GIOVANNI DE VINCENZO A "2 NOTTI AL CASTELLO"

L’arte trova spazio ad Apice

Il 16 e 17 giugno si è svolta ad Apice Vecchia la decima edizione della tradizionale manifestazione "2 Notti al Castello". Anche quest’anno, al nutrito programma di spettacoli e di intrattenimento, si è unito l’appuntamento con la rassegna "Arte", curata da Antonio Frusciante, il noto artista di Apice docente del Liceo Artistico di Benevento. La rassegna artistica è stata preceduta da una conferenza stampa, tenutasi martedì 12 nel Castello di Apice, alla quale hanno presenziato il sindaco Luigi Bocchino, la presidente dell’Associazione Culturale il Castello Ida Albanese e il provveditore agli Studi Mario Pedicini. Nel corso della serata si è svolta la presentazione, a cura del prof. Annibale Laudato, del libro "La leggenda della Bella Dormiente del Sannio" della poetessa Licia Guida.
È quindi seguito un breve intervento dello scrivente, intervenuto quale critico d’arte, per presentare lo scultore Giovanni De Vincenzo, presente in sala accompagnato dagli artisti, suoi ex allievi, Giovanni Mancini e Antonio Brangi. De Vincenzo è nativo di Apice, dove nacque nel 1932. Dagli anni ’50 in poi si è affermato come uno dei maggiori scultori italiani viventi. La sua attività artistica si è unita a quella di docente, avendo insegnato nelle Accademie di Belle Arti di Napoli, Reggio Calabria e Frosinone. E il suo legame con il Sannio è ulteriormente consolidato proprio dalla sua attività docente, avendo formato molti degli artisti presenti oggi in provincia di Benevento.
Nel corso della presentazione lo scrivente ha lanciato l’idea di consentire al maestro De Vincenzo la realizzazione di una grande opera scultorea per Apice. Non un’opera da musealizzare, ma un grande monumento nel senso più classico del termine. Un’opera che segni con funzione totemica la nuova spazialità del comune di Apice, fisicamente scisso tra memoria e futuro in due borghi completamente separati. Un’opera che sia capace di risaldare, sul piano simbolico e dei significati psicologi condivisi, l’unitarietà della comunità apicese.
L’idea è stata accolta dal sindaco Luigi Bocchino che ha espresso il suo apprezzamento. Il nostro auspicio è che quindi l’ipotesi divenga al più presto realtà, per arricchire il territorio sannita, non solo quello apicese, di una importante opera d’arte.
Tornando alla manifestazione del 16 e 17, anche quest’anno il borgo di Apice Vecchia ha visto la partecipazione di numerosi studenti, del Liceo Artistico e del laboratorio d’arte del Liceo Classico Giannone, che hanno arricchito i vicoli e i muri del paese di numerosi affreschi, sculture e bassorilievi. Una sorta di museo all’aperto fatto di segni vivaci ed intensi, e che sono registrati nel prezioso catalogo che anche quest’anno è stato pubblicato dall’Associazione Il Castello. La presenza dei giovani artisti si è simpaticamente integrata nel gran movimento umano che, come ogni anno, ha intasato le strade di Apice Vecchia, per vivere una festa, fatta di musiche, danze e gastronomia, che ha un fascino davvero unico e straordinario.

Francesco Morante


PONTELANDOLFO

Si vive un periodo di attesa

L’approssimarsi della bella stagione che apporterà nuovi bollori all’atmosfera paesana, che si consumerà tra festeggiamenti vari, ritorni turistici per gli emigrati sparsi per il mondo e soprattutto aprirà le danze politiche per la prossima primavera, epoca in cui si celebreranno le elezioni amministrative. Nominativi che aleggeranno sulle teste degli ignari cittadini; si tracceranno disegni che poi saranno disfatti al bagliore sfumato dei caminetti invernali ed in tanti avvertiranno la vocazione a candidarsi: quanti sindaci ipotetici si proporranno e quante strategie e calcoli si faranno e tutto per occupare delle poltrone,che a giudicare da quanto sta avvenendo negli ultimi tempi, non sono poi così comode come si potevano immaginare e persino il prestigio che potrebbero esercitare agli occhi dei più non controbilancia il patrimonio di ansie e preoccupazioni che costano sia in termini politici,che personali oltre che economici.
Nel mentre le attese si consolidano in ogni dove: da un lato c’è chi si aspetta un valido e divertente programma dei festeggiamenti estivi conglobati nella più che trentennale "Settimana Folkloristica"; c’è anche chi si attende di riuscire a trovare le giuste intese e gli equilibri necessari a costruire una compagine amministrativa forte e coesa in grado di ribaltare l’attuale status.
D’altro canto c’è anche chi deve attendere i diversi giudizi a cui è stato chiamato a rispondere per effetto dell’attività amministrativa posta in essere. Come per esempio la vicenda delle cappelle al cimitero che ha subito un rinvio al 24 settembre, in quanto il Gup Marilisa Rinaldi, su richiesta del P.M. Giovanna Pacifico, ha disposto un supplemento di indagine a carico del Sindaco Palladino e degli assessori Griffini e G.De Michele, del segretario comunale Mirabella e del titolare di impresa Mitracos. Una vicenda che vede gravare sugli imputati le accuse di abuso d’ufficio, falso ideologico e turbativa d’asta in concorso.
Come si ricorderà il tutto prese avvio all’opposizione proposta dalla minoranza consiliare alla richiesta di archiviazione disposta dalla procura. La procedura giudiziaria rinfocolata dall’avv.Prozzo, sembra quasi un regolamento di conti in quanto al Sindaco ed al segretario comunale è stato anche contestato la limitazione all’accesso agli atti del Comune opposto ai consiglieri di minoranza con un preciso ordine, procurando anche un danno alla stessa minoranza che non ha potuto esercitare il controllo degli ormai "mitici" e misteriosi atti municipali.
Comunque l’intera vicenda oltre che a portare a queste conseguenze estreme, si è proposta agli occhi della gente anche per l’esercizio dell’azione popolare da parte del consigliere di minoranza, nonché consigliere provinciale Dr.Testa, che si è costituito parte civile in nome e per conto del Comune di Pontelandolfo.

Nicola De Michele


S.MARCO DEI CAVOTI Intervista con Costantini (FI)

"Le sfide insolute frustrano la democrazia"

Le rapide trasformazioni della società contemporanea, le forti sollecitazioni cui essa è sottoposta, il sorgere frequentissimo di problemi nuovi e mai affrontati, richiederebbe da parte del potere politico una grande rapidità decisionale, una grande efficacia ed efficienza, una grande trasparenza. E questo tanto più poiché oggi, nonostante le "mode" neoliberiste alla "deregulation", l’apparato di governo ha ancora un vasto campo di intervento nella vita sociale ed economica del paese.
È ormai accertato, sia nel mondo politico, sia in quello accademico, sia nell’opinione pubblica che il sistema italiano non soddisfa più le esigenze della società postindustriale, né quelle di una maggiore efficienza e rapidità, né quelle di trasparenza e controllabilità. Ciò nonostante le riforme istituzionali concrete, effettive sono lente a realizzarsi, incontrano forti resistenze politiche e corporative e raramente toccano difetti più profondi e gravi del sistema politico nazionale. Come può quest’ultimo recuperare la sua legittimità davanti ad una società civile estremamente frammentata, nella quale sempre maggiore importanza hanno gli interessi settoriali?
Ne parliamo con Donato Costantini, imprenditore, esponente di punta di Forza Italia e referente della Casa delle Libertà nelle elezioni politiche del 13 maggio.
Secondo un noto politologo, la crisi politica consiste nel fatto che il "vecchio muore ed il nuovo nasce". Per te cosa è che muore nel sistema politico italiano?
"Non muore il vecchio modo di far politica. Sotto il profilo delle effettività il sistema ha ancora delle ‘chances’. Muore la legittimità di una democrazia tendenzialmente consociativa, supergarantista e poco operativa. C’è l’esigenza di dare vita ad una nuova esperienza dei valori sociali veri. Anche la classe politica si rende conto di questa situazione ma non sono state create ancora le condizioni per un equilibrio che permetta la realizzazione di una nuova stagione istituzionale. Mi auguro che succeda con il governo Berlusconi…"
Il sistema democratico è una delle possibili modalità organizzative di una società la cui efficienza dipende dall’equilibrio interno tra consenso e dissenso. Vi è oggi un qualche squilibrio in merito?
"Sono in corso trasformazioni a livello elettorale che potranno avere notevoli ripercussioni sulla vita politica. Ciò nonostante finora non si sono verificati grossi squilibri. L’astensionismo è ancora un fenomeno non preoccupante. Però siamo già in un contesto di fuoruscita del regime in auge fino al 13 maggio."
La base di ogni società è un certo orgoglio di obbedire. Quando questo orgoglio non esiste più, la società crolla. L’italiano è orgoglioso di obbedire ai suoi governanti?
"La qualità dei governanti non invoglia all’obbedienza e la società italiana è talmente "anarchica" da non poter essere considerata una nazione dotata di un comune senso di appartenenza. Oggi, generalmente si privilegia il momento del dissenso rispetto a quello del sostegno, pure se un certo livello di disordine, che comunque non favorisce l’obbedienza, è fisiologico."
Il tuo partito, Forza Italia, sostiene l’esigenza di rendere il sistema più negoziale e meno dogmatico. Questa impostazione non porta a ragionare sostanzialmente in termini di risultati e non di fini?
"I risultati sono anche dei fini ed i fini devono avere anche dei risultati. Siamo di fronte ad un problema di equilibri. Non è possibile proporsi sempre dei fini impraticabili perché significherebbe, comunque, non ottenere dei risultati. È necessario trasferire nella realtà una parte delle nostre finalità. Un fine massimizzato ed esagerato costituisce un pericolo per il sistema che viene messo di fronte ad un traguardo irraggiungibile e a delle aspettative crescenti. Le sfide insolute frustrano la democrazia rischiando di farla crollare. È dunque indispensabile ottenere qualche risultato."
Forza Italia, se non erriamo, ritiene che l’asse dei partiti si sia spostato dalla società civile alle istituzioni, venendo così a creare una statalizzazione surrettizia. Sembra quasi che questi stiano diventando interlocutori della società e non più una sua espressione. Che ne pensi?
"Il partito svolge funzioni ascendenti in quanto esprime orientamenti che vengono dal basso e funzioni discendenti in quanto partecipa alla fase decisionale. Si presenta, dunque, come un’entità bifronte e con compiti di trasmissione. L’elemento patologico e distorsivo è l’occupazione della società politica per il tramite della quale il partito poi occupa la società civile. Si tratta di una circostanza peculiarmente italiana, dovuta alle debolezze delle istituzioni governative e rappresentative. Non si è dato sufficiente potere all’esecutivo e, pertanto, si è dovuto ridimensionare anche il potere della rappresentanza per consentire al primo di realizzare almeno prestazioni minime. Essendo deboli le controparti dei partiti, sono state entrambe invase."
Quali riforme, in concreto, potrebbero incidere sulla dinamica sociale?
"Quale che sia la direzione del cambiamento ci saranno sempre degli effetti. Le riforme vagheggiate da Berlusconi ritengo potrebbero incidere notevolmente sul tessuto civile. Vi sarebbe una ripresa del ruolo della capacità e dell’efficienza, una migliore suddivisione del lavoro, una più accorta distribuzione delle pertinenze, ridimensionando in modo fisiologico il ruolo dei partiti. Si potrebbe reimmettere nel circuito una serie di risorse e di energie che ancora oggi rimangono ai margini. Spero che ci si arrivi per iniziativa della nuova dirigenza politica. È utile costituire nuovi equilibri che permettano scenari di rinnovamento senza, però, che l’emergenza delle forze nuove avvenga in un quadro non adeguatamente regolato e canalizzato."
S.Marco avrà un sindaco "azzurro" alle prossime amministrative?
"Me lo auguro!!! I voti ci sono e c’è soprattutto un largo consenso che sale dai diversi strati della popolazione. Spetta a noi custodirlo in questo lasso di tempo che ci separa dal confronto elettorale…!!!…"

Antonio Perrotta

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