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PONTELANDOLFO:
Il "Pip della vergogna"
Palcoscenico
estivo
Un
altro agosto è trascorso. Archiviamo un mese che è stato
pieno di scatole cinesi, di grandi emozioni, ma anche grandi ansie. Un
agosto caldo e afoso, trascorso nella gioia dei "papa-boys",
ma anche nella angoscia per i ragazzi annegati nelle acque baltiche; nelle
futilità dei pettegolezzi intorno ai Vip vacanzieri, ma anche nellestremo
dolore per la ferocia assasinia dei pedofili. Sbalzi di temperature e
di umori che impinguano le preoccupazioni della gente, creando tensioni
emotive ed in alcuni casi, esagerate reazioni. E mentre ci razionano lacqua,
il Paese brucia ovunque. Lo scenario evocato sembra sposarsi con ciò
che è successo nella comunità pontelandolfese. Un inizio
di mese ricco di soddisfazioni, come la riuscita dellUfifest, manifestazione
che ha raccolto i migliori gruppi folcloristici nazionali che hanno festeggiato
gli organizzatori locali, Ri Ualanegli, che hanno ricevuto un ulteriore
riconoscimento di prestigio: la medaglia dargento del Presidente
della Repubblica, per lormai trentennale attività culturale.
E mentre i festeggiamenti impazzavano con la splendida esibizione dei
ritrovati Matia Bazar, incorniciata da un magnifico spettacolo di fuochi
pirotecnici, Ri Ualanegli, accompagnati dal Sindaco Palladino, raggiungevano
laltra parte di Pontelandolfo, nel continente americano. Una tournèe
densa di soddisfazioni, ma soprattutto carica del calore umano dei fratelli
dAmerica, mentre in Italia si infiammava la polemica politica. Si
è cominciato col decespugliamento stradale ordinato dallAmministrazione
che ha ignorato, secondo lopposizione, le esigenze delle contrade.
La continuazione è stata affidata allo stato di abbandono in cui
versano strade e Centro storico, che a dirla coi toni usati dalla minoranza,
vengono puntualmente riscoperte, invece, dalla maggioranza, solo in occasione
delle manifestazioni carnevalesche. Ma la vera sorpresa, sia i cittadini
che lAmministrazione in carica, lhanno ricevuta dal Giudice
del Lavoro del Tribunale di Benevento, che con sentenza n.1736/00, ha
rigettato il ricorso proposto dal Comune di Pontelandolfo avverso lingiunzione
emessa dalla Direzione Provinciale del Lavoro di Benevento, per violazione
dellartt.11, 13 e 18 L.264/49 e art.8 DPCM 27/12/88. Una sanzione
pesante ricaduta sulla Giunta Municipale per 262 milioni, ripartita tra
4 dei 5 componenti sempre presenti (eccezion fatta per il Sindaco dellepoca)
per le assunzioni decadali senza il tramite del competente ufficio circoscrizionale.
Chiaramente, la sentenza è impugnabile, ancorchè esecutiva,
ma non è sfuggita ai gruppi di opposizione che non hanno perso
tempo e si sono trovati perfettamente uniti nel proporre linformazione
alla cittadinanza. La cosa ha fatto rientrare anticipatamente il Sindaco
Palladino impegnato oltreoceano. Ora che i giochi sono fatti e la burocrazia
deve fare il suo corso, passando per avvocati e carte bollate, lopposizione
si gode questo parziale successo, ma non si dimostra soddisfatta, perché
è tornata alla carica con un ulteriore manifesto pubblico, nel
quale polemizza sul Pip e sugli stabilimenti fantasma promessi. Un titolo
forte quello utilizzato nellaffisso: "Il Pip della vergogna",
che ha focalizzato la polemica su una richiesta di insediamento inoltrata
da una società milanese che intende offrire 120 posti di lavoro
e che resta in attesa di risposta. Il Sindaco Palladino, per questultimo
tema, ha immediatamente replicato, puntualizzando che allo stato attuale,
nel Pip sono partiti i lavori per le infrastrutture logistiche: depuratore,
strade, collegamenti e altro, che sono opere primarie e necessarie agli
insediamenti. Sono previsti 17 lotti, tra i quali alcuni sono già
stati assegnati. Il primo cittadino dichiara che preferisce guardare ai
fatti e le polemiche non gli interessano, rinviando alla fine del mandato
la valutazione del consuntivo di quanto fatto.
Questi sbalzi umorali, come si vede, hanno animato le notti dagosto
e preferiamo affidarci ai consuntivi, quando potranno essere tirati, per
ogni commento alla vicenda. Ci preme, però, richiamare lattenzione
degli organizzatori estivi della Pro-Loco, affinchè le prossime
manifestazioni possano avere una maggiore e migliore visibilità
e pubblicità, perché in fondo Pontelandolfo e le manifestazioni
meritano di più.
Nicola
De Michele
REINO

Si
restaura il centro storico
Le
quì fotografate antiche casupole terremotate, site in via Valle,
in zona archeologica, alle falde del Poggio del Castello, nel cuore del
Centro Storico, incamerate ai beni patrimoniali del Comune, per aver beneficiato
i propietari dei contributi statali di ricostruzione in altri siti, aspettano
ora di essere restaurate ed adattate, col rispetto delle caratteristiche
ambientali, per essere destinate opportunamente ad importante Museo Storico
delle tramontate attività artigiane e della scomparsa civiltà
contadina. A ricordo perenne delle nostre gloriose origini. I reinesi
saranno entusiasti di offrire, a gara, i loro preziosi cimeli. Sarà
un altro "fiore allocchiello", con la Rupe del Castello
Poi se in avvenire si vorrà cambiare aspetto e fortuna al negletto
paesello diseredato (e qualche lungimirante amministratore vorrà
anche buscarsi le mie copiose benedizioni dallAldilà
spero di spronare anche da morto!) tre potranno essere le avveneristiche
fruttuose possibilità: 1) Edificare sul panoramico paesaggistico
Belvedere del ciclopico poggio rupestre delle vestigia del Castello un
lusinghiero "Auditorium" attrezzato per congressi nazionali
di alto livello; 2) Erigere un suggestivo votivo tempietto bernardhettiano,
con ambiziosa funzione di santuario, nellultima grotta naturale
rimasta salva dalle permesse irresponsabili devastazioni faraglioniche
archeologiche "Morge dei Rutti". Sito famoso in cui si ergeva
lantica chiesa di "Sancta Maria in Gruttis", elevata al
rango di Abazia Regia il 21 luglio 1381 dalla Regina Margherita di Durazzo,
con Abati mitrati di dignità paladina. Presso il preconizzato erigendo
Tempietto-Santuario si potrebbe continuare ed incrementare la festa annuale
di accoglienza degli handicappati regionali. Ne risulterebbe anche promosso
un vantaggioso turismo religioso; 3) Far esplorare da speleologi nella
Rupe "La spelonca che pe logica/ è deta paleontologica./
Chi lo sape che cce sta?/ Ma caccosa llà cce stà!/ Ce vo
poco de fatica/ pe trovà caccosa antica./ Nfunno nfunno
a chillo antrono/ ce starrà caccosa e bono"
Francesco
Calzone
PONTE
Il
Castello di S.Anastasia
Il
Castel Ponte, originariamente, di denominazione longobarda, fu, a suo
tempo, assieme a quello di Torrepalazzo e Mascambruno, un rilevante avamposto
a difesa di Benevento.
In seguito nellXI secolo e, precisamente nel 1087, divenne sede
di baronia normanna, quando la signoria del borgo era detenuta da Baldovino
il Normanno, vassallo del Conte Rainulfo, in conseguenza della conquista
del maniero, nel 1134, dopo un estenuante, assedio, da parte di Ruggiero
il Normanno.
Loriginaria fortezza, contornata da una massiccia fascia muraria,
che cingeva perimetralmente il nucleo centrale, aveva fondamenta di grosse
ed irregolari pietre poligone.
Il muraglione merlato con piombatoie era delimitato da sette torrioni
collegati tra loro a mezzo di camminamenti di ronda, di cui due allinterno
con la funzione di separazione del palazzo ducale dal resto delle residenze.
Allinterno del castello vi era una artistica cappella, denominata
SantAnastasia, in quanto ereditaria del titolo della famosa abbazia,
posta in dirittura di sguardo della torre di avvistamento del maniero,
che su di essa capeggiava e, per la quale il paese storicamente acquisì
il toponimo di "Pons Sanctae Anastasiae".
In prossimità di essa vi era un luogo chiamato "borgo-taverna",
dove i viandanti, in transito obbligato sul ponte, pagavano un "pedatico"
ai signori del Castello di Ponte, soprattutto gli eserciti di quelle guerre
sterminatrici che conti e baroni si facevano tra di loro, onde gli assalti
e gli assedi sostenuti da Castel Ponte e Castel Fenicolo, tutti nei pressi
delle due opposte rive del fiume Calore.
Per sopperire ai gravi pregiudizi ai danni del commercio Re Ferdinando
I dAragona, nel 1412, abolì totalmente ogni sorta di pedaggio
o dogana, assegnando ai baroni 40 once doro sulle entrate del regno.
Nel 1133 il normanno Tommaso di Fenucchio, subentrato ad Ugone, conte
di Molise, spogliato delle sue 34 contee "per fellonia" da Guglielmo
il Male e da Margherita Navarra vedova reggente per il minorenne Guglielmo
il Buono, acquisì anche il feudo di Ponte.
In seguito, il possedimento fu detenuto da Guglielmo di Rampano e, dopo
un breve periodo di "regio incameramento", con il "Liber
donationum", nel 1269, Carlo I dAngiò donò il
Castello di Ponte, assieme ai casali di Fragnito e di Lapollosa, a Giovanni
Frangipane della Tolfa, signore di Astura, per aver catturato Corradino
di Svevia e Federico dAustria, dopo la disfatta di Tagliacozzo.
Nel 1266, quando il feudo apparteneva alla famiglia Sanframondo, il maniero
venne occupato dalle truppe francesi di Carlo dAngiò ancor
prima che avvenisse la battaglia contro Manfredi di Svevia.
Nel periodo successivo si avvicendarono, nel possesso del Castello di
Ponte, diversi feudatari, tra cui spiccarono i famosi e nobilissimi Caracciolo.
Nel 1585, infine, il maniero fu acquisito dalla dinastia dei Sarriano,
conti di Casalduni e fu da questi detenuto fino allabolizione della
feudalità avvenuta nel 1806.
Salvatore
Mariani
SAN
LUPO: riuscita anche la IV Edizione
LOlio
e i
suoi consumatori
Si
è tenuta nel mese di luglio la quarta edizione della manifestazione
che mira a promuovere il tipico olio di San Lupo. Ci sembra giusto fare
le dovute considerazioni sulla festa che dopo quattro anni suscita nella
gente sempre la stessa curiosità e lo stesso interesse: qualcuno
ha chiaramente ammesso di aver preso parte ai festeggiamenti per "scoprire"
lolio extra vergine doliva di San Lupo che ha avuto importanti
riconoscimenti nazionali per le sue qualità.
Sono intervenuti ai convegni che avevano come tema "lolio nella
dieta e nella gastronomia" e "valutazioni dellolio extra
vergine doliva" diversi docenti delluniversità
di Napoli Federico II, lOn.le Costanzo, presidente della Camera
di Commercio di Benevento e il dott. Tumarco, presidente dellassociazione
Naz. Assaggiatori olio di oliva "oleum", accompagnato dal prof.
Pipolo e un gruppo di assaggiatori qualificati.
Nelle due serate della manifestazione tutti coloro che sono intervenuti
hanno seguito un itinerario che partendo dalla piazza principale li conduceva
nelle suggestive stradine del paese in cui era possibile osservare stands
dei prodotti dellagricoltura, dellartigianato e della gastronomia,
non solo di San Lupo ma anche di alcuni comuni limitrofi.
Nelle varie piazzette del centro storico gli stands gastronomici dei piatti
tipici sanlupesi conditi con olio extra vergine di oliva, apprezzati per
la loro semplicità e genuinità, qualità conservate
nel tempo che rendono le ricette uguali a quelle di una volta. La festa
ormai entrata nella tradizione sanlupese ha coinvolto un vasto pubblico
che ha riscoperto i sapori e le tradizioni sanlupesi che spesso sono dimenticate.
Antonella
Guerrera
SAN
MARCO DEI CAVOTI: la "resurrezione" della BCC
"Mea"
culpa
in vigilando
Un
tempo ed un avvenimento da riscrivere a S.Marco: la resurrezione della
Banca di Credito Cooperativo. Dove avevamo sentito una simile affermazione?
Chi laveva pronunciata? Deve essere stato uno dei tanti "revisionisti"
nostrani che hanno scelto di fare le pulci alla storia (cronaca) locale
mettendosi dalla parte degli sconfitti, addirittura rivendicandone le
ragioni e le "angherie" subite dopo il deflagrante colpaccio
(distrazione di fondi). Non cè da meravigliarsi perché,
come spesso avviene, allo storico oggettivo spesso subentra luomo
di parte ed alla faziosità agiografica dei "vincitori"
si contrappongono le ipotesi non meno parziali e faziose dei vinti. Un
giudizio viene eliminato da un altro attrettanto totalizzante ed indigesto.
Qualche benpensante parla ancora di "poveri ragazzi" costretti
a distrarre perché ossessionati dalla mania del gioco o per darsi
una casa degna dellospitalità di politici potenti o personaggi
prestigiosi delle economia e della finanza. Restano comunque uomini di
buona volontà che oppongono alla ferocia nera di chi li ha messi
alla gogna un buonismo che sconfina nellingenuità. Ma il
paese chiede parole ed azioni rassicuranti, rimedi miracolosi come la
cosidetta "tolleranza zero". E la società civile ha il
dovere di rispondere a queste domande, di fare limpossibile per
arginare e debellare il male, senza cadere, però, nella demagogia
della faccia feroce, come tanti che si chiedono perché in una istituzione
in cui vivono, senza una netta separazione, fatti e misfatti, non accade
nulla di esemplare.
La BCC ha truppe, soldi e, fino a prova contraria, anche voti. Certo,
in questo momento ha più nemici che amici. La convergenza tra "politica"
e la BBC è, apparentemente, asimmetrica sul piano strategico ma
parallela sul piano elettorale. E lintegralismo politico non conosce
attenuanti. Chi era tenuto a controllare, chi aveva il dovere di
vigilare
per relazionare e riferire, evidentemente non lo ha fatto.
Oggi, si dice che la Banca abbia un volto nuovo. Noi speriamo che sia
senza trucco che, in genere, nasconde i segni e lusura del tempo
ma anche lincuria e le terapie mai prescritte e, perciò,
mai applicate.
Antonio
Perrotta
SAN
MARCO DEI CAVOTI: fu distrutta dal terremoto del 1962
Restaurata
la Chiesetta di Santa Barbara
A
distanza di circa 40 anni dal sisma del 1962 è stata riaperta al
culto lantica cappella di S.Barbara, ubicata sullomonima collina
a circa 6 km dal centro urbano di S.Marco dei Cavoti.
La devozione alla Santa Protettrice dei Fuochi e dei Vigili del Fuoco
è molto sentita nei cittadini e in particolare modo dagli abitanti
dellantico feudo di S.Severo, zona collocata a monte del Fiume Tammaro,
nella valle di Calise, tra i confini territoriali di Pago Veiano, S.Giorgio
la Molara, Molinara e S.Marco, per cui, nonostante linagibilità,
in questi anni, puntualmente, in ricorrenza del 4 dicembre è stata
sempre celebrata una santa messa allaperto, con la partecipazione
dellintero popolo.
A seguito di pressanti sollecitazioni degli abitanti e per interessamento
del Parroco mons. Michele Marinella, finalmente è stato realizzato
un progetto di ristrutturazione con i contributi di circa 200 milioni,
concessi dalla Curia, dalla Sovraintendenza ai Beni Culturali e dallAmministrazione
Comunale. Dal 1° maggio la statua è ritornata nella sua accogliente
Cappella, ristrutturata in pietra con lantico portale del 1779,
con tetto in capriata di legno, pavimento in cotto-mattone e larredamento
in panche di legno, offerte dalle famiglie Marco Caporaso, Angelo Pezzuto,
Marco Castellucci, Giovanni Fusco, Maria Iuliano, De Palma-Bosco e Angelantonio
Mercuro. Il 1° maggio, la Statua, che in occasione della Festa del
Protettore del 25 aprile, era stata portata in paese per la partecipazione
alla processione di tutti i Santi, in forma solenne viene riportata dai
Vigili del Fuoco nella sua dimora fissa e per loccasione si celebra
la S.Messa con festeggiamenti per lintera giornata sulla ridente
e soleggiata collina.
Per gli abitanti della zona è stata assicurata anche la celebrazione
settimanale di una santa messa nella serata del sabato fino al 30 settembre,
per cui si rende necessario completare i lavori di sistemazione dei locali
accessori da adibire a sagrestia e sala per ritiri spirituali. Un tempo
la Cappella era affidata alla cura di un custode fisso, detto "lEremita",
il quale viveva in loco con le offerte che raccoglieva con la "bisaccia"
al collo dai contadini della zona. Con la morte dell"eremita",
negli anni 60, non è stato più facile trovare un nuovo custode,
ma attualmente, grazie alla disponibilità della Famiglia Diodoro
Cocca (Coladamo), la chiesetta è ben tenuta e gestita dal sacerdote
don Rosario De Palma.
Cogliamo loccasione per congratularci per la lodevole iniziativa
di rivalutare e custodire gelosamente i grandi beni storici e culturali
del territorio, con laugurio che presto la zona riacquisti maggiore
splendore di opere e di strutture mirate alla scoperta di antichi valori
e tesori del nostro paese.
Angelantonio
Mercuro
E-mail: redazione@beneventogiornale.com
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