PONTELANDOLFO, FOTOGRAFARE IL PRESENTE
PER PENSARE AL FUTURO
La ricetta della semplicità
Se è vero che nessuno conosce il futuro, è anche vero che gli esseri umani hanno sempre affidato le loro speranze a previsioni ragionevoli, fondate sull’esperienza ed il ragionamento. Oggi sembra tutto basarsi sulle previsioni: da quelle metereologiche a quelle astrologiche, da quelle economiche e quelle politiche. Persino le guerre si combattono fondandosi sulle previsioni circa le forze del nemico, i suoi movimenti e quasi sempre finisce col vincere chi conosce meglio la psicologia del nemico e lo coglie alla sprovvista. L’attuale crisi economica era stata prevista da pochi e tra i quali il nostro super-Ministro Tremonti che guardava con sospetto alle manovre della finanza e per questo non si è fatto cogliere di sorpresa, contenendo i danni per il nostro Paese. Già la nostra Patria, anche al di là delle rivendicazioni storiche e sociali , dei modi e delle interpretazioni, resta la nostra.
Se diventa necessario ridurre la spesa pubblica, se il federalismo è ormai una realtà che và digerita, le nostre comunità devono rapidamente prendere coscienza di come stiamo andando incontro al futuro. Se è un futuro quello che ci attende o l’annientamento? Il risultato obbligato è quello di fare da soli. Non ci dobbiamo attendere più niente da uno Stato che devolve funzioni sulle infinite istanze leghiste; dalle autonomie territoriali come Regione e Provincia che basano il loro governo sui numeri elettorali. Ed una comunità decrescente di cittadini che invecchiano, che non fanno più figli e quei pochi che ci sono, vivono con la prospettiva di doversene andare per una vita più dignitosa, cosa deve fare per reagire a questa lenta e progressiva agonia sociale?
Non tutti mali vengono per nuocere e allora se dobbiamo fare da soli, facciamolo. Usciamo da questa spirale storico-sociale, recuperiamo lo spirito guerriero dei nostri antenati, la fierezza e la dignità dei popoli sanniti e investiamo nella nostra cultura, partendo dalla nostra identità e dai valori della memoria. Siamo tribù che devono solidarizzare per sopravvivere agli attacchi dei nemici. E il nostro nemico è il destino al quale sembriamo avviati. Non ci sono personaggi o eserciti da demonizzare; non ci sono alibi che devono frenarci. Siamo noi, con le nostre forze, le nostre energie, il nostro talento, le nostre risorse. Non ci resta che rifletterci, ragionarci e ripartire, prima che sia troppo tardi. Da dove partire lo abbiamo già detto in altre occasioni: dalle risorse che abbiamo e che in un’epoca globale, devono trovare il loro giusto posto. La cultura dell’adattamento ad oltranza non ha più motivo di esistere; o meglio occorre che ci riadattiamo in modo innovativo con la cultura della semplicità.
Che cosa possiamo offrire al mondo, per ottenere in cambio le cose che non abbiamo? Come staremo al mondo di qui a 20 anni? Certo se continuassimo nello stesso modo in cui stiamo andando, daremmo ragione al Censis che nella suo Rapporto sullo stato del Paese, “prevede” che saremo ancora un grande Paese, con sempre più anziani e meno giovani, il divario tra il Nord ed il Sud si allargherà, con una diminuzione della popolazione meridionale del 4,3%, a vantaggio di quelle del Centro-Nord che cresceranno del 7,1% in massima parte per l’effetto-emigrazione. Si allungherà la vita, ma la popolazione europea crescerà più della nostra, mentre saremo sempre meno protagonisti delle nostre vite. Nel senso che affideremo le decisioni della nostra quotidianità agli altri che si sentiranno più bravi e preparati di noi. Un irritante ricorso storico che non può che ferire di nuovo il nostro amor proprio.
Dobbiamo riprenderci la nostra dignità, la nostra quotidianità e soprattutto il nostro futuro e delle nostre generazioni a venire. I reagenti esterni sono lo sfruttamento delle fonti di energia:vento,acqua,sole; il ritorno alla cultura contadina, all’agricoltura, all’allevamento, alla silvicoltura ma rigenerate con la cooperazione e la filiera commerciale. Una ri-umanizzazione della società, rendendo sia i nostri anziani sempre più longevi, che i giovani, responsabili della vita comunitaria. E allora, spersonalizziamo la vita amministrativa e collettivizziamo il governo della nostra comunità, applicando le forme di partecipazione popolare più democratiche possibili. C’è un Sindaco, c’è una Giunta ed un Consiglio, ma affianchiamoli con lo strumento mai decollato delle Consulte, formate ad hoc e volontariamente da cittadini , che lasciando i velleitarismi personali a casa, si mettono a disposizione per proporre, consigliare, aiutare. Di questa società che sta esasperando i toni dell’avidità, teniamoci il concetto di profitto, ma facciamolo diventare sociale, come teorizza il Nobel per l’Economia Amartya Sen, cioè spalmato sul benessere collettivo. In quanto se stiamo tutti bene, a nessuno verrà voglia di rompere gli schemi; non ci sarebbero organizzazioni violente e parassitarie come la camorra, la mafia ecc… Ma per realizzare questo sogno che è molto più vicino alla realtà del possibile che all’utopia, bisogna fare un passo indietro: riscoprire la semplicità volontaria. E noi siamo avvantaggiati in questo senso: riportare la vita a livelli più semplici diventa facile. Non abbiamo industrie da riqualificare o vite da cambiare. Bisogna solo interrompere questa affannosa ricerca della cultura replicante. Non dobbiamo diventare come quelli del Nord, ma esser noi stessi e pensare alla salute fisica e psicologica di tutti, più che al consumismo sfrenato.
Ecco che aprire al contributo volontario e al civismo delle persone, senza remunerazioni o prebende in cambio, diventa quasi obbligatorio. E allora costituiamo una Consulta per ogni ramo della nostra quotidianità e per ogni ciclo vitale:ad esempio quelle degli Anziani e dei Giovani; quella economica e quella sociale; quella ambientale e quella culturale. E così via. Ma senza la pretesa di sostituire gli Amministratori eletti, quanto aiutarli a trovare soluzioni di rilancio.
Nicola De Michele
SAN SALVATORE TELESINO
Quando la storia torna in scena
Il 19 giugno negli ambienti dell’abbazia benedettina di San Salvatore Telesino verrà inaugurato l´Antiquarium di Telesia per conservare i reperti di età sannita e romana che abbracciano un arco temporale che va dal sec. IV a.C. al sec. V d.C. Queste opere sono state riportate alla luce nel corso delle campagne di scavo effettuate nei decenni passati nell´area archeologica dell´antica Telesia, superba città sannitica e romana che ha dato avvio alla civiltà telesina. È un evento di notevole importanza per la cultura, per l´economia e, più in generale, per la visibilità del nostro comprensorio.
Telesia Antiquarium, realizzato con il patrocinio del Ministero ai Beni Culturali, è un evento fortemente voluto dall´Amministrazione Comunale, in modo particolare dall´assessorato alla Cultura. L´allestimento è stato curato dall´ufficio tecnico comunale in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica, e con la supervisione della dottoressa Maria Luisa Nava, Soprintendente Archeologico per le province di Salerno, Avellino, Caserta e Benevento. La locale Pro Loco si occuperà con scrupolo e competenza della promozione degli eventi collaterali e delle visite guidate che saranno organizzate, sia nei giorni dell´inaugurazione che nei mesi successivi. Tra la apprezzabili manifestazioni che faranno da contorno alla nascita dell´Antiquarium ci sarà un momento conviviale denominato per l´occasione “Mulsum et Crustulumm”, nel corso del quale si potranno degustare caratteristiche e particolari delizie della gastronomia romana, ancora vive
nelle nostre comunità.
È il nostro passato che ritorna con pacata discrezione, che ci invita a riappropriarci di un mondo che attraverso il passaggio delle generazioni continua a condizionare il nostro agire quotidiano senza che a volte, ce ne accorgiamo. La storia ci regala delle opportunità di sviluppo che dobbiamo imparare a cogliere senza indugi. Questo è uno di quei momenti!
La memoria storica dell´antica Telesia è anche un momento per autocelebrarsi e diventare un po´ più orgogliosi del nostro rispettabilissimo passato, in un momento storico come quello che stiamo vivendo ricco di mediocrità, pressapochismo, improvvisazione e, purtroppo, di difficoltà economiche. Partendo dai problemi, con caparbietà e volontà, si possono raccogliere sfide impegnative come questa, che la Pro Loco di San Salvatore Telesino è pronta a recepire per consentire ai nostri operatori economici, ai nostri giovani e, più in generale alla nostra comunità di crescere insieme alle proprie ricchezze culturali, ambientali ed eno-gastronomiche.
AGRITURISMO NEL SANNIO
“La Minarola”
La campagna che si estende tra Benevento e Pietrelcina è ricca di aziende agrituristiche.
Lungo la strada statale infatti sorgono ben nove agriturismi. Tra questi merita una menzione “La Minarola”, in contrada Ciofani, a poca distanza dall’agriturismo “La Morgia”. L’edificio, in pietra, è un’antica masseria, risalente al 1904, di proprietà della famiglia Saginario. Un tempo era usata come ricovero per le attrezzature agricole. Il nome pare derivi dalle “minarole”, feritoie usate in passato a difesa del sito.
Il menu è composto di prodotti tipici locali lavorati in azienda come salumi, uova, formaggi, carni, ortaggi e vino, ma il piatto forte della cucina aziendale è i “cavatelli agli aromi selvatici”, vera prelibatezza della casa.
Riguardo alla ricettività, “La Minarola” dispone di tre camere con servizi per un totale di otto posti letto. Le attività ricreative e culturali non mancano, infatti, oltre alla sala Tv, c’è un parco giochi per bambini, possibilità di fare trekking e osservazione naturalistica.
L’agriturismo “La Minarola” per la sua posizione geografica, tra Benevento e Pietrelcina, è un’ottima sosta e punto di ristoro per i pellegrini che si recano a visitare il luogo di nascita di Padre Pio.
Rosario Longo