PONTE
E
ormai allarme ambiente
Il problema
della salvaguardia dellambiente ritorna di attualità
nella nostra provincia, soprattutto in seguito al blitz dello scorso
mese di ottobre, quando dietro ordinanza del commissario governativo
per lemergenza rifiuti in Campania, vennero stoccate tonnellate
di "ecoballe" in una cava dismessa nel territorio di Fragneto
Monforte. Dopo la mobilitazione popolare, sostenuta dalla presa di
posizione degli amministratori, il prefetto Catenacci ha sottoscritto
un accordo con gli enti locali sanniti, con il quale si impegnava
a sospendere in data 30 novembre il conferimento delle ecoballe nel
sito di "Toppa infuocata" e provvedere gradualmente a trasferirle
in altri idonei siti.
La scadenza del 30 novembre è ormai alle porte e nei cittadini
di Fragneto e del confinante comune di Ponte permane il dubbio che
gli accordi possano non venire rispettati. Addirittura si era sparsa
voce che il commissario Catenacci avrebbe individuato come alternativi
siti di stoccaggio i capannoni industriali improduttivi della zona
Pip del comune di Ponte: una notizia per fortuna dimostratasi infondata.
Proprio per tranquillizzare la cittadinanza allarmata da queste notizie,
presso laula consiliare del comune di Ponte si è tenuta
una pubblica riunione alla quale hanno partecipato responsabili della
comunità montana del Titerno, i sindaci di Ponte e Fragneto
Monforte e rappresentanti delle forze politiche e sindacali.
Il sindaco di Ponte, dott. Mario Meola, dopo aver chiarito linfondatezza
delle notizie in merito allutilizzo dei capannoni industriali
come deposito temporaneo delle balle, ha sottolineato la necessità
degli enti locali di riappropriarsi della gestione del territorio
e ha lanciato un appello alle forze politiche sannite affinché
diano la stura ad una seria soluzione del problema rifiuti solidi
urbani, che come avviene in altre zone dItalia può essere
facilmente risolto senza mettere a rischio la salute né deturpare
lambiente, ma addirittura produrre ricchezza e occupazione.
Sulla stessa scia lintervento del primo cittadino di Fragneto
Monforte, Luigi De Camillis, che ha denunciato anche altre situazioni
di rischio ambientale, come linstallazione di pale eoliche,
ribadendo limportanza della autonomia delle decisioni degli
enti territoriali, che non possono essere scavalcati, in materia di
salute e di salvaguardia dellambiente, da istituzioni nate da
unemergenza che dura da fin troppi decenni.
Entrambi i sindaci, comunque, si sono dichiarati disponibili a scendere
in campo in prima persona per verificare che gli impegni sottoscritti
vengano rispettati e che a partire dalla mezzanotte del 30 novembre
nemmeno un "filo di paglia" venga più sversato nella
cava di Toppa Infuocata.
Adolfo
Biele
TORRECUSO
Il
"Novello": un bouquet fatto
di aroma e tanta leggerezza
Fino al
21 Novembre, al ristorante Prestige della contrada Mercuri di Torrecuso
(nei pressi dello svincolo della superstrada Benevento Caianello)
ci sarà la festa del vino novello. Una festa che ormai in questi
giorni è protagonista di molti centri sanniti. Ma a Torrecuso
deve essere di casa, visto che il re dei prodotti agricoli locali
delle terre torrecusane è appunto il vino. Ma è da sottolineare
che oltre a degustare il nettare rosso non mancheranno le caldarroste
e la pizza napoletana.
Il vino Novello è un vino leggero e frizzantino. Per berlo
non occorrono feste o ricorrenze ma solo il piacere del gusto e del
palato. Non occorre essere esperti enologi per apprezzarlo e naturalmente
berlo per il proprio piacere. Grazie alle sue caratteristiche organolettiche
che lo distinguono e lo fanno apprezzare sempre di più, il
vino Novello italiano sta conquistando fette di mercato in costante
crescita, soprattutto tra i più giovani che ne apprezzano la
trasparenza del colore, la bassa gradazione alcolica, la leggerezza,
e il `bouquet´ aromatico.
Il vino Novello si può bere molto prima del vino tradizionale
ma non ha un alto grado di conservazione. Per ottenere il profumo
vinoso e la colorazione violacea tipica del novello, le uve vengono
vinificate in modo da raggiungere una macerazione carbonica, ossia
lasciando gli acini interi in un ambiente privo di ossigeno od immettendo
dellanidride carbonica direttamente nei tini in modo tale che
in ogni acino fermenti il suo succo, producendo una piccola quantità
di alcool etilico che favorisce il passaggio di alcune sostanze coloranti
dalla buccia alla polpa. Dopo circa una settimana di macerazione le
uve sono pigiate ed il mosto prosegue poi la fermentazione classica
senza le bucce a temperatura controllata. Tutto questo processo si
conclude entro 40 giorni circa.
Si ottiene così un vino che entra in commercio i primi di novembre
dello stesso anno di vendemmia (precisamente il giorno 6), una data
questa disposta proprio dal Ministero delle Politiche Agricole, o
che comunque non viene mai imbottigliato dopo il 31 dicembre dello
stesso anno, e va bevuto al massimo entro la primavera successiva.
Il vino Novello (o Novicium) viene in genere prodotto con l´Aglianico,
che nel torrecusano è molto diffuso. Quindi fino al 21 novembre,
chi ha intenzione di assaporare il re delle colline torrecusane deve
recarsi al ristornate `Prestige´, alla festa del novello che
sarà sorseggiato insieme alle famose caldarroste!
Antonio
Iesce
SAPORI
E SAPERI
A cura
di Silvestro Falato
Dal
pane alla pizza
La storia
della pizza è intimamente intrecciata allavventura della
trasformazione del cereale in pane. La coltivazione dei cereali apparve
quasi contemporaneamente tra tutti i popoli della terra. Da tutti
vennero prescelti per essere la base dellalimentazione delluomo.
Da tutti, infine, vennero cotti o impastati in acqua salata, lacqua
del mare da cui è sorta la vita.
In origine i chicchi venivano abbrustoliti su pietre roventi, ma il
risultato non era entusiasmante. Qualcuno pensò allora di macinarli
e di preparare con la farina così ottenuta un miscuglio che
benevolmente si può descrivere come pane, ma che in realtà
era una austera polentina.
Per secoli, forse millenni, il porridge di cereali abbrustoliti, seguito
da focacce di farina dorzo e di frumento, rimase la massima
espressione della gastronomia neolitica.
Finché, seimila anni or sono, in Egitto non ci si accorse che
limpasto di farina e acqua a volte veniva invaso da forze misteriose
che lo facevano gonfiare.
Fu così che gli egizi, scoperta la lievitazione, divennero
i primi panificatori dellumanità.
Subito cercarono di cuocere il pane con mezzi più adeguati
delle arcaiche pietre roventi.
Tentarono con larghi dischi di coccio, ma lurgenza di aumentare
la produzione richiese limpiego di superfici ancora più
ampie. Il piatto di coccio si trasformò in cono. Al suo interno
si accendeva il fuoco mentre sulla parete esterna venivano disposti
i pani, che necessariamente dovevano essere piatti e sottili per potervi
aderire. In sostanza gli Egizi divennero esperti panificatori. Ma
si può affermare che questi pani siano i progenitori dellattuale
pizza? Cè chi sostiene con uguale ragione che siano invece
i padri della pastasciutta e citano i testaroli lunigiani, larghi
dischi di pasta di pane stesa sui testi (dal latino testum, coccio)tagliati
quindi in forma di tagliatelle, cotti in acqua bollente e conditi
con olio profumato e formaggio. Che cosa distingue, allora, la vera
pizza dalla pletora di pani paste e focacce che si incontrano in ogni
angolo delluniverso gastronomico?
Solo tre caratteristiche fondamentali. La pizza deve essere di pasta
lievitata. Deve essere condita solo sulla superficie e non nellimpasto.
Deve essere cotta con tempi rapidissimi in un forno di temperatura
molto elevata, meglio se con fuoco di trucioli e fascine di legna.
Fatte queste premesse, è inevitabile che ci si limiti a raccontare
esclusivamente la storia di una pizza: la nostra, la napoletana, lunica
ad avere conquistato il mondo intero.