CALCIO
I giallorossi continuano la loro corsa
E’ sempre difficile nel calcio guardare indietro, fare due conti; ma le quattro vittorie consecutive del Benevento, meritano questa piccola analisi.
Alla nona di campionato la classifica dei giallorossi era deficitaria al massimo: a due punti dalla zona play out e ben 11 dall’allora capolista la Cremonese. Ma lontana 10 punti era anche il Novara, mentre l’Arezzo era a ben 7.
Alla tredicesima la squadra si ritrova a 6 punti dalla coppia piemontese-lombarda ed a un solo punto dai toscani. Senza dubbio un’ottima rincorsa; ma ovviamente va fatta anche una piccola considerazione: il campionato è lungo e, spesso, com’è capitato negli ultimi anni inizia dopo la pausa natalizia. Recuperare punti in questa prima parte serve a non dover rincorrere poi in primavera l’impossibile o quasi.
Ma c’è da dire che il Benevento di Como è quello che i tifosi speravano di vedere sin dalle prime battute del campionato. Un due a zero senza sì e senza ma da parte degli avversari, replicato una settimana dopo al S.Colomba contro il Figline. Checché ne dica il buon Torricelli il risultato è giusto.
I giallorossi, forse per scarsa concentrazione, forse anche per mera sfortuna hanno raccolto il minimo. Ma c’era un rigore non dato, c’era un palo che grida ancora vendetta, per non parlare poi delle conclusioni di Pacciardi e Clemente e quel cucchiaio di Castaldo finito fuori di un niente. L’arrembaggio dei toscani negli ultimi minuti non poteva certamente mitigare un risultato conquistato sul campo per ottanta minuti, anche se poi com’è noto nel calcio c’è solo un se che tiene: quando la palla va in rete. E su quella bilancia fanno da contraltare le occasioni mancate dall’una e dall’altra parte.
Il Benevento domenica è chiamato al primo big match stagionale contro una capolista (la gara di Cremona è storia a se… per come maturata e conclusasi). I giallorossi sono chiamati ad un impegno preciso: quello di valutare il loro peso tecnico tattico una volta trovato, o quasi, il bandolo del gioco e della condizione. In terra piemontese certamente sarà una gara difficile, ma non impossibile. Ci sarà solo da mettere in campo tutte le qualità che la squadra ha, scendere con la convinzione di non essere secondi e non partire pensando ad un risultato utile, ma al risultato. Poi quel che verrà non sarà la fine del mondo. Ma è bene far vedere “gli attributi giallorossi”.
Pregi
ROSSO
FERRARI
A cura di Giuseppe
Russo
LA BREVE STORIA DELLA LANCIA IN F1
Dal fallimento alla gloria
Tutti gli appassionati di automobilismo, soprattutto italiani, alla parola “Formula 1” assocerebbero “Ferrari”, giustamente. Molti però aggiungerebbero anche “Alfa Romeo. Alcuni direbbero ancora Maserati ed altri, molto pochi, Lancia. Già, perché anche Lancia ha avuto la sua esperienza, seppur breve, nella classe massima.
Nel ’53 Gianni Lancia decide che è il momento per la casa torinese di fare il grande ingresso nel mondo delle corse. Le basi ci sono tutte, da una capace produzione tecnologica ai capitali, dai grandi tecnici, come Vittorio Jano, fino ai grandi piloti, come Alberto Ascari.
Viene presentata così, nel ’54, la D50, prima vettura di Formula 1 del marchio. La caratteristica più sbalorditiva sono i serbatoi benzina a sbalzo, collocati simmetricamente ai lati del corpo vettura. Inoltre lo schema meccanico è di tipo transaxle con motore centrale anteriore inclinato (V8, 2500cc, 250 CV circa) e con cambio-differenziale posteriore trasversale (5 rapporti). In questo modo si ottenevano grandi vantaggi in termini di aerodinamica, tenuta di strada, e di potenza. Ma la vettura aveva tre difetti determinanti: freni inefficaci (a tre ganasce), instabilità a serbatoi vuoti, bassa affidabilità.
Problemi che fecero rimandare il debutto in gara della D50 di ben 4 mesi, nell’ottobre ’54, al GP di Spagna, ultimo della stagione. Questa prima gara sarà la sintesi della carriera agonistica della Scuderia Lancia. Ascari parte in pole davanti a Mercedes (Fangio), Ferrari (Hawthorn) e Maserati con ampio distacco. Al 2° giro la Lancia di Villoresi si ritira per problemi ai freni. La gara di Ascari procede benissimo, segna anche il giro più veloce, ma al 10° giro, primo, con ben 20” di vantaggio sulla Maserati, è costretto al ritiro per problemi alla frizione. Successivamente, tra le stagioni ’54 e ’55, 7 gare, Lancia conquisterà solo 2 vittorie e diversi piazzamenti ma questi buoni risultati vengono rovinati da ben 7 ritiri. Intanto le enormi spese cominciano a stritolare la scuderia torinese. Nel maggio ’55 Ascari muore durante un test occasionale su Ferrari a Monza. È il colpo di grazia. Gianni Lancia, infatti, annuncia il ritiro dalle competizioni.
Il ritiro improvviso lascia molti uomini e materiali appiedati od inutilizzati. Così entra in gioco Enzo Ferrari. Il Drake, intuito l’enorme potenziale del progetto Lancia, acquisisce l’intero “stock”, compreso di alcuni tecnici come Jano. La D50 viene progressivamente modificata (fino ad eliminare i serbatoi laterali) e rinominata Tipo 801. Nella stagione ’56 la Ferrari-Lancia guidata da Fangio conquista ben 5 vittorie, 2 secondi posti e 6 pole su 7 gare laureando l’argentino campione del mondo.
Della D50 esiste un solo esemplare pienamente originale del ‘54, non ceduto a Ferrari, custodito presso il Museo storico Lancia di Torino.
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