi
già sotto ad una
macchina.
Ma vè di più!
Quando abbiamo tentato di fermare, nel giro di ricognizione, la nostra
autovettura, non abbiamo trovato un benché minimo spazio per parcheggiare.
Non cè uno spazio per fermarsi! Assurdo! Tentare di farlo
sarebbe stato davvero problematico e pericoloso.
Ma i Progettisti, gli Assessori, gli Amministratori locali (che dovrebbero
pensare!) quando hanno realizzato e approvato il progetto della suddetta
strada, non si sono chiesti: Ma come fanno i familiari, gli amici, gli
esattori delle tasse, gli stessi vigili, gli operatori ecologici, ecc.
che vanno a trovare gli abitanti della zona a fermare le proprie autovetture
e non essere investiti?
Ci risulta che i malcapitati abitanti di detta zona si sono anche lamentati
(per iscritto) con gli amministratori, con il Comandante dei Vigili Urbani
per segnalare il caso, ma inutilmente. Si vede che deve prima scapparci
il morto.
Non si possono penalizzare tanti cittadini che hanno speso fior di quattrini
per realizzare la loro casa, pagando tra laltro profumatissime somme
per gli oneri di urbanizzazione e poi mettere a repentaglio la loro vita
e quella dei loro figli.
Cosa fare per risolvere la problematica? Non spetta certamente a noi dare
consigli, tuttavia si potrebbe quantomeno istituire un unico senso di
marcia e creare delle aree di sosta a mò di terrazzine a ridosso
della ringhiera panoramica. Sarebbe il minimo. Comunque staremo a vedere.
Se Sparta piange, Atene non ride. Analoga segnalazione ci perviene dagli
abitanti di via Iannassi di San Nicola Manfredi. Anche qui insediamenti
lussuosi e costosi: anche qui lo stesso problema. Non cè
un po di spazio, lungo tutta via Iannassi, per parcheggiare unautovettura
anche a pagarlo a peso doro. Si vede che il Sindaco Errico non abita
in zona, altrimenti si sarebbe reso conto e forse avrebbe
provveduto.
Ed allora egregi Sindaci, amministratori, assessori, prima di rilasciare
licenze edilizie, prima di chiedere il pagamento per gli oneri di urbanizzazione,
prima di far spendere tanti e tanti soldi ai cittadini, dovete programmare
per far sì che vi siano tutti quei servizi che una collettività
deve avere. Non si può amministrare standosene comodamente seduti
sullo scranno più alto e gonfiare il petto per dire sono il Sindaco.
Ci verrebbe da chiedere Sindaco di che? Ma staremo a vedere!
ISTITUTO
PROFESSIONALE DI STATO PER
LAGRICOLTURA E LAMBIENTE "M.VETRONE"
Unoasi
nel cementificato pianeta scolastico
".....Pieno
di ansiosa meraviglia guardavo attentamente intorno a me, desideroso di
vedere e di conoscere se fosse vero o falso .....". Cio che
Petrarca scrisse di Parigi, in occasione di un suo viaggio distruzione
in Europa, ci riecheggia nella mente, nel mentre percorriamo i vialetti
ombreggiati dellimmenso parco.
Piante esotiche sapientemente allocate si integrano con grande naturalezza
al georgico paesaggio e le costruzioni che si delineano allo sguardo non
sconvolgono la linearità della natura. La nostra "ansiosa
meraviglia" ravviva in noi quel monologo interiore sugli ancestrali
miti della campagna.Inequivocabile è il messaggio che il luogo
che ci ospita trasmette: labor, quale fonte unica di progresso e civiltà.
E non potrebbe essere diversamente considerato che si tratta di una scuola
e piu precisamente dellIstituto Professionale di Stato per
lAgricoltura e lAmbiente "Mario Vetrone" sito alla
contrada Piano Cappelle di Benevento.Un istituto scolastico completamente
immerso nel verde, che forma ed istruisce i futuri professionisti del
mondo agricolo.
Le diverse qualifiche professionali previste dal piano curriculare sono
strettamente legate alla suddivisione del percorso quinquennale previsto
dallistituto in un biennio di qualifica, trasformato in triennale
dal 1988 a mezzo un monoennio di specializzazione (qualifica di primo
livello) ed un biennio postqualifica con integrato un corso regionale
(qualifica di livello avanzato). Cio significa che dopo il terzo
anno di corso si puo ottenere il diploma di qualifica di I°
livello, che offre la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro
come imprenditore agricolo ovvero dipendente di aziende agricole.
Le qualifiche di I° livello conseguite con il monoennio sono quelle
di operatore agroambientale, agroindustriale e lultima in fase attuativa,
agrituristico. A seguito del biennio postqualifica, viene rilasciato con
lesame di Stato, il diploma di agrotecnico.
Lagrotecnico può conseguire un ulteriore diploma di qualifica
di livello avanzato frequentando un apposito corso regionale ed inserirsi
nel circuito lavorativo, come impiegato presso la pubblica amministrazione,
negli istituti di ricerca, presso cooperative agricole, ed industrie agroalimentari,
oppure, previa iscrizione al Collegio degli Agrotecnici, avviarsi alla
libera professione.
LIstituto Agrario, può ben definirsi unoasi nel cementificato
mondo della scuola. Gli alunni, ed in particolare, i convittori che dimorano
in loco per lintero anno scolastico hanno a disposizione ampi spazi
verdi in cui trattenersi, attrezzature sportive, una mensa ordinata e
pulita, dove si mangia benissimo, una lavanderia, un bar, linfermeria
ed ampie sale per convegni.
Grande disponibilità si riscontra anche nel corpo docente. Molte
le attività extracurriculari avviate a favore di una completa formazione
degli alunni.
Ricordiamo tra le tante, il laboratorio d informatica e nuove tecnologie,
il modellismo e lintarsio, lattivazione di un gruppo sportivo
per le disclipline di atletica leggera, la collaborazione con il settore
"Agricoltura della Regione Campania" per la sperimentazione
in loco di un vigneto, un ciliegeto, ecc.
Linformazione però non è limitata alle tecniche agricole
e sportive. E ampliata a problematiche che ingenerano nella società
grande allarme e richiedono pertanto capillari campagne di sensibilizzazione
a scopi preventivi.
Difatti gli scenari, nazionali ed internazionali, sempre piu inquietanti,
obbligano soprattutto le scuole ad intervenire per proteggere le future
generazioni, da fenomeni che non riescono ad avere contrazione.
E dunque non è un caso che gli alunni dellIstituto Agrario
"Vetrone" sono stati coinvolti in un corso sulla droga, lAids
e lalcoolismo, che vede come tutor il professore Fortunato Conte
e relatrice la scrivente.
LIstituto Agrario di Benevento ha anche una succursale in Dugenta
alla località Trentalange ed a S. Bartolomeo in Galdo alla località
Ponte Setteluci.
Patrizia
Bravi
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redazione@beneventogiornale.com
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