CALCIO

La squadra manca di identità

Un Benevento senza indentità è quello che questa prima parte del campionato, ma soprattutto le ultime prestazioni, hanno messo in luce.
Le due ultime gare la prima contro il Foligno e la seconda contro il Foggia, hanno evidenziato alcune carenze strutturali.
Gli umbri scesi a Benevento senza troppe velleità, magari con l’obiettivo minimo di non prenderle, hanno messo in risalto le gravi lacune della squadra c’è voluta la doppietta del redivivo Clemente (arrivato al top della classifica dei cannonieri in solo quattro settimane) per incamerare i tre punti in palio. Ma quanta sofferenza a centrocampo e quante lacune in difesa!
A Foggia la musica sembrava dovesse cambiare con quel gol in apertura di gara. Sembrava che i giallorossi dovessero fare un solo boccone dei pugliesi, ma ciò non è stato finendo con il racimolare un pari che sta stretto per le decisioni arbitrali e le occasioni mancate nell’ultima parte della gara. Un pari non esaltante soprattutto per come è stata condotta la gara: senza cinismo, con qualche superficialità di troppo, forse la prestazione dei rossoneri del primo tempo aveva ingannato e non poco tutti, Papagni compreso.
Quella gara doveva essere chiusa prima, si doveva insistere e non attendere. Invece c’è stata la resurrezione della squadra di casa accompagnata poi da una decisione arbitrale del tutto arbitraria.
Ma al di là di tutto ribadisco che la squadra manca di una identità, manca di una luce, vive dell’agonismo di qualcuno, magari subisce anche l’assenza psicofisica di qualche atleta pur schierato in campo, manca di scelte decise e di non determinazioni che alla fine mandano in confusione un po’ tutti.
Ora il Benevento è atteso ad un vero e proprio banco di prova. Non è riuscito il sorpasso al Foggia, ma domenica c’è l’Arezzo e poi il Gallipoli e poi la trasferta a Castellamare. Sapranno i nostri trovare l’equilibrio giusto per conquistare più della metà dei punti in palio?
E’ pur vero che il campionato in pratica inizia a gennaio, ma i punti persi al S.Colomba o magari alla Zaccheria alla fine peseranno e non poco sulla tabella di marcia. E’ sotto gli occhi di tutti che nel calcio dei tre punti per la vittoria, sono possibili rocamboleschi recuperi. Ma per far ciò bisogna attrezzarsi, vedere i punti nei quali intervenire per trovare le giuste soluzioni. La rosa c’è, è ampia e di valore, ma in campo cammina a luce spenta. E forse bisognerà cercare la "lampadina" buona perché chi alza l’interruttore (i lavoratori di centrocampo… tanto per intenderci) già ci sono, ma hanno bisogno di "vedere".

Pregi

ROSSO FERRARI

A cura di Giuseppe Russo

L’ULTIMO ATTO DELLA SFIDA TRA LAUDA ED HUNT

L’incredibile GP del Giappone 1976

Storia di uno tra i più avvincenti finali della formula 1

Certamente le condizioni della "classifica piloti" alla vigilia dell’ultima prova del campionato del mondo F1 2008 avranno fatto ricordare il "gran finale" dello scorso anno. Allora Hamilton, super favorito, fallì clamorosamente in quella che doveva essere una tranquilla "passeggiata" regalando il titolo di campione del mondo a Raikkonen per un solo punto.
Finali di questo genere non sono nuovi in F1 ma uno in particolare, meno recente, lasciò il segno nella storia della Scuderia Ferrari.
24 ottobre 1976, circuito del Fuji, GP del Giappone. Ultima gara valida per il campionato. Il ferrarista Niki Lauda è il campione del mondo in carica e guida la classifica con 3 punti di vantaggio su James Hunt, pilota della McLaren-Ford. Lauda è ancora scosso dal terribile incidente del Nurburgring che gli è quasi costato la vita. Mario Andretti, su Lotus-Ford, parte dalla pole position, seguono Hunt e Lauda. Piove a dirotto, aspetto tipico delle tempeste monsoniche. Al via Hunt balza in testa seguito da Andretti mentre Lauda viene risucchiato dal gruppo finendo in decima posizione. Dopo soli due giri ecco il colpo di scena: Lauda rientra ai box e si ritira. Giudica le condizioni meteo troppo pericolose. Adesso ad Hunt basterebbe arrivare quarto per vincere il titolo mondiale (ha vinto una gara in più rispetto al rivale). Il pilota inglese resta in testa alla corsa fino a quando non comincia a rallentare per problemi di aderenza. Viene sorpassato da Andretti e Depailler (Tyrrel-Ford), è terzo. A 4 giri dal termine il secondo colpo di scena: Hunt fora ed è costretto ad una sosta ai box, rientra in quinta posizione. A questo punto il titolo sembra ritornato definitivamente nelle mani del ritirato Lauda. Tuttavia Hunt non si arrende e viene agevolato da problemi agli pneumatici della Ferrari di Regazzoni e della Surtees-Ford di Jones. Hunt li raggiunge e li sorpassa tagliando il traguardo in terza posizione dietro a Depailler ed al vincitore Andretti. Tale risultato proclama James Hunt campione del mondo 1976 con 69 punti contro i 68 di Lauda.
Certamente gli appassionati meno giovani ricorderanno questa gara e le polemiche che seguirono. Nonostante la vittoria del "titolo costruttori" sia Lauda che Regazzoni furono oggetto di duri attacchi. Il primo, naturalmente, per il titolo sfumato, il secondo per non aver resistito abbastanza al sorpasso di Hunt. Fu l’inizio della crisi tra Enzo Ferrari e Lauda. Nel 1977, infatti, il pilota austriaco riconquisterà il titolo di campione del mondo in anticipo ma abbandonerà la Ferrari a due gare dal termine. Lo sostituì un certo Villeneuve.

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

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