CALCIO
Il Benevento torna ad essere una squadra competitiva
Il Benevento si riprende immediatamente la credibilità dell’intera tifoseria dopo la debacle interna contro il Foggia, conquistando l’intera posta in palio nelle due, certamente non facili, trasferte esterne consecutive.
Prima a Lumezzane e poi a Reggio Emilia i giallorossi hanno saputo imprimere il loro gioco e chiudere entrambe le gare con il punteggio di 2 a 0. In entrambe le occasioni comunque i giocatori hanno messo in mostra il buon lavoro fatto negli allenamenti perseguendo quegli schemi provati e riprovati nelle settimane.
Certo che, in alcuni casi, lo snervante possesso palla può apparire asfissiante, nevrastenico, ma è in funzione del gioco stesso e soprattutto frutto di una capacità di concentrazione non secondaria. E’ inutile fare paragoni e chiamare in causa Messi e compagni, ma è certamente quella scuola a dettare legge avendo a disposizioni giocatori come l’argentino e tanti altri. E ad Imbriani e Martinez va riconosciuto il merito e lo sforzo fatto per “addestrare” la rosa proprio sotto il profilo psichico e tecnico a quella fase di gioco.
Poi ci si è messa anche la disponibilità degli stessi giocatori che da quella situazione, almeno in trasferta, traggono il massimo. Un massimo che i tabellini delle due gare esterne alla fine parlano “Altinier” con una rete per gara, in pratica tornato a quei livelli di concretezza annunciati al suo arrivo. Il duo degli allenatori ha avuto così a disposizione la possibilità di “inventare D’Anna” a terzino, riconfermare una scelta a centrocampo come quella di La Camera. L’arrivo di De Vezze alla fine è stata quella pedina per completare un trio affidabile nella parte nevralgica del campo. Alla fine i conti tornano e le vittorie, se non ci fosse stato l’incidente “Foggia”, potevano essere addirittura sei. E forse è proprio il Vigorito, ma questo lo si potrà riscontrare nelle prossime gare, ad incutere timore ai giocatori, a renderli nervosi, in una manovra che dagli spalti può sembrare asfittica, ma che tale non è se poi, come accade in trasferta, alla fine a partire verso la rete avversaria sarà sempre e comunque una maglia giallorossa.
E ricordiamo che a Lumezzane nel tabellino figura Cia e a Reggio Montini. Ed in terra emiliana la rosa dei giocatori era proprio all’osso con l’impossibilità di poter schierare mezza squadra titolare per sopraggiunta influenza. Il tutto in attesa del recupero di Cipriani e di buona parte di quei sei punti che penalizzano la classifica oltre il lecito.
pregi
ROSSO
FERRARI
A cura di Giuseppe
Russo
NORSEMAN: IL PROTOTIPO PERDUTO
Il Titanic dell'automobilismo
Ne è esistito solo un esemplare. Anzi no, esiste ancora. Ma non è circolante, non è nemmeno sulla superficie terrestre. Si trova, infatti, nelle stive dell’Andrea Doria, uno dei più famosi transatlantici italiani, a circa 70 metri di profondità, al largo delle coste del Massachusetts. Dal 1956. È la Chrysler Norseman.
La vettura fu commissionata dalla casa americana al carrozziere torinese Ghia nel 1954. L’obiettivo dato fu di costruire una vettura di alta gamma ma pratica, attraente ed originale. Dopo un anno e mezzo di lavorazioni artigianali la nuova vettura uscì dalle officine piemontesi.
Si trattava di una coupè quattro posti, spinta da un motore V8 “Hemi” da circa 5,3 litri e dalla potenza di circa 235 CV. Le linee ricalcavano le mode americane degli anni ‘50: lunghezza e larghezza smisurate, design slanciato ed aerodinamico e ricco di appendici scolpite e cromature.
La vera particolarità era la conformazione della “green house”, ossia della parte di scocca che comprende il tetto ed i relativi montanti. Questa, infatti, anticipando soluzioni che verranno riproposte negli anni ’60, non presentava i montanti che incorniciavano il parabrezza e le porte.
Il tetto, quindi, aveva una sezione a “C” e si univa al corpo vettura esclusivamente nella zona posteriore dell’abitacolo ed era, per buona parte, reso trasparente attraverso una enorme lastra di vetro rinforzato, soluzione applicata solo negli ultimi tempi.
L’effetto visivo era stupefacente. L’assenza delle quattro “interruzioni” delle superfici vetrate ed il padiglione in vetro, infatti, rendevano il design leggero e l’abitacolo estremamente luminoso. La visibilità di guida era chiaramente eccellente.
La sicurezza era stata comunque garantita con un sistema d’avanguardia, solo recentemente applicato. In caso di ribaltamento, infatti, fuoriuscivano dalla scocca dei rollbar nascosti, in modo da proteggere gli occupanti.
Nota particolare per il cambio automatico: solo 2 i rapporti ma azionabili anche a mano con dei pulsanti, un sistema che ricalca gli odierni cambi elettroattuati.
Il prototipo doveva essere esposto nei successivi saloni automobilistici statunitensi. L’obiettivo era valutare l’effetto sul pubblico in ottica di produzione, come sempre in questi casi.
La Norseman fu spedita a New York a bordo della nave di lusso italiana nel luglio 1956, imballata in una enorme cassa di legno. Pochi giorni dopo la partenza, il 25 luglio, l’Andrea Doria si scontra con la Stockholm, battente bandiera svedese. Moriranno 46 persone, molte all’impatto. Dopo 11 ore, alle 10 circa del mattino del 26 Luglio, la nave italiana affonda definitivamente e, con essa, la Norseman.
La vettura costò ben 150.000 Dollari dell’epoca (la Fiat 500 costava 490.000 Lire, cioè 790 Dollari), incluse le spese di progettazione e costruzione. Si racconta che Exner, il responsabile del progetto, subì un attacco cardiaco quando gli fu riportata la notizia. La casa americana, tuttavia, era assicurata.
Nessuno negli USA, quindi, vide questo sfortunato prototipo, nemmeno i vertici di Chrysler, se non in foto. Non c’è certezza nemmeno sul colore della vernice. Solo nel 1996 un subacqueo, Bright, riuscì a scorgere la carrozzeria durante un’immersione all’interno del relitto. Lo ha descritto, naturalmente, come una struttura arrugginita.
Da allora nessuno è riuscito a rivederla. Il relitto della nave è fragile e giace in acque torbide ed infestate da squali, sono pochi i coraggiosi che provano ad esplorarla. Per scaramanzia, Chrysler rinunciò per sempre alle avveniristiche soluzioni della Norseman.
Home
Page
|