CALCIO

I Vigorito non mollano e puntano sui giovani

Largo ai giovani, soprassediamo sui “talentuosi”, ridimensioniamo il tutto, compresi ingaggi, lasciando intatto comunque l’obiettivo finale.
È questo l’imperativo che ha caratterizzato in queste settimane il duo Vigorito, che all’indomani della ennesima delusione dei play off, dopo un breve periodo di tempo e assestamento delle emozioni e reazioni, hanno di duovo intonato il “ricominciamo…ooo!”, riorganizzando il tutto.
Si sono messi poi al lavoro proponendo ai contrattualizzati la riduzione dell’ingaggio e a qualcun’altro di accasarsi altrove. I capi storici hanno subito acconsentito, Clemente per primo a dare l’esempio. L’unica nota poco lieta è stata quella di Gori che unico (a detta delle voci di corridoio confermate dalla società)avrebbe avuto un trattamento diverso. Ma il portiere ha detto di no(?), almeno fino a prova contraria.
Poi in corso d’opera è spuntato anche il neo allenatore. Una volta stretta la mano di saluto con Acori ed elogiatene le qualità, ma condannato il mini torneo, subito alla caccia di un sostituto. Dal cappello a cilindro è venuto fuori Cuttone, il cui palmares di giocatore è di buon livello, con esperienza di allenatore in varie squadre e categorie. Immediata la reazione dei tifosi, comprensibile a detta dei Vigorito i quali ribadiscono che con Cuttone non cambia l’obiettivo che resta sempre ambizioso.
E Mariotto e Cuttone si sono messi subito al lavoro per allestire una squadra partendo dalle certezze (quelli che vorranno rimanere) dello scorso anno, con qualche giovane della Berretti o da reperire sul mercato, non dimenticando che comunque il neo allenatore era il supervisore delle giovanili del Modena.
Quindi, non “talenti” ma speranze calcistiche, che alla fine potrebbero esplodere proprio avendo vicino giocatori di esperienza.
E guardando all’interno non dimentichiamo proprio le squadre minori giallorosse della Berretti e ai giovanissimi nazionali di Carmelo Imbriani. È una splendida realtà il vivaio giallorosso.
Un dato è certo e lo ribadiamo in queste righe: mentre tribolano società dal trascorso non indifferente, da queste parti non ci sono problemi societari. I Vigorito hanno ribadito che non lasciano… ma anzi raddoppiano.

Pregi

ROSSO FERRARI
A cura di Giuseppe Russo

LA PRIMA "PICCOLA" FERRARI DEDICATA A DINO

Dino 246: un uomo, un modello

Storicamente Ferrari ha sempre equipaggiato le sue vetture stradali con motori 12 cilindri. Una scelta fortemente sostenuta dal fondatore Enzo. Questo tipo di architettura, molto complessa, richiede uno studio altrettanto accurato, una capacità che non tutte le case possiedono, allora più di oggi. Il V12 possedeva, quindi, un doppio significato: simbolico e tecnologico.
L’evoluzione del mercato di allora, sempre più verso l’austerità, e la crisi dell’azienda hanno però costretto Ferrari a modificare la sua visione motoristica. Il rombante V12 era ed è molto costoso e delicato mentre i più piccoli V8 e V6 della concorrenza europea ed americana permettevano una notevole riduzione del prezzo d’acquisto ed una sostanziale parità prestazionale, spesso ottenuta con cilindrate maggiori.
Per questo motivo, nel 1969, fu progettata e costruita la prima vettura stradale Ferrari dotata di propulsore V6: la Dino 246. La carrozzeria, disegnata da Pininfarina, era di tipo coupé, due posti “secchi”. La linea era molto innovativa per l’epoca ed il corpo vettura si presentava molto piccolo, simile ad una odierna piccola coupé. Il pezzo forte di questo modello era il propulsore, appunto. Si trattava di un 6 cilindri a V di 65° da 2400 cc erogante più di 190 CV, montato in posizione centrale trasversale, e derivato dal propulsore progettato dallo sfortunato Dino per la Formula 2 e già montato sulla Dino 206. Il primogenito del Drake, promettente ingegnere meccanico, morì a soli 24 anni nel ’56 a causa della distrofia muscolare.
La 246 fu un modello di successo, rimanendo in produzione fino al ‘73, dopo più di 3500 esemplari costruiti tra cui la versione GTS spider del ’72.
Per molti aspetti questo storico modello Ferrari ha anticipato molto il futuro del settore. Oggi il cosiddetto “downsizing” è una priorità di tutte le case, piccole e grandi, di pregio o no. Inoltre la vettura non era costruita con materiali troppo pregiati o tecnologia troppo complessa. Ciò permetteva una notevole accessibilità economica ed un’affidabilità inconsueta tra le concorrenti, obiettivo comune all’oggi.
Oggi è un pezzo pregiatissimo tra i collezionisti. I pochi modelli sopravvissuti agli anni e messi all’asta sono sempre contesi.


INTERVISTA ALL'IDEATORE ROBERTO ANTONACI

Il Trofeo Roxanne compie 18 anni

Roberto Antonaci, classe 1967, pietra miliare della storia calcistica di Benevento, giocatore ed allenatore di successo, ed organizzatore di un trofeo di minicalcio che dura da quasi vent’anni.
Hai giocato con successo nel Benevento, Vasto, Petacciato; serie C1, C2, l’interregionale. Quando hai pensato di fare del calcio una professione?
“Non ho mai pensato veramente di farne una professione, l’ho sempre fatto e lo continuo a fare fondamentalmente per passione”.
Hai un debole per le località di mare...
“Mi piacciono questi posti, amo le zone di mare”.
Qual è stato il giorno più emozionante della tua carriera?
“Ce ne sono stati tanti, ma due mi sono rimasti particolarmente nel cuore. Il primo è stato quando sono entrato la prima volta allo stadio Santa Colomba per iniziare il mio primo allenamento nel Benevento. Il secondo è stato quando abbiamo vinto il campionato a Vasto; sono stato uno degli artefici della vittoria ed ho sentito fortissimo l’entusiasmo delle persone”.
Sei l’ideatore di una competizione di minicalcio, il Trofeo Roxanne.
“Il Trofeo Roxanne si disputa ininterrottamente da diciotto anni; nel corso degli anni ha avuto sempre più successo sia a livello provinciale che regionale”.
Qual è il segreto del successo di questa competizione?
“Il Trofeo Roxanne oltre ad essere una competizione sportiva è uno splendido momento di aggregazione delle persone di tutte le età, anziani e piccoli; ha successo forse perchè facciamo le cose prima di tutto per il piacere di farle, forse anche per il fatto che in questo periodo a Ponte si sta più freschi che altrove”.
Che consiglio daresti a chi ama praticare questo sport?
“In questo periodo il calcio lo si pratica prevalentemente per lo scopo economico e la passione sta passando purtroppo in secondo piano. Il consiglio che mi sento di dare è quello di pensare a giocare innanzitutto per il divertimento ed essere umili”.
I mondiali di calcio 2010 ci hanno fatto conoscere le vuvuzela, voglio sapere cosa ne pensi!
“Sono massacranti. Sicuramente all’inizio possono essere divertenti, c’è il gusto della novità, ma alla lunga danno veramente fastidio. Chi gioca probabilmente è così concentrato che non le sente, ma sono seccanti. Il fatto è che una partita dei mondiali di calcio è così importante che queste vuvuzela si tollerano pur di vedere dei momenti di gioco emozionanti”.

Michele Sabella

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

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