CALCIO
I giallorossi restano saldi in zona play off
Il Novara spicca il vola. Prima batte il Benevento in casa poi rifila un classico due a zero alla Cremonese in campo avversario. Deludente la prestazione giallorossa in Piemonte. Quella che doveva essere la partita della verità alla fine ha solo messo in luce la debolezza della squadra sannita fuori dalle mura amiche e contro un’avversaria che andava domata e ridimensionata, secondo le aspettative, deluse, di tutto l’entourage e dei tifosi.
Sette giorni dopo le squadra piemontese si è ripetuta sconfiggendo l’altra pretendente al trono di capo classifica, mentre i giallorossi stavano a guardare in attesa del posticipo da sotto i riflettori. Un posticipo sotto i riflettori del S.Colomba, sotto una pioggia insistente che però non ha tenuto lontano i tifosi che hanno riempito, curva, distinti e tribuna. E sotto la luce artificiale il Benevento risplende e tira fuori una prestazione gagliarda, rifila tre “magie allo strega” lasciando agli avversari solo un piccolo “bacio…perugino”
Doppietta di Evacuo, la prima di rapina, la seconda a crederci fino alla fine con un colpo di testa micidiale sulla linea di fondo dopo un calcio d’angolo. Bella anche l’altro cioccolatino rifilato agli ospiti da Ciancia, che in pratica ha messo “in ghiaccio” i sogni velleitari degli umbri, il tutto inframmezzato dalla rete d Ercolano che in pratica mandava un po’ di timore tra le fila giallorosse, prima del riposo.
La vittoria contro diretti avversari per un posto, almeno per ora, nei play off. Prima della gara del S.Colomba la distanza tra le due squadre era di un solo punto. Al termine tutto sommato erano ben quattro. Ora il Benevento è saldamente posizionato in quinta posizione. Ma queste sono solo piccole considerazioni attuali. Il campionato è lungo, c’è di mezzo il mercato di gennaio e solo da febbraio potrà vedersi il vero volto di questo girone. Sappiamo bene che a primavera si possono recuperare dieci e più punti sulle avversarie. E domenica comunque sarà un’altra gara piemontese, con la speranza stavolta che ad Alessandria sarà tutt’altra musica.
Pregi
ROSSO
FERRARI
A cura di Giuseppe
Russo
LA CONSACRAZIONE DELL'AUTO NELLA STORIA
La sfida della Pechino-Parigi
Il 31 gennaio 1907 il quotidiano francese “Le Matin” pubblica quanto segue: “Vi è uno o più che accetti di andare da Parigi a Pechino in automobile?”.
All’epoca l’automobile era poco più che una carrozza, sia in termini di opinione pubblica che tecnici. L’intenzione del giornale era quella di dimostrare l’enorme potenziale di quella recente invenzione oltre che la genuinità dell’industria francese.
15000 Km attraverso territori, climi e culture quantomeno impervi e semi-sconosciuti. Assenza quasi totale di assistenza tecnica, sanitaria ed organizzativa. Nessun premio finale. Impresa più che coraggiosa, quindi. Ancora oggi, nonostante strade, servizi vari e navigatori, non tutti accetterebbero di affrontarla.
Tuttavia dietro la linea di partenza, il 10 giugno, si presentano ben 5 concorrenti. Pons su triciclo Contal; Colignon su vettura De Dion-Bouton; Cormier su De Dion-Bouton; Godard su Spyker; Borghese su Itala. 3 francesi, 1 olandese ed 1 italiano. Gli equipaggi erano tutti multipli, in particolare quello italiano era formato, oltre che dal principe Scipione Borghese, da Ettore Guizzardi, autista del principe e meccanico, e da Luigi Barzini, giornalista. L’Itala 35/45 HP “di serie” era già un gioiello tecnologico ma fu opportunamente modificata per l’impresa. Venne dotata di serbatoi supplementari per benzina, olio ed acqua potabile. Ingegnosa la sostituzione dei parafanghi con 4 assi in legno, da poter usare eventualmente come rampe, e la capote che fungeva anche da tenda da accampamento. La vettura pesava circa 2 tonnellate ed era spinta da un 4 cilindri (7433 cc) erogante 50 CV circa.
L’impresa non era una gara, almeno nelle intenzioni, ma una “dimostrazione”. Infatti fu stabilito un accordo tra i partenti che prevedeva una marcia sincrona e solidale fino in Germania lungo tappe prestabilite ove si poteva usufruire di una minima assistenza e di comunicazione telegrafica. Ma Borghese non firmò tale accordo. Non fu un caso. Il principe si affidò a tutte le sue abilità e conoscenze per pianificare il proprio raid indipendentemente, consapevole della sua superiorità. Per lui era una gara non una “gita”.
Fin dall’inizio gli italiani ebbero ragione. L’Itala era molto più potente, equipaggiata ed organizzata mentre gli altri arrancavano. Dopo 11 giorni il Contal si ritirò. Da sempre in difficoltà cedette nel mezzo del deserto dei Gobi per mancanza di benzina, l’equipaggio scampò alla morte soccorso da alcuni mongoli. Anche la Spyker ebbe lo stessa disavventura ma, oltre al soccorso, fu fornita anche benzina e poté ripartire. I francesi non potevano permettere ad uno straniero di stravincere per aiutare il Contal, così si gettarono in un inseguimento forsennato ma più lenti dell’Itala. Il 10 agosto l’Itala giunge a Parigi tra la gente festante. La Spyker e le due De Dion-Bouton solo 20 giorni dopo, insieme.
L’impresa apre la strada all’automobile e conferma l’importante ruolo nel futuro dell’uomo. Con la sua semplicità e versatilità si affiancherà a treni e transatlantici competendo oggi con l’aeroplano.
PRIMAPAGINA,
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