CALCIO

"Felice" esordio di Evacuo

Il Benevento va con Clemente ed il neo acquisto del campionato Evacuo.
I due gioiellini giallorossi si mettono in bella mostra. Il primo con un grazioso lob sul secondo palo regola la pratica Juve Stabia. Una gara ostica, giocata dai giallorossi in dieci per oltre un’ora per la inspiegabile (anche la motivazione della squalifica lasciava molti dubbi) espulsione di Gigi Castaldo.
Ed allora il buon Gianpiero alla fine guardava il palo, accarezzava il pallone e lo piazzava lì dove doveva andare secondo i suoi desideri.
Ancora una volta giallorossi, dirigenti, tecnici e istituzioni (Sindaco) a protestare contro inspiegabili decisioni arbitrali che fin qui hanno penalizzato non poco la squadra e se qualche punto in classifica manca non è certamente colpa della sfortuna, ma solo del nero della giacca arbitrale: tanto per fare un solo esempio mancano i due punti contro il Marcianise.
Decisioni arbitrali che alla fine fanno pensare più ad un complotto che alla casualità
Passiamo poi al Simonetta Lamberti dove il Benevento contro la Cavese e per l’ennesima volta senza tifosi al seguito cercava almeno un punto. E quel che voleva alla fine s’è concretizzato con la prima rete in campionato e all’esordio di Felice Evacuo. Su un campo in pessime condizioni per la pioggia (non per niente Cava è definita in un modo particolare… proprio per le copiose piogge!) non poteva certamente brillare la classe dei numerosi giocatori in giallorosso. Ma ciò nonostante la gara è stata come suol dirsi maschia, giocata in tutte le zone del campo. Poi la rete dei padroni di casa ha fatto scattare la molla "Soda" e nonostante le avversità ha rischiato Evacuo. E il Felice da buon garibaldino ha detto "obbedisco" ed ha fatto… il pari.
E dire che poco meno di 24 ore prima aveva siglato anche un gol nella Berretti.
Che si vuole di più da talenti che sapevamo in pectore, che conoscevamo per il palmares ma che quella maledetta gara dell’Olimpico aveva appiedato.
Ora ragazzi la luce è più vicina. Domani quella di Betlemme poi… poi…!

Pregi

ROSSO FERRARI

A cura di Giuseppe Russo

IL VERO TESTAMENTO DI ENZO FERRARI

F40: Cavallino…selvaggio

L’auto stradale simbolo dei mostri dell’era turbo

Enzo Ferrari scomparve nel 1988, l’anno seguente alla presentazione di una delle sue vetture stradali più celebri. Costituiva, infatti, la sintesi e l’obiettivo ultimo del pensiero del "Drake": l’auto più veloce ed ammirata del mondo. Si tratta della F40.
Voleva essere un omaggio ai 40 anni della Ferrari stessa e da questa intenzione prese il nome. La linea, firmata Pininfarina, colpiva immediatamente. La carrozzeria, realizzata in materiali compositi e fissata su un telaio in acciaio speciale, era spigolosa, aerodinamica, bassa e larga. D’effetto, oltre che funzionali, le evidenti prese d’aria e l’ala posteriore. Gli interni, biposto, erano tipici di un’auto da competizione: estremamente spartani, scomodi e rumorosi.
Se la linea prometteva bene la sostanza non deludeva affatto, anzi. Sotto il cofano semitrasparente, in posizione centrale longitudinale, vi era un V8 da 2936 cc, 32 valvole ad iniezione elettronica. Sovralimentato da due turbocompressori IHI sviluppava 478 CV a 7000 g/min. La trasmissione consisteva in un cambio manuale a 5 rapporti con differenziale autobloccante. Pesava circa 1100 kg a vuoto. Le prestazioni erano ovviamente impressionanti, almeno per l’epoca. Da 0 a 100 km/h in circa 4,5", 324 km/h la velocità massima. La produzione in serie prevedeva inizialmente 450 esemplari ma l’enorme successo spinse la casa a costruirne ben 1311.
Sembrerà incredibile ma ne esisteva anche una versione più "cattiva": la F40 Competizione (o Le Mans) del 1989. Destinata esclusivamente alle competizioni era, comunque, molto simile alla F40 originale. Oltre a qualche dettaglio estetico le vere differenze riguardavano la meccanica. Grazie a dei particolari modificati ed all’aumento della sovralimentazione, poteva erogare ben 780 CV a 8100 g/min (una ulteriore versione GTE erogava 880 CV). Il cambio era sempre manuale ma ad innesti frontali. Pesava circa 40 kg in meno, poteva raggiungere anche i 380 km/h di velocità massima.
La F40 non è per principianti. È un’auto "vecchia scuola": estremamente potente e reattiva, non è dotata di controlli elettronici e non ha neanche il servosterzo!. Insomma, è una delle auto più difficili da guidare ma se si riesce a domarla regala sensazioni uniche.
Quando cessò la sua produzione, nel 1994, chiuse l’epoca "meccanica" ed avviò quella "elettronica". Fu, inoltre, l’ultima Ferrari sovralimentata prodotta.
Oggi è una delle prede preferite da collezionisti e ricchi appassionati. Se si vuole acquistarla, usata ovviamente, bisogna prepararsi a spendere mediamente 350.000 euro.

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

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