PONTELANDOLFO
Un
Natale pieno di gioie e dolori
e la Storia e la stessa
Uno
strano titolo quello scelto per sintetizzare gli avvenimenti natalizi
in terra pontelandolfese. Non numerosi i fatti, ma certamente importanti.
E se da un lato non hanno consegnato parte della Giunta Municipale alla
completa serenità che ognuno si augura possa trovare in queste
occasioni, dallaltra vi è stato chi ha voluto onorare la
storia brigantesca dei nostri luoghi.
La richiesta di rinvio a giudizio per il sindaco e due assessori della
Giunta Municipale di Pontelandolfo avanzata dal PM Iannella ha certamente
turbato laria di festa. Le accuse mosse sono abbastanza pesanti:
abuso di ufficio, falso ideologico e turbativa dasta in concorso.
Sono coinvolti anche il segretario comunale e il titolare dellimpresa
che ha realizzato la ristrutturazione e il completamento del Cimitero.
Sono cose che dispiacciono da un punto di vista umano, ma questa è
la politica. Del resto chi intende assumersi le responsabilità
del governo civico mette in bilancio anche queste circostanze, ancorché
animato di buoni propositi e di una certa autostima. Ma il presupposto
dellinfallibilità esiste solo nellinfinito e nella
potenza di Dio. Anche se scontato e retorico, il concetto che lerrore
appartiene allumanità potrebbe essere calzante per questa
circostanza.
Una vicenda che ha preso le mosse della denuncia di 4 consiglieri di
minoranza che si erano opposti alla richiesta di archiviazione della
procura, per il tramite dellavv. R.Prozzo. Uno scontro legale
che ad una prima lettura appare interessante, visti i difensori nominati
negli avvocati De Longis Junior e Del Basso De Caro. Ma al di là
della cronaca e lungi da noi, atteggiamenti di mera speculazione politica
e personalistica, siamo tentati da una riflessione costante: latteggiamento
dilatorio, opportunistico e alla lunga perdente, di una maggioranza
che osteggia laccesso agli atti da parte della minoranza, non
fa altro che armare e dare maggiore convinzione allopposizione.
Tutti sanno che ogni medaglia ha il suo rovescio, pertanto se si inaspriscono
gli animi si arriva ad una lotta sanguinosa.
Non entriamo nel merito delle ragioni o dei torti: per questo ricorriamo
alla frase fatta, che è compito della magistratura appurare le
verità e fare giustizia. Questo pugno forte mostrato dalla maggioranza,
è in realtà segno di debolezza e di grande insicurezza.
Come più volte abbiamo tentato di suggerire tra le righe del
nostro giornale, questa chiusura nei confronti della minoranza è
sintomo di paura che si amplifica ogniqualvolta scattano provvedimenti
come quello riferito. Governare da soli non sempre paga. Un accesso
meno vincolato, più in linea con le esigenze dellopposizione
significherebbe provare la certezza di un buon governo, la legalità
dei provvedimenti e trasparenza elevata ai massimi livelli. Ci auguriamo
che tutto possa risolversi nel migliore dei modi e soprattutto che tali
episodi possano far ripensare sugli atteggiamenti restrittivi e conflittuali.
Comunque le festività natalizie sono state supportate da un bellissimo
effetto scenografico: la piazza ben illuminata con lampadine bianche
e lo stesso scenario della natività posto sotto i piedi del monumento
alla Madonna della Pace (non è un caso che sia stata collocata
in quel luogo) e gli alberi del viale illuminati in serie come le strade
americane, in omaggio alla gemellata comunità USA, hanno ridato
il senso al Natale.
Le manifestazioni organizzate dalla Pro-Loco, le consuete novene con
la consegna dei calendari del GTF Ri Ualanegli, che tra laltro
ha rinnovato il consueto Pranzo degli Anziani il giorno della Befana
e che questanno celebra il 25° anniversario della nuova forma
sociale, hanno dato smalto e trainato un paese sempre più votato
alla pigrizia sociale. A proposito, il sodalizio pontelandolfese è
in procinto di raggiungere Stoccarda in Germania, per rappresentare
il Sannio e lItalia in una grossa manifestazione patrocinata dallEPT
di Benevento.
E la storia? Ci onora sempre quando qualcuno si interessa alla nostra
storia. È il caso del religioso e professore Davide Fernando
Panella che ha pubblicato "Brigante in terra nostra" e nel
quale saggio ha voluto riscrivere i fatti darmi dellagosto
1861, sulla scorta di ricerche personali condotte presso la nostra comunità.
Ebbene lopera mette in rilievo come la strage fosse causata più
dalle conseguenze che dallincendio o dallintervento piemontese.
Una numerazione certosina: 74 furono i defunti iscritti nei libri ecclesiastici
dal 15 agosto al 15 settembre di quel fatidico 1861. Come dire: Non
nova, sed nove = Non cose nuove, ma in modo nuovo per la nostra comunità.
La storia scritta nei libri è sempre quella dei vincitori, mentre
la tradizione orale, quella ereditata dagli avi ha sempre avuto una
chiave di lettura diversa. Quel che resta, comunque sono i fatti: una
comunità inerme passata per le armi era scritto nel destino,
se è vero come è vero, che per una serie di circostanze
dimostrate, la reazione dei soldati savoiardi non rispecchiava gli ordini
ricevuti: ritardi di comunicazioni, malinterpretazioni e quantaltro
costarono la vita di 17 anime innocenti che pagarono col loro sangue
un tributo pesante alla storia dItalia. Di queste persone, 13
furono vittime in quel 14 di agosto, mentre altre 4 lo erano già
state il precedente 7 di agosto.
17 vittime civili che reclamavano giustizia, una riabilitazione storica
già tentata nel lontano 1974 dallallora sindaco Perugini.
Oggi a distanza di 26 anni, visto anche il continuo interesse dimostrato
per quei fatti in ogni dove, sarebbe auspicabile un convinto ritorno
in argomento, anche perché lattuale Presidente della Repubblica
C.A.Ciampi si sta dimostrando il vero presidente di tutti gli italiani:
gli va ascritto il merito di aver rilanciato lorgoglio nazionale,
la riscoperta dellitalianità ed è molto sensibile
agli accadimenti della storia. È unidea che è anche
unaspirazione: la ricerca di unassoluzione che lanimo
del vero pontelandolfese ha sempre conservato. È lora della
riappacificazione con la storia dItalia.
Nicola
De Michele
TORRECUSO
Esiste
solo la "Misericordia"
Limpegno
per gli anziani, nella nostra provincia, continua a mostrare carenze
e zone dombra.
Le insoddisfacenti risposte al problema appaiono particolarmente gravi
se si considera che spesso sono il frutto di incuria e di inerzia. I
finanziamenti regionali, in molti casi non mancano, magari si tratta
di fondi esigui, ma ci sono.
Eppure le amministrazioni locali denotano a volte scarsa sensibilità
e poca consapevolezza dei rimedi disponibili. Negli ultimi due anni
sono stati stanziati per Benevento e provincia solo qualche centinaio
di milioni, niente di più. Cifre misere rispetto ai miliardi
che traboccano da bilanci e programmi delle varie amministrazioni. Ma
quei pochi miliardi rimangono accantonati per anni nelle casse regionali,
senza che nessuno se ne curi.
Lo scandalo sta nel fatto che quei soldi sarebbero destinati agli interventi
a sostegno della terza età, quella fascia anagrafica nella quale
è compresa quasi un terzo della popolazione sannita.
Alcune leggi regionali specifiche prevedono stanziamenti a favore delle
amministrazioni comunali che intendono avviare progetti per lassistenza
agli anziani: assistenza domiciliare, vacanze, centri di accoglienza.
I Comuni che intendono farne richiesta debbono effettuare unindagine
conoscitiva, attrezzare una consulta comunale ed elaborare il piano
di intervento. Purtroppo nel Sannio non tutti i Comuni hanno fatto richiesta
di finanziamenti. Manca, a livello locale, la sensibilità di
approntare piani per la terza età, una delle emergenze sociali
dei prossimi anni.
Nel caso specifico di Torrecuso lo scorso anno ha ottenuto solo qualche
milione, cifre irrisorie rispetto alle esigenze della popolazione. E
mentre i fondi pubblici rimangono inutilizzati il volontariato, in particolare
la "Misericordia di Torrecuso" fanno da soli, fondano le loro
iniziative di assistenza sui pochi fondi raccolti tra benefattori e
cittadini comuni. Eppure il Comune di Torrecuso ha nominato una "consulta
per gli anziani" e per questo non dovrebbe essere complicato ottenere
cospicui finanziamenti: è necessaria una delibera in consiglio
comunale e lassunzione dellonere da parte del Comune. Molto
spesso, come successo in altri Comuni, alla richiesta presentata alla
Regione non fanno seguito i necessari adempimenti e alla fine il progetto
presentato viene respinto perché non idoneo. Va comunque detto
che due anni fa alcuni consiglieri comunali nominati nella consulta
effettuarono un monitoraggio sugli anziani, ma non sulle patologie di
cui erano affetti, ma linefficiente organizzazione ed in alcuni
casi il netto rifiuto di molti anziani non hanno mai fatto decollare
alcun progetto.
La "Misericordia" di Torrecuso rappresenta una delle organizzazioni
presenti in provincia che più si muove nellambito del sociale.
Una massiccia schiera di volontari che dirige i propri sforzi su diversi
settori: dallemarginazione sociale, alle famiglie disgregate,
agli anziani, allassistenza dei disabili, fino ad arrivare a coprire
alle carenze del nostro sistema ospedaliero. A fare tutto questo dovrebbe
provvedere il Comune o le strutture pubbliche, ma questo quasi mai accade
proprio perché la materia è affidata a persone che non
sempre sono in grado di stipulare convenzioni con cooperative di professionisti
del settore assistenziale. La "Misericordia" sta svolgendo
da anni un ruolo ormai insostituibile con difficoltà economiche
consistenti, con pochi fondi a disposizione e con una storia alle spalle
di tribolati rapporti con enti pubblici e cittadini comuni. Sono ormai
decine le persone che prestano la loro opera per rendere la "Misericordia"
più efficiente e più umana: gente di ogni età e
di ogni condizione sociale, studenti, pensionati, impiegati, operai,
professionisti. Hanno lavorato tantissimo in questi anni ed hanno ricevuto
molto in termini di riconoscimento per la loro disponibilità
e professionalità, tanto che oggi il risultato e ampiamente positivo.
Il volontariato è una, o forse lunica, delle espressioni
più originali e più belle di Torrecuso.
La "Misericordia", come abbiamo già detto, non è
tuttavia unisola felice esente da contrasti e da problemi. Uno
di questi sta nellorganizzazione del lavoro gratuito: il volontariato,
senza mezzi e con il tempo limitato a disposizione, non può intervenire
efficacemente quando si inserisce in situazioni disastrose, più
volte sono stati impiegati in operazioni di soccorso nei Balcani; oppure
si sente mortificato per un non adeguato sfruttamento delle sue competenze
professionali. Abbiamo osservato, infatti, che alcune organizzazioni
cattoliche avendo alle spalle grandi disponibilità finanziarie,
possono più concretamente operare e compensare lopera dei
loro membri almeno con rimborso spese. A questo punto il discorso diventa
più vasto. Dovrebbe essere il Governo ad intervenire per dare
al volontariato una legge per definire il campo dazione e per
evitare casi di sfruttamento del lavoro o di sovrapposizione di competenze.
Per quanto incredibile, la cultura dellindividualismo e del tornaconto
ha prodotto in Italia oltre cinque milioni di volontari. La stima è
approssimativa perché il loro numero e sempre fluttuante ma anche
perché in mancanza di leggi specifiche non è facile orientarsi
nel mondo variamente organizzato del volontariato. Sicuramente però
un mondo in espansione che raccoglie le migliori energie per potenziare
un servizio che si fa sempre più prezioso.
Carmine
Pannella
PADULI
"Arte"
e "Spiritualità"
allInsegna del Terzo Millennio
I
Frati Francescani del Convento "S.Maria di Loreto" di Paduli
hanno salutato il terzo Millennio allinsegna dellarte, ospitando
tra le "sacre mura" un concerto della Polifonica Sannita diretta
da Padre Antonio Pirozzolo ed una mostra di pittura. Quattro i giovani
artisti sanniti che hanno esposto le loro opere. E così nel mentre
allinterno della chiesa vibranti melodie musicali si levavano
al cielo, magico appariva lapproccio con la soffusa poeticità
della pittura nel contiguo chiostro. Allincirca una sessantina
le opere presentate al pubblico, tra oli, tempere, acquerelli, su supporti
anche di carta vetro e ceramica. Interessanti i trapassi cromatici che
lartista Maria Botticelli ha saputo realizzare su irreali squarci
di sintetizzate realtà. La Botticelli, che vive ed opera a Paduli
è anche esperta di grafica pubblicitaria.
Molto belli i ritratti della pittrice Rosalba Panella, frutto di un
sapiente compromesso dello stile pittorico rinascimentale e di quello
barocco. La Panella, che risiede a Castepoto, ha saputo elaborare un
personale linguaggio figurativo, carico di emotività e di disinvolti
richiami a grandi artisti del passato. Le opere esposte hanno "narrato"
la realtà delle cose, in maniera lineare, senza particolari eccentricità,
ma hanno cristallizzato nelle loro raffigurazioni una sorta di infaticabile
propensione alla ricerca della spiritualità della vita, nei suoi
mille rivoli.
I nudi e gli scorci paesaggistici di Carmela Grillo, proveniente da
Telese, sono la dimostrazione che larte resta soprattutto lespressione
elaborata del proprio Io. E come ama ammettere la stessa artista: "Faccio
della mia mente palestra di studio delle emozioni, delle espressioni,
dei sentimenti, dei moti dellanima che si riflettono nei miei
quadri".
Ma suggestive, emozionanti, pervase da un velato senso di tristezza
restano le opere di Giuseppe Caruso. Lartista, che vive ed opera
a San Giorgio del Sannio, trasla la sua attività anche a Milano.
È architetto, docente di disegno e storia dellarte e maestro
di design, Grisaille e Trompe lOeil. I suoi dipinti spaziano dai
nudi agli scorci paesaggistici ed a tematiche che di volta in volta
esprimono con paventata sicurezza le tensioni o gli amori che irretiscono
la sua anima. Uno dei suoi quadri più belli "la mareggiata"
denota una profonda sensibilità cromatica, ma anche la forza
e la coerenza necessari per affrontare gli oscuri labirinti dellinconscio.
Le tecniche e gli stili sono le più svariate e permettono allartista
immediatezza di creazione ma anche riflessione e ricerca concettuale.
La mostra che si è svolta dal 2 al 6 gennaio grazie allimpegno
dei francescani di Paduli, ha fatto emergere artisti ai quali auguriamo
approdi sempre più raffinati ed importanti. Ad maiora.
Patrizia
Bravi
SAN
MARCO DEI CAVOTI
"Insieme
e Possibile"
Schietto,
rilevatore, coraggioso, coerente, veritiero. Questi gli aggettivi che
si sommano nella mente mentre si susseguono le scene del "musical"
proposto dagli alunni dellI.T.C. di S.Marco, con repliche a scansione
giornaliera, dal titolo "Insieme è possibile" di suor
Maria Lacquaniti. La scuola abbandona gli spazi, spesso angusti, delle
aule per calarsi nella società per offrire il suo contributo
di conoscenza e formazione ma anche per unire le risorse intellettuali
alla realtà effettuale perché diventi materia di studio
ed emulazione.
Con tono severo ed accorato ma allo stesso tempo battagliero e deciso,
il "musical", attraverso lesaltazione delle note musicali,
affronta il problema dei "mali" della società e suggerisce
gli strumenti per combatterli, ripudiando retorica e luoghi comuni per
incidere positivamente sulle coscienze in formazione dei giovani. Con
la regia della prof.ssa Lucia De Sciscio, la collaborazione dei professori
Sandra Spadafora ed Aldo Leopardi, coordinati dal professore Antonio
Gentile, lI.T.C. propone annualmente interessanti progetti insiti
nel piano dellofferta formativa, concedendo ampio spazio a quelli
che contemplano un contatto diretto con lutenza per seguire insieme
una traccia che conduce prorompentemente nelleducazione morale.
A quale obiettivo, dunque, la scuola mira? Non crediamo più alla
formazione del cittadino modello, formato nel dominante interesse collettivo,
pronto a sacrificarsi per lo Stato, come volevano i reggitori dellantica
Sparta ed i loro moderni epigoni di destra e di sinistra. Crediamo piuttosto
che la scuola debba favorire, volgendolo al meglio, lo sviluppo individuale
del giovane, che dia alla collettività lapporto cosciente
di una personalità matura ed arricchisca di propri valori la
vita associata. Abbiamo sperimentato abbastanza il vuoto che si nasconde
dietro le retoriche facciate del collettivismo. Vorremmo, perciò,
che la società fosse costruita per luomo, kantianamente
considerato come fine e non come mezzo dellintervento educativo.
Il "musical" proposto dagli allievi dellI.T.C. indica
con forza lavvio a maturazione delle doti originali dei giovani,
operando sul registro delle vocazioni, della fantasia, della libertà,
e coltivando linclinazione alla vita di gruppo ed il senso di
appartenenza ad una comunità in cui vivano da protagonisti uguaglianza,
solidarietà e senso civico. Sono questi due momenti distinti,
ma non necessariamente contrastanti, che leducazione deve riuscire
a conciliare nella formazione di una personalità equilibrata.
Rinnovare continuamente la scuola perché i giovani esprimano
il meglio di sé; ricostruire il paese facendo leva sulle qualità
degli uomini che lo compongono.
Secondo questo programma, una chiara impronta morale è il principale
"valore aggiunto" che leducazione deve apportare alla
generazione montante. I sammarchesi, i fortorini, gli italiani possiedono
solide virtù: laboriosi, ingegnosi, fedeli alla famiglia. Ma
varcati i confini di questultima o la cerchia dei loro diretti
interessi, spesso il loro rispetto dei valori collettivi subisce una
brusca mutazione: quando si tratta della cosa pubblica, prevalgono in
molti lo scetticismo, il relativo, quasi che lantica dottrina
della doppia verità riviva sotto forma di doppia morale. È
questo il vizio che ha dato origine a gran parte delle nostre ricorrenti
bancarotte nazionali, da Caporetto, all8 settembre, a tangentopoli.
Per guarire questa piaga la scuola può molto. I ragazzi del "musical"
lo hanno indicato non solo nella maggiore conoscenza del "sapere",
ma soprattutto educando ai principi dellamore, della verità,
della solidarietà. Nelletà scolastica il giovane
acquista gli standard di giudizio che lo guideranno nella vita. Quando
laula scolastica insegna a guardarsi dal compagno che "ruba"
la penna, ma a sorridere della destrezza di chi copia il compito; quando
il docente mobilita la scolaresca mandandola in piazza in difesa dei
propri interessi corporativi, avviene nei giovani una definitiva inversione
della scala naturale dei valori. Al primo posto, dunque, tra le funzioni
della scuola va collocata leducazione morale. È questo,
non altro, il principale apporto che essa deve recare alla personalità
dei giovani, dei ragazzi, degli scolari.
Si sa bene che non servono a questo scopo i precetti o le ammonizioni.
Lesempio, molto più che non la parola, si imprime nellanimo
del fanciullo. Sarà, quindi, anche il comportamento del docente
il fattore determinante di una ben riuscita formazione etica. Lentusiasmo
di questultimo per la sua materia, la sua fede nei valori che
è chiamato a trasmettere, la sua convinta adesione alla serietà
della sua missione, la sua quotidiana diligenza, costituiranno le basi
essenziali di unazione educativa volta a trasfondere negli allievi
i princìpi di un codice morale. Ed i ragazzi dellI.T.C.
hanno dimostrato, attraverso la finzione teatrale, di aver assimilato
le regole di questo codice gridandole con forza ad integrazione di un
patrimonio educativo vissuto e sviluppato nel corso degli anni. Non
tutto, però, dipende dallinsegnante. Intorno a lui agiscono
altre forze: i colleghi, lamministrazione, lo stesso edificio
scolastico con la sua immagine, la sua tradizione, la sua capacità
di accogliere
Aggiungiamo che limportanza data alla scuola dalla famiglia, dallopinione
pubblica, dalle istituzioni politiche, influisce direttamente sui suoi
risultati, incidendo in quella sfera morale che abbiamo detto dover
costituire un suo prevalente obiettivo. Il "musical" ha, in
buona sostanza, indicato tre obiettivi: la centralità delluomo,
il primato della morale, la ricerca del sapere quale strumento irrinunciabile
per poterle conquistare. Sono i cardini di un sistema del quale il "musical"
ha cercato di definire le articolazioni.
Antonio
Perrotta
ALLA
RICERCA DELLE NOSTRE RADICI
Lo
stemma di Buonalbergo
"La
Terra di Buonalbergo, che fa per arma un Castello con due Leoni rampanti
in campo azzurro
"
Così Tommaso Vitale descriveva lo stemma di Buonalbergo nella
sua Storia della Regia Città di Ariano, nel 1794.
Il suo è forse uno dei pochi, se non lunico documento cui
rifarsi per individuare lemblema storico del nostro paese e per
confrontarlo con quello attuale. Sebbene nel testo citato non si abbia
alcun riferimento circa le fonti, non può essere messa in discussione
lattendibilità del Vitale, da tutti riconosciuto come vera
autorità per quanto riguarda la storia dei paesi allora appartenenti
alla diocesi di Ariano. Tuttavia lo Statuto di Buonalbergo, approvato
nel 1991, allart. 3 così recita: Il Comune di Buonalbergo
ha come suo segno distintivo lo stemma riproducente una torre merlata
con due leoni rampanti, sormontato da una corona.
Appare subito evidente la differenza fra le due diciture, laddove il
Vitale parla di un Castello in campo azzurro e lo Statuto che parla
invece di una torre merlata e di una corona che sormonta lo stemma.
Restano senza contrasto soltanto i due leoni rampanti.
La prossima revisione dello Statuto, resa necessaria per adeguarlo alle
leggi intervenute dopo la sua approvazione ed in particolare al Testo
Unico delle leggi sullordinamento degli enti locali pubblicato
nel mese di settembre, mi ha spinto a fare una non facile indagine per
cercare di chiarire, per quanto possibile, il motivo di questa divergenza.
Poiché, allo stato, non risultano reperibili documenti ufficiali
anteriori al diciottesimo secolo, ho pensato di rifarmi alle arme che
usavano le famiglie nobili nel periodo nel quale è sorta la nuova
Buonalbergo: la prima casa, infatti, fu costruita in questo oppido nel
1525, da Nicola Perrelli.
Nel 1528 troviamo feudatario di Buonalbergo Innico de Guevara, al quale
successe il nipote Francesco e poi la figlia Ippolita; in seguito però
il feudo fu posto in vendita dai creditori del defunto Innico ed acquistato
per ducati 17.000 da Diana della Tolfa nel 1558.
Diana era vedova di Giovan Battista Spinelli, principe di S.Giorgio
la Montagna.
"Non vè dubbio alcuno che la chiarissima famiglia
della Tolfa non sia listessa che la Frangipane, la qual famiglia
quanto sia in Roma antichissima è noto a ciascuno
Larme
che usano di fare è unaltra torre dargento in campo
azzurro, volendo credo dinotare per la Torre la Signoria che hanno avuto
della Tolfa, e per questo non usano di far le antiche insegne Frangipane".
(Scocca-Feliciano: Storia di Buonalbergo).
A Diana della Tolfa successe nel 1576 il figlio Pirro (o Pier) Giovanni
Spinelli, che conservò il feudo fino alla sua morte, avvenuta
nel 1596.
Allepoca Buonalbergo "non possedeva né boschi né
selve né alberi cedui per far pascolare le loro greggi per cui
i suoi cittadini non avevano altro territorio se non nella difesa della
corte marchesale di Casalbore". (Cocozza: I Caracciolo e
).
In quel periodo feudatari di Casalbore erano i Caracciolo e precisamente
quel ramo della famiglia individuato come Pisquizi o del Leone, il cui
stemma era: bandato doro, leone rampante dazzurro con coda
rivolta in dentro e linguato (Gnolfo: Storia di Casalbore).
Il primo feudatario dei Caracciolo fu Nicola che nel 1478 era stato
nominato "regio doganiere della dogana di Foggia"; nel 1493,
alla sua morte, il feudo fu ereditato dai figli Giovan Battista e Bartolomeo.
Verso la metà del 1500 signore di Casalbore si trovava ad essere
un nipote del defunto Bartolomeo, Giovan Battista che dalla moglie Lucrezia
Pignatelli di Monteleone ebbe il figlio Marcello.
Il 27 novembre 1569 Marcello Caracciolo fu insignito del titolo di Marchese
di Casalbore, da Filippo II.
Intanto il giovane signore di Buonalbergo cercava moglie: quale migliore
occasione per accasarsi con una donzella di nobile stirpe ed eliminare
nel contempo le lunghe questioni di confine che travagliavano da sempre
gli abitanti dei due paesi vicini? Un matrimonio contratto con una discendente
della famiglia Caracciolo di Casalbore avrebbe raggiunto facilmente
entrambi i bersagli; fu così che Pirro Giovanni Spinelli sposò
Lucrezia Caracciolo, probabilmente figlia, ma senzaltro parente
di Marcello Caracciolo.
Questo matrimonio, in verità, compì il miracolo sperato.
Invero il 21 febbraio 1585 Pirro Giovanni Spinelli e Marcello Caracciolo
(per interessamento di amici comuni, afferma il Cocozza, ma forse ancor
più perché divenuti affini) decisero di dare la pace ai
due paesi e far cessare così le questioni di confine e di esercizio
degli usi civici tra Casalbore e Buonalbergo che spesso degeneravano
"in episodi di violenza e di sangue ed in interminabili faide"
che investivano oltre lintera cittadinanza, anche i suoi feudatari.
Certamente, umanamente vorrei dire, Pirro Giovanni doveva adorare sia
la madre principessa, sia la sua nobile signora e per tramite loro i
casati dei signori della Tolfa, del principato di S.Giorgio la Montagna
e del marchesato di Casalbore, ai quali era legato per motivi di discendenza,
i primi, e per motivi di gratitudine, laltro. Come tramandare
ai posteri questo suo profondo affetto, questo suo grande amore?
Non poteva esserci cosa più duratura, più simbolicamente
valida, che immortalare in uno stemma, il suo stemma, gli emblemi delle
famiglie dei della Tolfa, degli Spinelli e dei Caracciolo del Leone.
Ecco quindi nascere lo stemma del feudo di Buonalbergo, nella seconda
metà del 1500 proprio nel momento in cui "sul ripido monte
S.Silvestro, bagnato dal torrente Montechiodo", oltre alla prima
casa cominciavano a sorgere gli altri palazzi che ancora oggi sopravvivono
(Palazzo De Ioannecto, Angelini ed altri).
Nuovo paese, nuovo stemma!
Ecco, allora, che la dicitura usata dallo Statuto è quella che
maggiormente si avvicina alla verità storica; in effetti lo stemma
di Buonalbergo è nato dallamore di Pirro Giovanni Spinelli
e doveva rappresentare: Unalta Torre merlata in campo azzurro
dellarma dei "della Tolfa" e due leoni rampanti linguati
ricavati dallarma di Marcello Caracciolo del Leone, "Marchese
di Casa è lAlbero", il tutto sormontato dalla Corona
dei Principi di S.Giorgio la Montagna.
Perché, dunque, il Vitale parla di Castello?
Evidentemente egli realizzò una sineddoche che lo portò
a individuare nella torre lantico castello medioevale che ancora
nel presente può ritenersi un simbolo di Buonalbergo. Oggi del
Castello, "edificato sopra uneminente roccia, che sorge a
picco per oltre cento metri su di un torrente precipitoso e profondo"
non rimane che qualche pietra, alla quale tuttavia resta collegata la
memoria di personaggi storici di grande rilievo, primo fra tutti Boemondo
da Buonalbergo, figlio di Roberto il Guiscardo, eroe della I Crociata
e Principe di Antiochia.
Antonio
Scocca
MORCONE
Il
Presepe nel Presepe
Le
celebrazioni per il presepe il 3 gennaio 2001 non hanno deluso le attese.
Allalba una pioggia fitta sveglia Morcone. Non è di buon
auspicio. Durante la mattinata esce il sole. Nel pomeriggio non piove.
Alle ore 15,30 gli ambienti nel centro storico saprono al pubblico.
Ci si muove con disagio per le scale e nei vicoli stretti. Sono ambienti
antichissimi, ricavati nella pietra viva. Scarpellieri, fabbri, commercianti,
tessitori, pastori e soldati interpretano i personaggi. Fermano agli
occhi degli ospiti nel giusto risalto lavvenimento.
La rappresentazione si ripete il 3 gennaio dogni anno. Morcone
ha la disposizione degli elementi architettonici come un presepe. Per
il clima clemente questanno non ha nevicato. La neve è
un elemento caratteristico per lo spettacolo. Il paese si può
raggiungere durante linverno senza catene.
Alle ore 19,00 si chiudono gli ambienti. Alle ore 20,00 inizia la rievocazione
della natività oltre la porta di S.Marco. Il tempo è clemente.
I visitatori utilizzano lampia radura. I riflettori silluminano.
Su un asinello, tirato da S.Giuseppe, la madonna raggiunge la posizione
nella capanna. Nasce il bambino. Per consuetudine di Morcone interpreta
il bambino lultimo nato di questa comunità.
È una rappresentazione vera con ambienti e personaggi. I re magi
cavalcano fino alla capanna. I pastori dalla porta di S.Marco e da sopra
"la prece" con le fiaccole si recano alla capanna.
La prece? una montagna a precipizio. Pochi morconesi sono venuti giù
per il suo sentiero impervio e pericoloso. In questoccasione e
di notte essi, vestiti da pastori, scendono da Piazza S.Salvatore. Partecipano
i bambini con i genitori.
Ne deriva una rappresentazione unica e spettacolare per quelle fiaccole,
che savvicinano nel vuoto. Si può affermare che, per la
caratteristica dei luoghi, nessun Comune può vantarsi di questo
spettacolo naturale. Arrivederci al 3 gennaio 2002.
Da informazioni assunte la madonna è stata Ester DAfflitto,
S. Giuseppe è stato Donato Maiella, il bambino è stato
Francesco Bollella nato il 21.12.2000
Angelo
Gaudio