CALCIO

Ma la squadra c’è ed è vitale

Le ultime due gare senza dubbio hanno lasciato qualche rammarico, ma alla fine tutto sommato si può sicuramente dire che, al di là dei risultati il Benevento c’è ed è vivo e vitale.
A Sorrento il rammarico grosso per una vittoria mancata per una manciata di secondi. Un pari che alla fine poteva anche starci per quanto visto in campo. E tutto sommato non vi è stata alcuna vendetta sia da parte di Simonelli che da parte dei suoi ex calciatori.
Rammarico c’è anche per il pari casalingo contro il Pescara sette giorni dopo, ma qui c’è il pregio da parte della squadra di aver recuperato una gara che all’inizio del secondo tempo sembrava segnata.
E dire che la partita era cominciata benino, con i biancocelesti a pressare alto, addirittura con gli attaccanti sui portatori di palla, ma con due nitide occasioni capitate a Clemente, parata del portiere, ed a Palermo, tiro di poco fuori. Poi la punizione di Cardinale con palla sopra la barriera, a cerare il palo dove Gori non c’era e la palla in rete, con il portiere giallorosso immobile ed incredulo.
Prima della fine della prima parte della gara comunque ghiotte occasioni tra i piedi dei giocatori di casa che sprecavano malamente. Soprattutto colossale quella capitata a Colombini solo davanti al portiere.
Poi alla ripresa un’altra doccia fredda con la seconda rete degli abruzzesi che sembrava dovesse far svanire i sogni giallorossi. Invece ottima la reazione, soprattutto per gli innesti dalla panchina con Tufano e Di Piazza in evidenza. Ed era proprio un cross tagliato di Tufano per la testa di Castaldo a riportare in partita la squadra. Poi ci pensava Di Piazza a sfruttare al meglio un assist di Colombini e riportare il risultato in equilibrio. Ce la mettevano tutta i giallorossi in campo a cercare la vittoria che però non arrivava.
Un buon pari comunque anche se con rammarico per le numerose occasione capitate tra i piedi dei giallorossi e non sfruttate al meglio: almeno quattro o cinque quelle nitide a dimostrazione che comunque il Benevento c’è ed è vivo.
Quando Papagni potrà avere una infermeria libera potrà certamente sfruttare al meglio il potenziale tecnico tattico a sua disposizione. Contro il Pescara, oltre ad Evacuo, fuori Landaida, Tesser e Bueno e con alcuni panchinari non al meglio o in via di recupero come Aquilani, impegnato nell’ultimo quarto d’ora, lo stesso Tufano e qualche altro.
In chiusura gli otto punti che separano i giallorossi dalla vetta sembrano tanti. Ma siamo appena agli inizi del campionato, il percorso è ancora lungo. Le rincorse nel calcio non sono impossibili, anche per il gioco dei tre punti. In questi ultimi anni ne abbiamo viste tante direttamente ed anche in altri campionati nazionali ed esteri. Non fasciamoci la testa guardiamo avanti.

Pregi

ROSSO FERRARI

A cura di Giuseppe Russo

UNA GARA NON SI VINCE SOLO IN PISTA MA ANCHE NEI BOX

La meccanica di un team di F1

Come si organizza una squadra di Formula 1

Ciò che viene ripreso durante i gran premi di Formula 1 dalle telecamere televisive è solo la "punta dell’iceberg" di un sistema ben più complesso. Un "top team" come Ferrari o McLaren conta più di 100 persone addette alle più svariate mansioni, dal direttore tecnico fino al cuoco ed al fisioterapista. Impiega decine di mezzi, primi tra tutti i famosi TIR che trasportano le vetture, i ricambi e l’attrezzatura. Non meno importante è il motor home, un vero "palazzo portatile" dotato di tutti gli ambienti e le comodità necessarie alle attività della squadra. L’organizzazione è molto rigida e specializzata nei ruoli ma estremamente funzionale. Se per sostituire una ruota durante un pit stop si utilizzano 3 meccanici non è solo questione di velocità nell’esecuzione ma anche di precisione e di infallibilità. Una persona addetta e specializzata nel fare un’operazione molto semplice, come sfilare una ruota dal mozzo, garantisce assoluta precisione, un margine di errore prossimo allo zero e, quindi, il pieno successo dell’azione. È su questa linea che viene definito il funzionamento di tutto il team. Ruoli altamente specializzati che lavorano in sincronia per ottenere il massimo risultato finale, in questo caso la vittoria. Tuttavia, questo meccanismo, nasconde diverse insidie e svantaggi. Prima di tutto, essendo tutto collegato, se un anello della catena salta rischia di compromettere tutto il sistema. Se il meccanico non sfila la ruota da sostituire l’altro non può montare quella nuova, il pilota non può partire ecc. . In secondo luogo, è necessario avere un abile "direttore d’orchestra" in grado di gestire ed organizzare velocemente l’enorme quantità di dati ed operazioni. È chiaro, poi, che il costo economico, vista la complessità, è molto elevato. Elevata è anche la difficoltà nel muovere un tal numero di persone e materiale da paese a paese e, ogni volta, montare e smontare il tutto per soli 3 o 4 giorni di gara. In pratica è come far muovere un elefante con la velocità e la leggerezza di un ghepardo. Per non parlare dello stress e della fatica fisica a cui tutti i componenti vengono sottoposti, anche per l’enorme attenzione mediatica. Non c’è un attimo di vero riposo. Alla luce di questo è difficile non ammirare ancora di più soprattutto la Scuderia Ferrari che nel corso degli anni ha vinto più di tutti divenendo essa stessa l’essenza della Formula 1.

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

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