CALCIOC'è ancora qualcosa che non va Neanche questa volta il Benevento parte, in campionato, col piede giusto. C’erano in verità tutte le opportunità per un “en pleine” in questo avvio. La prima a Foligno dove i giallorossi non avevano mai perso, poi il Lecco al S.Colomba ed infine il Monza in Brianza.Purtroppo in Toscana (chiediamo di non iniziare più il campionato in quella Regione….) Clemente e compagni rimangono negli spogliatoi mentre arbitro e avversari si davano da fare sul terreno di gioco. L’esordio al S. Colomba, certamente atteso soprattutto dagli oltre tremila abbonati (un vero e proprio record ed atto di fiducia), non lo si può definire esaltante. Solo una ventina di minuti, all’inizio della ripresa, i giallorossi hanno espresso qualcosa che si avvicinava al calcio giocato. A Monza si è dovuti attendere il 92mo per raccattare un punto, ma anche a scatenare l’ira dei vertici societari.Certamente il lavoro di un allenatore in questa prima fase di campionato è difficile. Difficile da interpretare e coagulare (amalgamare… sarebbe l’ideale) le caratteristiche tecnico-tattiche di venticinque giocatori, assemblarli in uno progetto tattico e metterli di fronte agli avversari. Il compito di Acori era ed è soprattutto oggi, alla luce di quanto visto finora, cercare l’equilibrio della squadra che, c’è da evidenziare, ha braccia, ma non menti. Manca ancora qualcosa, nonostante tutti gli sforzi messi in campo dai Vigorito. C’è forse anche qualche piccolo problema di spogliatoio, c’è probabilmente abbondanza soprattutto di attaccanti, anche con l’ultimo acquisto in chiusura di mercato: Bueno, Castaldo. Clemente, Evacuo, Germinale, sono indiscutibili, ma troppi, e con la voglia di giocare tutti è evidente che qualche mugugno nasce, qualche muso lungo in tribuna alla fine c’è.Ora al di là di tutto,fortunatamente siamo solo agli inizi e c’è tempo per ritrovare serenità e concentrazione. Per Acori sarà un periodo non facile. C’è da ricercare il miglior assetto tecnico tattico, equilibrare una squadra che è, in pratica, senza gioco, o schemi vincenti, da mettere in sesto mentalmente tutta la rosa a sua disposizione, poiché non si scende in campo contro gli avversari con la presunzione di essere i migliori. Anche i migliori, nel calcio, fanno spesso magre figure contro avversari decisamente tecnicamente inferiori. Ma il gioco del pallone è gioco di squadra, un gioco fatto di regole e tattiche, e non si può scendere in campo senza umiltà, ma solo perché convinti di essere i migliori per l’importo del contratto. Quello lo si deve lasciare fuori dallo spogliatoio, fuori da ogni bega ed onorarlo al meglio delle proprie capacità. E domenica al S.Colomba sarà di scena una squadra che ha fatto la storia del calcio italiano: la Pro Patria. È questa del girone A l’unica bella opportunità… per il resto troppi i Km da affrontare per i tifosi giallorossi. Ma forse è meglio che starsene a casa (coi divieti che hanno patito lo scorso anno). Però ancora una volta c’è da prendersela proprio con quelli che farebbero bene a stare a casa durante le trasferte, se le loro intenzioni non sono delle migliori. Pregi PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA |