
Quando Viespoli prendeva
a schiaffi Gianfranco Fini
Da un’intervista di Pino Rauti, concessa a“Il Fatto quotidiano”, apprendiamo di un episodio accaduto oltre trent’anni fa a Montesarchio, quando un giovane e “tradizionalista” Pasquale Viespoli, irritato dalla arroganza dell’almirantiano segretario nazionale del Fronte della Gioventù, che mal digeriva il fiorire di eresie politiche nel mondo giovanile missino, prese a schiaffoni un imberbe Gianfranco Fini, stivali con tacco e look da sanbabilino.
Lo racconta Rauti -che all’epoca di Viespoli era il riferimento politico nazionale- e lo garantiamo noi che al gustoso avvenimento eravamo presenti, perché amici di Generoso Simeone, organizzatore di quel primo Campo Hobbit, tanto inviso a Fini e ad Almirante.
Quel giovane Viespoli, di cui in seconda pagina Geppino Presta rivendica il protagonismo e che Rauti valuta “intelligentissimo”, piaceva allora anche al sottoscritto, che missino non era. Davvero una goduria era sentirlo parlare di “libertà dei popoli”, di “banche usuraie” o di Mezzogiorno tradito. Aveva un sanguigno modo di interpretare il proprio ruolo politito, tant’è che Fini ne assaggiò gli sganassoni.
Sarà forse l’età o -come dicono i detrattori- il sapore del potere, ma il Viespoli degli anni settanta e quello del ‘93 (quando divenne sindaco di Benevento anche con i voti dei comunisti che preferirono lui, “fascista”, al candidato di Mastella) ora non c’è più. Al suo posto resta solo un patetico uomo politico che annaspa per restare a galla e che viene messo in riga dalle nuove leve del suo partito, alle cui indicazioni dovrà comunque adattarsi se non intende troncare la propria carriera politica.
Una volta era Viespoli che prendeva a sganassoni Gianfranco Fini; adesso invece tocca a lui beccarle dagli ultimi arrivati.
Achille Biele
IL
CINGHIALE INDISCRETO
La gabella sulla gabella
Lo scherzo del rimborso della depurazione ha una “tangente”:il bollo di ben 14,62 euro da applicare sulla istanza di richiesta. Il DPR 955/82 dedica una intera pagina della G.U. parlando di Atti, documenti e registri esenti dall’imposta di bollo in modo assoluto ed all’articolo 5 ultimo capoverso testualmente recita: 5. Istanze di rimborso e di sospensione del pagamento di qualsiasi tributo, nonché documenti allegati alle istanze medesime.
Alla fine quest’animale che sta per andare in vacanza non vuole mettere sul tappeto la sua onniscienza anche in materia fiscale, ma semplicemente sottolineare che a fronte di cifre spesso irrisorie si pretende, o per lo meno lo prevede il decreto, di dare il là al rimborso a seguito comunque di sentenza della Corte Costituzionale che sancisce incostituzionalità della “tassa depurazione”, definendolo solo un “servizio” effettuato non da un Ente, ma dallo stesso Comune come fornitore di quel “servizio” da privato. Un arzigogolo di sentenza che nulla ha a che vedere con la realtà in quanto quella è stata una imposizione bella e buona (appunto “tassa”) da parte di un Ente istituzionale che aveva in programma la costruzione dei depuratori, che poi non sono stati, allo stato, ancora realizzati: la pretesa di quel pagamento è stato per un servizio non reso, non da parte di un soggetto privato, ma da un ente pubblico, con potere “impositivo”.
Da sottolineare tra l’altro che spesso sono davvero minime le somme da rimborsare poiché in questi anni spesso proprio alcune associazioni di consumatori avevano invitato alla disubbidienza ed a non versare quella tassa. Venti, trenta euro o poco più son in gran parte le somme che andrebbero restituite ma gravate di quel balzello finiscono con il rimanere nelle casse comunali. A fronte di un versamento non dovuto il cittadino alla fine ci rimette comunque una gabella di ben 14,62 euro, tanto per far fare le vacanze al sannita (per via materna) d’origine Ministro Tremonti.
Beh, fatevi una giornata in meno sulla rena, disertate la sdraio e l’ombrellone…
Il cinghiale arrosolato