CASTELFRANCO
IN MISCANO
Antonio
Pappano: un uomo, un artista
Lautunno
rappresenta un po la vecchiaia dellanno che si avvia verso
il declino e porta con sé tanta malinconia e tanti ricordi
legati alle passate stagioni. In questi giorni velati di grigio il
mio pensiero ritorna ad un momento di eccezionale emozione che ho
vissuto in una giornata destate nel centro storico di Castelfranco
in Miscano, che qui intendo rievocare attraverso unintervista
gentilmente concessa da Antonio Pappano, il grande maestro dorchestra
di origine sannita.
Indimenticabile. Assolutamente indimenticabile lincanto suscitato
dalla magia di un figlio che dedica immortali melodie alla sua mamma,
alla sua terra, alla sua gente. Ed invero coloro che non riescono
a farsi unidea, a dare un significato pieno al termine "surreale",
per poterlo intendere in maniera corretta avrebbero dovuto stare "quella
sera" in una chiesa dalle alte e bianche mura spoglie per sentirsi
trasportare dalle note del pianoforte in una atmosfera fantastica,
in una dimensione irreale, nelle quali la fantasia era libera di cavalcare
sentimenti, emozioni e pensieri.
Le note di Chopin, "quella sera", evocate dalle preziose
dita di Antonio Pappano, hanno provocato in un intero paese, raccolto
in religioso ascolto nella chiesa di S.Giovanni Battista, una specie
di delirio collettivo che, inseguendo la musica romantica, notturna
e napoletana lungo le ariose volte, è infine esplosa in un
interminabile applauso che voleva essere come un caloroso, infinito
abbraccio di un popolo al "suo" grande maestro.
Quella stessa mattina ho avuto il privilegio di avere un incontro
ravvicinato con questo "mago" della bacchetta.
Non essendo avvezzo a fare interviste a personaggi di tanto valore,
è facile immaginare la mia tensione mentre mi avvicinavo alla
sua dimora lungo le contorte viuzze di Castelfranco in Miscano. Il
tutto, però, è svanito appena la mia "guida spirituale",
il caro amico Antonio Scinto, mi ha indicato, in mezzo alla strada,
una persona dal portamento giovanile che ci ha accolti con un accattivante
sorriso.
La sua semplicità nellaccoglienza, la sua dolcezza emergente
da uno sguardo appena velato di malinconia, mi hanno subito messo
a mio agio ed ho preso a colloquiare con lui come con un vecchio compagno
di scuola che si rivede dopo un lungo periodo di lontananza. Il nostro
colloquio, pertanto, si è svolto in maniera informale e le
domande e le risposte si sono susseguite in maniera spontanea e sincera
sotto gli occhi attenti, interessati e compiaciuti della signora Carmela.
Maestro, mi parli un po della sua prima gioventù.
"I miei primi ricordi sono legati a Londra ed al gruppo di castelfranchesi
che là vivevano per motivi di lavoro: era un gruppo di persone
molto coeso e solidale che aveva affrontato lemigrazione come
tanti meridionali, con la speranza, la determinazione e la forza danimo
di chi vuole costruire per sé e per la sua famiglia una vita
migliore, fatta di sicurezza e di progresso. Questa mentalità,
questo sano desiderio di conquista e di progresso hanno lasciato in
me unimpronta molto marcata, impressa nel profondo del mio animo
dai grandi sacrifici fatti allepoca dai miei genitori; sacrifici
che si affrontavano giorno per giorno e che venivano mitigati soltanto
nel fine settimana, allorché regolarmente si incontravano tutti
i paesani per trascorrere insieme momenti di intima gioia, dovuta
al semplice fatto di ritrovarsi fra parenti ed amici. Le cose purtroppo
cambiarono quando, avevo appena quattordici anni, ci trasferimmo negli
USA. Questo grande paese, infatti, vive in immensi spazi che dilatano
enormemente le distanze ed allontanano fra loro le persone, gli affetti
e le amicizie. Per sei mesi appena fummo ospiti di alcuni parenti,
poi ci separammo e divenne sempre più difficile riunirsi, cosa
che lasciò in me un amaro senso di separazione. In America,
mio fratello ed io cominciammo a frequentare le scuole e personalmente
ebbi la fortuna di incontrare una maestra di musica la cui famiglia
era originaria di Castelfranco. In effetti, però, non fu quello
il momento nel quale decisi di abbracciare la musica; certo, la signora
Norma mi ha aiutato molto negli studi musicali, ma la scintilla che
aveva illuminato la mente, accendendo in me la luce forte della musica,
era già scoccata quando ero ancora a Londra. A 12 anni, infatti,
avevo già capito che la musica era la mia strada, quella strada
che avevo cominciato a percorrere studiando con mio padre, al quale
debbo senzaltro lamore per la musica. Né posso
sottacere il continuo incitamento di mia madre che col suo lavoro
presso un ospedale dava il suo apporto concreto al progresso della
famiglia".
Ora, dove vive?
"Attualmente vivo a Londra, città nella quale sono tornato
da due anni, insieme a mia moglie, americana. Ci siamo sposati nel
1997 ed a tenerci uniti non è soltanto lamore, ma anche
la comune passione per la musica: Pamela, infatti è anche unottima
pianista".
Come e quando ha conosciuto per la prima volta il paese dei suoi genitori?
"Quando ero piccolino, avevo appena cinque anni, sono venuto
a Castelfranco e ci sono rimasto per un anno intero; in seguito, di
tanto in tanto tornavo per trascorrervi un breve periodo di vacanze:
una toccata e via, come rondine che appena sfiorato il campanile si
allontana portando con sé il desiderio di tornare. Questa estate
sono venuto a Benevento per dirigere un concerto dellorchestra
dellAccademia di Santa Cecilia nel Teatro Romano ed è
stata questa loccasione per trascorrere un periodo di serena
e spensierata tranquillità insieme ai miei compaesani. Purtroppo
la gioia di questo ritorno è stata rattristata dallimprovvisa
scomparsa di mio padre; il dolore per la perdita del suo affetto e
della sua voce, però, è servito per farmi sentire maggiormente
legato alla sua terra di origine".
Perché ha partecipato a questi concerti tenuti nella chiesa
di S.Giovanni Battista?
"Non potevo non essere presente ai concerti che il Comune, con
squisita sensibilità, ha organizzato proprio per fare omaggio
a me, che la popolazione sente come un suo ambasciatore nel mondo
dellarte. E ciò costituisce per me motivo di grande orgoglio,
anche perché mi è stata offerta la possibilità
di esprimere qui, nel mio paese, il mio affetto filiale attraverso
la musica. Stasera, infatti, interpreterò alcuni brani musicali
ed il mio petto si riempirà di fierezza, potendo dar vita alla
mia arte proprio alla presenza delle persone a me più care".
(A questo punto la commozione gli si legge negli occhi, mentre il
pensiero gli va indubbiamente alla figura del padre, che non potrà
partecipare insieme agli altri a quel momento di grande, palpitante
felicità).
Quali sono i suoi futuri programmi artistici?
"Continuerò il mio lavoro a Londra, nel mio Teatro, il
Royal Opera House, uno dei più grandi del mondo; soltanto nellottobre
del 2005 prenderò la direzione dellorchestra dellAccademia
di Santa Cecilia che durerà fino al 2010, senza per questo
lasciare il T eatro di Londra".
Mi parli della "sua" Castelfranco.
"Negli ultimi tempi mi ha molto colpito lo sviluppo architettonico
del paese e posso affermare che oggi, complessivamente, la vita della
comunità è migliorata molto. Tuttavia Castelfranco rimarrà
per me sempre e soltanto il centro storico ed in particolare quella
parte "abbascio", nella quale ho trascorso un poco della
mia infanzia e nella quale vivevano i miei nonni. Del paese, infatti,
mi affascinano ancora il mondo antico, le vecchie pietre ed i vicoli
stretti, pieni di fascino e di mistero. Nella mia mente, inoltre,
vi è unaltra Castelfranco, quella che mi hanno fatto
vivere in gioventù i miei genitori che mi raccontavano le tradizioni
ed i proverbi antichi e della quale talvolta mi facevano ascoltare,
involontariamente, le più popolari "parolacce"; sulla
nostra mensa, allora, non mancavano mai i piatti tipici della cucina
castelfranchese che ho ritrovato qui con gli stessi aromi, alla cui
tentazione non ho saputo resistere, tanto da mettere su un poco di
pancetta."
In questo momento sente la nostalgia di altri paesi?
"Sin da piccolo ho preso a girovagare nel mondo e da allora ho
sempre viaggiato da una terra allaltra, divenendo quasi uno
zingaro in cerca del meglio per la vita e per larte.
È questo il motivo per il quale non credo di avere nel mio
bagaglio un particolare paese che mi possa creare un sentimento di
nostalgia".
Dei castelfranchesi, cosa mi dice?
"Sono rimasto piacevolmente stupefatto dallintensità
dellaccoglienza ricevuta in questa occasione dai miei paesani
e mi sento fiero di aver suscitato in loro tanto orgoglio. Il loro
entusiasmo, la loro fiducia nella mia arte mi spingono ad affrontare
il lavoro con maggiore impegno e senso di responsabilità, perché
attraverso la mia opera si realizzino, insieme ai miei, i loro sogni
di rivincita nei confronti di una terra brulla, avara e dura".
Ha mai composto musica?
"Naturalmente ho studiato composizione, ma non mi sono dedicato
a questa particolare arte, se non da giovane. Per il momento la direzione
orchestrale mi assorbe del tutto e mi manca il tempo per darmi nella
giusta maniera al comporre musica. Forse, un giorno
"
A noi, suoi convinti ammiratori, non resta che sperare.
Antonio
Scocca
TORRECUSO
Corso
di sommelier
Ha avuto
inizio, in Torrecuso, il primo corso di sommelier della Fisar (Federazione
Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori) il cui commissario,
nominato dalla presidenza proprio per accompagnare questa prima fase
di nascita nel Sannio dellorganizzazione, è il sommelier
Giuseppe Rillo (nella foto).
La Fisar è una organizzazione a carattere nazionale che ha
da poco compiuto trentanni di attività ma che nel nostro
Sannio non aveva ancora una sua organizzazione pur vantando già
numerosi sommelier che avevano acquisito il titolo partecipando a
corsi svoltisi, per lo più, nel casertano.
Ora è tempo di organizzarsi anche nel beneventano ed è
per questo che stanno partendo i primi corsi per sommelier.
Il primo in assoluto è stato avviato a Torrecuso, capitale
morale dellAglianico doc del Taburno. Si tratta di un corso
di primo livello che è composto da dieci lezioni al termine
delle quali i partecipanti dovranno sostenere un esame per il passaggio
al livello successivo (per ottenere la qualifica di sommelier bisogna
completare tre livelli di corso).
Liscrizione al corso di Torrecuso, oltre le lezioni, dà
diritto a ricevere: la tessera di socio sommelier; il libro di testo;
labbonamento per un anno alla rivista "Il Sommelier"
ed i vini da degustare.
I primi
di dicembre altri corsi partiranno anche a Benevento, presso lenoteca
"Il gladiator" ed a San Giorgio del Sannio.
Per ogni
utile informazione si può contattare il commissario Rillo al
numero 340 8491411.