CALCIO

Ritorno al passato

Il Benevento ritorna all’antico e dopo Martina Franca in trasferta e con il Lanciano in casa c’è poco da stare allegri.
Per fare una squadra di calcio non bastano il cuore, la foga agonistica e le reazioni nervose. Occorre ben altro per evitare "lavanelle e cicer…"
Sì, perché alla fine il Benevento a Martina le prende senza alcuna scusante e con l’handicap dell’espulsione di De Palma, ma poi sette giorni dopo rischia di continuare a subire sconfitte (ergo….cicer…!) condite come suol farsi in una cucina sannita di belle lavanelle.
Sì, perché sembra il piatto preferito dai difensori e centrocampisti giallorossi messi sotto spesso e volentieri dagli avversari. Volutamente mi sono buttato sul culinario per stemperare rabbia e soprattutto meraviglia per una squadra la cui rosa, seppure foltissima e comunque incompleta, è composta da giocatori comunque di categoria con un palmares seppur non esaltante comunque accettabile.
Presi singolarmente e visti all’opera, soprattutto la piccola pattuglia dei vecchi, sicuramente non sono da buttare. Qualcuno in verità fa innervosire e si fa anche fischiare sonoramente, ma certamente non è quel giocatore che il Cagliari lo scorso anno non voleva mollare e che però alla fine in maglia giallorossa non è mai, dico mai e lo ribadisco, all’altezza della situazione. Mastrolilli in giallorosso non si ritrova. Il giocatore rimane avulso dal gioco, finisce con l’irretire tutti, compagni compresi. Se a questo si aggiunge la mancanza comunque di una prima punta vera, di un centrocampista di qualità (bene Luisi ma non ottimo per questa orchestra…..!) e delle tantissime sbavature difensive il gioco è fatto ed in tavola il piatto di cui all’inizio è servito.
Aspettando l’Avellino tra dieci giorni c’è poco da stare allegri. La squadra ha necessità di diventare tale e fino ad ora gli insegnamenti e le indicazioni di Di Costanzo non appaiono concretizzate sul terreno di gioco. Sì, perché in definitiva l’allenatore giallorosso sarà pure al suo esordio in una categoria superiore, conosceva e conosce poco di questo campionato, ma avrà pure ben delineate nella sua mente tattiche e schemi di gioco. Fortunatamente non è un "sacchiano o peggio un zemaniano" ha avuto solo la sfortuna di avere a sua disposizione una rosa di giocatori sin troppo ampia, di difficile gestione e soprattutto troppi doppioni e notevoli deficienze in alcuni ruoli chiave.
La stessa venuta di Imbriani non ha dato lucidità alla manovra, non ha influito in modo positivo in attacco, ed al S.Colomba si è mosso meglio dietro le punte che non proponendosi in avanti. Le sue qualità non si discutono, ma…….!
In definitiva i pugliesi prima e gli abruzzesi poi hanno messo in difficoltà non poco i giallorossi. Con gli abruzzesi i giallorossi sono riusciti a scambiare la pietanza (sempre di cui innanzi) e cercato di mettere in ambasce Gennai e compagni solo nell’ultima parte dell’incontro quando si sono ritrovati in superiorità numerica, ma sempre con la foga, mai con la testa.
Se a tutto ciò si aggiunge poi che solo pochi sono gli eletti che possono parlare con la stampa, Presidente, allenatore e capitano, il quadro "clinico" è completo. C’è da lavorare e molto per tutti, ma forse parlare servirebbe anche a "sfogare" ed a capire qualcosa in più. Ma tant’è: forse la parola è d’argento il silenzio è d’oro sembra il motto dello staff giallorosso.
Chiudo con una piccola annotazione. Non mi va di parlare dei colleghi né tantomeno quando si arrampicano sugli specchi erigendosi a "so tutto mi".
Farebbe bene qualcuno ad andarsi a rileggere la regola n.11 del Regolamento del gioco del calcio sul fuorigioco e soprattutto le nuove norme sui cartellini gialli. Un aggiornamento non farebbe male ad alcuno: sic!

Pregi


DENTRO E FUORI IL S.COLOMBA

Rubrica a cura di Massimiliano Micco

Di male in… peggio!

I tifosi beneventani sono perplessi e scettici.
Infatti mentre il Presidente Spatola, nella sua lungimiranza (di buona o di mala fede?) continua a dire che ci porterà in serie B, la squadra veleggia agli ultimi posti (o quasi) della classifica di C1, con la concreta paura di finire nell’inferno di C2.
A chi credere? Alla fede sconsiderata e mal riposta di Spatola o alla concretezza dei tifosi?
Abbiamo cercato di saperne di più e per questo abbiamo intervistato alcuni dei tifosi più… logici e più oculati.
Il tifoso COSIMO DI PESO, maresciallo in pensione dei Vigili del Fuoco, che ogni domenica è presente sugli scaloni del S.Colomba, senza mezzi termini, ci ha detto che la fede giallorossa del Presidente Spatola, anche se da apprezzare, è fine a se stessa. Ha aggiunto che se non cambiano le cose subito la squadra non avrà scampo.
Il tifoso ALFONSO FASOLI invece è stato ancora più duro e categorico. Ha detto che a gennaio, quando si prevede che dovrebbero essere acquistati i rinforzi, sarà troppo tardi. La squadra attestatasi agli ultimi posti della classifica, avrà un nemico in più: la sfiducia nei propri mezzi, avrà cioè problemi anche di natura psicologica.
Il tifoso ANTONIO ROMANO, pensionato delle FF.SS ci ha invece detto: " E questa sarebbe la fede incrollabile del Presidente Spatola il quale alla prima sconfitta neanche riesce a farci più sentire il bellissimo INNO GIALLOROSSO che si gloriava di aver fatto comporre? Che fine ha fatto l’inno? Perché la domenica non si sente più allo stadio? Potrebbe essere una carica in più. O no?
Ed allora, non resta che concludere, dicendo che forse ha più ragione la concretezza dei tifosi che non la… velleità lungimirante… presidenziale.
Uno dei vostri.

E-mail: sport@beneventogiornale.com

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

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