TORRECUSO

Permane lo stato di crisi

Lo svolgimento lento, tortuoso e accidentato della crisi al comune di Torrecuso non va attribuito soltanto ai rapporti confusionali tra i consiglieri comunali e alla inadeguatezza di regole che Martaruolo non ha mai stabilito.
La causa primaria va ravvisata altrove. Due anni di duello tra popolari e democratici hanno ormai pregiudicato in maniera pericolosa le relazioni tra i due partiti della coalizione di centro-sinistra. I democratici presenti nella maggioranza con due consiglieri hanno già da tempo cominciato a parlare di chiarimenti ed è stato un susseguirsi di dichiarazioni perentorie e preoccupate conclusesi qualche giorno fa con l’ipotesi ormai concreta di costruire un gruppo indipendente in seno al consiglio comunale.
A rimetterci, purtroppo, sarà solo il paese: questa è l’unica cosa certa. Gli scenari possibili, infatti, sono più di uno e tutti facilmente praticabili. Tanto che c’è chi dice che alla fine tutto resterà come prima.
In epoca non sospetta, proprio i responsabili dei partiti del centro-destra avevano sollecitato il Sindaco Martaruolo a riflettere responsabilmente sulle eventuali alleanze. Il Sindaco esce oggi irrimediabilmente sconfitto da una situazione che egli stesso aveva scelto come percorso nuovo, coraggioso, aderente al quadro nazionale, ma che nessuno gli aveva imposto. Forse ha già fatto marcia indietro su talune scelte fatte con irrazionalità, ma soprattutto per aver tirato avanti per due anni e dopo aver creato una situazione di stallo per tutti i grossi problemi del paese che sono rimasti fermi a causa dell’incertezza politica di una maggioranza che tale non è mai stata. Il paese, amministrativamente parlando, e allo sbando, da tempo immemorabile non era stato così male amministrato. Non esiste un progetto politico, si recita a soggetto, si vive alla giornata. Non ci sono risposte adeguate in nessun settore; quando poi prevalgono interessi particolari non ci sono progetti politici che tengano.
Nulla è stato fatto per lo sviluppo e l’occupazione, nessuna politica per i giovani, nessun sostegno per le famiglie in difficoltà, se non con offerte economiche clientelari. Non è stato approntato nessun piano di opere pubbliche di interesse generale. Praticamente c’è stata solo una confusionaria e improvvisata gestione del quotidiano.
Se è vero come è vero che la gente si sente distaccata dalla politica dell’affare e della spartizione; se è vero che la gente non si sente più degnamente rappresentata in consiglio comunale, ciò è dovuto ad un atteggiamento che da dopo le elezioni amministrative ha pervaso tutti gli atti politici e amministrativi di una giunta che, forte sulla carta di un’amplissima maggioranza, non sa esprimere il più semplice principio di convivenza.
Semmai ce ne fosse stato bisogno, è stata data l’ennesima prova della bassa considerazione che si riserva ai cittadini di Torrecuso. Il paese non è stato solo destinato da una sorte ingiusta a veder soffrire il suo centro storico o la sua fiorente agricoltura, ma anche da una politica insignificante fatta da uomini che hanno sinora dimostrato solo la loro insignificanza. Se qualcosa non andava in questa maggioranza perché non portarlo a conoscenza della pubblica opinione immediatamente dopo le elezioni amministrative?
E quale miglior luogo per esternare le proprie denunce se non nelle riunioni del consiglio comunale? Se certe cose non avvengono nella sede più adatta, se i consiglieri comunali anziché combattere preferiscono disertare la battaglia, vuol dire che qualcosa è definitivamente tramontato, e questo qualcosa è il rispetto degli impegni assunti nei confronti della cittadinanza e la bassissima considerazione in cui si tiene il paese che si ostina ancora a sperare che qualcosa cambi.
Vediamo comunque quali sono gli scenari possibili anche se tutti difficilmente praticabili. La maggior parte dei consiglieri, compresa la minoranza, salvo ripensamenti si sono dichiarati a favore dello status quo. Tutti i consiglieri risulterebbero danneggiati dal ricorso alle urne, scelta decisamente impopolare se si tiene conto che si è votato due anni fa. Questa potrebbe essere una valida giustificazione del fatto che nell’ultimo consiglio comunale l’opposizione ha votato con la maggioranza. Un’altra soluzione è quella di provocare una verifica al più presto e comunque prima delle elezioni politiche. Questa mossa, non certo priva di una sua razionalità e coerenza porrà Mortaruolo in una posizione difficile. Altra ipotesi, i democratici potrebbero uscire dalla maggioranza e appoggiarla dall’esterno. In tal modo non avrebbero responsabilità dirette nell’amministrazione e potrebbero anzi decidere con maggiore tempestività ed incisività quando far cadere Mortaruolo se dovessero verificarsi le condizioni.

Carmine Pannella

 


INIZIATIVA DELL'ENTE PROVINCIALE PER IL TURISMO

La valorizzazione dei Vini del Sannio

Il progetto "Sannio Vino Festival" dell’Ente Provinciale per il Turismo di Benevento rappresenta uno dei primi tentativi di dare organica omogeneità ad una delle dimensioni più interessanti della provincia sannita. Il settore enologico non rappresenta infatti solo una risorsa economica, ma anche una potenzialità notevole per la cultura e il turismo. E su questa ipotesi si è costruita una rassegna che nel mese di dicembre ha coinvolto otto comuni della provincia più il capoluogo dove la manifestazione si concluderà il prossimo fine settimana 16 e 17 dicembre.
La rassegna è partita sabato 2 dicembre a Torrecuso e Foglianise. Il giorno successivo, domenica 3, l’appuntamento si è spostato a Ponte e Solopaca. Il successivo fine settimana sono stati coinvolti altri quattro comuni: il sabato 9 l’appuntamento si è svolto a Sant’Agata dei Goti e presso la fattoria Torre Nuova di Dugenta; infine domenica 10 la manifestazione si è conclusa in provincia a Castelvenere e Guardia Sanframondi.
L’idea esecutiva, messa a punto da Renato Giordano, direttore artistico della rassegna, è stata l’abbinamento di momenti enogastronomici con spettacoli musicali. Gli eventi si sono svolti in luoghi molto caratteristici, permettendo a molti di scoprire angoli di grande fascino della nostra provincia. Di certo il luogo più spettacolare scoperto è stata la fattoria "Torre Nuova", già Torre Gaia, di Dugenta. Il complesso è dislocato sopra una collina che domina Dugenta e si compone di ambienti molto suggestivi. In particolare la villa è uno dei migliori esempi finora visti di villa rustica in provincia di Benevento. Il complesso già appartenuto dalla famiglia Perlingieri e quindi alla Banca Sannitica è stato da circa un anno rilevato da un consorzio formato da otto soci, che stanno provvedendo alla ristrutturazione e al rilancio del complesso, sia da un punto di vista enologico sia sul versante agrituristico.
Di grande interesse è apparso anche il Museo delle Tradizioni Contadine allestito in alcuni ambienti seminterrati del palazzo Cito-Mellusi a Torrecuso. Suggestivi sono stati anche gli appuntamenti nell’abbazia di Sant’Anastasia a Ponte (complesso di origine longobarda che meriterebbe una maggiore valorizzazione), e nelle cantine di Castelvenere.
Gli appuntamenti previsti nel capoluogo sono anch’essi di grande richiamo, tali da consentire nel periodo prenatalizio, una opportunità in più per girare tra le strade e i vicoli cittadini. Tra piazza Vari e i vicoli del Trescene verranno allestiti numerosi stand per la degustazione del vino e di altri prodotti gastronomici tipici della nostra tradizione. Il programma degli eventi inizia con un convegno sul tema "Il vino tra sacro e profano" che si svolgerà sabato alle ore 16,30 nell’Auditorium di Sant’Agostino. Proseguirà con l’orchestra di 20 elementi Fuck Off, che si esibirà in giro per i vicoli del Trescene e un allestimento del presepe vivente nei giardini di Sant’Agostino. La sera presenta due appuntamenti teatrali (il cui ingresso è gratuito): al Teatro De Simone uno spettacolo cabarettistico con Angelo Belgiovine e Enzo Sarcina dal titolo "Fuochi d’Artificio" e al Teatro Comunale Caterina e Luçia Costa si esibiscono in uno spettacolo di flamenco.
Nutrito anche il programma di domenica. Alle ore 19,00 si esibirà nei vicoli il gruppo folk di Foglinise "Fortuna Folianensis", mentre la sera altri tre spettacoli teatrali: al De Simone il gruppo musicale "Ensemble Helipolis", al Sant’Agostino il gruppo "Campania Brass Quartet" e al Teatro Comunale lo spettacolo cabarettistico di Angelo Di Gennaro dal titolo "Preferisco vivere". In entrambe le serate altro appuntamento è al pub "Opera Buffa" in piazzetta Vari, a partire dalle ore 18,00. Protagonisti le parole e le immagini con le "Degustazioni letterarie", curate da Silvana Giordano, e una mostra fotografica su "Sannio Vino Festival", curata dallo scrivente.

Francesco Morante

 


PONTELANDOLFO

Viribus unitis

Non è una forma di narcisismo culturale, facile da cogliere altrove, né tantomeno il piacere di rifugiarsi in metafore oscurantiste, ma per semplificare le cose da descrivere è molto più facile ed immediato ricorrere alla saggezza degli antichi. "Con le forze unite" non è soltanto un invito, ma è la certezza delle soluzioni, sottolineando l’opportunità di unirsi. L’esercito della politica, come abbiamo potuto sperimentare, è uno stillicidio continuo di opportunità che si rincorrono, che si intrecciano per poi dividersi all’ombra di nuovi interessi.
Tutto questo Pontelandolfo lo sa, o meglio lo sanno i signori della politica, che soltanto la superba interpretazione personale osa dividere. La cronaca di questi ultimi giorni ha raccolto molta carne da cuocere sull’altare della politica: ma i personaggi sembrano scuotersi agli avvenimenti per poi riprendere i comportamenti di sempre. Le piccole comunità hanno necessariamente bisogno dell’umiltà dei loro capi per poter decollare, risolvere i problemi. E questo nell’inconscio dei politicanti esiste: è nell’esternazioni che manca la volontà di reagire con quella piccola dose di saggezza che un piccolo gesto umano rende onesto ed umile.
Tutto ciò per risalire la corrente dei fatti che hanno occupato la cronaca degli ultimi giorni e che hanno ancora una volta offeso la dignità delle nostre popolazioni. E ci riferiamo all’ennesimo incidente mortale avvenuto allo svincolo di Pontelandolfo, che ha stroncato le vite di due persone della vicina Campolattaro. Popolazioni di questa fetta di terra sannita, che per quanto conoscano la pericolosità della strada e siano "esperte" dei luoghi, sono stanche di contare le vittime come in un bollettino di guerra. L’amarezza e il dispiacere che accompagnano certi avvenimenti tragici, però, non deve far trasformare la rabbia di quei momenti in rassegnazione, ma corroborare il coraggio di reagire con veemenza affinché la burocrazia sciolga gli ultimi nodi per la realizzazione di un progetto già finanziato e in dirittura d’arrivo. Diamo atto al neo-consigliere provinciale Testa che ha spinto e continua a spingere affinché si giunga velocemente alla fine di un incubo. Pur di difendere il ruolo di rappresentante di una comunità da molti lustri non rappresentata tra gli scranni della Rocca dei Rettori, utilizza tutte le armi politiche in suo possesso; come nella vicenda dello spostamento dell’ufficio di collocamento evitato grazie al suo intervento. Un personaggio da sempre ritenuto insostituibile dal punto di vista professionale, riferimento certo per la disponibilità ed umanità, talvolta emarginato dai vecchi volponi della politica locale, perché ritenuto destabilizzante. Ma dietro quelle infinite diatribe ci sono sempre state medaglie a doppia facciata: al tempo riconoscere quale sia stato il verso giusto e quale il rovescio di una di esse. L’unica certezza è sempre stata la sua forza locale, con un patrimonio di voti troppo spesso decisivo.
Confinato ad un ruolo minoritario a livello amministrativo, oggi il Dr. Testa è consigliere della maggioranza che governa la rocca provinciale. Non sarebbe il caso di superare ogni divisione personale e, perché no, politica, per unire le forze ed ottenere il massimo per la comunità? Le sterili divisioni personali, se debbono esistere ancora, perché non lasciarle alla politica nostrana? Non sono stati questi gli errori segnalati nei mille dibattiti paesani, nelle sale affollate dei bar o nelle intimità dei focolari domestici? Il coraggio di un gesto semplice eliminerebbe con un sol colpo di spugna la sterilità di polemiche personali. Se i contributi pro-terremoto provengono o meno dal CIPE e chi avrebbe addossato responsabilità all’uno o all’altro non avrebbero senso, perché ciò che conta è che alla fine sono arrivati. Se DS e PPI si incontrano per tracciare il percorso di una coalizione a formarsi per le prossime elezioni avrebbe importanza ma non necessariamente sarebbe dotata di quell’enfasi che assume oggi. E l’incendio di un rullo compressore di proprietà di una ditta di un paese vicino che sta asfaltando tratti di strade importanti avrebbe il giusto peso. Invece, queste notizie assumono i connotati di tristezza come negli ultimi giorni di Pompei.

Nicola De Michele

 


CASTELPOTO: ANCORA UNA TESTIMONIANZA SU GENEROSO SIMEONE

L’amore per il suo paese

È passato circa un mese da quando Generoso Simeone ci ha lasciato, da allora molto è stato detto di lui come "grande uomo politico", da tanti politici, tanto è stato detto di lui come "grande giornalista", dai tanti suoi colleghi giornalisti, ma niente è stato detto di lui come uomo semplice, ma "grande organizzatore".
È questo, quello che proverò a fare, a nome mio e di quanti lo hanno conosciuto e stimato, ed hanno collaborato attivamente con lui.
I miei ricordi di Generoso "organizzatore" hanno inizio verso la fine degli anni 70, quando fondò una società sportiva e dirigeva come allenatore la squadra di calcio del paese.
Poi, ha fondato insieme ad altri amici l’A.C.I.S., Associazione Castelpotana Iniziative Sociali, con la quale ha organizzato un concorso fotografico nonché un’accurata ricerca storica sulle origini del nostro paese, aiutato in questo da Mons. Lauro Maio e dal dott. Crescenzo Muccio. Molte sono state le iniziative tese a valorizzare il centro storico di cui lui era letteralmente innamorato.
Agli inizi degli anni 80 poi, c’è stato un vero e proprio boom di attività sociali e culturali organizzate dalla Pro Loco da lui presieduta per lungo tempo.
È stato in quegli anni che per valorizzare i prodotti tipici locali sono state organizzate la "Sagra del fusillo" e la "Sagra della salsiccia".
Castelpoto fu uno dei primi paesi ad organizzare i carri allegorici per il carnevale, partecipando (ben figurando) al "Carnevale delle streghe" svoltosi a Benevento.
Nei mesi estivi poi, erano tante le attività sportive svolte, a iniziare dai vari tornei di calcio e calcetto, tornei di pallavolo, uno speciale torneo a squadre denominato "Giochi senza quartiere", fino alla nota Passeggiata della salute.
In collaborazione con il comitato dei festeggiamenti dei SS.Martiri, ben diretti dal prof. Tonino Mancini, furono ideati i "Quadri Viventi", una sacra rappresentazione che durante la processione per le strade del paese narrava attraverso delle scene la storia dei Santi Martiri.
Fiore all’occhiello delle attività culturali della Pro Loco è stato il concorso di pittura estemporanea che attirava a Castelpoto molti pittori ed esperti del settore anche da altre regioni.
Rileggendo, il mio, potrebbe sembrare un semplice elenco, potrebbe sembrare normale o addirittura poco per un paesino come il nostro, ma chi ha collaborato con lui in quel periodo ricorderà senz’altro l’impegno ed il lavoro affrontato affinché tutto si svolgesse nel migliore dei modi.
È questo il Generoso che ci piace ricordare, il Generoso che non si arrendeva davanti a niente e nessuno, il Generoso che non è stato ben capito da molti dei suoi paesani, forse perché invidiosi delle sue potenzialità intellettive e culturali, della lungimiranza in ogni suo progetto, (vedi la "sagra del fusillo") e soprattutto della sua capacità a collaborare con tutti, amici o nemici che fossero. Ha sempre cercato in ogni attività socio-culturale organizzata, di coinvolgere quante più persone fosse possibile, non importa quale fosse il colore politico, perché come ha sempre sostenuto, per il bene del nostro paese tutti dovevamo collaborare.
Ho già avuto modo di dire in un breve pensiero di commemorazione espresso da noi amici durante il rito funebre, che se fossimo riusciti a trasmettere almeno in parte quello che lui ci ha dato la sua vita non sarebbe trascorsa invano, ma mi rendo conto, però, che a parte la "sagra del fusillo" ben organizzata dal comitato dei SS.Martiri, e i "Quadri Viventi", con l’instancabile Prof. Tonino Mancini niente è più sopravvissuto.
È solo un caso o effettivamente oggi a Castelpoto manca un "organizzatore" come Generoso?
Se dovessi rispondere io, direi che la risposta esatta è la seconda, ma quanti dei miei compaesani sarebbero disposti ad ammetterlo?

Paolo Spagnuolo

 


SAN MARCO DEI CAVOTI

Qui, se non fuggo…

Ci capita spesso, a volte anche contro la nostra volontà, di essere coinvolti in interminabili discussioni sulla scuola, sui giovani che la frequentano e sulle prospettive future di questi ultimi. Giorni addietro siamo stati spettatori occasionali di un improvvisato "dibattito" sui problemi dei giovani, nell’atrio di una certa scuola in territorio fortino. Tra i presenti, una docente di buone intenzioni, si "sbracciava" con calore d’insegnante e di madre di famiglia, a voler convincere i suoi interlocutori che i giovani sono oggi disorientati e smarriti. Si "sbracciava", insistiamo, in un gran gesticolare dimostrativo, teso a non confortarli o a richiamarli a coscienza, ma a consolidare razionalmente il senso di disorientamento se in alcuni ci fosse, e a persuadere i sereni, che erano in più o quasi tutti, a scavarsi in fondo, alla ricerca di uno smarrimento. Allora ci venne di pensare ai grandi smarrimenti della storia, alle grandi scosse, alle grandi crisi, nei quali eventi sempre i giovani hanno rappresentato il maggior coagulo di problemi e difficoltà; ai grandi drammi della disoccupazione, della fame, dell’emigrazione, alle lotte per la libertà, ad altri momenti della storia, segnati, con l’ovvia differenza delle cause e delle proporzioni, dalla droga, dalle malattie dello spirito.
Pensavamo che ogni tempo, in ragione delle mete conquistate e degli aneliti nuovi, ha delle difficoltà sue e che i giovani, eredi e continuatori, ne sono l’armata d’assalto. E passavamo in rassegna i molti giovani d’ingegno, chiari e decisi nel volere, e le espressioni del pensiero, della tecnica, delle arti, della vita civile alle quali è approdata la gioventù cosiddetta disorientata di questo scorcio di secolo. Riflettevamo sui connessi doveri di genitori e maestri e concludevamo che questo ricorrente e comodo motivo della gioventù disorientata è un delitto di calunnia, che una certa filosofia dei grandi, un alibi sociale sostitutivo del dovere e della capacità di guidarli, finisce per ingenerare in essi il senso del dubbio ed il pensiero del poi e che le loro deficienze, i loro scontenti, la loro febbre di arrivare e di possedere, anche le malattie e le deviazioni dello spirito nascono o sono moltiplicati ed acuiti dalla mancanza di un confronto serio con i simili e con la storia.
Ma l’infervorata oratrice andava oltre nel suo discorso, più o meno così: "il fatto che disorientati e smarriti non siete solo voi, giovani, lo siamo anche noi insegnanti, lo sono anch’io in questa scuola vecchia, contro tempo, nella quale io vengo, faccio la mia lezione, e poi mi chiedo a cosa serve quello che ho detto, quello che ho fatto…". Noi pensiamo che l’insegnate, tra i suoi diritti, non ha quello di essere disorientato; che alla base della sua etica c’è l’obbligazione di operare con fede nella società e nella storia; che nessuno, tanto meno l’educatore, può dare agli altri quello che non ha, nel caso la cultura, la serenità, la fede; che d’insegnanti non disorientati e non smarriti ce n’è ancora una folta schiera, su un fronte di polemica e di guerra, e che la proclamazione dell’inutilità degli strumenti educativi ha l’effetto di accarezzare e solleticare sfiducia e disimpegno e farli nascere anche lì ove non sono. Abbiamo pensato che l’appassionata oratrice scambiava il ruolo dell’insegnante con quello del missionario a buon mercato e, tutt’al più, dell’assistente sociale; che la pedagogia, invocata oggi a squarciagola nell’aggiornamento dell’insegnante, ha sprecato pensiero e pagine per definire correttamente il rapporto scolastico non nelle smancerie leziose di un’astratta e facile professione d’amore, ma nelle istanze della pensosità e della ragionevolezza; che l’insegnante deve essere anche missionario e assistente sociale, ma lo diventa implicitamente per altra via, cioè nell’insegnamento rigoroso e costante delle proprie specifiche discipline, nel compimento del proprio specifico dovere di maestro e di giudice, che è il duplice compito nel quale lo definiscono tutte le norme che lo riguardano; che alla politica dell’elemosina statale e del Ibertismo imperante, sostitutive di quella del dovere e del lavoro, ben risponde una pedagogia del disimpegno e del concessionismo, che stabilisce a lungo andare una squallida immagine della scuola, quella cioè di un parcheggio senza rischi; che non c’è peggior modo di allontanare i giovani dal senso della conquista e della responsabilità, e che, pertanto, il discorso che noi ascoltavamo era, in nome della comprensione e dell’amore, il più superficiale e rinunciatario e comodo discorso che noi avessimo mai ascoltato.
A rimare lì ancora ci avrebbe afferrato l’opposto del sentimento di Giuseppe Giusti. Non avremmo certo abbracciato quell’insegnante, perché noi restiamo con quei giovani, e sono i più, che nell’insegnante vogliono certezze e non smancerie e i propri titoli conquistati e non ottriati, con gli insegnamenti tesi a restituire loro, con l’esempio e con la legge, il senso della sudata conquista. Non certi con quelli che ammantano la loro insufficienza con lo schermo dell’arretratezza della scuola, ma con quelli che, aspettando il nuovo, continuano a trovare negli strumenti ancora a disposizione le vie del sapere e del vivere.

Antonio Perrotta

 


BUONALBERGO

Scuola, cultura e turismo

"Ho deciso di legare al Comune di Buonalbergo lire trecentomila all’anno per la durata di vent’anni, perché vengano istituite tre borse di studio di lire centomila ognuna da intestarsi a mio nome e da assegnare… a studenti nati e domiciliati in Buonalbergo, di buona condotta morale e civile che intendono frequentare le scuole medie superiori".
Queste sono le parole, ricordate in apertura della cerimonia di consegna delle borse di studio per l’anno duemila dal Vice Sindaco geom. Gaspare Eugenio Fiorino, del testamento del notaio Errico Marinaro deceduto nel lontano 1966. Da allora molte cose sono cambiate nella nostra società, il benessere è divenuto diffuso ed i nostri attuali studenti raggiungono facilmente le più alte vette dello studio. Naturalmente la somma delle borse di studio è stata elevata in più occasioni grazie alla munificienza del dott. Gabriele Marinaro che ha voluto continuare "la nobile istituzione culturale" in memoria del padre.
Le borse di studio sono diventate cinque e vanno assegnate a studenti della scuola media (L.500.000), della scuola di secondo grado (L.700.000), universitari (L.1.000.000); due sono riservate a studenti che frequentano il Diploma istituito in Buonalbergo dall’Università del Sannio.
A parte il valore economico, le borse di studio costituiscono pur sempre "un incoraggiamento morale" per gli studenti migliori che intendano proseguire gli studi, così come ha egregiamente sottolineato il dirigente dell’Istituto scolastico, prof. Patrizio Mazzone.
"Uomo di grande talento e di spiccata professionalità, figura carismatica e paterna, volle lasciare un segno tangibile di amore per la cultura e lo studio" ha detto del testatore il geometra Fiorino e le sue parole hanno trovato eco in quelle del prof. Mazzone il quale ha affermato, facendo una dotta citazione del Foscolo, che di fronte a simili uomini e tali azioni, oltre a sentirsi colpiti ed emozionati, si è portati a seguire l’esempio di questi personaggi che "a egregie cose il forte animo accendono".
"Studio e cultura" che nell’ottocento trovano in un figlio di Buonalbergo uno dei massimi esponenti di livello nazionale, così come ha brillantemente ricordato il dott. Luigi Bocchini, Sindaco di Apice e Presidente della Comunità Montana del Fortore. Si riferiva al nostro illustre concittadino Saverio Faustino De Dominicis, professore emerito di Pedagogia, di Filosofia Morale e di Filosofia della Storia, "il rappresentante più schietto della pedagogia del positivismo", secondo Giovanni Gentile. In alcuni scritti il "nostro" studioso affermò cose che ancora oggi, a più di un secolo, sono attuali e degne di un’attenta riflessione: "Che la società moderna è diversa dall’antica, diversa ne deve essere l’educazione e l’istruzione, sforzandoci però di riporre in esse l’appoggio per l’attuazione dei nuovi destini, e rivolgendole non alla nazione esclusivamente, ma alla nazione come parte dell’Umanità; non al cittadino nel significato antico, ma all’uomo al popolo nel significato moderno: non alla formazione dello Stato onnipotente, ma del cittadino attivo nello Stato retto dalla giustizia; non alla virtù della forza, ma alla virtù della coscienza del dovere e dei diritti".

In questo periodo che segna un po’ il tramonto dei maestri elementari, mi piace ricordare una frase del De Dominicis nella quale sostiene che i maestri elementari, che "lo Stato abbandona come espressione secondaria della nostra vita sociale (allora!?), sono invece la forza sovrana cui lo Stato dovrà ricorrere per fondare nella coscienza il significato dell’ordine e del progresso".
L’intervento che ha maggiormente interessato i presenti è stato quello della professoressa Maria de Manes che ha preso la parola in rappresentanza del corpo insegnante del Corso di Diploma in Economia e Gestione dei Servizi Turistici della Facoltà di Economia dell’Università degli studi del Sannio, Sede di Buonalbergo. La de Manes ha ipotizzato che il turismo possa divenire una delle principali fonti di reddito per la nostra provincia che potrà partecipare in maniera più concreta alla ripartizione dei guadagni di un’industria, quella turistica, che oggi ha un fatturato di circa centomila miliardi, con una ricaduta occupazionale di circa tre milioni di addetti.
Occorre, però, costruire e ristrutturare le infrastrutture necessarie e soprattutto individuare percorsi storico-culturali, organizzare strutture di accompagnamento, pubblicizzare possibilità ed attività di turismo nelle nostre zone. "Il Sannio, ha detto, si presenta come un territorio molto stimolante dal punto di vista turistico poiché vi si possono promuovere e sviluppare varie tipologie di turismo: termale, archeologico, agrituristico, enogastronomico, artistico e culturale, congressuale e degli eventi aggregativi, religiosi, delle tradizioni".
La professoressa ha poi accennato al tipo di formazione professionale che offre il Corso che dura tre anni ed affronta materie di grande interesse nell’area economica, giuridica e statistica che lo rendono uno dei più interessanti nel panorama nazionale; ha quindi sottolineato l’ottimo livello della struttura universitaria di Buonalbergo, assolutamente competitiva rispetto a strutture simili nel Mezzogiorno. Quest’anno il Corso ha registrato 62 iscritti a dimostrazione dell’interesse dei giovani studenti verso il turismo e finora, nei pochissimi anni di attività, ha licenziato 54 diplomati.
La parte più importante del suo discorso, a nostro modo di vedere, ha riguardato la questione occupazionale collegata al diploma e i riflessi positivi che il nostro paese può avere dall’esistenza del complesso universitario; infatti, secondo la de Manes, i paesi che possono vantare un centro decisionale come l’Università, anche se piccoli, e le cui istituzioni locali prestino particolare attenzione ai problemi turistico-culturali, possono predisporre e realizzare progetti di tipo aggregativo che si riflettono positivamente sull’economia e sull’immagine del posto, così come e già avvenuto in altre realtà. In particolare Buonalbergo, come tutto il Sannio, vanta un’antica storia ed ha molte caratteristiche per candidarsi ad ospitare eventi simili.
Per quanto riguarda il mercato dell’occupazione la professoressa ha sottolineato che esso è abbastanza ampio: agenzie di viaggio, Tour operator, centri turistici, aziende di servizi, aziende di ristorazione, vettori aerei, marittimi e ferroviari. Il livello di occupazione dei diplomati (40 su 54) è dell’80% ed è risultato che la maggior parte di essi ha trovato impiego presso agenzie di viaggi, un paio presso compagnie aeree ed un paio in aziende di servizi.
La docente ha infine precisato che gli studenti, durante il corso di studi, "effettuano dei tirocinii nelle principali strutture turistiche affacciandosi così al mondo del lavoro e in qualche caso tornando a casa con un contratto di collaborazione o addirittura un inserimento definitivo".
Date le premesse a noi non resta altro che augurare ai docenti e agli studenti: Buon lavoro!
A conclusione della cerimonia il Sindaco notaio dott. Gabriele Marinaro, con una punta di polemica politica, ha precisato che le voci di bar che parlano di "vita breve" dell’Università di Buonalbergo sono smentite dal fatto che l’amministrazione provinciale, prevedendo al contrario una sua lunga vita, su interessamento del Comune metterà a disposizione dell’Università le strutture dell’ex istituto dei Salesiani ed ha annunciato la recente conquista dell’autonomia nel campo scolastico "minore" che ha visto la creazione a Buonalbergo dell’Istituto comprensivo di scuola materna, elementare e media.
Le votazioni amministrative si avvicinano e forse hanno fatto capolino in una cerimonia tutto sommato bella ed interessante.
Per la cronaca le borse di studio sono state assegnate a Pasquale Marinaro, studente della scuola media; Emanuela Marinaro del Liceo scientifico; Mariapia Rotondo e Vittorio Caggiano, studenti universitari; Marianna Mauro, diplomata, e Stefania D’Aniello, studentessa, del Corso di Diploma presso la sede universitaria di Buonalbergo.

Antonio Scocca

E-mail: redazione@beneventogiornale.com

PRIMA PAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, SPORT

Home Page