TORRECUSO

Aglianico e immondizia

di Carmine Pannella (pagina 4)

Il Sindaco Mortaruolo cammina diritto per la sua strada e stà attuando il programma che ha promesso di realizzare nell’arco di tempo dei cinque anni.

Per la verità, sin’ora, la Giunta progressista non ha nemmeno garantito qualità e trasparenza agli atti dell’amministrazione. Da qualche settimana abbiamo appreso da alcuni quotidiani e non dal Sindaco, che la Giunta Comunale ha deciso in merito alla delocalizzazione di un impianto per il trattamento dei rifiuti individuando nel territorio di Torrepalazzo il luogo ideale per la costruzione. Per un argomento così delicato il Sindaco e il Consiglio Comunale non dovevano limitarsi alla semplice approvazione di un’ordine del giorno che auspicava l’istituzione dell’impianto. Occorreva invece creare un vasto movimento di opinione che doveva dimostrare se a Torrecuso esistevano le condizioni oggettive per questo insediamento.

Erano necessarie delle attente analisi delle condizioni sociali ed ambientali di Torrecuso, rappresentando ai cittadini se era opportuno che Torrecuso abbia il suo impianto di smaltimento. La costruzione di un impianto di tal genere rappresenta indubbiamente un fatto modificativo del territorio e pertanto, coinvolge l’intera comunità. Il paese invece, male informato, è rimasto in atteggiamento passivo, aspettando gli eventi. La gente comune, già si è assuefatta alla scelta e pare non intenda far sentire la propria voce e neanche i politici sembrano intenzionati a dare battaglia sull’argomento. Infatti ci si rende conto che la maggior parte di essi hanno assunto sulla vicenda una posizione ambigua o dichiaratamente favorevole all’insediamento.

Non meraviglia, quindi, l’estrema debolezza con cui l’Amministrazione Comunale PDS-PPI ha affrontato l’intera questione. Si sta cercando in tutti i modi di snaturare il territorio di Torrecuso per portarlo sempre più al degrado, sulla cattiva via di quelle avventure industriali rivelatesi sempre un fallimento; ma tutto questo rientra forse nel progetto di coloro i quali, non arresi all’evidenza dei fatti, sperano da questa azione di poter trarre beneficio e non importa a quale prezzo per la comunità. Mai come in questo caso, senza eccezione per alcuna forza politica, gli Amministratori di Torrecuso hanno dimostrato superficialità, incompetenza, inaffidabilità.

Sia il Sindaco sia gli Assesori hanno deciso da soli e da soli, in futuro, dovranno incassare le responsabilità e le accuse di scelte non indovinate o di decisionismo acuto. Le decisioni di Mortaruolo stanno compromettendo l’immagine di un paese che si è conquistato il titolo di "città del vino", rovinando l’integrità ambientale di un territorio rimasto intatto per anni. Proprio la zona di Torrepalazzo da diversi anni è oggetto di ripetuti attacchi con colate di cemento e costruzioni di laceranti strade. Attualmente questa contrada sembra estranea agli abitanti della zona.

Fino a prima dell’insediamento industriale questa zona ha visto intere generazioni lavorare il vino e l’olio, oggi con l’intervento pesante dello Stato si è solamente accresciuto il distacco dell’uomo dalla natura. La creazione di un posto in fabbrica costa svariate centinaia di milioni, un posto in agricoltura di gran lunga di meno, e non solo: un posto in fabbrica abbisogna di far pagare altri costi alla collettività (si pensi all’inquinamento). A questo punto possiamo supporre che l’impianto che sarà pronto tra un anno procurerà gravi danni all’economia agricola di uno dei territori vitivinicoli più significativi del Sannio, nonchè all’ambiente. Non è possibile che la decisione insensata degli Amministratori debba incidere in modo preoccupante per le risorse economiche della zona, fondate sulla produzione del vino; la metà degli abitanti di Torrecuso infatti sono occupati nel settore vitivinicolo.

Al momento si conosce solo il luogo dove sorgerà l’impianto, non conosciamo la quantità di materiale che potrà accogliere e se dovrà smaltire i rifiuti di altri Comuni.

Non dimentichiamo che il piano regionale prevede che vengano messi in atto consorzi tra Comuni per ridurre le spese di stoccaggio e trasporto. Sappiamo invece che nessun altro Comune sannita ha permesso la costruzione di un impianto di smaltimento, ma a Torrecuso dove tutto è possibile si è deliberato il grande progetto tra l’indifferenza della gente e il pieno consenso degli Amministratori. Proviamo infine a pensare quale restringimento di mercato subirà l’Aglianico di Torrecuso con la presenza di un impianto di trattamento dei rifiuti.

Il tutto ci appare come una grossa ingiustizia nei confronti di un paese che cerca di vedere valorizzate le sue risorse legate alla produzione del vino.

E pensare che gli attuali Amministratori volevano difendere con ogni mezzo l’integrità ambientale di Torrecuso!

 

PONTELANDOLFO

Questione di… pale

di Nicola De Michele (pagina 4)

Era l’adagio che spesso, noi, delle ultime generazioni, ci sentivamo ripetere, del nostro paese, dagli antenati. Forse, nella passata gioventù, era ancor vivo l’orgoglio di essere e di appartenere a quel paese, per cui si ascoltavano tutte le massime, gli aneddoti e tutto ciò che faceva storia. Forse oggi, quei sentimenti non sono più sentiti appartengono al passato. Certo è che il riferimento alle poche risorse che la natura ci aveva donato, era puntuale, perché caratterizzava una terra, un popolo, uno spirito.

Era il paese dell’acqua, perché sgorga quasi in ogni dove, eppure ci sono stati anni, per gli eccessi "altruistici" di vecchie amministrazioni, il paese d’estate soffriva di… sete. Ma a chi voleva prendersi gioco di questa situazione paradossale, veniva opposto l’altruismo, con l’orgoglio di dissetare i consorziati dell’Alto Calore e dei paesi di Fragneto Monforte e Fragneto l’Abate. Ancora oggi è il paese dell’acqua che sgorga tanta e di qualità, che se fosse stata petrolio avrebbe soddisfatto il fabbisogno energetico dell’Italia. L’acqua era tanta e scorreva con tanta forza da spingere le pale delle centrali idroelettriche locali andate in disuso con le riforme e le nazionalizzazioni. Ma l’Italia è il Paese dei paradossi si sà, e ciò che era vero in passato non lo è stato più… e poi all’improvviso ecco che ritorna quella stessa verità.

Oggi si parla di liberalizzazione dell’energia elettrica e l’Enel dovrebbe dismettere parte delle proprie centrali… e chissà che a qualcuno non venga in mente di ripristinare quelle vecchie centrali in disuso che noi bambini di qualche lustro fa, guardavamo con occhi incantati nel loro stato obsoleto ma che riaccendevano gli occhi all’immaginario epocale, ripensavamo ai nostri nonni, a come facevano ad illuminare i tempi successivi a quello delle candele.

Eppoi, c’erano le pietre e le case che dipingevano di bianco il paesaggio e si ergevano rigogliosamente come bastioni incontrastabili. I mestieri erano arte: gli scalpellini che estraevano e modulavano la pietra ai bisogni: la piazza, il teatro, la chiesa etc… Poi arrivarono le cave e ci si accorse che devastavano l’ambiente circostante e poi non erano più convenienti a livello economico e produttivo. Oggi restano buchi di gruviera o lunari. Ma quelle pietre erano e restano comunque l’orgoglio paesano. Tanto più, nell’episodio della costruzione della struttura ospitante la cappella e l’ospedale di S.Rocco, con annessa sala teatrale, che oggi siede in completo stato di abbandono e reclama l’opera degli artisti dell’epoca che per tirarla sù, si avvalsero della collaborazione dell’intera popolazione.

Già ma le esigenze erano diverse allora: non c’era la televisione, non c’era niente e il cinema era affidato alla sala all’aperto, dove sbocciavano passioni e amori, dove si sognava Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. Poi anche questa pratica cadde in disuso, censurata come arcaica. Oggi, sembra essere stata riscoperta, tanto più che organizzano grandi manifestazioni. Materiale da riflettere per gli organizzatori della Settimana Folkloristica, ormai prossima a venire, mentre gli amministratori in compagnia del GTF Ri Ualanegli saranno impegnati in America.

E infine c’è il vento che qui fa sentire la sua voce, sia quando spira di bora che di scirocco. Che rende l’estati piacevoli, respirabili. Che ti accarezza col sibilo dolce e rende l’aria fine e godibile e respira gli odori e i profumi della terra. Che ti scuote forte rendendo secco il freddo invernale. E lì! ed oggi che potrebbe servire ulteriormente al progresso, all’altruismo sociale, senza commettere devastazioni ambientali, ma solo impatti dovuto al rumore, c’è qualcuno che non vuole essere d’accordo. L’equazione sociale ed ambientale riproporrebbe l’altruismo "acquatico", mentre il patrimonio degli errori suggerirebbe il paradosso che così ci porterebbero via anche il vento… Ma allora che se ne parli, prima di ogni decisione finale. Che si convochino gli esperti ambientali e non: si faccia un inventario dei benefici e dei danni e si conceda al popolo il calcolo della convenienza. Si parli di eolico, di oli… co e di tant’altro. Ma che si parli e non si sparli: Pontelandolfo e il suo sviluppo sostenibile e possibile ne hanno bisogno. È sempre una questione di pale…

 

SAN LORENZO MAGGIORE

Il castello di Limata

di Salvatore Mariani (pagina 13)

La zona dove sorge San Lorenzo si estende sulle ultime propaggini calcaree di Toppo Croce e di Toppo Belvedere dominanti la valle del Calore.

Questo sito, strategicamente idoneo, servì da baluardo naturale di difesa per lo sviluppo del primo antico borgo, che si insinuò intorno a un fortilizio longobardo, con posti di vedetta e torri laterali, chiamato "Il Forte". Esso è ancora, parzialmente, visibile nel larghetto, dove sbucano le rampe della strada omonima: non mancavano altre piccole fortificazioni e postazioni di guardia.

Il "Castrum di Limata" del Casale di San Lorenzo fu opera del duca Zotone, per prevenire, data l’importanza strategica del luogo, gli attacchi bizantini; infatti, nell’anno 663 d.C., nel territorio del Castello detto "ad Pugnam" si svolse una cruenta battaglia tra l’imperatore Costante II ed i Longobardi. Da allora la fortezza divenne uno dei punti chiave di difesa dei Gastaldati di Telese e di Benevento, capitale del Ducato. Il maniero, con mura di cinta e 4 torri provviste di saettiere e di catapulte, sorgeva su un blocco di arenaria circoscritto da un profondo vallone, sul quale cadevano ripidamente le pendici del Colle di Toppo.

Esso faceva sistema con altre opere fortificate, tra le quali, quelle di Guardia, Toppo Civarezzo e la Torre di Ferrarisi di Casalduni: da queste fortezze partivano verso Limata segnalazioni attraverso falò, intese a dare l’allarme in caso di pericolo e a comunicare urgenti notizie.

A destra del portone d’ingresso era murata una pietra tombale di epoca longobarda e, sulla sinistra era rappresentato un bassorilievo di scultura romana.

Dell’antico castello non resta molto; a parte un camerone ed una cisterna, ancora vive una colonna con capitello ed alcune feritoie.

Nel 1151 il feudo fu di dominio di Guglielmo Sanframondo, la cui signorìa venne sottratta dal normanno Raone di Limata, nel 1217, che acquisì il titolo di "Comes S.Laurentii".

A seguito della guerra tra Svevi ed Angioini, dopo la sua vittoria a Tagliacozzo, nel 1268, Carlo I d’Angiò affidò il possesso del "Castrum di San Lorenzo" "pro indiviso" al milite Hugone de Lica ed a Thomaso de Aquino, figlio di Adenulfo. Nel 1270 il castello fu possedimento di Landolfo di Tocco e, poi, di Thomaso de Morrone, signore di Fragneto Francorum, in conseguenza del matrimonio contratto con Sibilia di Tocco.

Nel 1317 il feudo passò nelle mani di Niccolò Sanframondo, conte di Cerreto che, nel 1410, lo ebbe confermato dal re Ladislao.

Nel 1448 Alfonso d’Aragona investì del possesso del castello Giovanni di Sancto Flaymundo.

Nel 1469 il maniero fu acquistato, definitivamente, dalla famiglia Carafa, che lo detenne per oltre tre secoli, fino all’abolizione della feudalità.

 

MORCONE

Concorsi pianistici internazionali

(pagina 13)

Ultimi preparativi a cura della Scuola Civica Musicale "Accademica Murgantina" di Morcone per la realizzazione dei concorsi pianistici "B.Cesi" (29 luglio - 1 agosto 2000) per giovani pianisti e "S. Rachmaninoff" (2 - 5 agosto 2000).

Le due manifestazioni realizzate in collaborazione con la Città di Morcone, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica; con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri; con il patrocinio e il contributo della Regione Campania; dell’Amministrazione Provinciale di Benevento; della Comunità Montana "Alto Tammaro"; dell’Ente Provinciale per il Turismo di Benevento; della Camera di Commercio di Benevento e l’EPTA Italy, con la collaborazione dell’associazione culturale: "F.Chopin" di Roma e con il contributo della Magneti Marelli; della Banca Popolare di Novara; dell’Ente Fiera Alto Tammaro; della ditta Tutto Musica di Campobasso. La Direzione Artistica è affidata alla prof.ssa Marcella Crudeli direttore del Conservatorio di musica di Pescara, l’organizzazione è curata da Girolamo Iacobelli, addetto Stampa è il giornalista Nicola Russo.

I Concorsi si svolgono presso l’Auditorium "San Bernardino" - Corso Italia - Morcone, dove avrà luogo anche la serata finale, fissata per il 5 agosto (ore 21.00) che prevede il concerto e la premiazione dei vincitori.

I vincitori delle diverse categorie del Concorso "B.Cesi" per Giovani Pianisti riceveranno premi in denaro e targhe ricordo.

Al vincitore assoluto del Concorso "S.Rachmaninov" verranno assegnati i seguenti premi: una Medaglia del Presidente della Repubblica; un premio in denaro, pari a L. 2.000.000; una targa; concerti premio ed un servizio sulle riviste musicali specializzate. Il secondo e il terzo classificato riceveranno, rispettivamente L. 1.000.000 e una targa, L. 700.000 e una targa.

Inoltre sarà assegnato il Premio speciale di £ 600.000 offerto dalla Ditta "Tutto Musica di Campobasso" al migliore esecutore di un’opera di S.Rachmaninov.

La Giuria è composta da: Presidente: Jaques Lagarde (Francia). Componenti: Mariann Abraham (Ungheria); Giovanna Foglia Vestini (Italia); Carla Giudici (Italia); Ruth Hsueh - Yu Tung (Taiwan); Cosimo Minicozzi (Italia); Oleg Koshelev (Russia). I pianoforti sono forniti dalla ditta Tutto Musica di Campobasso.

La scadenza per la presentazione delle domande di iscrizioni è stata prorogata al 20 luglio 2000.

Per informazioni: tel. 0824 956115 - 955006 - fax 0824 957145. Sito Internet: http://www.Sannio.com/rachmaninov . E-Mail: Infomorcone@sannio.com.

E-mail: redazione@beneventogiornale.com

 

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