
INTERVISTA ALL'AVV. RAFFAELE DEL VECCHIO,
ASSESSORE ALLA CULTURA DEL COMUNE DI BENEVENTO
«Città Spettacolo, primo anno di un nuovo corso»
Autocelebrandosi, Berlusconi si è definito insostituibile, durante il pranzo con il premier bulgaro Bojko Borisov a Sofia, dove ha inaugurato un monumento a Garibaldi, offerto dall’Ambasciata italiana in Bulgaria, per l’apporto dato da cittadini bulgari alla spedizione dei Mille.
Dal momento che, sia nel governo che nella maggioranza, non si muove foglia che Bossi non voglia, probabilmente, per questa trasferta del premier, ci siamo domandati nell’apprendere la notizia, ci sarà stato l’avallo della Lega, che non considera eroe l’eroe dei due Mondi.
Infatti, incurante dei moniti di Gianfranco Fini, partiti, il 14 giungo, dal “De Simone” di Benevento, circa la necessità di rinviare a settembre l’esame, da parte della Camera, della legge sulle intercettazioni, in quanto bisogna dare priorità alla manovra da 24 miliardi, Berlusconi fa, in un primo momento, un passo indietro solo in seguito alla disponibilità manifestata da Bossi, secondo cui il ddl si può rivedere. Ma poi, alla luce dell’incontro di Bossi con Fini, e del monito anche di Napolitano (dare priorità alla manovra mettendo da parte “le tensioni già acute su tutt’altra materia”), Berlusconi, irritato perché non accetta di galleggiare, decide di ridurre le vacanze dei deputati, per fare approvare la legge sulle intercettazioni entro la fine di agosto.
Non vogliamo sovrapporci alla stampa nazionale, nell’affermare che questa legge favorisce la criminalità, nella misura in cui prevede di sottoporre, per un tempo molto limitato, ad intercettazioni, unicamente telefoniche e non anche ambientali, soltanto determinati reati; lega le mani ai magistrati, impossibilitati a venire in possesso di prove a supporto dei reati per i quali indagano; e, laddove le intercettazioni sono rese possibili, impedisce ai cittadini di venire a conoscenza delle malefatte della criminalità e di chi sovrintende alla gestione della cosa pubblica, perché (la legge) imbavaglia la stampa.
Probabilmente, la insostituibilità di Berlusconi risiede proprio nel fatto che nessun’altro paese di consolidata democrazia vanta un capo di governo come il nostro, che, a tutela di se stesso e di chi gli è vicino, fa varare leggi che determinano i suddetti disastri.
Per non farsi spiare, quando parla con persone spiate, dice che “tutti siamo spiati”. Per non fare sentenziare la sua proclamata innocenza nei processi che lo riguardano, ha fatto varare una legge che legittima l’impedimento a farsi giudicare, evitando che i cittadini possano avere la certezza sulla sua condotta adamantina. Ma l’emanazione di questa legge, di dubbia costituzionalità, rappresenta il male minore rispetto a quella, pure voluta da lui e per ora accantonata, che consentiva di limitare la durata dei processi, anche di quelli in corso per far finire in prescrizione i suoi, con buona pace di camorristi, ‘ndranghetisti e mafiosi.
A sostegno della legge sulle intercettazioni hanno detto, quelli del governo, che i costi che paga lo Stato ai gestori telefonici per questi servizi, non hanno eguali nel mondo; ma potrebbero anche varare una legge per rendere gratuite le intercettazioni, come, per esempio, avviene in Francia e in Germania. A sostegno poi del processo breve hanno detto che l’Europa condanna l’Italia a risarcimenti consistenti ai cittadini che ricorrono contro la lungaggine dei processi; ma non mettono la macchina della giustizia in condizione di funzionare bene. Il tutto, per non dire che anche queste sono leggi ad personam, che si avvalgono dell’apporto determinante della Lega, il cui capo, benché ministro della Repubblica, per fare sfoggio della sua antitalianeità, aveva detto che l’Italia avrebbe comprato la partita con la Slovacchia. Si è visto poi come è andata. Ma questo è il Paese in cui il premiere nomina ministro senza portafogli un suo uomo, Brancher, che ha guai con la Giustizia, in quanto il legittimo impedimento è stato esteso anche ai ministri. Con portafogli, ha puntualizzato Napolitano. Viva la Democrazia!
Berlusconi, da sultano, vorrebbe fare tutto da sé, ma la Costituzione glielo impedisce. Speriamo che non sia messo nella condizione di cambiarla, nel modo, per esempio, di asservire la Magistratura al governo e di vanificare il ruolo del Parlamento.
Non sappiano quanti cittadini gli prestino ascolto, quando, per demonizzare quelli che lui considera giudici “rossi”, attacca “Magistratura Democratica”, in un momento in cui è, invece, l’Associazione Nazionale Magistrati a tenergli testa. Infatti, questa associazione di magistrati, indipendenti come li vuole lui, è contro le suddette leggi e contro il costo, del 30%, che i giovani magistrati dovrebbero pagare, per effetto del blocco degli stipendi, previsto nella manovra, una manovra che, mentre non colpisce la categoria di cittadini cui appartiene Berlusconi, costituisce una vera macelleria sociale. Taglia fondi anche ai beni culturali, al punto che la Sovrintendenza non ha soldi neanche per rendere agibile il Teatro Romano.
Il Comune e la Provincia di Benevento, che si volevano sostituire alla Sovrintendenza nel far sì che il Teatro venisse aperto alla fruibilità dei cittadini, si sono trovati nella impossibilità di intervenire, perché il monumento non è di loro proprietà.
“Noi –afferma nell’intervista che segue l’avv. Raffaele Del Vecchio, assessore alla Cultura e vice sindaco di Benevento in quota del Pd– ci stiamo movendo in direzione della valorizzazione dei nostri beni culturali (abbiamo tirato fuori scavi in piazza Sabariani, altri sotto il Duomo, l’anno scorso abbiamo inaugurato gli scavi e l’arena all’Arco del Sacramento, pochi giorni fa abbiamo inaugurato il piazzale Manfredi di Svevia, apriremo il parco archeologico di Cellarulo), ma non possiamo entrare nel Teatro Romano, anche se c’è una grande disponibilità della Sovrintendenza a farci mettere mano, per renderlo agibile con una modesta spesa. Per questo governo, i beni culturali sono quasi un fastidio. Eppure costituiscono una nostra grande ricchezza. Però ho fiducia che il Teatro sarà riaperto a breve, perché qualche lavoro la Sovrintendenza lo sta facendo. Poi, siamo sempre in attesa che ne venga affidata al Comune la gestione”.
Lei ha parlato della intitolazione a Manfredi di quello slargo che trovasi dietro il Teatro Romano. Dal momento che l’assessore Damiano voleva, un volta recuperato, dedicare a Matteotti quello spazio, vuol dire che il martire dell’antifascismo non sarà più “sloggiato” dalla sua attuale piazza?
“No, non c’è mai stata questa idea, almeno per quanto mi riguarda. Piazza Mateotti rimane quella che tutti chiamano erroneamente piazza S.Sofia (pure piazza Cardinal Pacca viene da tutti chiamata piazza S.Maria – ndr)”.
Anche il sindaco era d’accordo con Damiano nell’intitolare quello slargo a Matteotti. Cosa è cambiato nel sindaco e nell’assessore Damiano…?
“…bisognerebbe chiederlo a loro”.
L’anno scorso, dopo alcuni rilievi fatti dal Mattino e dal presidente della compagnia “Solot” sulla necessità di un rilancio di “Città Spettacolo”, si disse che quest’anno si sarebbe creato qualcosa di nuovo. Il nuovo consiste solo nel cambio della direzione artistica?
“No, vi è una impostazione nuova. Intanto, la necessità di trovare una formula nuova nasce dall’età di “Città Spettacolo”. Il problema non è legato alla tipologia di festival messo in piedi, ma al format, che ha 30 anni di tradizione e anche 30 anni di vecchiaia. 30 anni fa, “Città spettacolo” era l’unico festival, se non altro il più importante nel sud Italia. Oggi abbiamo una concorrenza sfrenata, anche alle porte della città. Questo significa ricollocare il festival in una dimensione nuova, più moderna, che passa sicuramente con il cambio della direzione artistica, ma anche con dei meccanismi nuovi, in cui la programmazione teatrale deve essere integrata con altre forme di attività artistiche”.
Qualche anticipazione?
“Noi, quest’anno introduciamo due novità. Non avendo più la possibilità di programmare “Quattro notti…”, apriremo “Città Spettacolo” alla musica. Questa è la vera scommessa. Noi poi stiamo lavorando per creare un collegamento tra il Premio Strega e “Città Spettacolo”. Dopo di che, è chiaro che proviamo a rifare, ad inventare un format che sia più moderno, dove vi siano più discipline, senza fare il vecchio calderone contenente tante discipline, ma cercando di legare il meglio che si è creato negli ultimi anni in questa città, con la rassegna settembrina stessa. Riteniamo che una delle cose più significative sia il Premio Strega, che in qualche modo inseriremo nel nostro cartellone”.
Si può dire che l’amministrazione nel cambiare la direzione artistica abbia fatto ammenda rispetto a certi rilievi mossi dalla stampa locale?
“Io, da quando ho memoria, ricordo che gli osservatori di questa città hanno sempre criticato in maniera feroce i direttori artistici...”.
...meno Gregoretti...
“Esatto. Ma oggi non può fare paragoni soprattutto chi ha memoria dei fasti e dei momenti di grande entusiasmo vissuti con Gregoretti. Oggi invece la città ha fatto grandi passi in avanti: non ha più soltanto “Città Spettacolo”, che tuttavia rimane la più importante manifestazione. Io personalmente difendo l’esperienza di Enzo Moscato, che è servita, se non altro, a riportare “Città Spettacolo” esclusivamente nell’ambito del teatro, ovviamente con tutti i limiti che questa forma di espressione artistica ha. Eliminati i concerti, la rassegna era un po’ meno ammiccante, ma un po’ più ricca di contenuto. Io difendo molto questi 3 anni di Moscato, ma le esperienze si chiudono. Si è chiusa quella di Moscato e stiamo per aprirne un’altra, con Giulio Baffi, che secondo me sarà indimenticabile perché l’edizione di quest’anno di “Città Spettacolo” dovrà essere considerata la prima di un nuovo corso”.
In che modo il Premio Strega entrerà nella rassegna?
“Ci sarà uno spazio dedicato, anche se questo fa parte della sorpresa”.
I Mastella hanno ritirato il format di “Quattro notti…”. Secondo lei, lo hanno fatto perché hanno assunto una posizione politica diversa da quella dell’attuale amministrazione di Benevento, o perché hanno ritenuto veramente che l’amministrazione si fosse veramente allontanata rispetto ai canoni della loro “creatura”?
“Io credo che ci sia stato, per molti anni, una fortissima sintonia tra questa città e “Quattro notti…”, che io ritengo essere stata una bellissima manifestazione, per la capacità che ha avuto di aprirsi a un pubblico di visitatori della nostra città. Credo che la vicenda sia legata al posizionamento politico di questa amministrazione, che ha dimostrato grande attenzione per questa manifestazione. Spero che si possa recuperare per i prossimi anni, magari con un clima politico meno difficoltoso, questa bella manifestazione alla città. Alla fine, una manifestazione, dopo tanti anni in cui si è svolta, appartiene alla città. Quindi, anche Iside Nova non deve essere soddisfatta soltanto del fatto di essere proprietaria del format, ma soprattutto di aver creato qualcosa che è entrata nelle aspettative della città e nella cultura beneventana. Solo l’anno scorso c’è stata una scelta autonoma, da parte del Comune, del direttore artistico. Senza alterare il format che ritengo sia rimasto pressoché identico, crediamo di aver dato un contributo importante alla storia di questa manifestazione, perché abbiamo chiamato a dirigerla Lucio Dalla”.
Avete pensato a una manifestazione sostitutiva?
“Si, si chiama “Zona Franca””.
E in quale periodo si svolgerà?
“Salvo non ci siano problemi amministrativi con la nuova giunta regionale, dovrebbe svolgersi agli inizi di luglio, e per tutto il mese di luglio, nei fine settimana”.
I Mastella penseranno di fare loro “Quattro notti…”?
“Non sono informato su questo, ma conoscendo i meccanismi regionali di finanziamento, che prevedono la presentazione delle manifestazioni entro il 28 dicembre, credo non ci siano speranze per questo anno di vedere realizzata «Quattro notti…»”.
Lei diceva che non c’è solo “Città Spettacolo”. L’anno scorso è partita, con successo “Città Luce”. Questa manifestazione si diversificherà con altre rappresentazioni?
“Da 4 anni a questa parte, “Città Spettacolo” è diventata solo una delle tantissime cose che si fanno a Benevento. Dopo “Città Spettacolo”, che si svolge a settembre, il mese dopo è la volta di “Universo Teatro”, nato tre anni fa sotto la direzione artistica di Gregoretti. Tra novembre e dicembre, ripeteremo, con nuove location, “Città Luce”, la manifestazione che abbiamo sperimentato l’anno scorso. Contestualmente, poi, avremo, “Natale Arcobaleno”, le cui rappresentazioni continueranno ad aver luogo anche nelle chiese. Poi, ripresenteremo “Riverberi”, la serie di spettacoli che si è chiusa qualche settimana fa, con Luca Aquino. Infine, vi sarà la consueta presentazione dei 12 finalisti al Premio Strega”. Ogni mese, in questa città, abbiamo un grande evento. Mi sembra strano che si continui a parlare solo di “Città Spettacolo”, quando invece all’esterno siano conosciuti per tante altre manifestazioni”.
C’è ancora la candidatura Unesco per la Chiesa di S.Sofia?
“La candidatura è ancora pienamente in corso. Nel 2011 ne conosceremo l’esito. Il 28 giugno (l’intervista è stata realizzata prima – ndr) andrò a Cividale del Friuli, perché abbiamo costituito l’associazione Italia Langobardorum. Io, essendone stato eletto presidente, guiderò fino al 2011 tutte le attività amministrative e culturali di questa rete per tutta Italia”.
Nei primi anni 80, Pietrantonio ebbe l’intuizione di basare lo sviluppo della città sulla proposta culturale. Dopo 30 anni, in assenza di uno sviluppo significativo della città, è ancora valida questa proposta?
“E’ ancora valida, perché la città deve anche creare lavoro attorno ai beni culturali, cosa che in questi 4 ani è stata fatta. Noi dobbiamo smettere di pensare al bene culturale come qualcosa di impalpabile, che passa e se ne và. Forse è l’aspetto artistico quello più impalpabile, ma dietro c’è un lavoro che crea occupazione. Infatti, l’investimento sulla cultura, oltre a produrre cose di qualità, è importante nella misura in cui crea possibilità di lavoro per gli operatori del settore. Dirsi città di cultura non significa fare una volta all’anno, a settembre, “Città Spettacolo”, ma significa fare, tutti i mesi, manifestazioni culturali, con i soldi, non del comune di Benevento, ma con quelli che l’Unione Europea destina alla cultura. Solo l’anno scorso abbiamo drenato più di 2 milioni di euro dalla Regione. Questo significa dare continuità occupazionale agli operatori del settore, perché appena termina un evento ne inizia un altro. Questo è il migliore risultato che possa essere stato raggiunto con la realizzazione di cose di qualità, sulla falsa riga delle ambizioni che Pietrantonio fu capace di fare avere alla città. Ma poi, secondo me, essere città di cultura significa soprattutto che una buona parte dell’economia della città giri intorno alla cultura. Questo è un passaggio che, dopo 30 anni, và fatto. E, poi, la mia reale scommessa, in questi 4 anni, è di aver cercato di imprimere alla città la consapevolezza della straordinarietà dei nostri beni culturali e della nostra storia, la cui valorizzazione passa anche attraverso la candidatura Unesco. Non mettiamo, in un momento di crisi, denaro pubblico per le opere pubbliche così come è successo in Francia, in Spagna. Stiamo costruendo un altro pezzo dell’economia della nostra città, che non è più soltanto fondato sull’edilizia, ma sull’organizzazione dei beni culturali, che richiede minori costi”.
Tra meno di un anno scade il mandato di questa amministrazione. Il Pd ha stabilito che i sindaci uscenti non saranno riproposti, ipso facto, ma che la scelta avverrà con le primarie. Questo non potrebbe essere un aspetto negativo per riproporre la candidatura dell’attuale sindaco?
“Lo statuto nazionale del partito prevede le primarie, ma prevede anche delle eccezioni. La norma statutaria c’è stata proposta poche settimane fa. La situazione, a suo tempo, sarà valutata dal partito e soprattutto dalla coalizione (dalla quale si sarebbero chiamati fuori Picucci, Ficociello e Quarantiello del gruppo misto ndr). Dovremo trovare il modo come mettere assieme le esigenze statutarie con la realtà delle alleanze politiche”.
Giuseppe Di Gioia
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