INTERVISTA
CON L'ASSESSORE GIUSEPPE IADICICCO
"Su Piazza Orsini e Piazza Duomo
non abbiamo favorito i privati"
Il dibattito
su piazza Duomo e piazza Orsini è diventato in questi giorni particolarmente
rovente. Per la cronaca, tutto è iniziato quando la giunta ha bandito
un concorso progettuale ad inviti, chiamando cinque architetti di fama
internazionale (Ungers, Portoghesi, Graves, Gabetti-Isola e Makovecz)
a concorrere alla definizione esecutiva di un piano-progetto redatto dallUfficio
Tecnico del Comune sulle due piazze ricavate dalle demolizioni intorno
al Duomo. Il tutto è avvenuto con i giorni contati, poiché
lentrata in vigore del regolamento della legge Merloni avrebbe consentito
un concorso del genere solo con la partecipazione minima di dieci professionisti.
Secondo il consigliere del PPI Gennaro Santamaria, la giunta, per restare
nei termini precedenti lentrata in vigore del regolamento Merloni
e quindi invitare al concorso solo cinque architetti, ha compiuto atti
illegittimi falsificando, forse, anche le date di pubblicazione delle
delibere. La questione, posta in questi termini, richiede valutazioni
legali che noi certo non possiamo fare. Ma una valutazione politica si
può tentare. E così abbiamo chiesto il parere su questa
vicenda allassessore allurbanistica Giuseppe Iadicicco, che
ci ha rilasciato una lunga intervista lo scorso 10 ottobre, che per necessità
di spazio siamo costretti a sintetizzare.
In pratica il suo lungo racconto sulla storia delle due piazze ha evidenziato
tutti i contrasti e le contraddizioni, spesso irrisolte, tra interesse
privato e interesse pubblico, questultimo rappresentato inoltre
da uno strumento urbanistico, il PRG di Zevi e Rossi, in cui la maggioranza
neppure si riconosce. In una situazione così contraddittoria vi
era però un unico dato concreto: il consorzio Cepid, composto dai
proprietari del suolo di piazza Duomo, dopo aver effettuato le indagini
archeologiche, aveva presentato un progetto conforme alle indicazioni
di piano. Progetto teso a realizzare un edificio di esclusivo interesse
privato con funzioni di tipo terziario (banche, uffici, ecc.) senza alcuna
possibilità di fruizione di spazi pubblici. Nel 1998, quando Iadicicco
è stato chiamato allassessorato, si era solo in attesa del
plastico del progetto, per rilasciare la concessione. E siccome questa
era un atto dovuto e non più rinviabile restava poco da fare. Secondo
lavvocato Prozzo, che aveva preceduto Iadicicco nellassessorato,
la strada da percorrere era lesproprio. Cosa tuttavia non semplice
per difficoltà tecniche, finanziarie, nonché di tempi a
disposizione. La strada che Iadicicco ha deciso di percorrere è
stata invece lintesa con la parte privata per trovare una situazione
di compromesso, sfruttando le stesse possibilità offerte dalla
pianificazione in vigore. In pratica riconoscendo allarea una funzione
F4 (nella strumentazione urbanistica sono così definite le aree
con interventi a partecipazione mista pubblica e privata) si è
cercato di convincere il consorzio Cepid ad un intervento di pari volumetria
privata ma con funzionalità diversa, armonizzata con quella pubblica,
garantendo alla stessa una redditività superiore a quella ipotizzata
dal loro progetto.
La funzione pubblica individuata per piazza Duomo è quella culturale
con una struttura museale-espositiva con annessi negozi e servizi affidati
alla gestione privata. Lipotesi prevede altresì la pedonalizzazione
dellintera area realizzando un sagrato per il Duomo, oggi di fatto
inesistente. Mentre a piazza Orsini sono previste strutture leggere legate
al turismo e allartigianato locale, senza costruire volumetrie,
mentre la restante parte della piazza consentirebbe una sistemazione più
dignitosa della fontana dedicata allOrsini. Un terzo intervento
è previsto infine, sempre nellarea di questa piazza, per
riportare in luce il mosaico della distrutta chiesa di San Bartolomeo
e consentire un accesso migliore al Museo Diocesano.
Su questa ipotesi, già formulata un anno fa dintesa con i
privati del consorzio Cepid, non vi è stato un gran dibattito in
città, così la giunta, in ogni caso espressione di una maggioranza,
ha ritenuto opportuno procedere, sempre nel rispetto formale delle procedure
individuate e che non andavano a variare la strumentazione urbanistica
vigente. Si trattava di dare esecuzione al piano-progetto preliminare
redatto dal comune, di intesa con il professore Pagliara, passando alla
definizione architettonica definitiva. Ed a questo punto si inserisce
il concorso progettuale.
Perché?
Non bastava dare semplicemente corso alla progettazione esecutiva del
progetto preliminare? Perché vi siete voluti complicare la vita
indicendo un concorso?
"Perché
abbiamo molto rispetto per la città -ci ha risposto lassessore-
Non tanto perché uno non crede alle proprie idee, ma perché
si ha grande rispetto per un luogo. E per scegliere il suo aspetto finale
è sicuramente meglio avere più opzioni da scegliere, così
che quella che alla fine prevale è sicuramente una scelta di qualità."
Ma perché
un concorso del genere? Perché non, ad esempio, un concorso di
idee aperto a tutti?
"Innanzitutto
una amministrazione fa un concorso di idee quando non ha idee."
In effetti,
voi avevate già un progetto ben definito.
"Sì.
Ma poi ci sono stati altri fattori che ci hanno consigliato. Innanzitutto
un concorso aperto di questo livello richiedeva tempi più lunghi
e farraginosi. E non avrebbe garantito una adeguata partecipazione di
nomi importanti. Al che ci siamo detti, perché non avere lobiettivo
di dare alla città un ruolo culturale propulsivo, anche a livello
internazionale? Perché non far sì che su questa area non
si apra un dibattito architettonico internazionale?"
Perché
proprio questi cinque architetti?
"Abbiamo
ristretto la scelta a cinque professionisti che comunque hanno scelto
di operare con la storia. Nel senso che linserimento delle loro
opere nel tessuto storico è lelemento fondamentale del loro
lavoro. Crediamo sia questo il tema progettuale delle due piazze."
A proposito
della polemica con il consigliere Santamaria, ha avuto toni abbastanza
duri nei suoi confronti
"Io
ho avuto toni duri nei confronti dei giornalisti. Santamaria fa lopposizione
e ha giurato che questa cosa farà il possibile per non farla fare,
e quindi fa di tutto affinché non si faccia. Io non condivido minimamente
questo taglio politico. Io ho accettato di stare in una giunta che non
ho votato per far sì che si facessero delle cose in città,
non per non farle fare."
Possono
scriverlo che questa è una maggioranza che non ha votato?
"Non
credo che sia un mistero. Ma io credo che questa città debba liberarsi
di chi fa la politica contro. Per non far realizzare perché così
può dimostrare che cè necessità di unalternativa.
Significa non avere amore per la propria città. Ho avuto toni duri
con i giornalisti perché Santamaria non ha fatto altro che portare
due fotocopie, sottolineo "fotocopie": una su cui è scritta
"originale" e che ha la firma del messo comunale e laltra
che non lha. Il giornale ha fatto il titolo dicendo: pubblicate
due delibere con due date diverse. Bastava semplicemente informarsi presso
lamministrazione e chiedere spiegazioni."
Ma vi
è stata la fretta di anticipare i tempi onde superare lostacolo
della nuova legge?
"Senza
dubbio."
Però
siete rimasti legittimamente nei tempi.
"Questo
è il punto. Bisogna pure chiedersi perché lamministrazione
ha fatto questa scelta e non unaltra
"
Per
non ricominciare liter daccapo
"No.
La cosa è più semplice, con i soldi a disposizione, duecento
milioni, non saremmo riusciti a chiamare dieci professionisti di un certo
livello e dare loro un compenso come rimborso spese adeguato alle cifre
richieste per questo tipo di prestazioni. In realtà abbiamo a che
fare con società di progettazioni che hanno costi elevatissimi
in tutto ciò che fanno. Invece, operando con cinque architetti
ai quali possiamo garantire quaranta milioni, ci assicuriamo, al minimo
possibile, una prestazione di qualità nel solo interesse della
città."
Allora,
da che parte pende il vostro interesse?
"Siamo
stati accusati di essere conniventi con il privato. Se così era
bastava semplicemente rilasciare la concessione che i privati avevano
chiesto nel 1998. Loro avrebbero realizzato ciò che desideravano
e adesso il palazzo sarebbe già lì. Se abbiamo fatto tutta
questa operazione, come si può sostenere che è nellinteresse
del privato?"
Francesco
Morante
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