
INTERVISTA
IL SINDACO DI BENEVENTO,
ING. FAUSTO PEPE
«Il presidente della Gesesa sarà dimissionato»
Se a Roma la frattura tra finiani e berlusconiani si approfondisce sempre di più, a Benevento, dove la difficile convivenza tra le due anime che hanno dato vita al Pdl si era manifestata già all’indomani del “congresso” costitutivo di tale partito, la situazione è ancora peggiore, perché nessuno lavora per l’unità. Non si prodiga in tale lavoro soprattutto la coordinatrice provinciale del partito, la deputata berlusconiana Nunzia De Girolamo, secondo quanto ha fatto rilevare il consigliere comunale Sandro Consales, che è stato addirittura uno dei fondatori di Forza Italia a Benevento. Questi, alludendo alla De Girolamo, ha detto che la “mancanza di rispetto verso chi nel nostro partito ha una storia riconosciuta ed apprezzata (il sottosegretario Pasquale Viespoli, che è stato sindaco della città per sette anni –ndr)”, “non giova al Pdl, né a chi lo rappresenta”.
In questa ricerca di ciò che divide il Pdl, si è distinto ancora anche Roberto Capezzone, il quale, benché nominato vice coordinatore del partito, in quota ex An, in quanto il predecessore, secondo chi lo aveva revocato, si era appiattito sulle posizioni della De Girolamo, non ha perduto occasione per svilire la proposta relativa alla costituzione di una agenzia unica per lo sviluppo, scaturita dal convegno tenuto alla Camera di commercio da “Mezzogiorno Nazionale”, una organizzazione fondata dal finiano Pasquale Viespoli.
La sortita di Capezzone, l’ex aennino che De Girolamo considera “il mio vicario”, snobbata da Viespoli (“replicare significherebbe riconoscere dignità di interlocutori a soggetti che tale dignità non hanno”), è stata invece controbattuta dal finiano Nicola Boccalone, il coordinatore cittadino del Pdl, mai riconosciuto tale dalla De Girolamo, il quale ha dichiarato che l’agenzia per lo sviluppo sarà proposta in Consiglio comunale.
Stranamente, però, un invito a smettere di litigare nel Pdl e a ritrovare l’unità, ma sulle posizioni della De Girolamo, è stato formulato sul Mattino del 30 giugno da Antonio Reale, il consigliere comunale che, eletto nell’Udc, dopo qualche piroetta, passando anche per il Pd, è approdato nel Pdl, concorrendo alla elezione del finiano Nazzareno Orlando a capogruppo, risultandone lui vice. Reale, che ora fa parte della cordata di Capezzone, Di Pietro e Bocchino, si è spinto nel bacchettare il deputato democratico Mario Pepe, secondo cui la revoca, da parte di Caldoro, dell’avv. Gaetano De Vecchio, da presidente dell’Iacp, sarebbe un atto vergognoso, in quanto anche se il decreto è stato firmato una settimana prima del voto, la delibera di nomina risale ai primi di febbraio, venti giorni prima che si sciogliesse il Consiglio regionale. Ad avviso di Reale, anche il sindaco Pepe, appena insediatosi con la sua giunta, ha preceduto alle nuove nomine negli enti strumentali. Ma Reale ignora probabilmente che i vertici di questi enti, espressi dal Comune, restano in carica finché resta in carica l’amministrazione che li ha eletti; mentre il presidente dell’Iacp, designato dalla Provincia e nominato dalla Regione, decade alla scadenza del mandato elettorale della Provincia e non della Regione. Ricorderà, infatti, Reale come si attivò il suo attuale partito, nel richiedere, dopo l’insediamento della giunta Cimitile, le dimissioni, da presidente dell’Iacp, di Del Basso De Caro, che era stato insediato dalla Regione il 2 gennaio del 2007, poco più di un anno prima che scadesse il mandato dell’amministrazione Nardone. La quale, per il protrarsi di una contesa tra Margherita, Ds e Udeur, lo aveva designato il 13 febbraio 2006, tre anni dopo la sua elezione, avvenuta ad opera dello stesso quadro politico che ha dato vita a quella attuale.
Va dato atto a Caldoro di aver revocato 27 dirigenti esterni e un migliaio di consulenze. Va pure detto, però, che anche il Comune di Benevento, nel suo piccolo, sotto la guida dell’amministrazione di centro destra presieduta da D’Alessandro, aveva un direttore generale, che costava ai cittadini più di 250 milioni di lire all’anno, e quattro dirigenti esterni. Ma campione degli sprechi è l’inquilino di Palazzo Chigi. Il G8 dell’Aquila, a parte gli scandali ad esso connessi, è costato 500 milioni di euro, poco meno di quanto costerà la “Telesina”. A Palazzo Chigi, su 4.500 dipendenti, ve ne sono 1.400 in più, tra cui segretarie che vengono pagate come direttori; la somma di 4 miliardi 294 milioni di euro, spesa nel 2008, è salita ancora nel 2009, con l’aumento degli staff. Perché non si comincia a tagliare da lì? Oggi, il presidente del Consiglio ne combina tante, soprattutto nel far varare leggi ad personam, al punto che nessuno parla più della legge sul conflitto d’interessi, confezionata da Frattini su misura per Berlusconi. In Francia, invece, è stato sollevato il conflitto di interessi a carico dell’attuale ministro del lavoro, Eric Worth, che quando era ministro del bilancio sarebbe stato al corrente delle operazioni poste in essere, per sfuggire al fisco, dalla miliardaria Liliane Bettencourt, la cui consistenza patrimoniale, gestita per due anni e mezzo dalla moglie del ministro, avrebbe consentito di finanziare la campagna elettorale di Sarkozy.
Nei partiti della Seconda Repubblica, con una accentuazione per il Pdl, vi è il vezzo di scaricare su altri i propri limiti e le proprie responsabilità. Sul piano locale, infatti, la De Girolamo, ben consapevole che nessuno dei consiglieri provinciali del suo partito e dei partiti alleati è disposto ad andare a casa con tre anni di anticipo, anche perché, con la riduzione, da 24 a 19, del numero dei consiglieri, molti uscenti non avrebbero la certezza della riconferma, si affanna a dire che, nei panni di Cimitile, costretto a derogare dalla sua condizione di apprezzato professore universitario per mediare le esigenze personali di chi deve sostenerlo, lei si dimetterebbe. Al Consiglio provinciale si è arrivati al punto che chi decide di votare contro Cimitile, per sentirsi politicamente a posto, si assicura prima che la maggioranza abbia i voti necessari per non cadere. Ricordiamo che è rimasta inevasa la richiesta, avanzata da Fucci, il segretario del partito di Mastella, alla De Girolamo, per far dimettere i consiglieri di minoranza davanti a un notaio.
Ma, a proposito dell’agenzia unica per lo sviluppo, peraltro ipotizzata da Cimitile all’atto del suo insediamento e da Del Basso De Caro, sentiamo cosa dice il sindaco di Benevento, Fausto Pepe, nell’intervista che ci ha concesso.
“Bisogna dire”, afferma il sindaco, “che il problema non è avere o non avere un’agenzia unica dello sviluppo. A me pare invece che ci siano alcuni nodi da sciogliere: il primo è il grado di attenzione che il governo nazionale ha per il Mezzogiorno e per Benevento. E sappiamo che il grado di attenzione è nullo, perché, in questa fase, ci stanno togliendo anche quel minimo di possibilità di investimento che i territori di mezzogiorno di Italia possono avere. Pertanto, io vedo questa proposta con grande scetticismo, prima di tutto perché proviene dalla stessa forza che a Roma è alleata della Lega e di Berlusconi, nemici del sud, secondo, perché questa è una manovra finalizzata a costituire una ulteriore agenzia, Tuttavia, questa iniziativa, da condividere con altri attori istituzionali, rientra in un discorso di programmazione e di serietà comportamentale, mentre le forze di governo sono completamente assenti nel Mezzogiorno”.
Del Basso De Caro, domenica 27 giugno, all’assemblea del Pd, disse che difficilmente la Provincia subirà uno scioglimento anticipato, anche perché il numero dei consiglieri sarà ridotto da 24 a 19. Ancor meno, a dieci mesi dalla scadenza del mandato, questo problema si potrà porre per la maggioranza di centro sinistra al Comune di Benevento, in seguito ad una presa di distanze dei consiglieri del gruppo misto Picucci, Quarantiello e Ficociello, presa di distanze dovuta ad un loro non convolgimento nella vita dell’amministrazione.
“Esistono delle vertenze di natura politica e amministrativa che vanno valutate. Io parto dal concetto che un gruppo tenta di produrre qualche obiettivo diverso, qualche soluzione diversa ad un problema, e da qui può nascere una contrapposizione, che comunque deve essere negoziata e compresa nell’interesse della collettività e del bene comune”.
Parliamo della Giunta. De Lorenzo ha lasciato libero il suo posto, il Tar ha indotto il Comune a nominare una donna in Giunta. In effetti, gli assessori, anche se vengono nominati da Sindaco, sono espressione dei partiti, per cui lei non ha nessuna responsabilità politica, se nell’esecutivo non vi è una donna. Da quanto tempo lo Statuto prevede la presenza di almeno una rappresentante del gentil sesso in Giunta?
“Ma, guardi, pare che lo Statuto sia del 2004-2005. E’ chiaro che dobbiamo procedere a nominare una donna in giunta. E mi pare che questo sia anche un fatto positivo, anche se non credo che vada legata strettamente alla presenza di una donna la validità o meno dell’azione politica di una amministrazione. Però, nella fattispecie, questa è l’indicazione del Tar. E noi ci adopereremo per dare una risposta adeguata, ascoltando le forze politiche che compongono la coalizione, ma anche aprendoci a una sensibilità civica, che mi pare che in questa città non sia mancata”.
Come giudica il fatto che Mastella non sia accettato, come candidato sindaco, da nessuna delle componenti del centro destra?
“Mastella non è stato organico al centro destra ormai da anni. Oggi si ritrova a governare la Regione Campania con il centro destra, così come ha governato per 10 anni la Regione Campania con il centro sinistra. Mi pare che, per chi abbia a cuore un po’ di chiarezza o di onestà intellettuale, anche e soprattutto in termini politici, non possa considerare, a cuor leggero, il fatto che Mastella possa rappresentare il Popolo delle libertà o il popolo di centro destra, anche nella città di Benevento. Mi pare che questa sia una sintesi che sta nei fatti”.
La precedente amministrazione di centro destra non riuscì a portare a termine il Puc. L’attuale amministrazione, malgrado tutti gli intoppi che lo strumento urbanistico incontra, riuscirà a vararlo prima della scadenza del mandato?
“Parto innanzitutto da un dato: la vecchia amministrazione non ha approvato un Puc in giunta, dopo 13 anni che ha governato la città, avendo speso 5 milioni di euro per redigerlo. Noi, in una sola consiliatura, abbiamo già votato un Puc in giunta, lo abbiamo portato in commissione urbanistica, abbiamo ottenuto tutti i pareri, e ora dobbiamo portarlo in Consiglio. Se la velocità di esecuzione, e quindi di efficacia di una amministrazione, si basa sul tempo di realizzazione di alcune cose importanti, il piano regolatore costituisce già una differenza, grande e netta, tra quella che è la vecchia amministrazione e noi. E, nella riuscita di quelle che erano delle proposizioni, degli obiettivi utili per la città, che non si sono saputi cogliere in 13 anni, noi li stiamo cogliendo in una sola consiliatura”.
Corona di Altrabenevento dice che il Puc prevede, in Sant’Angelo a Piesco, la realizzazione del depuratore, mentre l’Autorità di Bacino non prevede edificazioni in quella località. Come sta la situazione?
“Questo è un parere che, chiaramente, l’Autorità di Bacino dovrà fornire su di un progetto. La questione sarà dipanata nella conferenza dei servizi”.
Santamaria, il consigliere dell’Udc, intervistato da noi, dà atto a questa amministrazione, per quanto riguarda l’aumento della Tarsu, di aver fatto una operazione-verità, nel senso di aver rapportato la tassa al costo del servizio. I cittadini, però, sono pragmatici: non fanno la stessa considerazione di Santamaria; sanno invece che la tassa relativa all’anno 2009 è aumentata del 40% rispetto a quella relativa all’anno 2008. Non sarebbe stato conveniente, sul piano politico, visto che si voterà nella primavera del 2011, usare gli stessi accorgimenti cui ha fatto ricorso la precedente amministrazione, a detta di Santamaria che ne faceva parte, per mantenere buoni i cittadini ed evitare gli attacchi dell’opposizione? (Berlusconi, infatti, per recuperare consenso rispetto alla batosta subita alle regionali del 2005, dilatò la spesa pubblica, azzerando l’avanzo primario e sforando i limiti di Maastricht, ben sapendo che, se avesse vinto le elezioni politiche nel 2006, e non le vinse per una manciata di voti, avrebbe dovuto fare esattamente quello che ha fatto Prodi, per evitare sanzioni dall’Europa, con la differenza che Prodi non ha avuto cinque anni di tempo, che Berlusconi sperava invece di avere, perché i cittadini smaltissero il disagio dell’aumento, non pesante e limitato nel tempo, della pressione fiscale, al di sopra dei 40 mila euro di reddito).
“Si, sarebbe stato conveniente. Però, io ritengo che se ci dobbiamo distinguere, ci dobbiamo distinguere anche su queste cose, parlando chiaro ai cittadini di Benevento e dicendo loro che la tassa dei rifiuti costa tanto. Oggi, però, possiamo dire che la Tarsu non solo è una tassa legittima e anche reale, ma che, con il suo ricavato, noi abbiamo un servizio diverso e migliore di quello di prima. Infatti, nel mese di giugno 2010, noi siamo al 31% di differenziata. Questo vale a dire che, quel fantomatico 35% che qualche anno fa sembrava lontanissimo per la città di Benevento, oggi è a un soffio. Benevento sta diventando una delle città sicuramente più virtuose sui rifiuti in Campania; ma, in Italia meridionale, è una delle città che veramente, sul discorso ambientale, può fare la differenza”.
Italia dei valori, a proposto di fare una verifica dei costi dell’Asia, perché, se aumenta in continuazione questa Tarsu (rispetto all’anno 2005 è aumentata del 90%), l’acquisto di beni e servizi avrà una incidenza notevole, a parte le indennità per il presidente e per il Cda (funzioni queste che, secondo Santamaria, potrebbero essere svolte da consiglieri o da funzionari del Comune)
“Italia dei valori fa un ragionamento che è sacrosanto. Ma se noi abbiamo chiesto un sacrificio ai cittadini di Benevento, dobbiamo essere coscienti di quello che stiamo facendo. Italia dei valori dice che avremmo dovuto raggiungere gli obiettivi anche prima, rispetto a come stanno andando le cose. Io, condividendo in parte il pensiero di Idv, rispondo che l’Asia, secondo me, sta raggiungendo gli obiettivi che l’amministrazione si era proposti. Poi, se potevamo raggiungerli un anno fa, o se potevamo diminuire i tempi, questo dipende da tante cose. E’ significativo il fatto che in questa città la raccolta differenziata stia andando avanti in maniera seria e concreta. (Dopo aver realizzato l’intervista, apprendiamo, il 7 luglio, da una nota di Nicola Boccalone, che l’Asia è in attivo, per cui la Tarsu deve essere ridotta; che, dall’introito della Tarsu per l’anno 2009, ammontante, secondo le stime del Comune, a 17.472.952 euro, sarebbe stata prevista una destinazione all’Asia soltanto di 10.347.000 euro – ndr)”
Quando entrerà in azione la Samte, la società preposta a gestire la provincializzazione del ciclo dei rifiuti, quale sarà la funzione dell’Asia?
“Questa è materia di una trattativa in atto con la Provincia. Quando decideremo, o quando si deciderà su di un piano politico più ampio, sul piano anche dei rapporti istituzionali, di capire in maniera corretta quale sarà il futuro del comparto dei rifiuti in questa provincia, noi siamo sicuri di poter fare la nostra parte, dicendo che abbiamo l’Asia, che è un azienda competitiva, un azienda messa in qualità e che, entro dicembre, sarà un azienda che avrà raggiunto il 35% di differenziata”.
Fiorenza, risultato primo dei non eletti nella lista della Margherita, dopo la nomina di altri consiglieri al posto di quelli divenuti assessori, fu mandato a ricoprire la carica di presidente della Gesesa. Ora che egli non si riconosce più nel Pd, nel quale è confluita la Margherita, l’amministrazione comunale si pone il problema della sua rimozione. Sarà revocato o invitato a dimettersi?
“Ho chiesto al Cda della Gesesa che venga dimesso”.
Sindaco, che ne è della Scuola di Magistratura? Non se ne parla più!
“Sì, il ministro Alfano aveva dato assicurazione di istituire due scuole: una a Reggio Calabria e un’altra a Benevento. Ma anche questo impegno va nel novero di quelle cose che il governo nazionale ha promesso e non ha mantenuto. Di ciò, si dovrebbero far carico i parlamentari del centro destra, e il sottosegretario Viespoli, in particolare, dovrebbe far sapere qualcosa di definitivo su questa vicenda”.
Giuseppe Di Gioia
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