CALCIO

Un Benevento brutto di notte

Un Benevento bello di giorno, brutto di notte. Così possono sintetizzarsi le ultime due prestazioni dei giallorossi.
La prima vittoria esterna a Pistoia segna anche il ritorno al gol del "cercatore di perle", Clemente, che fino a quel momento aveva non poco deluso.
La squadra toscana in verità in piena crisi ha lasciato ampio spazio al gioco giallorosso e la terza rete di Tesser suggellava una buona prestazione della squadra, che dopo il pareggio rocambolesco contro il Pescara aveva da farsi perdonare qualcosa.
Ma poi otto giorni dopo (si è giocato lunedì sera nel posticipo RAI) la squadra si perdeva sotto la luce dei riflettori di un S.Colomba in gran spolvero e con una nutrita presenza di tifosi sugli spalti.
Qualche scelta tecnica di Papagni, qualche giocatore non all’apice della forma, o in calo di concentrazione finivano con il far apparire il Real Marcianisce uno squadrone che tremare... il Benevento fa.
La squadra del presidente Bizzarro, sannita purosangue, finiva con l’imbrigliare un centrocampo senza idee, quasi inesistente, spesso saltato dai lunghi lanci dei difensori. Lanci che alla fine non sortivano l’effetto sperato, vale a dire la testa di Castaldo per una improbabile sponda o per Clemente o per Bueno.
La rete di Clemente sull’unica vera azione degna di questo nome della gara, mentre il pareggio dei casertani su una colossale dormita dell’intera difesa.
Poi ci si metteva anche l’arbitro a complicare non poco le cose. Prima una espulsione diretta, quasi inspiegabile, di Ciano, forse considerato da ultimo uomo e poi l’annullamento di una rete regolarissima di Gigi Castaldo costellavano la prestazione della giacchetta nera, più nera della notte giallorossa.
Ma tutto non può andare a scusante comunque di una prestazione non all’altezza dell’attesa. E pensare che tra le mura amiche il Benevento in due gare ha perso ben quattro punti, raggranellando due pareggi.
Ora domenica prossima un’altra partita casalinga contro il Foligno. I tifosi, ma tutto l’entourage giallorosso, attendono il ritorno alla vittoria.

Pregi

ROSSO FERRARI

A cura di Giuseppe Russo

ANCHE CHI LAVORA IN FERRARI È DELUSO DELLA FORMULA 1 DI OGGI

"Non seguo più le gare da quando è morto Senna"

I motivi di una crisi lontana dal risolversi

Ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere persone che lavorano in Ferrari da più di 20 anni. Parlando con loro a proposito dell’attuale campionato F1 o dei più recenti ho avuto quasi sempre le stesse risposte. Una di queste, a titolo delle altre, è stata: "Non seguo più le gare da quando è morto Senna". Il campione brasiliano scomparve nel 1994 a causa di un terribile incidente durante la gara del GP di San Marino. Il vero senso di tale affermazione si legge tra le righe: La F1 non è più interessante ed avvincente come dai tempi di Senna, Prost, Mansell ed un giovane Schumacher.
Difficile controbattere tale opinione. In effetti sembra che la Formula 1 sia morta con il grande campione brasiliano. Nel corso degli anni è stata ampiamente snaturata da rigidissimi regolamenti, a volte assurdi, e dall’enorme business politico-economico che, ormai, condiziona pesantemente l’attività della classe regina dell’automobilismo.
Una volta i regolamenti definivano la categoria soprattutto in termini di dimensioni e caratteristiche generiche delle monoposto, oltre alla modalità di gara.
Le case automobilistiche che partecipavano al campionato mettevano in campo una vettura costruita per la velocità. Si adottavano soluzioni tecniche basate sulla propria esperienza, sull’attività di ricerca e sulla capacità industriale. Oggi le vetture sono costruite per rispettare solo il regolamento tecnico, tanto è stato ristretto il margine di fantasia e genialità dei costruttori. Ecco perché sono tutte uguali ed hanno, praticamente, le stesse prestazioni.
I piloti erano dei veri e propri eroi. Non solo per l’abilità nel guidare questo genere di vetture ma anche perché ci "mettevano del proprio". Il carattere, il coraggio, la grinta, la preparazione ecc. facevano la differenza, dentro e fuori dall’abitacolo. Oggi, tranne poche eccezioni, sembrano "accessori" delle monoposto: fanno il loro dovere e basta.
E cosa dire dei circuiti? negli ultimi anni si è assistito a sconvolgimenti epocali. Fuori i gran premi storici, come quello nostrano di San Marino, e dentro GP inediti ed esotici come Cina, Singapore, Turchia, Bahrain o Abu Dhabi. Scelte votate più da motivi economici e politici piuttosto che sportivi.
Non ultima la smania di ridurre i costi. La F1 non può essere economica per il semplice motivo che dovrebbe essere uno sport tecnologico e la tecnologia avanzata ha sempre avuto costi esorbitanti.
Naturalmente anche la F1 si è adattata ai tempi, sono stati fatti enormi passi in avanti nella sicurezza e nella"globalizzazione"di questo sport, tuttavia è tempo di ritornare a fare le gare con le monoposto sui circuiti e non con le riunioni negli uffici.

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

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