REGIONALI: SI VOTA IL 28 E 29 MARZO
Il Pdl candida Stefano Caldoro

Tra due mesi saremo chiamati alle urne per rinnovare il consiglio regionale della Campania. A questo appuntamento guardano con apprensione tutte le forze politiche, perché esso -chiunque dovesse vincere- certamente rappresenterà la fine di un’epoca: quella di Bassolino, contrassegnata sì dagli scandali che hanno colpito la sanità e lo smaltimento dei rifiuti ma, soprattutto, da un sempre più prepotente “napolicentrismo”, che ha oltremodo penalizzato le aree interne della regione, alle quali sono state come al solito destinate solo le briciole delle immense risorse economiche, bruciate a Napoli in consulenze milionarie, megagalattici uffici di rappresentanza all’estero, eventi d’arte, megaconcerti e festicciole varie.
Il centrodestra ha avuto un intero decennio per preparare la sua riscossa e attrezzare una classe politica nuova e dinamica da proporre come alternativa ad un centrosinistra ormai in affanno. Ci saremmo, infatti, aspettati di veder scendere in campo da tempo una squadra coesa e determinata e, soprattutto, con un condottiero espressione di un profondo rapporto con il territorio. Invece, solo pochi giorni fa, sfumata la candidatura Cosentino e sbriciolatasi una composita rosa di papabili (tra questi c’era finanche il nostro Viespoli), dal cilindro del Pdl è uscito fuori il nome di Stefano Caldoro, mentre ancora divampa la guerra interna per le candidature a consigliere. Di programmi, ovviamente, manco a parlarne.
Non è che la sinistra stia poi meglio. Mentre andiamo in stampa, infatti, ancora non è dato sapere chi sarà l’avversario di Caldoro, né con quali alleati verrà affrontata la competizione. C’è, inoltre, da tener conto della politica attendista dell’Udc di De Mita, che mira a salire sul carro vincente, raggranellando un po’ di prebende politiche.
Insomma, quella che pochi mesi fa poteva apparire come una vittoria netta del partito del Cavaliere contro il sistema bassoliniano, oggi resta in qualche modo una vera e propria incognita.
Noi, da beneventani, ci auguriamo solo che chiunque vinca si ricordi che in Campania esiste anche il Sannio, che è un territorio da valorizzare e non una discarica dove accumulare i rifiuti partenopei o importare la camorra.

Achille Biele


IL CINGHIALE INDISCRETO
La rivoluzione del digitale

Le festività natalizie sono state, senza ombra di dubbio, disturbate, non tanto dalle luminarie (sì, c’è l’ho con quelle beneventane), ma soprattutto dalla epocale rivoluzione tecnologica del digitale terrestre.
A partire da metà dicembre ed ancora oggi non poche le difficoltà dei beneventani, ma soprattutto degli abitanti dell’intera provincia, a convivere con questo nuovo tipo di collegamento televisivo. Invero a fare “il Natale” in definitiva sono stati i venditori di televisori, decoder e gli installatori di antenne centralizzate e non, che hanno dovuto effettuare sopraluoghi, mettere a punto ricevitori, partitori, collegamenti condominiali e quanto altro serviva, serve e servirà per una migliore messa a punto del sistema.
Il beneventano medio ha potuto così constatare che: non tutti i decoder inclusi nei televisori sono uguali, non tutti quelli in commercio hanno le stesse caratteristiche nella ricezione dei segnali. Decoder e televisori installati in cucina non danno segni di vita, spostati magari in camera da letto sono eccezionali. Non sarà mica che bisognerà cambiare abitudine… mangiare a letto e fare… l’amore in cucina?
C’è poi in chiusura la danza dei canali. Sui televisori appaiono e scompaiono stazioni televisive impensabili, mai viste, qualche ritorno romantico e soprattutto gli imbonitori di oggetti da vendere. Erano scomparsi, o quasi, quelli tradizionali, sono ricomparsi come funghi quelli che vendono quadri e croste… Ma infine è comparso anche il “Cielo”… Dio ce l’ha mandato guai a chi lo tocca, in attesa di vedere magari “Eduardo”.
Il cinghiale stanco di risintonizzare tv.

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