OSSERVATORIO
La politica deve aggregare
Il professor Tremonti (anche figlio di questa terra, per parte di madre - è quanto dire…) nel presentare la manovra economica, da buon docente ha dovuto sottolineare che l’Europa è ferma anche perché non ci sono culle né bare. Un modo crudo per dire che non nascono bambini ma non muoiono neanche i vecchi. Tremenda affermazione ma pura verità: anche se poi in quella manovra ci sono vittime (e che vittime!) di decurtazioni mastodontiche, rapimenti di strisce di stipendi dai magistrati, agli stessi parlamentari, dai partiti ai manager di tutte le entità “para e statali”. Resta il rammarico per quelle entità manageriali che nonostante il tracollo dell’azienda si liquidano fior di milioni di euro, così come, me lo si passi, i magistrati ed i liquidatori di società fallimentari e fallite, che spesso lasciano in mutande i creditori privilegiati, pur di acquisire allo statu economico il benefit. Ma queste sono solo delle piccole entità.
Ma come soleva dire i Principe è il totale che fa la somma. Ed allora se si chiedono sacrifici a tutti è bene che tutti partecipino ad alleviare le malandate casse erariali, dove voglio ricordarlo gli unici non evasori sono i lavoratori dipendenti che in busta paga pagano tutto lo scibile impositivo e… spesso non trovano “il netto giusto” per sottrazione mano altrui.
Ho voluto aprire con quella frase del ministro solo perché la politica spesso non è al passo con la realtà, con la statistica, con la matematica attuariale, perdendo di vista i dati che quelle branche spesso partoriscono non per il gusto di farlo, ma solo per esaltare la realtà. E’ mai possibile che alla fine quei numeri finiscono per incrementare solo i premi assicurativi dei rami vita ed rca?
Vorrei fare ora un piccolo passo indietro riguardo il pensiero espresso sul numero scorso sulla posizione di Gianfranco Fini. Ho scritto e lo ribadisco che è stato l’unico politico ad aver intuito il post muro di Berlino, è stato l’unico a non tener ferma la barra dell’MSI e poi di AN. Mentre tutti gli altri si appiattivano a destra e a sinistra su posizioni utopistiche è andato avanti, ha processato prima se stesso e poi le organizzazioni del suo partito. E’ l’unico allo stato a comprendere che la politica non è “un dato di fatto” ma un qualcosa in movimento, un progressivo cambiamento e che essa non può rimanere indietro all’evoluzione della società, della specie umana, e della sua intelligenza e delle sue esigenze. Ed è l’unico che a differenza di tutti ha detto qualcosa di sinistra e non sinistro, spiazzando il Pd, ma anche tutte le altre formazioni politiche che si dicono progressiste a parole ma rimangono conservatrici e restauratrici, avendo nostalgia (loro sì) del passato.
Forse Fini un errore di valutazione l’ha fatto con l’aggrupparsi nel Pdl. Forse qualche minuto in più sarebbe stato opportuno prenderselo. Ma rincorrevano le elezioni, correva il diktat del Cav. su annessioni e non alleanze ed allora quella scelta diventava obbligatoria per una vittoria del Pdl. E non mi va neanche di evidenziare, come è stato fatto, che in mancanza di una minoranza allo sbando la maggioranza “litiga”. Non credo siano litigi di poltrone o di potere, ma quelle problematiche messe in campo dal Presidente della Camera afferiscono alla sua evoluzione alla visione in movimento di una politica che non può appiattirsi sulle esternazioni del Cavaliere, sulle reiterate accuse alla Magistratura e che deve concretizzare il programma elettorale, quello sì.
Ribadisco che il Presidente della Camera sbaglia solo nella valutazione del “potere” della Lega. A Bossi ed ai verdi in generale preme il Federalismo: unica vera e sola battaglia della Padania. Una volta raggiunto quell’obiettivo vi sarà ampio spazio su quel versante che dovrà essere occupato da idee e fatti, poiché la Lega andrà ad esaurirsi se non saprà aggregare il “suo popolo” ad altre, ma meno importanti battaglie.
Mi preme in chiusura sottolineare che però il Pdl è uno e solo, che non è possibile fare passi indietro e tornare ad alleanze più o meno nazionali. Lo avevo detto e scritto più volte che i potenti aggregati sotto un’unica bandiera dovevano fare un passo indietro, dovevano mettersi in discussione anche per far largo ai giovani ed alle nuove idee. Che senso ha ripercorrere all’infinito sempre lo stesso ruolo. Che senso ha portare avanti sempre e solamente una battaglia personale, ricoprendo magari sempre e solamente la stessa figura di consigliere alla Rocca o a Palazzo Mosti. Una volta provata l’ebbrezza dello scanno da minoranza o maggioranza, altri e diversi dovrebbero essere gli obiettivi.
Non si può, come ha ben sottolineato un mio caro amico, rimanere per decenni nei banchi delle elementari. Se si ha capacità interpretativa della politica, dei suoi problemi, delle idee e delle proposte è bene che si guardi in alto e non già a coltivare un sempre più asfittico orticello di un potere che alla fine diventa arido ed improduttivo: la politica soprattutto sul territorio ha necessità di aggregare, di far partecipare idee e progetti, uomini o donne (par condicio) in una evoluzione della società che per questo sembra essere sorda ed avulsa dal partecipare all’amministrazione della cosa pubblica. E lasciatemi una chiosa per l’UDC: la sera prima va a “cena” con la minoranza a Palazzo Mosti, concorda una strategia comune e il giorno dopo la sentenza del TAR sulle quote rosa in giunta si “equidistanzia” ancora una volta: la margherita è scomparsa da tempo ma in via dei Mulini la si continua a defogliare.
Geppino Presta
E
SOLTANTO UNOPINIONE
A cura di
Pietro Di Lorenzo
Non è mai troppo tardi
Sarà forse troppo tardi, quando arriveranno i provvedimenti del Governo per far sopravvivere le imprese. E’ questa la convinzione che si fa strada nel mondo produttivo. Quando si parla dei temi dello sviluppo, purtroppo, non si calcola che c’è una distanza tra l’azione del legislatore e la sua normale applicazione pratica e visibilità dei risultati. Per non parlare poi degli effetti che le leggi hanno sull’economia e sul mercato. C’è poi il non trascurabile discorso dei sacrifici da sostenere in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo. Ad esempio, si è parlato tanto di ambiente, sicurezza e sostenibilità. Tutti d’accordo sui concetti generali, ma forse sono state varate norme che creano qualche imbarazzo. Pensate alle regole che vincolano i cantieri ed i luoghi di lavoro al rispetto di norme sulla sicurezza, che a volte, sono semplici dichiarazioni o atti che incidono sul costo del lavoro, ma non contribuiscono a migliorare effettivamente la salute e sicurezza degli addetti.
Oppure alle norme ambientali: tra qualche buona iniziativa troviamo quasi sempre carte e contratti con altri enti che aggravano sempre di più i costi delle imprese. Sono poi gli uffici periferici di aziende sanitarie o ispettorati a dettare la linea. Pensate che in alcune aree del casertano, e non solo, c’è attualmente la “moda dei piazzali”. Solerti funzionari si dicono pronti ad elevare multe salatissime, con risvolti anche penali, se gli imprenditori non raccolgono le “prime acque di pioggia”. Ciò perché nei piazzali antistanti i capannoni, dove sostano automezzi e veicoli, c’è il rischio che cada per terra dell’olio dal motore, bisogna assolutamente evitare di inquinare le falde. Ed ecco la soluzione: occorre realizzare dei pozzetti di raccolta delle prime acque pioggia e convogliarle in un impianto di depurazione. Ora immaginate i piazzali antistanti le officine meccaniche o le varie aziende in grandi capannoni con aree esterne scoperte. Fate un giro nel vostro paese e controllate bene se ognuno ha fatto il sistema di raccolta e relativo depuratore. Scherzo ovviamente!
Non scherzano invece i funzionari che ad ogni visita – ispezione elevano multe stratosferiche ed impegnano gli imprenditori a realizzare lavori ed opere costose e di qualche dubbia utilità pratica. Non si riesce a capire l’esigenza di depurare le “pericolose acque inquinanti” di un piccolo piazzale, dove girano semplicemente delle autovetture, mentre intere comunità scaricano, troppe volte senza depuratore, direttamente nei corsi d’acqua. E con i parcheggi come si regolano? Poi si sente sbandierare a destra e manca che vogliono salvaguardare le imprese ed incentivare chi produce! Agli enunciati, quindi, non corrisponde una vera politica di tutela del mondo del lavoro, che fonda sulla libertà di impresa le sue basi principali.
In tanti anni è venuta meno la capacità di emanare norme chiare, semplici e direttamente applicabili come quelle che servivano per la sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. Adesso si parla di cultura di impresa, si parla di creare scuole per gli imprenditori o altre discutibili iniziative. Non è mai troppo tardi. Ma forse il malato (cioè l’impresa) è già morto.
CATTIVI PENSIERI
“Voto e lealtà” dice il Pasquale
Se fosse Totò sarebbe da prendere a schiaffi il famoso Pasquale che tale non era.
“Voto e lealtà”, dice il nostro Pasquale al B. nazionale nell’Ufficio di presidenza del Pdl di oggi, martedì di primo calore. Voto e lealtà volendo ricordare a Pasquale, e agli altri che siedono grazie ai voti dei sanniti, che essi rispondono delle loro azioni a noi cittadini, direttamente e non al signor B. che fa e disfa come meglio gli compiace.
Dovremmo essere fieri di essere nati e residenti in una nazione dai luoghi stupendi, dal sole, dalle bellezze naturali, dai tanti monumenti che ci ricordano glorie più che maestose.
Ci ritroviamo in un guazzabuglio feroce, malversato, farraginoso, stridente dove tutto ci manca, non funziona e quel po’ che funziona lo si deve alle mani della politica che ancora non ci è arrivata. Sperando che non ci arrivi.
Attila del 2000, questi politici che più che il bene comune proteggono il bene del singolo. Non s’accorgono di quanto buffi siano, per essere parchi nelle bestemmie che ogni dì e a ogni piè sospinto dovremmo professare, come si dice, senza soluzione di continuità…
Ma la colpa non è la loro. Come diceva Gava (Castellammare di Stabia, 30 luglio 1930 – Roma, 8 agosto 2008) non siamo noi a essere bravi; sono gli altri a essere fessi!
E a noi, poveri mortali, ci tocca il meno peggio. Meno peggio che è sempre capace di dare martellate a questo Stato, alla cieca, solo distruggendo e nulla costruendo. Si salva solo il ponte sullo stretto di Messina, se e quando si farà, già capendo che è un affare non la costruzione in sé ma tutto quello che in giro ci gira, poltrone, poltroncine, strapuntini compresi.
E poi ci dobbiamo sorbire il professore di tasse che ci viene a fare pure la predica sulla grave situazione economica del paese.
Direttore, vuoi vedere che la colpa è mia e tua???
Felice Desgustato
SUCCESSO PER IL PROGETTO SUL MONITORAGGIO
DELLE STRADE URBANE REALIZZATO CON IL MARSEC
“Best Patrimoni Pubblici 2010”,
premiata la Provincia
È stato promosso da Forum PA e Terotec il premio “Best Practice Patrimoni Pubblici 2010”, con l’obiettivo di segnalare e valorizzare i progetti più innovativi promossi e sviluppati in partnership tra enti pubblici ed imprese private per la gestione e la valorizzazione dei patrimoni territoriali. La cerimonia di premiazione si è svolta a Roma nell’ambito del Salone nazionale “Forum P.A. 2010” alla presenza del Ministro alla Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, e della commissione giudicatrice composta da Carlo Mochi Sismondi, Presidente del Forum PA, di Giuseppe Di Pancrazio, Vice Presidente nazionale dell’Associazione Direttori generali Enti Locali, e della Dr.ssa Giovanna Serranò, Direttore responsabile di Facility Management Italia.
Il progetto sannita, presentato da Cimitile, è stato selezionato dall’apposita commissione di valutazione e mira a rilevare le sconnessioni e i pericoli stradali di tutto il territorio provinciale attraverso i dati satellitari e una stazione di rilevazione mobile formata da un veicolo provvisto di una sofisticata tecnologia targata Marsec e U.S.A. La “menzione speciale” assegnata alla Provincia di Benevento è scaturita dal fine promosso dal progetto, e cioè quello di stimolare lo studio, la sperimentazione e l’adozione di nuovi e più adeguati processi di “governance” dei patrimoni sanniti intesi come “risorse strategiche” per enti pubblici e aziende private.
L’obiettivo del sistema, tecnicamente assemblato dagli ingegneri del Marsec, è quello di ridurre il numero dei sinistri che, nel solo 2008, ammonta a un totale di 1.281, di cui 1.062 risarciti dall’ente con un impegno di spesa di circa un milione e mezzo di euro. La frequenza del monitoraggio, infatti, oltre a fungere da deterrente, consentirà alla Provincia di intervenire tempestivamente e senza effettuare sopralluoghi, risolvendo, quindi, il problema della mancanza di personale addetto alla sorveglianza esterna. I risultati di questo monitoraggio sono tradotti in indicatori, segnalazioni e immagini, tutti integrabili nel Catasto Strade della Provincia di Benevento. I dati sono poi integrati dalle immagini satellitari ricevute dal centro sannita che già le utilizza per l’aggiornamento cartografico a media e piccola scala. L’ingegnerizzazione del prototipo è stata coordinata da Pacifico Ciarlo, responsabile del laboratorio tecnologico del Marsec.
Antonino Caffo
antonino.caffo@hotmail.it