MANIFESTAZIONE DI FORZA NUOVA NEL FEUDO DEI MASTELLA
Parte da Ceppaloni l'unità della destra radicale
Domenica 25 ottobre il movimento politico Forza Nuova ha tenuto a Ceppaloni, a seguito delle vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto la famiglia Mastella, una fiaccolata per la “legalità”, alla quale ha partecipato il segretario nazionale Roberto Fiore.
“Forza Nuova-Sannio –si legge in un comunicato- ha sfidato la politica della Casta nel “Tempio dei Farisei”, quella Ceppaloni feudo indiscusso dei Mastella e della sua politica clientelare. Con particolare soddisfazione tiriamo le somme di quanto avvenuto. Abbiamo visto la partecipazione di tantissimi militanti e simpatizzanti, ma anche gente comune, che con condivisione di spiriti ha sostenuto la nostra iniziativa manifestando in modo compatto e abbracciando con affetto il Segretario Nazionale di Forza Nuova, l’Onorevole Roberto Fiore”.
L’evento di Ceppaloni è servito anche per accorciare le distanze nell’Area Nazionalpopolare. Sono stati infatti presenti, per Fiamma Tricolore: il Dirigenti Provinciali, Angelo Russo, e Dirigenti Regionali Giuseppe Casaluce e Paolino Tizzano. Ha portato il suo saluto il Coordinatore Provinciale di La Destra, Ciro Vallone.
I Coordinatori sanniti dei tre movimenti, Caporaso (Forza Nuova) – Vallone (La Destra) – Russo (Fiamma Tricolore), hanno prontamente espresso la volontà di ritornare in piazza, questa volta a Benevento città, con l’idea di indire una grande manifestazione in sostegno della “Legalità, contro il marciume della politica, contro una Casta corrotta che sta affossando la collettività sannita”. Sarà una manifestazione che vedrà la partecipazione dei tre simboli, con lo scopo di annunciare una collaborazione costruttiva che possa agognare la tanto sperata riunione dell’Area Nazionalpopolare.
Anche Michele Giliberti dirigente regionale di Forza Nuova, e Giuseppe Casaluce Coordinatore Regionale di Fiamma Tricolore hanno avviato prove tecniche di dialogo in vista della prossima chiamata alle urne che vedrà il riassetto del Consiglio Regionale Campano. “Ci sono tutti i presupposti per sfidare il sistema e presentarci uniti” hanno dichiarato i due. Giliberti e Casaluce hanno anche avuto modo di dichiarare che presto parleranno con il Coordinatore Regionale di La Destra, Massimo Abbatangelo; l’idea è quella di creare una grande forza nazionalpopolare antagonista, non solo in vista della regionali, ma anche per produrre in seguito battaglie comuni.
Hanno risposto all’appello forzanovista anche il Coordinatore di Forza Nuova-Napoli Riccardo Cafaro; Francesco Palatucci, Coordinatore Forza Nuova-Montella (Avellino); Beniamino Iannace, Coordinatore Forza Nuova San Leucio (Benevento); Domenico Fucci e Antonio Della Porta, Responsabili di Forza Nuova San Nazzaro e San Giorgio del Sannio(Benevento); e Massimo Lepore, “Lega della Terra Montella”.
SAN SALVATORE TELESINO
Gli amici della biblioteca
Si è svolto lo scorso 24 ottobre, presso la Biblioteca Comunale “Sant’Anselmo”, di San Salvatore Telesino, l’incontro dell’associazione “Amici della Biblioteca”, un gruppo di volontari ispirati dalla voglia di incrementare e divulgare la cultura del libro e della lettura in ogni fascia d’età.
All’ordine del giorno l’approvazione dello statuto, l’approvazione del programma delle attività dell’associazione e il tesseramento.
Betty Colella, una dei principali sostenitori dell’associazione, non è nuova a questo tipo d’iniziative culturali, poiché vent’anni or sono fu anche promotrice dell’istituzione di una biblioteca nella piccola comunità di Massa.
Gli “Amici della Biblioteca” sono animati dal desiderio di promuovere la crescita socio-culturale della popolazione, attraverso lo studio e la lettura.
L’associazione, che si è costituita lo scorso 3 ottobre, tra le altre cose, organizzerà dei gruppi di lettura e incontri con autori per la presentazione dei libri, nonché dibattiti e seminari su tematiche culturali o di attualità, tali da poter coinvolgere tutte le fasce sociali.
Il logo dell’associazione “Amici della Biblioteca” è rappresentato dall’immagine di Sant’Anselmo, così come è giunta a noi dall’iconografia ufficiale.
R.L.
SAN LORENZELLO
L'arte dello scalpello
San Lorenzello non è solo un centro d’eccellenza dell’arte figulina, in particolare la ceramica, ma ha vocazione anche per un’altra attività artigianale: la lavorazione della pietra.
Un’arte antichissima che gli abili scalpellini laurentini hanno tramandato alle nuove generazioni, se è vero che sul territorio sono sorte delle piccole aziende in cui non mancano giovani apprendisti decisi a continuare la tradizione.
L’attività artigianale della lavorazione della pietra è diventata così un comparto trainante dell’economia della zona, anche se, è il caso di dirlo, non conta su un’adeguata promozione e valorizzazione come invece altri comparti artigianali.
Solo qualche anno fa, ci fu un timido tentativo di rilanciare il settore, con una manifestazione volta a promuovere il prodotto principale dell’arte dello scalpello, il camino, ma a ciò non ha mai fatto seguito una seria politica di valorizzazione e d’incentivazione del comparto.
Per fortuna nel piccolo centro della valle del Titerno, c’è chi, come gli scalpellini più anziani, ha intenzione di tramandare questa preziosa tradizione artigianale a prescindere da una politica indirizzata a una seria promozione del settore.
Rosario Longo
MOIANO
La prima pietra della Città dei bambini
Sabato 24 ottobre presso l’Istituto Comprensivo “F. De Sanctis” di Moiano, con la “Posa della Prima Pietra della Città dei bambini”, si è tenuta la manifestazione conclusiva delle celebrazioni per il “Ventennale della Carta dei diritti dell’infanzia”, approvata dall’ONU nel novembre del 1989.
Le celebrazioni della Carta si sono svolte nel comune sannita la scorsa estate, dal 2 al 9 agosto, grazie all’iniziativa di “Cittadinanza Attiva”, dell’Associazione “Millennium” e delle famiglie di Moiano.
La cinque giorni ha visto lo svolgimento di varie attività: concerti musicali tenuti da ragazzi, proiezione di film all’aperto per ragazzi ed una caccia al tesoro tematica con la partecipazione di ragazzi e genitori.
Un paese insomma proiettato verso l’idea di una città a misura di bambino nel quale, almeno per una settimana, i ragazzi sono stati cittadini privilegiati e protagonisti indiscussi del proprio territorio.
l premio ideato per la caccia al tesoro ha fornito lo spunto per quest’ultimo appuntamento: l’opera in pietra dello scultore Mario Ciaramella, rappresentante “la prima Pietra della Città dei bambini” ha costituito “il tesoro” della gara che, come programmato dagli organizzatori, all’avvio dell’anno scolastico, sarebbe stata affidata in custodia all’Istituto Comprensivo di Moiano, considerato, tra le Istituzioni del territorio comunale, il soggetto privilegiato per la promozione e la tutela dei diritti dell’infanzia.
Alla posa della scultura ha fatto seguito la firma dell’atto di affidamento fra il dirigente scolastico Dr. Luigi Tommaso Meccariello e gli organizzatori.
PONTELANDOLFO
Il futuro parte dal passato,
il dialetto alla base del rilancio
L’istituzione della scuola di italiano per i figli dei nostri emigrati negli USA e la proposta della Lega Nord di introdurre lo studio del dialetto nelle scuole ci sollecitano alcune riflessioni che ben si coniugano con questi eventi e danno lo spunto per alcune proposte concrete. Con ciò vorremmo premettere, a scanso di incomprensioni e sgombrando equivoci di sorta, che la nostra è un’esplorazione del possibile, un viaggio ideale attraverso la sfera del concreto.
Detti così, gli incisi iniziali sembrerebbero quasi proporre l’eterno dilemma della discriminante tra “lingua” e “dialetto”. Invece, il retroterra di questa apparente e abusata dicotomia svela il valore storico e la ricchezza culturale dell’idioma che interagisce tra lingua e dialetto: gli incontri e gli scontri; le convergenze e le divergenze; l’esaltazione e il disprezzo. Ecco che si aprono scenari impensabili nella nostra quotidianità.
Se la globalizzazione da una parte ci sta massificando, omologandoci a sistemi culturali, sociali ed economici diversi, facendoci sentire confusi ed in continua transizione tra “l’ebbrezza dell’onnipotenza” ed “il disorientamento dell’innovazione perpetua”; dall’altra ci propone l’antidoto al delirio, all’offuscamento intellettuale che è quello di contrapporre ed integrare la nostra identità attraverso i percorsi della nostra memoria. In altri termini, il progresso tecnologico se da un lato ci dà una mano a semplificare la nostra vita, dall’ altra non ci deve schiavizzare. Prendiamo la televisione che ci fa transitare intorno al mondo, con notizie che si inseguono nelle 24 ore, ci rende capaci di sapere cosa sta succedendo dalle altre parti. O il web che è una porta aperta che con un click può proiettarci ovunque.
Dove si cela il pericolo? Nell’assuefazione, nell’assorbimento dei costumi e della vita di popoli molto distanti da noi. Ci stiamo facendo colonizzare a livello culturale senza rendercene conto. Altrove segnalavamo il pericolo dell’americanizzazione in atto e qui confermiamo: l’economia, l’alimentazione, la società e persino la lingua, tutto sembra andare in quella direzione. Il 31 novembre ad esempio i nostri bambini bussano alle porte chiedendo “dolcetto o scherzetto” più come senso di emulazione mediatica che per consapevolezza. Indossano costumi carnevaleschi per esorcizzare streghe. Certo nessun genitore può onestamente impedire questa sceneggiata ai propri figli, vuoi per un senso di libertà, vuoi per non deludere i loro desideri infantili. Ma quanti di noi hanno pensato di dare un’alternativa culturale alle scelte dei propri figlioli, raccontandogli il mito o la leggenda delle nostre terre dove le streghe e le janare ballavano il sabba intorno al noce e che il costume da noi è un’usanza tipicamente carnevalesca? La verità è che facciamo fatica a ricorrere alla nostra memoria e troviamo più semplice e più comodo abdicare a lasciamo che altri colonizzino culturalmente i nostri figli.
L’altra verità è che ci trasciniamo da sempre in un Paese di immense contraddizioni. Fatta l’Italia non si fecero mai gli italiani. Viviamo nella stessa geografia politica ma non nella stessa storia; nello stesso spazio ma non nello stesso tempo. Ed ecco la necessità di recuperare il nostro enorme patrimonio genetico e culturale, ma per integrarlo non per sopprimerlo. Allora perché il dialetto se abbiamo la lingua? Perché la”lingua” è uno status sociale, mentre il dialetto è un valore culturale. Se nel corso dei 150 anni dall’Unità d’Italia, nel variegato e ricco contesto territoriale, abbiamo preso contezza più o meno liberamente, della necessaria predominanza di una lingua nazionale, su ogni altro tipo di parlata, affinché i dialetti non scompaiano diventando lingue morte, proprio in virtù del senso di sicurezza, di stabilità, di ancoraggio bisogna recuperare appieno il significato storico ed il valore culturale dell’idioma indigeno e con essi le radici e l’identità. Questo baluardo si erge a contrasto delle contaminazioni linguistiche e dei tentativi di colonizzazione culturali in atto. Certamente questo non deve tendere ad isolare le aree idiomatiche, ma ad integrarle non tanto quale continuum linguistico, quanto mutua intelligibilità visto che il ceppo genitore dei dialetti è lo stesso.
Quindi la conclusione di queste riflessioni ci porta ad un’unica prospettiva. Se è vero oggi che i nostri figli hanno bisogno che parlino più di una lingua ed in particolare senza l’inglese sembra non abbiano prospettive, non dobbiamo fargli rinunciare alla scoperta della propria identità. Anche perché i ricorsi storici ci insegnano e molto: Roma dominava il mondo allora conosciuto ed imponeva il latino quale lingua nazionale. Ma i popoli conquistati certamente non rinunciavano al loro idioma. Così i colonizzatori che a colpi di guerre imponevano le loro lingue. Vedi Spagna, Portogallo, Olanda, Inghilterra ecc. Anche noi con Libia e Corno d’Africa.
Oggi la colonizzazione è meno cruenta, ma sottile e subdola. A colpi di bombardamenti mediatici. Le innovazioni tecnologiche parlano inglese. Le iniziative economiche pure, ancorché l’oriente incalza attraverso la Cina e l’India. L’energia parlava arabo che col petrolio ha drenato e incamerato gran parte delle ricchezze del mondo, mettendone poche in circolo e questa è stata una concausa della crisi economica. Oggi meno perché prendono sempre più piede le alternative energetiche rinnovabili. L’esasperazione dei consumi ha reso la vita invivibile e la natura si ribella. Le mutazioni climatiche, gli inquinamenti ambientali ci stanno riportando alla bontà del passato. Vedi il ciclo dei rifiuti. Allora è nostro dovere civico e poi genitoriale consegnare ai nostri figli un mondo non in agonia, ma vivo e vegeto e per sopravvivere alle tempeste, dotarli di radici profonde e di identità. L’istruzione e l’educazione sono la base di questo sviluppo storico e sociale e non bisogna lesinare su quanto investire. Perché il migliore investimento è quello che rende il futuro migliore grazie a dei buoni risultati. E non quello che ti rende solo l’oggi migliore di ieri. Quindi non parliamo il dialetto solo in famiglia, ma facciamolo studiare anche a scuola.
Nicola De Michele