CALCIO
E adesso, largo ai giovani!
Superata l’ultima delusione (forse la meno cocente visto anche l’andamento complessivo del campionato) i tifosi prima e la società poi si sono rimboccate le maniche per ripartire.
I tifosi facendo sentire la loro vicinanza alla società con la sottoscrizione di un pre-abbonamento; la società, dopo una brevissima fase di riflessione, ripartendo dai giocatori.
Nella settimana contattati tutti i giocatori e non, pagati gli emolumenti, sottoscritte le liberatorie e ascoltate le loro intenzioni su riduzione degli ingaggi. Poi la indicazione delle necessità di un ringiovanimento del parco giocatori, con una intesa di massima con Acori ed una prima approssimativa (piccola) lista di riconferme. Ecco la prima grande novità, che però non dovrebbe mettere comunque in discussione anche per il prossimo anno l’obiettivo finale. Un‘indicazione che, al di là del periodo di crisi globale, non può non essere giudicata positivamente.
Gli obiettivi ambiziosi, ed il calcio ne è una riprova, non sempre, forse quasi mai, vengono raggiunti da notevoli investimenti monetari. Ed allora largo al ringiovanimento, largo ai giovani e sui giovani il Benevento, o meglio la Benevento Spa, ha da tempo puntato. Il palmares delle giovanili è importante, così come sono importanti le presenze di due 20enni, Furno e Vacca, nella Nazionale under 20, cosi come è importante la conquista della fase nazionale raggiunta dai giovanissimi regionali guidati da Imbriani.
Ecco, si riparte con la certezza di ritornare al S.Colomba per un ottimo calcio, con la certezza di una Società comunque delusa, ma non doma, mentre intorno crollano società storiche come il Perugia ed altre annaspano notevolmente in difficoltà, Gallipoli e Crotone in prima fila.
E mentre i tifosi di quelle squadre sperano e combattono, quelli giallorossi e noi cronisti potremo rincorrere magari il nome che andrà a comporre il mosaico finale della squadra, potendo anche, finalmente, evitare l’aggettivo talentuoso che, sembra, come l’acqua dell’acquaiolo.
Pregi
ROSSO
FERRARI
A cura di Giuseppe
Russo
COME LA RED BULL RACING HA MESSO LE ALI
L'eccezione e la regola
Chi avrebbe mai pensato che un’industria alimentare potesse mettere sotto scacco i grandi miti dell’automobilismo sul loro stesso terreno? Certamente nessuno, nemmeno nel 2005, quando la Red Bull Racing fece il suo debutto in F1.
Eppure l’impresa è riuscita ed i perché non sono poi così difficili da capire. Prima di tutto la grande disponibilità di capitali quindi la capacità di investirli e, non ultima, la volontà di non mirare semplicemente alla visibilità commerciale ma anche al risultato agonistico. Una rara eccezione (purtroppo) nel mondo dello sport odierno e, allo stesso tempo, la conferma della regola della serietà, della volontà e della perseveranza.
Come molte scuderie moderne anche la RBR è nata dalle ceneri di un team, più precisamente della Jaguar Racing. La casa inglese, allora proprietà della Ford, non ha mai brillato in F1, così si ritirò nel 2004 cedendo materiali e personale alla RBR.
Il debutto arriva l’anno successivo, al GP d’Austria, in casa. Infatti, la RBR così come l’azienda di bibite, ha licenza austriaca. Al termine del GP le due RBR Cosworth di Coulthard e Klien (e Liuzzi) si piazzano al 4° e 7° posto. Un risultato titolo della stagione. Il campionato 2005, infatti, si concluderà con la seconda vittoria di Alonso e della Renault e vede la RBR conquistare il 7° posto nella classifica piloti.
Nel 2006 vengono abbandonati i motori 3000 cc V10 in favore dei 2400 cc V8. La RBR si affida, quindi, ad una solida certezza nel campo dei motori: Ferrari. Ed arriva un uomo che da solo fa un team intero: Adrian Newey, ingegnere inglese, tra i più vincenti della storia della F1. La stagione conterà non pochi ritiri ma si concluderà ancora con il 7° posto.
Nel 2007 termina la collaborazione con Ferrari, Michelin (ritirata) ed il pilota Klien. Vengono acquisiti motori Renault, pneumatici Bridgestone e Mark Webber (Williams-BMW). Il campionato è altalenante, molti ritiri e molti piazzamenti, ma si concluderà al 5° posto.
Per il campionato successivo tutto rimane invariato, si concluderà al 7° posto, ma è questo l’anno della svolta. Durante la stagione infatti la RBR si riorganizza, matura, come un vero top team.
Il 2009 è l’anno della raccolta. Ritiratosi Coulthard è la volta del giovanissimo Vettel, pupillo di Schumacher. Una notevole costanza nei risultati, tra i quali la prima vittoria ad opera di Webber in Germania, ed un sorprendente Vettel portano la RBR al 2° posto assoluto di Vettel.
Quest’anno l’autorevolezza del team è ancor più evidente, tanto che squadre storiche come Ferrari e McLaren sono costrette ad inseguire. Fatto che potrebbe essere quasi un oltraggio per molti ma che, in realtà, non è altro che la storia di qualcuno che ci ha creduto, come quell’eccezione e quella regola che è stata la vita di Enzo Ferrari.
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