CALCIO

Il Benevento
riparte dal Sora

Da dimenticare l’ultima gara del 2003, così come quella dell’ultima del girone di andata. Due sconfitte: inopinata la prima, da suicidio la seconda.
Quella contro la capolista è stata una vera e propria debacle dove igiocatori ed il nuovo allenatore ce l’hanno messa tutta per complicarsi la vita. Giustificati, dalla mancanza di conoscenza diretta, gli errori, tra l’altro non grossolani, ma solo di valutazione del nuovo Corrado Benedetti, per il poco tempo avuto a disposizione ed anche perché poi non aveva visto giocare gli atleti a sua disposizione.
Da suicidio invece il comportamento in gara dei giocatori che vanno dal marchiano errore sull’unica rete della gara, agli svarioni sotto la rete avversaria di alcuni giocatori e, ciliegina sulla torta, l’errore dal dischetto di Molino. Ma quelle due gare vanno in archivio non fosse altro perché alla prima di ritorno la squadra si è ritrovata cambiata per i quattro undicesimi con gli innesti dei nuovi acquisti. E contro il Sora il Benevento è tornato a vincere anche se non a convincere del tutto.
Voria, Riccio, Vanin e poi anche Marini (per quella manciata di minuti impiegato in campo) hanno dato il loro apporto nei due reparti nevralgici della squadra. Voria pare un "gigante" dell’area, mentre Riccio a fianco di Menolascina e Bruno si fa valere nell’interdizione e nelle ripartenze.
Per Vanin un discorso a parte. Il giocatore nei primi minuti è apparso impacciato, poi man mano è venuto fuori anche su imput di capitan Colletto che giostrava dalle sue parti.
Ed è stato poi proprio dal piede del "Ronaldo" giallorosso che è giunta la palla al bacio per Molino e la prima rete.
Un Benevento quindi che è apparso contro i ciociari più squadra, più compatta in quei reparti che tanto hanno fatto penare tutti nel girone di andata.
La riscossa del campionato è partita con il piede giusto. Più di una volta è stato scritto e detto che il campionato inizia con il girone di ritorno, e soprattutto con la campagna di riparazione di gennaio.
Per il Benevento pare che le previsioni siano state rispettate.
Al Sora sono state rifilate due reti, al S.Colomba. Al Sora sono state rifiliate due vittorie e sei punti Un bottino niente male. Ma bisognerà continuare con vittorie al S.Colomba e tentativi di portare a casa i tre punti anche in trasferta se si vorrà recuperare il terreno perduto.
I giallorossi sono a sei punti dal Lanciano, quinta squadra in campionato ed ultimo posto utile per i play off. Non sono tanti, ma neanche pochi. Ma le possibilità di agganciare quella zona sono molte visto che, Acireale a parte, tra l’altro squadra non irresistibile, ma comunque rivelazione di questa prima parte del campionato, le altre sono alla portata dei giallorossi, Catanzaro compreso.
Ed allora il via: si riparte dal Sora, con la speranza, e qualche certezza in più, che sia tutt’altra musica di quella del girone d’andata.

Pregi
giuseppe.presta3@tin.it


DENTRO E FUORI IL S.COLOMBA

A cura di Massimiliano Micco

Ma questo Benevento
quando decolla?

Mezzo campionato se n’è andato e pare anche i sogni di grandezza.
Il Benevento, malgrado gli sforzi economici elevatissimi sostenuti dal Presidente Spatola, proprio non riesce a decollare.
Si sa che l’obbiettivo principale per lo Sporting era ed è quello di arrivare quantomeno ai play off e poi giocarsi la carta del "o la va o la spacca."
Fino ad oggi a parte qualche piccolo (o grande, a seconda dei punti di vista) neo nella gestione della Società, nulla o quasi si può imputare a Spatola il quale crede ed è fermamente convinto nella ripresa della squadra. Dice che ha comprato tutto quello che c’era da comprare per allestire una delle migliori compagini della Serie C1 e sotto certi aspetti è anche vero. Ma forse non basta.
Infatti ci sono i giocatori, ma non c’è la squadra. Probabilmente l’errore più marchiano commesso dal Patron è stato quello di non aver cacciato subito Di Costanzo il quale, ben si sapeva, era attaccatissimo alla moneta e non si sarebbe mai dimesso di sua spontanea volontà.
Alla fine è stato egualmente esonerato ma chi ci ha rimesso è stato proprio il Benevento se è vero, come è vero, che ora si ritrova in una posizione di classifica davvero deficitaria.
Se dovesse continuare a non fare punti in casa, saremmo sull’orlo del fallimento. Ed allora perché non cacciarlo prima? Perché gli è stato consentito di tirare avanti quasi mezzo campionato e poi egualmente dismetterlo?
Tanto, diceva la buonanima di mio nonno: "Chi è nato ciuccio, non muore cavallo".
Certo forse è ancora troppo presto per cantare il De Profundis e ci… conviene aspettare.
Ed allora non ci resta che fare egualmente gli auguri di un pronto riscatto alla squadra, al Presidente Spatola (che non si avvilisca troppo) ed anche al nuovo mister ma con l’intesa di usare il pugno forte con i giocatori che si dimostrano lavativi o rompi…spogliatoio. Se è il caso mandateli a casa ed a minimo di stipendio.
Eh, già, perché il tifoso beneventano non è più disposto ad essere pigliato per i fondelli.
A buon intenditore…


MENS SANA IN CORPORE SANO

La violenza nello sport

La violenza è diventata una piaga drammatica della nostra società, fino al punto di essere ormai definita una società intrinsecamente violenta. La conseguenza più terribile di tale situazione è il pericolo di assumerla come scontata, di farci l’abitudine, di considerarla inevitabile e rinunciare a combatterla.
Negli ultimi tempi la violenza ha investito in forme preoccupanti anche lo sport, il quale, per quanto costituisca un’attività pacifica per sua natura, è inevitabilmente figlio e per molti versi specchio dei suoi tempi.
Le manifestazioni di spettacolo sportivo sono naturalmente quelle più esposte ai rischi della violenza, anzitutto il calcio che rappresenta lo spettacolo di massa per eccellenza. Basta a tal proposito ricordare gli ultimi episodi di violenza che hanno fatto rabbrividire i "veri sportivi", per non parlare poi degli scontri tra tifosi che domenicalmente si verificano sui campi da gioco a partire dalla serie A per finire ai campionati dilettanti.
È diventato ormai doveroso da parte degli organi competenti prendere in esame il problema, proponendosi di sollecitare maggiormente ed attuare iniziative tendenti a stroncare gli aspetti più incivili e pericolosi del fenomeno in atto e nello stesso tempo favorire una inversione di tendenza del costume sportivo del paese.
Pur essendo consapevole che la violenza nello sport non può essere spiegata né combattuta in termini soltanto sportivi, ritengo tuttavia che il mondo dello sport nel suo complesso debba compiere responsabilmente ogni sforzo per individuare le cause interne del fenomeno e per eliminarle al fine di rendere sempre più qualificato ed efficace il contributo che lo sport può e deve dare al miglioramento della società.
Tra gli elementi che influenzano negativamente il civile e sereno svolgimento degli spettacoli sportivi e che determinano lo scatenarsi di episodi di violenza sono, senza dubbio, da annoverare certe forme esasperate ed incontrollate di organizzazione del tifo, facenti capo ad alcuni club di sostenitori affinché siano superate certe forme di strumentalizzazione e nello stesso tempo fare in modo che cessino nei confronti di tali club forme di finanziamento non finalizzate ad una sana partecipazione e alle manifestazioni sportive.
Ritengo, inoltre, necessario che le stesse società sportive garantiscano e controllino sotto la propria responsabilità, il rispetto delle norme sull’accesso agli impianti sportivi e sul comportamento degli spettatori durante le gare dando avvio ad un processo di nuovo tipo nell’ambito della promozionalità verso lo spettacolo sportivo e dei rapporti con gli spettatori, non preoccupandosi soltanto della loro affluenza numerica ma anche di salvaguardare il carattere di festa delle manifestazioni
È una posizione che merita di essere sottolineata perché spesso gli sportivi sono tentati di sfuggire alle loro responsabilità, limitandosi a deprecare la cattiva influenza che i mali della società esercitano sullo sport. Faccio presente, inoltre, che non è violenza soltanto quella del tifoso che lancia un petardo, ma anche quella di un giocatore che in campo si atteggia a divo e a prima donna, che aggredisce l’avversario, che si ribella con atteggiamenti provocatori all’arbitro. È violenza anche l’esasperazione dei motivi psicologici che alimentano lo spettacolo sportivo come pure il non instaurare rapporti chiari basati sulla responsabilità con le organizzazioni di tifosi dalle quali parte spesso la scintilla della violenza.
Comunque molteplici e di varia natura sono gli interventi che a questo fine dovrebbero essere utilmente realizzati, oltre a quelli menzionati. Utilissime potrebbero essere le attuazioni di iniziative editoriali ed audiovisive a carattere informativo ed educativo sugli aspetti tecnici e regolamentari delle varie discipline da diffondere tra i cittadini e particolarmente tra gli spettatori, sia in occasione delle manifestazioni sportive e sia attraverso la radio e la televisione; l’organizzazione d’incontri tra le squadre, i tecnici, i dirigenti e le masse giovanili per instaurare più diretti amichevoli rapporti e per promuovere una più competente comprensione e una più serena critica allo spettacolo sportivo. Penso, infine, che una costante opera di sensibilizzazione e di educazione deve essere svolta soprattutto tra i giovani, nelle scuole, nelle società sportive, affinché fin da ora contrastino le spinte alla violenza cui sono continuamente esposti e perché si formi da essi una generazione di cittadini con una più profonda e solida coscienza, fondata sul rispetto vicendevole, sulla tolleranza e sulla solidarietà.
In tal ordine di idee, sono ancora gli insegnanti della scuola e gli operatori sportivi ad essere interpellati per primi. E mi sembra superfluo ricordare che tale opera non riguarda certamente il solo sport, ma la vita delle persone in tutte le sue espressioni.

Fiorenzo Rivellini

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

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