
INTERVISTA CON GEeNNARO SANTAMARIA,
SEGRETARIO PROVINCIALE DELL'UDC
«Affidare ai privati la gestione dei rifiuti»
La mafia, diceva Giovanni Falcone, ha una memoria da elefante. Peccato che non ce l’abbiano anche gli italiani, quando debbono giudicare i comportamenti contradditori degli uomini che fanno politica.
Qualche settimana fa, abbiamo appreso che Paolo Berlusconi, editore de “Il Giornale” e fratello del più noto Silvio, è indagato dalla Procura di Milano, per ricettazione. Infatti, la vigilia di Natale 2005, avrebbe ricevuto ad Arcore, insieme al premier, come dono natalizio, da parte del titolare di un’azienda preposta ad effettuare intercettazioni telefoniche, la registrazione della telefonata, avvenuta nel luglio 2005, tra l’allora segretario dei Ds, Piero Fassino e il capo dell’Unipol, Giovanni Consorte. Il tutto sarebbe avvenuto alla presenza di un amico comune, che avrebbe estorto 300 mila euro a chi aveva effettuato la predetta registrazione. L’arresto dell’estorsore costituirebbe per il pm la prova della consegna del file, che sarebbe stato ascoltato dai due fratelli, prima che Il Giornale, il 31 dicembre di quell’anno, ne pubblicasse il contenuto, un pubblicazione ritenuta illegale, in quanto la Procura, ritenendo la registrazione irrilevante penalmente, non l’aveva fatta neanche trascrivere.
Lo strano è che Maurizio Belpietro, direttore de “Il Giornale” in quel periodo, oggi sia uno strenuo sostenitore della legge che limita fortemente le intercettazioni e sanziona editori e giornalisti che le dovessero pubblicare. Ancora di più appare strano il comportamento del Premier, che, mentre allora avrebbe ricavato un vantaggio politico, oggi vuole quella legge per evitare che altri si avvantaggino su lui, nel veder pubblicate le sue richieste illegali avanzate a persone indagate. Ma, il Premier, stanti i limiti posti ora da lui alle intercettazioni, non può correre il rischio neanche di essere “spiato” dalle Procure, a meno che non parli con qualche pezzo da 90 della malavita organizzata, attenzionato dalla Magistratura.
I cittadini, però, almeno quelli che gli danno il voto, non ricordano che egli cinque anni fa considerava imparziali i magistrati che intercettavano Consorte e “rossi” quelli che intercettavano il suo amico Fiorani, atteso che Consorte e Fiorani erano interessati alla scalata rispettivamente della Bnl e dell’Antonveneta; sanno solo che il Premier ora vuole difendere la privacy di tutti i cittadini, anche di quelli che non hanno timore di usare il telefono, perché, da persone oneste, non parlano con persone di malaffare, a loro volta intercettate, per realizzare qualcosa di illecito. Ma, probabilmente, buona parte di questi altri cittadini che vota Berlusconi e che paga le tasse non ricorda neanche che lui, da presidente del Consiglio, nel 2004, disse: “Se lo Stato mi chiede il 50% e passa di tasse è una richiesta scorretta e io mi sento moralmente autorizzato ad evadere, per quanto posso” (quella volta, mentre giornali e televisioni parlavano di questa sortita del premier, Bruno Vespa parlò dei “Mariti in affitto” con il cast di attori che aveva realizzato il film).
Questo invito all’evasione fiscale, ha determinato, nella manovra da 24 miliardi varata dal governo, quella che Mario Draghi, nell’assemblea della Banca d’Italia, ha definito macelleria sociale, smentendo, implicitamente, Berlusconi che aveva ritenuto equa la manovra. Eppure gli italiani continuano a preferirlo, anche se la coalizione che lo sostiene è legittimata da una “porcata” di legge elettorale e non da una maggioranza del 50% più un voto, come richiesto in una democrazia moderna. Evidentemente, siamo un paese di evasori, in cui gli unici a pagare le tasse fino all’ultimo centesimo sono i lavoratori dipendenti e i pensionati. Chissà come reagiranno gli evasori, se il governo predisporrà, come ha detto, il redditometro, un accertamento del tenore di vita, che Berlusconi and company ebbero a condannare quando il 18 aprile del ’98 fu varato dal governo Prodi, cosi come hanno condannato gli accertamenti di settore dell’ultimo governo Prodi, fatto cadere da Mastella.
Ma questo è anche il paese di chi condanna ciò che ha contribuito a determinare. La signora Sandra Lonardo Mastella, infatti, condanna “l’assistenzialismo dell’amministrazione Bassolino”, di cui l’Udeur ha fatto parte per dieci anni, creando, secondo i magistrati che accusano lei e il marito, una rete di clientele. Ora, subito dopo le elezioni regionali, è stata destinataria di una busta gialla, priva di timbro postale, contenente 5 proiettili, con una minacce di morte, per lei, per il marito, per Caldoro e per Cosentino. Siccome 5 anni fa, pure dopo che era stata eletta al Consiglio regionale (ma nel listino di Bassolino) fu necessario darle una scorta, perché destinarla della stessa minaccia, molto probabilmente la Regione dovrà anche adesso adottare le stesse misure, per preservare la sua incolumità.
Il marito, continuando forse a ritenere noiosa la vita di parlamentare europeo, continua a riproporsi come candidato sindaco di Benevento, anzi, a dire che, qualora il Pdl dovesse riscoprire i valori dell’unità al suo interno, egli, se invitato, non se la sentirebbe di dire di no. Il vice coordinatore del Pdl, Roberto Capezzone, gli ha però detto che, essendo stato eletto al Parlamento europeo nelle liste del Pdl, ha avuto quello che doveva avere.
A questo punto, siccome l’Udc è un alleato virtuale del centro destra, abbiamo voluto sentire come la pensa Gennaro Santamaria, il segretario provinciale di questo partito, anche se, il giorno dopo aver ottenuto la sua disponibilità, è apparsa sul Mattino una sua intervista, in cui la prima domanda era quella che noi volevamo porgli e che gli abbiamo posto.
Nell’ambito della coalizione, l’individuazione del candidato sindaco, è da ricercarsi solo tra Udeur e Pdl?
“Innanzitutto, è opportuno precisare”, ha ripetuto sic et simpliciter quanto dichiarato al Mattino, “che l’Udc, proprio per le scelte che ha fatto sul piano nazionale, non ha vincoli di coalizione, nel senso che noi non siamo, solo per il fatto di aver sottoscritto nelle scorse elezioni regionali un accordo di programma con il candidato Caldoro, rischierati all’interno del centro destra. Quindi non abbiamo un vincolo di coalizione da rispettare, vale a dire che siamo liberi di scegliere la collocazione che riterremo più giusta, per noi stessi e naturalmente, in primo luogo, per quelli che sono gli interessi della città.. Diciamo che verosimilmente noi potremmo, con più probabilità, ritrovarci in un eventuale accordo con i rappresentanti del centro destra; però sinceramente, per come si sviluppa il dibattito, non siamo assolutamente disponibili, in quanto riteniamo che, prima di individuare la persona che debba guidare una eventuale coalizione, bisogna discutere su di una idea condivisa per la città”.
Pensate allora di fare delle primarie tra i partiti del centro destra?
“No, credo di no. Ripeto: se dovessimo trovare un accordo su di un programma ben preciso, è evidente che, come altri rivendicano la possibilità di indicare un probabile candidato sindaco, questo vale anche per l’Udc, che ritiene di avere uomini e donne disponibili a fare una cosa del genere. Per la città di Benevento andrebbe fatto un ragionamento che verifichi innanzitutto se si può stare insieme e cosa si può fare insieme”.
Se, allora, l’Udc, al contrario dell’Udeur, non è collocato organicamente all’interno della coalizione di centro destra, in quale ottica deve essere visto il voto contrario espresso sul bilancio alla Provincia da Lucio Rubano, passato da poco al vostro partito (tenuto conto che la coordinatrice del Pdl, Nunzia De Girolamo, nell’intento di far sciogliere il Consiglio, un epilogo temuto anche dagli stessi consiglieri pidiellini come ebbe a far rilevare a suo tempo il segreterio dell’Udeur, Vittorio Fucci, aveva chiesto un voto coerente ai partiti che avevano concorso al successo di Caldoro)? Si potrebbe dire che il voto di Rubano poteva essere finalizzato a mantenere una posizione dualistica nei confronti di Maturo, un suo avversario di collegio, che, abbandonato il gruppo dell’Udeur, ha espresso voto favorevole?
“Sicuramente la scelta di Rubano oggi è frutto di una valutazione politica fatta all’interno del partito. Quindi non è assolutamente da inquadrare in un eventuale dualismo politico con il presidente del Consiglio provinciale. Rubano ha fatto un percorso politico-amministrativo: si è dissociato dalle file del Pdl, ha deciso di non decretare la fine dell’esperienza Cimitile quando era in una posizione di autonomia politica, avendo lasciato il Pdl. Successivamente, quando ha sposato le posizioni dell’Udc, ciò ha comportato una cessione di sovranità, da parte di Rubano, al partito su queste decisioni. Nello specifico, non essendo coinvolti organicamente in un progetto di governo nell’amministrazione provinciale, abbiamo valutato il bilancio. Quindi, non essendo stati messi nelle condizioni di concorrere, anche solo in minima parte, a determinare le proposte della maggioranza, abbiamo ritenuto di votare contro. L’Udc è libero nelle sue scelte: anche in sede nazionale, cosi come ha sostenuto alcune manovre di Berlusconi, è stato anche l’unico partito a votare contro il federalismo fiscale”.
E’ politico dire “se non mi dai l’assessore me ne vado dalla Campania”?
“Assolutamente no! Anzi, l’impostazione è completamente sbagliata. Si fa una scelta di questo genere solo se si è convinti che davvero l’adesione del Sannio al Molise possa costituire un elemento di maggiore possibilità di sviluppo. In passato, ho sostenuto questa causa, e la convinzione di sostenere questa causa nasce dal fatto che, in un sistema di competizione tra sistemi territoriali, le ragioni di una realtà come quella del Sannio e del Molise, potrebbero trovare maggiore possibilità di affermazione se fossero unite, anche perché il Sannio è molto meno integrato con la macroarea Campania”.
Nel Pdl, al Comune di Benevento, c’è guerra. Quattro consiglieri assumono iniziative separate rispetto al resto del gruppo che si riconosce in Nazzareno Orlando. Nello schieramento di opposizione, lei, tra Pdl da un lato e Udeur dall’altro, come si colloca?
“Devo dire che purtroppo la vicenda del Pdl di Benevento è comune a tutta l’esperienza della Pdl, così come è stata in parte per il Pd. Abbiamo sempre contestato questo tentativo, che è stato posto in essere per cercare di semplificare il quadro politico riducendolo a un bipartitismo, con il risultato di aver creato dei contenitori che non hanno nessuna coesione sul piano dell’identità, sul piano della condivisione della cultura di un sistema valoriale comune. Infatti determina delle difficoltà che si evidenziano sul territorio, sia per quanto riguarda il Pdl, sia per quanto riguarda il Pd. E’ chiaro che in questa diatriba, al Comune di Benevento, diventa difficile interloquire politicamente, perché appunto non c’è la capacità del gruppo dirigente della Pdl di fare sintesi”.
Si è discusso molto sull’aumento della Tarsu. L’attuale amministrazione cittadina dice che si è dovuta aumentare la tarsu per risanare i conti dell’Asia, perché i finanziamenti della precedente amministrazione (di cui faceva parte l’Udc) non sarebbero stati erogati nella giusta misura. Ma come viene gestita questa Asia che ha costi notevoli? Quanto costa l’acquisto di beni e servizi? Quanto costano il presidente e il cda?
“Prima di tutto, mi preme sottolineare che non è assolutamente vera la tesi secondo cui il maggiore prelievo fiscale di oggi sia attribuibile a costi del passato. E’ una tesi illegittima come impostazione, in quanto la legge dice chiaramente che la Tarsu deve essere commisurata al costo del servizio. Non è possibile che io possa prelevare, con la tassa del 2020, dei fondi che erano riferiti a costi riguardanti anni della cosiddetta gestione del centro destra. E’ assolutamente infondato. Cosa si vuole dire? Si vuole dire che prima si facevano bilanci non veritieri, ma evidentemente ciò è stato fatto anche dall’amministrazione del centro sinistra. Cioè si evitava di far apparire che tutto il costo del servizio veniva coperto con la tassa, per cui un’altra parte del costo veniva ripianata o coperta con varie alchimie di carattere finanziario e politico. E cioè: una volta ci si inventava l’aumento di capitale sociale, si assumeva come Comune un mutuo e si trasferiva il relativo importo all’Asia, la quale, assottigliando poi il capitale sociale, copriva di fatto, con i soldi del mutuo, la mancata copertura totale del costo del servizio per gli esercizi precedenti. Diciamo la verità: in passato, non sempre il costo del servizio è stato totalmente coperto dalla tassa prelevata. In questa circostanza, si è voluto fare un’operazione-verità, dicendo, così come la legge impone, che il costo deve essere coperto dalla tassa. Il problema però qual è? Che noi non abbiamo avuto, in questi anni, nella gestione di questo servizio, nessun recupero in termini di efficienza, di efficacia e di economicità. Cioè, non è mai stata fatta una operazione tendente a razionalizzare i costi, a ridurre una parte di essi, anzi mi pare che ci si è eccessivamente allargati. Per quello che ci riguarda, noi siamo convinti che questo tipo di servizio non dovrebbe essere gestito solo dalla mano pubblica. Questa è una tesi che noi portiamo avanti sul piano nazionale, in quanto riteniamo che molte di queste aziende, gestite a livello pubblico, soddisfino più esigenze di carattere politico che esigenze relative al servizio. Lei sa perfettamente che se noi affidassimo questo servizio a un privato, ci costerebbe al di sotto del 50% di quanto costa oggi, perché il privato ha la capacità di farlo con costi più ridotti e di scoprire ancora di più gli evasori. Noi portiamo avanti questa tesi perché siamo convinti che debbano essere eliminate molte di queste aziende pubbliche locali. Ma, se proprio non se ne può fare a meno, visto che nella maggior parte dei casi costituiscono solo un momento di spartizione per la politica, noi diciamo: mandiamo a fare gli amministratori di queste aziende o i dirigenti del Comune stesso, in modo tale che non paghiamo altri soldi per le indennità, oppure i consiglieri comunali, che non possono ricevere indennità, in modo tale che risparmiamo almeno sul costo della direzione politica”.
In passato ci siamo lamentati del fatto che Benevento e la provincia erano diventate “monnezzari” di tutta la regione. Poi Berlusconi ha mandato tutta la spazzatura di Napoli a Sant’Arcangelo Trimonte, senza che nessuno abbia protestato. Quella discarica, che ora riceve “monnezza” anche di altre province campane, è a rischio di frana. Del Basso De Caro ha detto che Caldoro, mentre trascura il Sannio, ha deciso di mandare altre 200 tonnellate di rifiuti al giorno in quella discarica. Come spiega questa situazione?
“Che ci dovrebbe essere senso di responsabilità e fare davvero ciò che compete a una classe dirigente. Dire che la vicenda rifiuti in Campania è veramente una vicenda vergognosa. Adesso, la nostra provincia continua ad essere la pattumiera della Campania. Infatti, io, in campagna elettorale, mi sono inventato anche uno slogan, secondo cui Sant’Arcangelo Trimonte vale quanto Napoli, per dire che questo piccolo comune non può essere usato come una pattumiera. Però, il senso di responsabilità ci deve portare a dire: smettiamola di fare lo scarica barili”.
Ma, con la provincializzazione dei rifiuti, decisa per decreto, è stato scaricato sull’ente Provincia, il costo dei 118 dipendenti dei tre consorzi, un costo che equivale, secondo i calcoli fatti dal presidente Cimitile, a 3 milioni di euro: 10 euro per ogni cittadino sannita. In più, la Provincia deve mettere in sicurezza la discarica di Sant’Arcangelo. Questa spesa perché deve sostenerla la Provincia, quando poi i rifiuti provengono da altre province campane?
“Assolutamente no! Su questo, noi dobbiamo fare battaglia, ma, ripeto, evitando di fare lo scarica barile e cercando di unirci, per difendere il nostro territorio, che, in questo modo, sicuramente viene calpestato, e per evitare che a pagare siano i nostri concittadini, sia sul piano della salute sia sul piano del costo finanziario dell’operazione”.
Parliamo un po’ del partito. La nostra impressione è che il risultato elettorale, il 7%, non sia, insomma, soddisfacente, in considerazione della numerose adesioni che l’Udc ha avuto nel periodo preelettorale. C’è stato un miglioramento solo rispetto alla regionali del 2005, quando l’Udc ebbe il 5,6%, e non rispetto alle politiche e alle europee Questi apporti non hanno influito?
“Non si può ragionare in questi termini. Innanzitutto, dobbiamo tener conto che i risultati elettorali devono essere equiparati nello stesso tipo di competizione, in quanto nelle elezioni politiche, essendo in numero minore le liste, si ha una visibilità maggiore che nelle amministrative, quando le liste sono in numero maggiore. Infatti, confrontando il 2005 con il 2010, si nota la crescita. Nel 2005 avevamo un deputato, 7 consiglieri al Comune di Benevento, oltre a 2 sindaci e 2 consiglieri provinciali. E’ chiaro che le aspettative, in linea di massima, potevano essere più ampie; però oggettivamente la consistenza della nostra forza è quella, in considerazione anche del fatto che noi non abbiamo nessuna postazione di pregio sul piano istituzionale. Lei pensi che le due maggiori postazioni di rilievo sono due: quella coperta da me al Comune di Benevento, come capogruppo di opposizione, e quella coperta da Rubano, al Consiglio provinciale. Non ci possiamo assolutamente paragonare alle altre forze politiche che hanno a disposizione anni di governo di questo territorio, parliamo dell’Udeur, o del Pdl e del Pd, che hanno rappresentanze straordinarie”.
Giuseppe Di Gioia
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