CALCIO
Benevento un po' Jekyll e un po' Hyde
Il Benevento come il signor Hyde ed il dottor Jekyll, non sembra un paradosso ma è proprio così che è accaduto al S.Colomba contro il Monza e si è ripetuto sette giorni dopo anche a Busto Arsizio, contro il Pro Patria.
In campo una squadra dai due volti. Nel primo tempo il Signor Hyde e poi viene fuori tutta la cattiveria del dottore.
É accaduto al S.Colomba contro un Monza che veniva da una batosta tennistica casalinga rimediata contro l’Arezzo, ma che tutto sommato finiva con l’esser ben disposta in campo e nel primo tempo non faceva ragionare molto il “signor”. Solo alla fine della prima frazione un tiro di poco a lato di Clemente e una parata del portiere avversario su di un tiro di Cejas diretto all’incrocio dei pali, preannunciavano la trasformazione. Ed in campo poi nella ripresa veniva fuori tutta la cattiveria soprattutto di capitan Clemente, che imbeccava uno dei suoi tiri su punizione e poi nel taccuino dei marcatori finivano anche Castaldo e Bueno.
In Lombardia alla presenza di circa 300 tifosi la scena si ripeteva. Una volta in vantaggio con un gol Ferraro, la squadra diventava dottore, ed andava in apnea permettendo ai bustocchi di segnare, in poco meno di dieci minuti, ben tre reti. Ma le bocche da fuoco giallorosso (Clemente, Castaldo ed Evacuo) non ci stavano, diventavano “Jekyll” e recuperavano lo svantaggio andando addirittura a conquistare una vittoria che definire al cardiopalma per i tifosi sugli spalti è il meno, con una doppietta di Clemente (una su rigore) ed il gol vittoria di uno spettacolare Evacuo.
Alla fine applausi scroscianti degli increduli tifosi ai giocatori.
Ma, non potrà andare sempre così. Una cosa è certa, e queste ultime due gare lo dimostrano, che il Benevento deve scendere in campo incutendo paura agli avversari anche con le sue due punte e Clemente.
A giovarne alla fine è proprio il capitano che viene coinvolto di più nel gioco di squadra, le due punte, con Castaldo laterale, ad attirare gli avversari per il raddoppio. Basterà solo assestare meglio la squadra nella fase difensiva.
Con la vittoria di domenica scorsa il Benevento rosicchia punti alla capolista ed alla Cremonese, in attesa di un primo big match di domenica prossima contro l’Arezzo. E quella di Busto, e lo segnaliamo solo per statistica, è stata la quarta vittoria della nuova “era”.
Pregi
ROSSO
FERRARI
A cura di Giuseppe
Russo
ALFA ROMEO: LA PUNTA DELL'ICEBERG
L'ombra della politica Fiat
Ultimamente il “Corriere della Sera” ha proposto a Fiat di vendere l’Alfa Romeo piuttosto che tenerla in questo stato. Una reazione provocatoria alle recenti dichiarazioni dell’A.D. della stessa Fiat, Marchionne. Quest’ultimo ha, infatti, affermato che l’Alfa Romeo ha assorbito fin troppi investimenti e che deve ridurre le sue aspirazioni. Ha aggiunto, inoltre, che oggi ci sono troppi che credono ad un’Alfa che non può esistere. Dichiarazioni che vanno ad aggiungersi all’abbandono recente dello storico stabilimento dell’Alfa di Arese.
Ovviamente tali parole hanno scatenato un vespaio di polemiche in ogni direzione. D’altro canto quando si tratta di scelte o intenzioni di Fiat le reazioni sono sempre tali. Non c’è bisogno di sottolineare quanto importante sia il gruppo per l’Italia, nel bene e nel male.
La questione vera è la seguente: Fiat è una multinazionale che mira a conquistare il mercato USA attraverso il salvataggio della Chrysler mentre gli stabilimenti automobilistici italiani della Fiat stessa sono al lumicino, a causa della delocalizzazione, e i brand storici, Alfa e Lancia, stentano a mantenere viva la loro “cultura” attraverso gli attuali modelli “super-Fiat”.
Tuttavia ci sono errori e contraddizioni di fondo in ambo le parti. È logico pensare che Fiat miri a sfidare i gruppi Volkswagen e Toyota ma il Lingotto pensa troppo ai semplici volumi di vendita e non abbastanza al prodotto. Stando agli annunci delle strategie future è palese che Fiat-Chrysler produrrà molti modelli, di varia gamma e marchio, ma utilizzando poche “piattaforme” comuni dotate di tecnologia adeguata ma poco innovativa. Questa politica di certo terrà basso il prezzo ma a scapito della qualità e dell’identità dei marchi del gruppo. Potrebbe rivelarsi un boomerang, soprattutto tra gli orgogliosi americani. Non è una politica nuova questa, anzi. Infatti proprio l’Alfa e la Lancia ne subiscono le conseguenze da anni.
D’altra parte non si può pensare di diventare big con auto troppo particolari e ricercate. Infondo lo scopo di una impresa è guadagnare rispondendo alle richieste del mercato e se questo bada molto al prezzo, data la crisi economica, bisogna sacrificare qualcosa. È logico, quindi, che un marchio di famiglia venga parzialmente privato della sua natura per vendere, pena gli stenti o la chiusura. Gli alfisti dovrebbero capirlo onestamente.
L’errore storico, comunque, è stato permettere a Fiat di fare monopolio in Italia imponendo la sua natura di grande produttore ai più rinomati Alfa Romeo e Lancia. Siamo vittime di noi stessi.
In conclusione è inutile lanciare provocazioni assurde e contraddittorie. Non si salva l’orgoglio italiano che è l’Alfa facendolo finire in mani straniere, anzi.
La vera soluzione è si la separazione da Fiat ma per essere autonomi. Alfa Romeo e Lancia, magari anche Maserati, dovrebbero ritornare ad essere indipendenti e proporsi al mercato puntando al 100% sul loro enorme potenziale, non inferiore a BMW, Mercedes-Benz e Porsche.
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