CASTELPOTO
Approvata la convenzione con il Cabib

Nei giorni scorsi si è svolto il consiglio comunale, argomento di discussione l’approvazione della convenzione servizio idrico integrato con il Consorzio Cabib. Ad aprire la seduta è stato il presidente del consiglio comunale Antonio Della Pietra che, dopo aver comunicato l’argomento di discussione, ha poi dato la parola al sindaco Giancarlo Schipani il quale, prima di leggere l’intera convenzione con il Consorzio Cabib, ha voluto fare una precisazione sul contenuto della convenzione. “Dalla trattativa con il Consorzio Cabib -ha così esordito Schipani- è stata stipulata una riduzione di costi sulle bollette dei ruoli del 5% in meno ed inoltre il comune di Castelpoto darà un contributo di 14 euro sulla marca da bollo. Tutti gli utenti dovranno sottoscrivere un nuovo contratto di utenza direttamente col Cabib che provvederà a fornire l’acqua, alla fatturazione delle bollette e alla manutenzione. Per quanto riguarda l’uso delle sorgenti come la sorgente Pisciariello, la gestione delle fognature e il depuratore il tutto rimarrà in piena gestione del comune di Castelpoto, per quanto riguarda la maestranza di lavori di manutenzione nel territorio comunale di Castelpoto il Consorzio Cabib li darà in gestione alla Service-Sannio. Inoltre le fatturazioni delle bollette saranno trimestrali”.
Dopo aver illustrato la convenzione con il Consorzio Cabib il sindaco ha poi lasciato la parola al presidente del consiglio comunale Antonio Della Pietra che ha aperto la discussione. A prendere per primo la parola è stato il consigliere di minoranza Vito Fusco, che ha affermato che secondo come è stata pensata la convenzione essa è troppo sbilanciata in favore del Cabib e non vi è una tutela adeguata sia nei confronti dell’Ente comune che per quanto riguarda i cittadini, sottolineando infine che non è prevista una delibera di recessione di uscita dal Consorzio nel caso che il comune o i cittadini dovessero trovarsi male con tale servizio.
La proposta del consigliere Fusco di prevedere maggiore tutela per gli utenti è stata bocciata dalla maggioranza ed accolta solo dal consigliere Isidoro Simeone, che ha dichiarato che “questa amministrazione continua ad essere una amministrazione anti democratica perché questa convenzione andava discussa in un consiglio aperto con tutti i cittadini, visto che si va parlare delle loro tasche e di quanto dovranno sborsare sia per i consumi sia per le tariffe”. “Non si può approvare –ha continuato Simeone- una convenzione di venti anni ad un anno e mezzo di scadenza del mandato di questa amministrazione; inoltre non c’è un articolo in cui si dice che i costi reale non vanno aumentati, ma da quello che si legge vi è scritto che i costi partono con un 5% di sgravio ma possono variare a secondo dell’andamento produttivo di acque; quindi in futuro possono anche aumentare”.
Dopo l’intervento del consigliere Simeone il sindaco ha voluto replicare, dicendo che i costi crescenti erano diventati insostenibile per un piccolo ente quale è Castelpoto e, in previsione dell’obbligatorietà in un futuro prossimo della cessione ad Enti predisposti la gestione delle risorse idriche, la maggioranza ha ritenuto opportuno evitare ulteriori aggravi ai cittadini cedendo il servizio idrico al consorzio Cabib, che offre una gestione qualificata e specifica, garantendo una riduzione dei costi di gestione. Dopo le dichiarazioni del sindaco si è votato sulla convenzione Cabib che è stata approvata dalla sola maggioranza.

Rino Della Pietra


CASTELVETERE VAL FORTORE

Comuni di frontiera

Una delegazione di consiglieri regionali di tutti gli schieramenti, con a capo Sandra Lonardo, si è riunita lo scorso dodici ottobre a Castelvetere in Val Fortore, prima tappa di un tour istituzionale nei comuni di “frontiera” della Campania.
La Presidente del Consiglio Regionale ha lanciato quest’appello all’Assemblea Regionale: “I municipi di frontiera hanno il diritto di godere delle stesse agevolazioni, delle stesse deroghe introdotte per le comunità delle piccole isole”.
I comuni di frontiera, in effetti, sono considerati delle piccole isole felici, anche se ciò è ormai diventato solo un luogo comune, poiché essi, non solo vivono le tipiche problematiche delle aree interne ma sono anche a rischio di spopolamento.
La nostra regione è ricca di territori di frontiera, dal Sannio appunto, all’Irpinia, al Cilento, all’Alto Casertano.
Tutti, all’unisono, chiedono maggiore attenzione da parte degli enti territoriali, maggiore presenza di rappresentanti locali nelle assemblee istituzionali, più infrastrutture e più investimenti.
In un’epoca in cui c’è una forte richiesta di alcune comunità di cambiare regione –è recente il passaggio di sette comuni della provincia di Pesaro dalle Marche all’Emilia Romagna– tali incontri istituzionali nei comuni “periferici” della Campania costituiscono un momento importante per valutare le necessità di queste popolazioni, da parte degli organi preposti.

Rosario Longo


MEMORIA E IDENTITA'

Pontelandolfo esige il proprio tributo di dignità

L’iniziativa dell’attuale Sindaco di Pontelandolfo di organizzare, in occasione dei prossimi festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, un Convegno Nazionale sulla storia dei fatti d’armi del 1861, apre ad un ventaglio di riflessioni che vanno ad incastrarsi con argomenti di estrema attualità politica e sociologica. In queste occasioni la passione civica incalza nei sentimenti, le pulsioni prendono il sopravvento sulla sfera quotidiana. La nostra società è fatta di barriere,di silenzi,di indifferenza e di pregiudizi. Come nel caso di quelle brutte pagine scritte per fare l’Italia unita, quando i nostri avi non riuscivano a metabolizzare il concetto di patria che altri avevano voluto imporre, non avendo alcuno scrupolo nell’utilizzare il sangue innocente di gente inerme, depauperata di ogni risorsa economica, sentimentale e vitale.
Il Ver Sacrum che si ripeteva con esasperata periodicità ci veniva spiegata col semplice ideogramma della migrazione in cerca di nuove possibili fortune. Oggi sappiamo che ci venivano celate ben altre ragioni e il rifiuto dell’appartenenza. La nostra nuova Primavera Sacra va celebrata col processo inverso. Facendo ritornare le nostre migliori risorse nella loro vera patria, restituendo la giustizia in una memoria offesa e martoriata. Non si può accettare la storia così come scritta dai vincitori, o come ce l’hanno propinata a loro uso e comodo. Per liberarci da questa schiavitù del pregiudizio, dobbiamo avere il coraggio di aprire le nostre prospettive ed arrivare alla verità con obbiettività intellettuale.
Ritrovare la nostra memoria significa ripercorrere le strade della nostra vera identità, lo storicismo assoluto di Croce che ci proietta nella conoscenza dei fatti e nella preparazione dell’azione, anche se non la determina. Resta a carico dei vinti la responsabilità di non far disperdere la loro esperienza e la loro visione dei fatti, ricercando, illustrando e mettendo in ordine ed in relazione ogni documento che potesse tornare utile.
Il convegno sulla nostra storia dell’unità italiana non deve essere fine a se stesso, ma preparato e corroborato da una serie di convegni che vadano a raccogliere tutta la nostra storia: dalle origini sannitiche, alle deportazioni dei liguri-bebbiani; dal periodo benedettino-longobardo fino all’unità d’Italia; dai viaggi della speranza fino al fenomeno migratorio. Come asserisce il nostro conterraneo, prof. De Masi; ”La globalizzazione ci assedia e ci libera: oggi sappiamo in tempo reale le notizie di fatti che avvengono nell’altra parte del mondo, le immagini ce li documentano… sappiamo del virus che può fare il giro del mondo ed infettarlo. Facciamo la doccia sotto un rubinetto tedesco e con un sapone francese… La globalizzazione genera l’ebbrezza dell’onnipotenza e il disorientamento dell’innovazione perpetua. Ebbrezza e disorientamento controllabili solo se il singolo individuo e la sua collettività di riferimento sono radicati in un luogo, in una storia, in un’esperienza, in un mito. In altri termini, sono dotati di senso e di identità. Globalizzazione e identità sono i due poli della società postindustriale. L’identità genera sicurezza e calore, tradizione e chiusura.”
Abbiamo due anni davanti a noi, per arrivarci preparati, determinati e fieri come i nostri avi storici. Ed è logico ed intuibile che il processo va evidentemente esteso alle nuove generazioni, coinvolgendole con iniziative parascolastiche e scolastiche. La saggezza sta nelle ovvietà, ma è talmente necessaria per dipanare l’indifferenza e l’ignoranza provocata da anni e anni di inerzia. E allora per amore della nostra identità e soprattutto della nostra dignità, scopriremo quanto sia anacronistico e antistorico tenere ancora strade o piazze intitolate a Vittorio Emanuele o allo stesso Franceschiello. Scopriremo le stesse ragioni che hanno determinato il movimento della Lega a Nord che non deve essere un’aggregazione di protesta, ma un vero sodalizio di opinione. La territorialità va salvaguardata prima e proiettata poi nel contesto globale. Ben vengano i dialetti quale momento di salvaguardia culturale verso il tentativo egemonizzante dell’inglese-americano. A questo proposito salutiamo l’iniziativa della Provincia che ha istituito la scuola di italiano per le generazioni successive ai nostri conterranei emigrati in Usa. Per onor del vero questa idea fu avviata e perpetrata per anni da Ri Ualanegli sin dagli anni 80 dello scorso secolo e rimasta per tutti questi anni riposta nei cassetti della varie istituzioni. Oggi finalmente ha trovato risposta.
Ben vengano i convegni di cui si coltivano solo buoni auspici, per riprenderci la nostra dignità storica. E sono questi i punti di partenza per affrontare la globalizzazione con determinazione, da protagonisti e non da spettatori marginalizzati e passivi. Ovunque si avverte un disperato bisogno di ritrovare la nostra identità, in una società altrimenti declinante e dispersiva.

Nicola De Michele


PADULI

La Fiera d’Autunno

Si sono conclusi, il 18 ottobre, i tre giorni della “Fiera d’autunno”, la manifestazione, giunta ormai alla sua quinta edizione, promossa annualmente dall’associazione Hortus Latus. L’evento raccoglie sempre tanti consensi, grazie ad un’organizzazione curata in modo tale da garantire tanto sano divertimento e modi alternativi per trascorrere le serate. Il tutto tra musica, convegni, mostre culturali, visite guidate e tanti buoni piatti della cucina locale che sono stati offerti nel corso di tutti e tre i giorni della manifestazione. La fiera si è aperta nel pomeriggio di venerdì 16 ottobre e ha visto, alle 20.30, come primo importante appuntamento, l’esibizione danzante dei Fuoriorario di Domenico e Giancarlo, a cui è seguito il cabaret di Edo & Ciupa, due cuori e nà risata.
Si tratta di un duo di ragazzi (Edoardo De Napoli e Antonio De Luca) che dopo aver condiviso delle esperienze artistiche, hanno deciso di unirsi per un nuovo progetto fatto di cabaret, musica ed intrattenimento.
Le serate dei due giorni successivi, hanno visto la proiezione, alle ore 18.00, della pellicola di Ermanno Olmi, “Terra Madre”. Tuttavia, il grande intrattenimento è entrato in scena con gli spettacoli musicali della seconda parte della serata che hanno garantito un pubblico consistente.
Il 17 ottobre, si è, infatti, esibito “Marcello Colasurdo”, guest degli Scazzecapopolo e artista di esperienza trentennale. Attore autodidatta di cinema e di teatro, il Colasurdo ha partecipato ad alcuni film, tra cui “L’Intervista” di Federico Fellini. Domenica 18, si è esibito un gruppo folk, “Li Paiani”, a cui non poteva non seguire un tango argentino che, forse, nulla ha a che fare con le tradizioni del paese o del Sannio, ma che sicuramente non ha potuto non appassionare i visitatori.
Il rinnovo della fiera a Paduli dimostra, ancora una volta, come la gente sia sempre legata alle tradizioni, nonostante il mutare dei gusti e degli stili di vita, ed, inoltre, come riproporre certe forme di intrattenimento sia il modo migliore per riscoprirle.

T.N.


SASSINORO

Un programma ricco di iniziative

Continuano le attività del Centro sociale anziani di Sassinoro, associazione che ha come scopo quello di migliorare, attraverso l’offerta dei propri servizi, le prospettive di vita delle persone che, ormai, hanno superato una certa fascia di età.
L’ultima attività realizzata è stata una gita a Tivoli e a Castel Gandolfo.
Domenica 11 ottobre, infatti, gli anziani del Centro, dopo aver visitato Villa D’Este con le sue famose fontane e il centro storico di Tivoli, hanno fatto tappa a Castel Gandolfo, per ammirare la prestigiosa residenza estiva del Papa, nonché per sostare sul lago Albano.
Promotore della gita è stato il Direttivo del Centro sociale anziani di Sassinoro, il cui presidente Arturo Conte, di recente, è entrato a far parte del coordinamento provinciale Ancescao, del quale fanno parte, oltre al centro sociale di Sassinoro, altri centri della zona.
Il Centro sociale di Sassinoro, che conta ormai 150 anziani iscritti, cura iniziative non solo a carattere ludico, ma anche quelle di maggiore utilità sociale, con l’intento di garantire non solo la sicurezza dell’anziano e la conoscenza di malattie a cui egli potrebbe andare incontro, ma anche i modi per prevenirle.
Pertanto, sono già in programma altre iniziative che dovranno svolgersi entro la fine dell’anno.
Gli appuntamenti riguardano un convegno sulla sicurezza degli anziani alla guida, in casa, in strada ed in banca; una giornata dedicata alla prevenzione dell’osteoporosi, con la possibilità di effettuare dei test diagnostici della malattia; un convegno medico sulla prevenzione del tumore alla prostata; una festa con riconoscimenti a favore degli anziani che si sono distinti in particolar modo nel sociale, durante l’anno. Il Centro sociale chiuderà, infine, l’anno con le attività natalizie.
Al fine di garantire la buona riuscita di tutte le iniziative programmate, il Centro sociale anziani di Sassinoro può contare sull’appoggio delle Associazioni del luogo, come di quelle sportive e musicali e della Pro-Loco, nonché dell’Amministrazione comunale e della Parrocchia.

Teresa Nifo

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, SPORT

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