PONTE
Lavori
in corso
Dopo
circa un anno e mezzo dalle elezioni comunali che hanno portato sulla
poltrona di Sindaco di ponte il dott. Mario Meola, iniziamo da questo
numero a tracciare un primo bilancio di questa amministrazione.
Come i pontesi ricordano, ai primi punti del programma della lista del
dott. Meola vi erano gli interventi sul sociale e il recupero delle tradizioni.
Sul piano sociale, ci hanno detto i collaboratori del Sindaco, si è
già fatto molto e molto ancora dovrà essere realizzato.
In primo luogo è stata attivata la legge 21, che permetterà
lassistenza domiciliare di 151 anziani da parte di personale qualificato
(cooperativa Il Sorriso), e presso la ex-casa di riposo sorgerà
un centro autogestito dagli stessi anziani del paese. Grazie allimpegno
profuso della signora Columbro, dei consiglieri Maria Consiglia Fusco
e Gelsomina Mazzarelli e dallassessore Maria Fusco, in applicazione
della legge 285 sullinfanzia a rischio (2 assistenti sociali e un
neuro-psichiatra infantile terranno sotto osservazione quei bambini che,
per particolari situazioni familiari o finanziarie, hanno bisogno del
delicato sostegno della comunità). Inoltre, in collaborazione con
altre amministrazioni comunali, sono stati attivati alcuni laboratori,
uno di musico-terapia proprio a Ponte.
Anche rispetto al programma di recupero delle tradizioni questa amministrazione
non è stata con le mani in mano. Vanta infatti al suo attivo; la
riscoperta della festa di San Dionigi; la rivalutazione dellAbbazia
di S.Anastasia con congressi e convegni di alto spessore culturale; la
divulgazione dei prodotti tipici locali (Panesillo, Salumi De Michele,
Ocone 2000); è in programma il recupero della festa della Madonna
di Pompei, non appena sarà completato il restauro della chiesetta
della Madonnella; ogni anno nella terza settimana di ottobre si terrà
la "Festa della Vendemmia" mentre la seconda settimana di giugno
verrà dedicata alla Falanghina, con banco di assaggio di tutti
i tipi di falanghina prodotti in Campania; infine, rimprenderà
alla grande, con ledizione del 2001, la festa del Carnevale.
Da uno giro nellufficio tecnico apprendiamo anche le novità
in tema di lavori di pubblico interesse. A parte i lavori di sistemazione
del cimitero, realizzati con una spesa irrisoria anche grazie allimpiego
di dipendenti comunali, sono in corso quelli per lacquedotto che
dovrà portare lacqua alle contrade Colli, Ferrarisi e Monti
e stanno per essere completati quelli di via Ripagallo e della palestra
della scuola media. Sono in attesa solo dellespletamento delle gare
dappalto (essendoci già copertura economica e approvazione
dei progetti) i lavori di rifacimento dei marciapiedi, del manto stradale
e sistemazione slarghi in via Venditti (con proseguimento in via De Mennato
e via Roma), il tratto che da Via Campo Sportivo porta attraverso via
Ripagallo alla provinciale ex-vitulanese, lallargamento dei marciapiedi
allingresso del paese subito dopo il ponte sul Calore e lilluminazione
dello stesso (in accordo con il Comune di Torrecuso), lallargamento
del ponte sulla ferrovia, la sistemazione della piazza del mercato coperto
con il rifacimento dei bagni pubblici, ladeguamento -perché
non a norma- degli impianti di illuminazione di via Colli e via Ferrarisi.
Anche per la viabilità rurale ci sono già i finanziamenti
e, dopo via Canale, toccherà a via Pantano, Toppo di Muccio, Staglio
e via Colli.
Intanto il look di Ponte sta cambiando aspetto grazie alla nuova segnaletica
stradale e al prossimo arrivi di pensiline alla fermata dei bus.
Insomma, tutto il paese sta per diventare un cantiere, con ricadute positive
sulleconomia generale e per la migliore fruizione da parte dei cittadini
della viabilità comunale.
Ci sono ovviamente tanti altri aspetti della vita amministrativa da analizzare
e che interessano non pochi pontesi: per esempio a che punto si è
giunti con le pratiche del terremoto? Ma questa è una domanda che
ci ripromettiamo di rivolgere direttamente al Sindaco nei prossimi numeri.
Alvise
Bardi
TORRECUSO
Centrosinistra
in crisi?
Sembrava
che le acque si fossero calmate e anzi, secondo qualcuno, i dissidi scomparsi
nel consiglio comunale di Torrecuso. Poi ad un certo punto una parte dei
consiglieri di maggioranza ha deciso di ribellarsi. Ce li ricordavamo
appena dopo le elezioni amministrative seduti luno vicino allaltro
con aspetti sereni e sguardi felici mentre si preparavano ad affrontare
un lungo cammino amministrativo caratterizzato da una valida coalizione
PPI-PDS-Democratici. Ma questo era anche un consiglio comunale che dopo
un anno di attività si trovava in un imbarazzante immobilismo politico
ed amministrativo, confermato dagli stessi consiglieri, che avvertivano
una mancanza di iniziative e scarsa collegialità.
Difficile disegnare un quadro riassuntivo ma oramai un dato è chiaro:
è iniziata nella maggioranza una battaglia contro Mortaruolo e
il partito dei popolari che lo sostiene. Ma per il partito del sindaco
e dei democratici di sinistra non vi è alcun dubbio: Mortaruolo
resta saldamente al suo posto e la sua carica ricoperta non è in
discussione fino alla fine del suo naturale mandato. Il voto contrario
allapprovazione del bilancio espresso da un consigliere di maggioranza,
lungi da far traballare la poltrona del sindaco, come dice qualche consigliere,
ha invece offerto loccasione alla maggioranza di aprire un dialogo
interno, sereno ma critico e costruttivo, al fine di evitare il ripetersi
di prese di posizioni scoordinate e che danno alla cittadinanza limmagine
di una coalizione in crisi. Sempre secondo la versione dei più
stretti collaboratori di Mortaruolo, sono stati gli avversari politici
ad interpretare in maniera strumentale e superficiale gli eventi verificatisi
nel corso delle ultime sedute del consiglio comunale, che al contrario
richiedono una lettura più ampia.
I fatti hanno innescato tutta una serie di polemiche su cui la maggioranza
non ha intenzione di minimizzare, ma è anche vero che sono venute
a crearsi congiunture negative tali da produrre una maggioranza discutibile
per la forma, non certo per la sostanza, frutto di un calo di tensione
ed attenzione. Tutto ciò ha contribuito ad alimentare confusione
ed incomprensioni, il cui naturale sbocco, però, non possono che
essere il dialogo e il dibattito interno alla maggioranza. Già
le prossime riunioni, potrebbero essere luogo di ulteriore chiarimento
per ripartire uniti e compatti e dare limmagine giusta e veritiera
di questa maggioranza ai cittadini.
Il problema vero è che questa crisi è più grave di
quanto si pensasse e a questo punto si rende ancora più opportuno
lappello dei cittadini di aprire un confronto politico con tutte
le forze presenti in consiglio comunale per giungere ad un vero accordo
tra i partiti del centro-sinistra che in realtà non è mai
veramente esistito. Dopo quello che sta succedendo, infatti, sono in molti
a credere che questa maggioranza si stia sfaldando. Di sicuro cè
che ogni partito e gruppi di consiglieri cercherà di sfruttare
in suo favore la situazione che si è creata. Questa sarà
un banco di prova non solo per la maggioranza, ma soprattutto per il sindaco
Mortaruolo che dovrà dimostrare le sue capacità politiche.
Proprio al sindaco sono state addebitate colpe sue ma anche responsabilità
a lui estranee. Si è detto che ha amministrato male, con improvvisazione
e debolezza, talvolta con arroganza ed eccessiva disinvoltura, comunque
con risultati precari e grandi ritardi, ma non sempre si è sottolineata
la difficoltà di guidare un paese prigioniero di egoismi e particolarismi,
una realtà dove persistono i soliti personaggi che interferiscono
su ogni attività, e soprattutto di controllare una maggioranza
dove sono presenti partiti che fino a due anni fa sedevano allopposizione.
Mortaruolo, invece, da buon politico e grande manovratore non ha mai rinfacciato
il trasformismo di molti consiglieri per essere passati con molta volubilità
da un partito allaltro. Anzi, a qualche suo fedelissimo è
stato facilmente perdonato di aver trasformato, dopo ventanni di
fedeltà ai valori popolari, la sua stessa militanza politica. Forse
si può anche dire che Mortaruolo non ha condiviso latteggiamento
di qualche consigliere per un semplice motivo. Non si lascia un partito
e si costituisce un gruppo autonomo senza dare spiegazioni, senza motivazioni,
in quella che è la sede ufficiale, cioè il Consiglio comunale.
Tutti hanno assistito alla loro semplice dichiarazione di voler costituire
un gruppo autonomo attraverso i quotidiani.
Non si può certo addebitare a questi consiglieri alcuna colpa,
tutti ricorderanno che effettivamente lalleanza PPI-PDS-Democratici
fu solo un fattore strategico, praticamente unoperazione dettata
dalla logica del miglior investimento.
Certamente concorsero nella scelta dei consiglieri la valutazione delle
diverse personalità, linteresse di una operazione politica
che poteva acquistare respiro più ampio e nello stesso tempo la
voglia di nuovo. Dopo le elezioni e la schiacciante vittoria sulla lista
di Giovanni Cutillo, Mortaruolo si presenta con gli stessi assessori seduti
sulle stesse poltrone, con una giunta bollata come improponibile ammucchiata,
ma accettata da tutti. Era chiaro fin dal principio che questa coalizione
pur raggruppando tre formazioni espressioni del centro-sinistra, era in
realtà una maggioranza fragile e risicata ed avrebbe trovato sul
suo cammino numerosi intralci. Così è stato, negli ultimi
mesi è venuta a mancare in consiglio comunale un dialogo costruttivo
tra popolari e democratici, ma a ciò si è aggiunto, forse
di riflesso a quanto sta avvenendo in molti comuni del Sannio, la spaccatura
dellintera maggioranza. In questo momento ci sono troppi personalismi
e veti incrociati per consentire di sbrogliare una situazione che è
diventata ingarbugliata.
È un panorama preoccupante se si pensa alla mole dei problemi da
risolvere e al peso dei ritardi da colmare. Pensiamo al centro storico,
lo stato di degrado ed abbandono persiste da tempo immemore, sotto lo
sguardo di tutti senza aver destato quasi mai perplessità o forse
più propriamente scalpore ed allarme o semplice indignazione. Nessun
progetto di sviluppo è stato portato avanti, tantè
che restano sul tavolo questioni essenziali e istanze che non sono avvertiti
né tanto meno tutelati.
Alcune contrade del paese hanno bisogno di un radicale piano di riqualificazione
che andrebbe compiuto rapidamente; il fatto strano è che lamministrazione
comunale con le casse in attivo avrebbe tutte le potenzialità per
intervenire. Si preferisce stanziare capitoli di spesa per sagre e feste,
anche culturalmente discutibili, ma non si è in grado di intraprendere
un cammino politico e sociale e dar vita ad un nuovo processo storico
per Torrecuso che veda finalmente come protagonista tutta la comunità
capace di trovare un nuovo sistema di rinnovamento dal punto di vista
sociale, economico e culturale.
Carmine
Pannella
PONTELANDOLFO
La
caccia al nemico
Dopo
un periodo di scarse novità da far pensare ad uno anticipato letargo
rispetto alle freddure autunnali, Pontelandolfo risponde al grigiore del
tempo con vampate politiche. Il primo dei problemi che pare avviato a
soluzione è strettamente collegato alla stagione: la metanizzazione.
Infatti è ridotto ai minimi termini, lattesa del decreto
ministeriale che attiverà la convenzione stipulata con la Eroga
Sud. In passato era un adagio molto famoso, ma il "non è mai
troppo tardi", in questo caso è appropriato. Non è
certo per spirito polemico, ma nonostante tutte le belle parole, i tanti
errori accumulati nel passato, certo è che Pontelandolfo attraverserà
unaltra stagione invernale senza il metano, che quì più
che altrove è atteso come un bene prezioso. Laltitudine e
la conformazione geomorfologica, lesposizione al vento che quì
fa sentire la sua voce, la sua forza e il suo impeto, rendono aspri gli
inverni, per cui il metano, specie nellutilizzo per il riscaldamento,
diventa di vitale importanza. La popolazione a questo punto, nutre la
speranza che si sia giunti alla soluzione nonostante le disavventure politiche
che lhanno ritardata.
Ma a proposito di caldo, chi ha provocato scintille, è stato un
manifesto fatto affiggere dal Sindaco e nel quale veniva pubblicata per
intero il contenuto della deliberazione n.398 assunta dal Direttore Generale
dellAsl Benevento 1, che ha approvato lattivazione dei progetti
presentati dallOrdine Ospedaliero dei Fatebenefratelli circa le
due strutture, destinate in epoche politiche diverse, alla residenzialità
degli anziani. Oggi, invece, grazie anche alle competenze dei frati, Pontelandolfo
avrà un presidio ospedaliero, ancorché si tratti di cure
palliative: la prima struttura è destinata ad accogliere pazienti
affetti da patologie croniche in fase terminale; nella seconda struttura,
invece, lattivazione di cure palliative in ciclo diurno. Ora si
aspetta lautorizzazione dellEnte regionale, al quale è
stata inoltrata la delibera per gli adempimenti conseguenti. Fin qui tutto
normale, anzi va ascritto allAmministrazione il merito per uniniziativa
degna di ogni plauso. Ma ciò che ha scatenato il "vento"
della polemica è stata la chiusura che il Sindaco ha usato nellaffisso:
si parla di nemici che tramano a danno di quella prospettiva di sviluppo,
manifestatisi con ricorsi in atto e basati sullinteresse archeologico
di cui è oggetto larea in cui sorge una delle strutture,
in località Sorgenza. Per la verità, questo fatto non è
proprio una novità: in più occasioni è stato evidenziato,
ma le passate amministrazioni erano andate avanti, tanto che le strutture
erano state edificate già da diversi anni. Tra i tanti che potevano
o dovevano risentirsi, chi ha avuto il coraggio di chiedere spiegazioni
sulluso del termine "nemici", è stato Nicola Mancini
dello Sdi, che attraverso un volantino ha sollevato la propria protesta.
Pur considerando lalto valore dellassistenza offerta, il Mancini
si risente del fatto che il Sindaco pur rivolgendo le sue attenzioni a
presunti nemici, non li identifica e nemmeno fornisce prove. Si chiede
una mobilitazione dei cittadini per svelare i nomi degli "irresponsabili".
Tutto ciò ci sembra esagerato e pressoché inutile. Da un
lato, vi è la riflessione che le cose che si fanno o si devono
fare, vanno realizzate tenendo in conto tutti gli sviluppi del caso. Pertanto,
se non vi è nulla da temere, ricorsi o meno, le iniziative vanno
avanti. Diversamente, se vi siano anche minimi elementi di dubbio, questi
vanno verificati. Inoltre, il termine "nemico" è un po
troppo forte, perché in politica, ancorché esasperata dai
personalismi, ci sono solo avversari. Non crediamo che esistano coloro
che nella lotta vadano oltre le persone, arrivando a volere il male della
comunità.
Ci piace concludere con due citazioni forti con la speranza che facciano
riflettere un po: "Colui che lotta contro di noi rafforza i
nostri nervi e acuisce le nostre abilità. Il nostro antagonista
è colui che ci aiuta di più". (E.Burke - politico inglese
in Riflessioni sulla Rivoluzione Francese) per gli avversari. E poi: "Quando
i veri nemici sono troppo forti, bisogna pur scegliere dei nemici più
deboli". (U.Eco - Il Nome della rosa) per i nemici.
Nicola
De Michele
SAN MARCO DEI CAVOTI
La
funzione della Banca
di Credito Cooperativo
Nel
Mezzogiorno che cambia il ruolo delle Banche acquista una sempre maggiore
"centralità" ed importanza per dare fiato ad unimprenditoria
locale che oggi si presenta come la vera "spina dorsale" dellazienda
Italia. Ne parliamo con il giovane direttore della Banca di Credito Cooperativo
di S. Marco dei Cavoti, Dott. Giuseppe De Leonardis, laurea in scienze
bancarie presso lUniversità di Siena, "nato e cresciuto"
nellAzienda di credito della quale oggi è il massimo dirigente.
Puoi tratteggiare alcune linee sul ruolo delle banche del Meridione
in generale e nel Fortore in particolare?
"Le banche meridionali vengono spesso accusate di praticare sulla
concessione dei crediti condizioni mediamente più elevate di quelle
in uso in altre aree del paese. E questo è vero. Sulla questione
si sono intrecciati numerosi e interessanti interventi che hanno avuto
il merito, tra gli altri, di evidenziare meccanismi che allo stato determinano
in maniera complessiva il costo del danaro, basato non soltanto sul tasso
pratico alla clientela, ma anche su commissioni e spese varie che spesso
concorrono, in maniera determinante a creare ampi scarti tra azienda ed
azienda. Per questo diamo per scontate e certe le influenze determinate
sia dai diversi gradi di concentrazione e concorrenza bancaria nelle diverse
aree, sia dalle carenze strutturali del sistema bancario meridionale,
nel cui ambito operano troppe aziende di credito, nelle quali spesso si
concretizzano vistose diseconomie. Il sistema bancario, però, per
essere dispiegato più o meno capillarmente su tutto il territorio
nazionale, risente in maniera particolare degli squilibri esistenti tra
area ed area. Tali squilibri, che si traducono poi in una diversa distribuzione
della ricchezza nei vari ambiti territoriali, fanno sì che gli
sportelli bancari diventino intermediari di diversi flussi finanziari,
a seconda delle aree in cui operano. In cifre, alla fine degli anni 80
uno sportello situato nel settentrione, intermediava flussi monetari,
riferiti alla raccolta e allimpiego, che erano circa il doppio rispetto
ad uno operante nel Meridione. E ciò, ovviamente, avviene alla
pressocché identica situazione strutturale, nella quale il costo
per mantenere in attività uno sportello (locali, personale, centro
elaborazione dati, ecc.), non costituisce una variabile. Quello che più
conta perciò è fare in modo che il danaro nel Sud costi
meno per diventare un vero strumento propulsivo di sviluppo. Nel Fortore,
infine, in conseguenza di quanto sopra postulato, un diverso grado di
produttività, proprio dei centri periferici, determinava un minor
contributo, in termini di valore aggiunto, alla gestione dellimpresa
bancaria, in soldoni, pur di contribuire sostanzialmente ai processi di
sviluppo, lAzienda non deve tenere in massimo conto il proprio profitto."
Si parla con insistenza dellapertura di un secondo sportello
bancario a S.Marco. Se ciò dovesse avverarsi, sarebbe vantaggioso
per il sistema produttivo locale, con riscontri positivi sulle comunità
esistenti nel bacino di utenza? Un altro sportello presuppone una scommessa
importante a favore di una scelta strategica che veda la Banca di Credito
Cooperativo rimodulare il suo messaggio alla clientela?
"Siamo consapevoli che la "piazza Fortorina" è,
dal punto di vista bancario, satura, e, pertanto, una nuova presenza richiede
conseguentemente maggiore managerialità ed accortezza, specialmente
in un settore delicato come quello del credito. Aprire uno sportello impone
valutazioni oculate e scelte finanziarie. Il mercato ha regole inderogabili
e, perciò, nessuno pensa che un nuovo sportello possa sovvertire
queste leggi in un momento, fra laltro, in cui il sistema bancario
attraversa una fase di profonda trasformazione e si accentua il concetto
di concorrenza."
La presenza di un secondo sportello, prefigura in teoria, una riduzione
della raccolta ed una caduta dellimpiego delle risorse. Se tale
prospettiva si traducesse in realtà, potreste garantire gli attuali
livelli occupazionali?
"Certamente, vedi, le prospettive di sviluppo inserite in una seria
e concreta programmazione, lasciano intravedere con ottimismo il nostro
futuro, essendo i programmi impostati sulla crescita e non sullarretramento
dellAzienda. La nostra è banca solidamente radicata nel territorio,
in tuttuno con i settori produttivi locali e di area. La concorrenza,
pertanto non è legata alla presenza di un secondo sportello bancario
perché noi già operiamo in regime di concorrenza anche con
i massimi istituti di credito nazionali. Possiamo, con orgoglio, affermare,
che i risultati fin qui conseguiti dimostrano la nostra capacità
operativa non solo sotto il profilo della convenienza economica, ma soprattutto
per la qualità del rapporto instaurato con i singoli operatori.
Padoa-Schioppa, vide direttore generale della Banca dItalia ha affermato
che le Banche di Credito Cooperativo sono aziende "microgiganti"
nel senso che pur nella loro ridotta dimensione, sono dei "colossi"
nel territorio in cui operano. La concorrenza, pertanto, non può
che essere uno stimolo in più e non certo una preoccupazione per
il divenire della nostra azienda."
Qual è, in particolare, il tessuto sociale in cui opera la
vostra banca?
"Noi puntiamo sui piccoli e medi imprenditori, guardando alle attività
produttive e finalizzando il credito con scelte opportune. Ci sono imprenditori
che vogliono fare investimenti e che vanno incoraggiati e sostenuti. Con
questo aspetto ubbidiamo ad una vocazione che ha sempre visto la nostra
banca favorire la linea degli investimenti nelle realtà locali.
Abbiamo operato, per il miglior servizio mutamenti delle nostre strutture
di vendita. Oggi i nostri sportelli sono più aperti e dotati di
uno strumentario tecnologico che sta modificando in meglio i rapporti
cliente-operatore bancario. In pratica stiamo diffondendo sempre più
il self service mentre la funzione dello sportellista va acquisendo
i connotati di informazione e consulenza."
Gli ultimi avvenimenti hanno "deturpato" limmagine
dellazienda, incidendo in negativo sulla sua vita e massimamente
sul suo divenire?
"No, non credo proprio. I fatti recenti rientrano fra gli incidenti
di percorso che ognuno, certo, auspica non avvenissero mai. La Banca ha
accusato il colpo ma, con rinnovato entusiasmo tutti noi abbiamo raddoppiato
gli sforzi per riportare lazienda agli antichi splendori
e già siamo sulla buona strada."
È vero che la Banca dItalia ha definito il penultimo
collegio sindacale, quello dei "fattacci", per intenderci, inetto
e scarsamente dotato del senso del dovere istituzionale?
"No comment, a me non risulta
!!!"
Antonio
Perrotta
Per
ritrovare un patrimonio comune
Il problema
serio che si pone alla riflessione della cultura politica di S.Marco è
quello di recuperare il senso della complessità del nostro passato,
soprattutto quello recente. Il che non significa affatto autoassolversi
in svelta mandando tutto in soffitta. La costruzione della "storia"
di un paese richiede che essa venga pensata ed intesa come un elemento
unitario, come un contesto che vincola ed incide su tutti coloro che in
essa sono coinvolti. Se si perde di vista questa prospettiva, si può
produrre al massimo dellagiografia, cioè delle storie di
"santi", di soggetti che si pongono in alternativa con il tempo
in cui sono vissuti o vivono. Allora i problemi, le debolezze, i condizionamenti
di una certa fase o di una congiuntura storica riguardano tutti.
Le conquiste di civiltà e di progresso, infatti, così come
i risultati positivi, sono frutto della dialettica di tutte le forze in
campo. Sarebbe forse tempo che la nostra cronaca paesana assumesse il
rischio e le responsabilità della storia; che i ricercatori di
professione si mettessero alla ricerca delle analisi strutturali sullorganizzazione
dello spazio pubblico a S.Marco (pubblico in questo caso non significa
solo dello Stato e di altri enti pubblici). Certo, questi atteggiamenti
non fanno guadagnare lattenzione immediata della gente, non sono
gratificati dai titoli e dalle foto sui giornali, non attirano la chiamata
a corte di questo o quelluomo di potere. Ma con un po di pazienza
si può avere la certezza che si sarà offerto al proprio
paese qualcosa di meno effimero di una variazione sul tema del "crucifige".
Ma siamo ben lontani da questo spirito.
Consideriamo, ad esempio, la Banca di Credito Cooperativo di S.Marco.
La presidenza trasforma in "casta" il proprio "entourage"
fino alla metamorfosi successiva in "gruppo di potere", modificando,
a piacimento, perfino la legge statuaria per frenare nel tempo il modificarsi
degli assetti. Al vertice siede un "principe", sotto il quale
agiscono confusamente minuscoli vassalli, pronti ad intervenire al richiamo
del "capo" che "dispensa", "ordina", "dispone",
e disponibili a cambiare le proprie idee (soprattutto quelle politiche)
in cambio di frattaglie, residuo di un pranzo lucullianamente preparato
e consumato. In parallelo opera una struttura "politica" piramidale,
che, fra alleanze, fusioni ed assemblearismi prepara la scalata al potere
municipale direttamente, tramite i propri uomini, o indirettamente tramite
personaggi alluopo individuati. Come dire: "il potere a S.Marco
è una questione personale e trasmissibile per grazia di Dio e per
volontà di
congiunti
ed
amici.
Una classe dirigente o di potere è tale perché compattamente
condivide e si sente corresponsabile del bene comune che conferisce un
senso a tutti. Questo al contrario, è ciò che è debole
nella nostra tradizione culturale, senza che alcuno si prodighi per mettervi
rimedio.
È quasi incredibile quanto la cattiva memoria del cosiddetto ceto
intellettuale abbia cancellato o minimizzato le tante battaglie compiute
per liberarsi dalle scorie del vecchio potere. Cinquantanni di vicende
sotto il segno di questa difficile eredità hanno diritto almeno
ad unanalisi più rigorosa e veritiera. A noi sembra quasi
incredibile che taluni provino ammirazione per il successo ottenuto da
altri per "diritto politico", causa di un sistema di opinione
pubblica tradizionalmente debole che si è rapportato e poi integrato
nelle varie ideologie apparentemente in conflitto. La lotta politica,
anche nei momenti di maggiore radicalizzazione, nelle fasi successive,
non è riuscita a rompere lossificazione del sistema di potere
delle classi politiche tradizionali ed avviare una fase di redifinizione
dei modelli di selezione delle classi dirigenti e del loro equilibrio
in rapporto ai partiti esistenti.
Antonio
Perrotta
E-mail: redazione@beneventogiornale.com
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