CEPPALONI
- CONCORSO "IL PRESEPE IN FAMIGLIA"
Premiati
i vincitori
Con la
cerimonia di premiazione, presso la Sala Consiliare, si è concluso
a Ceppaloni il concorso "Il Presepe in famiglia" organizzzato
dalla Pro Loco con il patrocinio dellAmministrazione Comunale.
Ai primi tre posti, aggiudicandosi rispettivamente 130 euro, 80 euro
e 60 euro, si sono classificati nellordine Flavio Mastella,
Antonio Scudiero ed Angelina Lucia Iasiello.
Nel valutare i cinquanta lavori partecipanti a questa VI edizione,
la commissione giudicatrice (Vincenzo Di Pinto, Gerardo Farese e Giuseppe
Iasiello) ha tenuto presente la scenografia, loriginalità,
la cura dei particolari, leffetto cromatico, i materiali usati
e lespressività emotiva e religiosa.
Sempre in base a tali criteri, la commissione ha assegnato coppe e
targhe ai seguenti concorrenti: Angela Fantasia, Claudio Maselli,
Giovanna Parente, Giocondo Mignone, Maria Angela Pignatiello, Andrea
Farese.
Le segnalazioni di merito sono andate a Giuseppe Rosa, a Carmen Lizza,
ad Antonio e Giannicola Rossi, mentre i ragazzi fino a 12 anni hanno
ricevuto premi a sorpresa e tutti gli altri concorrenti un diploma
di partecipazione con medaglia ricordo.
Nel corso della serata il Presidente della Pro Loco Nicola Rosa si
è soffermato sulle finalità de "Il Presepe in Famiglia".
Invece Vincenzo Di Pinto ha spiegato come e perché questo annuale
appuntamento con la religiosità popolare riscuote la generale
simpatia dellintera comunità ceppalonese, ancora una
volta impegnata nella salvaguardia dei valori tradizionali.
Vincenzo
Maio
PAUPISI
- COLLOCATE LE OPERE DI SARA CANCELLIERI
La
Passione di Cristo
Sono state
posate nella parrocchia Santa Maria del Bosco le nuove rappresentazioni
delle quattordici stazioni della Passione di Cristo. Nuove immagini
(olio su tela), dipinte da Sara Cancellieri, artista che per la chiesa
paupisana oltre a questi nuovi arrivi ha dipinto: le meravigliose
vetrate, dove una linea essenziale e semplice ha dato un risultato
intenso nel ciclo della vita di Maria; in più raffinata è
la realizzazione della vetrata rappresentante la Scala di Giacobbe.
La chiesa si divide così immaginariamente in due sezioni verticali:
sul matroneo la vita dellImmacolata Vergine Maria, dove si disegna
la linea attraverso la luce nellazzurro mistico del manto della
Madonna; mentre sulle pareti laterali dellunica navata, il fedele
si trova ad essere coinvolto spiritualmente nella drammaticità
della Via Crucis, volutamente sottolineata dallartista con il
colore rosso. Cancellieri ha dipinto anche un quadro di Gesù
della Misericordia e la cupola, questultima pitturata insieme
a Rosanna Avenia.
Lidea originaria circa la scelta del colore e del disegno sorge
proprio dalla volontà dellartista di non nascondere nulla
al fedele, di trasmettere emozione e lasciare che questa emerga dal
proprio intimo. Nellultima stazione, che raffigura la resurrezione,
decade la tragicità della morte delluomo per lasciar
posto a Cristo così come è nel cuore dei cristiani:
Pura Luce!
Grande soddisfazione da parte del parroco don Raffaele Pettenuzzo
per lottimo lavoro svolto e per come è stata rappresentata:
"quel colore rosso sangue come sfondo -spiega don Raffaele- che
vuole proprio significare il dolore e la sofferenza di Nostro Signore
Gesù Cristo. Essa segna il succedersi delle "stazioni",
momenti di sosta per contemplare le tappe del cammino straziante e
salvifico di Gesù verso il luogo dove avrebbe offerto il sacrificio
della propria vita."
Antonio
Iesce
SOLOPACA
- AL MEG (MUSEO ENO GASTRONOMICO)
IV
edizione "Filo dolio"
Si è
tenuta lo scorso 17 dicembre, nei locali del Meg (Museo Eno Gastronomico)
di Solopaca, la quarta edizione della manifestazione "Filo dolio",
gara e degustazione dellolio nuovo, alla quale hanno partecipato
35 produttori di olio extravergine, davanti ad una giuria composta
da 9 degustatori appartenenti allUmao (Unione Mediterranea Assaggiatori
Oli), una associazione nata proprio per la tutela e la promozione
dellolio extravergine doliva, che è il vero protagonista
della cucina mediterranea e della cosiddetta "dieta mediterranea".
"In questi ultimi anni si va sempre più diffondendo la
professionalità dei produttori di olio doliva -ci ha
detto la signora Franca Colandrea, assaggiatrice iscritta allUmao-
e pertanto si è resa anche necessaria unadeguata tutela
del prodotto, proprio attraverso il riconoscimento di assaggiatori
dolio riconosciuti e competenti, i quali rappresentano, come
già accade nel mercato dei vini, una garanzia del rispetto
delle tipicità e delle normative".
Alla manifestazione erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Solopaca
Pompilio Forgione, il Direttore marketing del Meg Giovanni Pacifico,
la Presidente della Pro-loco Alessandra Salomone, il Presidente regionale
Coldiretti Gennaro Masiello, il Presidente proviciale della Cia Aurelio
Grasso e il Presidente dellUmao Paola Fioravanti.
G.B.
BUONALBERGO
- POESIE DI MARIO FELICIANO
Versi
nel cassetto
Sì,
è vero, sono molti coloro che conservano nel cassetto racconti,
diari e poesie; è altrettanto vero che non sempre gli scritti
abbiano qualità e pregi letterari degni di essere portati alla
luce.
Al contrario, le poesie di Mario Feliciano, raccolte e tenute nascoste
per una vita intera, meritano di lasciare il loro nido per volare
nelluniverso infinito dei poeti. I suoi versi, ricchi dimmaginazione
e di pathos, di sentimenti veri e profondi, di immagini meravigliose
e di pensieri elevati, vivono e si sviluppano in maniera libera e
senza fronzoli, mettendo in luce al tempo stesso uno stile armonico
e musicale che evidenzia in pieno il suo genio poetico.
E di tanto il nostro ha avuto ampi riconoscimenti da autorevoli critici
che gli hanno tributato plauso ed apprezzamento, anche attraverso
lattribuzione di prestigiosi premi letterari.
Allora perché tanta riservatezza verso il suo mondo poetico?
Egli sa che ogni critico serio, per comprendere e valutare correttamente
lopera di un poeta, deve necessariamente partire da una "base
di fatto", ovvero deve conoscere "lo stato psicologico dellautore,
come venne formato dai suoi tempi, dalla famiglia, dalle circostanze
della sua vita, dal suo ingegno, dal suo carattere." (Francesco
De Sanctis)
Col suo riserbo, in verità, egli cerca di conservare soltanto
per sé i sentimenti più intimi espressi appunto nelle
liriche, specchio fedele della sua anima e del suo cuore.
Amore e morte, infatti, sono i due "fantasmi" leopardiani
che maggiormente dominano la sua mente, che si intrecciano e scorrono
fra le sue dita nel lento, implacabile fluire del tempo.
Il tempo gli ha portato via unamica nel "fiore della giovinezza",
gli occhi di fuoco duna zingara, i capelli corvini di una bella
fanciulla, le gambe dalabastro di una ballerina: rimembranze,
nientaltro che ricordi che egli affida ad una rondinella e ad
un aquilone.
"Vecchio tempo/ non ti rimpiango" sussurra ed anche se il
suo passo diviene "più grave e stanco" egli continua
a custodire in sé "dolci pensieri/ mai confidati".
Ma cè lombra di una persona che annienta la luce
di tutte le altre, Carmen, sua moglie, la donna nata per la sua "gioia
eterna" e che il poeta amerà finché vivrà.
Certo, non sono mancati piccoli fantasmi pronti a risvegliare "i
sentimenti/ assopiti dal dolore" che hanno scatenato in lui "un
brivido", "un pazzo desiderio"; ma il tutto si è
sciolto nella consapevolezza di un "amore impossibile" che
si infrange nella realtà, al pari di "un miraggio, unillusione";
come un sogno spezzato "da un raggio di sole"; come "fantasmi
allucinanti/ duna assurda fantasia".
Nellordinare le sue liriche, Feliciano non ha usato il criterio
cronologico, ma ha seguito una sua personale scala di valori, al culmine
della quale egli ha posto gli affetti, legati in maniera esclusiva
ai suoi familiari. Il suo canto, perciò, attinge le corde più
vibranti del cuore e le sue ali lo portano a volare fra i rami di
"un altro sole", in un mondo nel quale continua ad accarezzare
la "testina bionda" del figlio, a godere la bellezza della
moglie.
Gli affetti, tuttavia, sono pieni di malinconia perché rivissuti,
per la maggior parte, nel momento estremo delladdio, mentre
il poeta cerca inutilmente di "girare indietro/ la ruota del
tempo". Sono attimi che racchiudono in sé tutta una vita
fatta di sorrisi, di carezze, di amorevolezza, dei quali non resta
altro che il ricordo velato dal rimpianto di non poter più
sentire le parole affettuose della madre, godere lo sguardo dolce
e sereno del padre, rifare i giochi con la sorella, rifugiarsi nel
letto del nonno, ascoltare le fiabe raccontate dalla zia.
Anche la casa, la vecchia abitazione della famiglia, è ormai
pēriva di "affetto e di amore", vuota; in essa restano soltanto
i sogni di un fanciullo felice, adagiati sul primo scalino della vita.
Smisurato, poi, è il suo amore per la propria Terra, Buonalbergo,
"arroccata ad un monte/ come presepe", nata sui "ruderi"
di Cluvia e del castello di Boemondo. Anche qui il silenzio del tempo
assale lanimo del poeta, appena scosso dal suono delle campane
che si "perde lontano/ laggiù nella valle"; anche
qui il rimpianto della fanciullezza ritorna nella visione di una chiesetta
di campagna e nella "luce di petrolio" di un vecchio lampione.
Altro elemento forte della sua poesia è la grande umanità
che tutta si estrinseca nella lotta ideale in difesa dei poveri, degli
oppressi e degli sfruttati. E questo uno dei motivi conduttori
della sua esistenza e che metaforicamente ritroviamo in un suo racconto,
scritto addirittura nel 1950. Il protagonista di questo racconto è
Vespariello, "un asino bianco a macchie grigie, dalla faccia
patita e gli occhi tristi"; il suo padrone lo utilizza per aiutare
i "cavalli deboli e vecchi" a superare una breve, ma forte
salita.
Vespariello, così, diventa il simbolo di coloro che sacrificano
la propria esistenza per sostenere gli esseri più miseri e
derelitti, tirando la carretta degli altri senza mai protestare, senza
mai reagire agli abusi e alle frustate. Alfonso, il suo padrone, appare
invece come una figura emblematica del destino che fa degli uomini
i suoi schiavi, sfruttandoli "magnificamente", "di
notte e di giorno".
E questo suo cuore grande e sensibile sanguina nel vedere il fantasma
di un giovane drogato oppure quello di un povero che tende la mano.
La poesia di Mario Feliciano, dunque, appartiene al novecento, ma
pur essendo moderna si distanzia e si differenzia dallarte "impressionistica
e frammentaria", dallarte "cerebralistica" e
dallarte "irrazionale e surrealistica", delle quali
parla Giuseppe Villaroel, e conserva nel suo modo nuovo di esprimersi
la classicità dei contenuti, facendo prevalere il cuore sullintelligenza,
trattando argomenti universali quali la morte, lamore, gli affetti,
la natura ed il proprio borgo natio.
La sua potrebbe essere definita una poesia crepuscolare, ma non è
oscurata dal grigio tipico del crepuscolo ed appare più vicina
ad alcune liriche di Leopardi (A Silvia, Aspasia, Amore e morte, ecc.),
piuttosto che a quelle del Corazzini o del Gozzano; anche se lui,
come il Corazzini, non ama sentirsi chiamare poeta e arrossisce nel
confessare le sue gioie e le sue amarezze; anche se, come i poeti
crepuscolari, stilisticamente rinuncia "al tono <alto>
della poesia per adottare una parlata più dimessa, più
vicina al normale eloquio quotidiano" (Michele L. Straniero).
Nei suoi versi, però non vè ombra di pessimismo;
cè, piuttosto, una rassegnata consapevolezza della ineluttabilità
della morte, in tutto simile a quella di Pietro Paolo Parzanese, poeta
arianese dellottocento molto amato ed ammirato dal nostro, che
in alcune liriche popolari ha della morte un pensiero "pacato
e consolato" (Michele Tondo).
Fra ricordi autobiografici, memorie storiche, descrizioni incantevoli
della natura, con vago lirismo romantico, quindi, il suo pensiero
s innalza "al cielo/ turchino/ vagando
" e come
nuvola attraversa "monti e valli" per destare ovunque "sogni
e speranze".
Intanto il sole tramonta
e noi due camminiamo insieme sulla
"Strada del Lombardo" mentre scende la sera e la vecchiaia,
"nemica delluomo", ci accompagna per quella via che
"conduce alla pace".
Antonio
Scocca